I Kuden della Scuola Daito (口伝)


Antonino Certa 2

Gli “insegnamenti orali” (Kuden) del Daito Ryu sono sei. Tradizionalmente questi insegnamenti erano tenuti segreti e venivano trasmessi “da bocca ad orecchio” solo agli studenti anziani più fidati. Oggi i tempi dei segreti sono finiti, altrimenti nel giro di qualche decennio ogni ko-ryu sparirà

di ANTONINO CERTA

La tradizione orale 腔伝統 

Gli “insegnamenti orali” nella nostra Scuola sono sei. Questi insegnamenti una volta erano tenuti segreti e venivano trasmessi “da bocca ad orecchio” solo agli studenti anziani più fidati. Penso che oggi i tempi dei segreti siano finiti, altrimenti nel giro di qualche decennio ogni ko-ryu sparirà.

Personalmente preferisco tradurre la parola kuden come “Linee Guida della Scuola”. Nel corso dei secoli è stata acquisita molta esperienza nel campo militare, ed i Maestri designati a trasmettere questa esperienza avevano coniato alcuni consigli utili ma molto concisi, i kuden appunto. Questi “consigli” erano un punto cardine per rendere efficace le tecniche, occorreva rammentarli sempre durante la pratica.

Elenco dei Kuden

1. Asagaonote 朝顔の手 – Posiziona le mani e le dita come petali dei fiori.
2. Takanotume 鷹の爪 – Avere la presa delle mani forti come gli artigli di un’aquila.
3. Nonakanomaku 野中の幕 – Le braccia sono la nostra linea difesa, come la recinzione che circondava il campo che i samurai costruivano prima di una battaglia.
4. Kuzushi – Per prima cosa cercate di squilibrare l’avversario.
5. Rakka 落下 – A seconda della situazione per prima cosa scegliete una strategia.
6. Nawa 縄 – Cercate di “legare” a voi l’avversario, cioè portatelo vicino al vostro corpo per immobilizzarlo e finirlo.

In questo articolo esamineremo il significato dei primi due Kuden.

Il Primo Kuden



Il primo kuden recita così: “Posiziona le mani e le dita come petali dei fiori” [Asagaonote 朝顔の手]. Ovviamente questa linea guida si riferisce solamente alle tecniche che usano l’Aiki come principio, quali aikinage e kokyu-ho. Tendere tutte le dita delle mani, rilassare le spalle, chiudere i gomiti, far scaturire la forza dal proprio hara; tutto ciò permette di guidare la propria azione-energia verso l’avversario, controllandolo e guidandolo nella direzione da noi decisa.

Riporto qui due scritti di Takeda Tokimune sull’argomento.

“Dalla posizione naturale, percependo il Ki del nostro avversario, dobbiamo muoverci come un corso d’acqua e, utilizzando la forza del nemico, proiettarlo in qualsiasi direzione noi scegliamo. Aikinage è un’applicazione dell’aikijujutsu ed è la tecnica che permette di privare l’avversario del suo ki con un semplice movimento, senza l’uso di atemiwaza, kansetsuwaza, e senza fare nessuna presa sul suo corpo”.

“L’aiki-taren-ho è praticato in coppie e quando il partner afferra i nostri polsi, uno deve cercare di focalizzare il ki da sotto le ascelle, le gambe e le punte delle dita; allora saremo in grado di lanciare l’avversario in ogni direzione>>.

Il Secondo Kuden

Il secondo kuden, in questo modo: “Avere la presa delle mani forte come la presa di un’aquila” [Takanotume 鷹の爪].

Per la nostra arte fondata su molte tecniche di kansetsu (leve articolari), questo kuden deve essere tenuto sempre presente. Senza una forte presa alle braccia ed ai polsi dell’attaccante difficilmente potremmo portare una tecnica di rottura articolare. E per fare una presa occorre chiudere saldamente per prima cosa i mignoli delle mani, di conseguenza le altre dita.

Se andiamo a vedere come si impugna un bokuto (o una katana), ogni buon insegnante di kenjutsu ci insegnerà questo concetto fin dal primo giorno. La stessa cosa vediamo nella chiusura di un pugno nell’arte del karate e del kenpo. E che dire di una forte presa al bavero o alla manica fatta nel judo? Ecco dunque, a mio parere, l’importanza di questo secondo kuden nella pratica delle tecniche. Senza di questa la tecnica inizierà già senza nessun fondamento reale.

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