Ikkyo, Nikkyo e Quaqquaraquà


Branno Fabio 01

Un’altra penna/spada di qualità si aggiunge da questa settimana alla multiforme comunità che sta prendendo forma su Aikido Italia Network e alcuni altri blog di simile ispirazione: si tratta della talentuosa voce di Fabio Branno, animatore di Aikido e Dintorni e Aikido Vivo, e da oggi contributore fisso della nostra “Libera Comunità di Aikido Italiana”.

di FABIO BRANNO

Mi ricordo ancora l’immensa felicità di quando, da ragazzino, mi regalarono la prima chitarra. Era uno strumento da quattro soldi, giusto giusto un pezzo di legno con sei corde, ma mentre tornavo a casa  mi sentivo già Santana, o Slow Hand Clapton… Neanche entrai dalla porta che mi chiusi in camera a suonare: sgabellino da pub, gamba destra accavallata alla sinistra, unghie della mano destra già mezze cresciute e… Niente di più. Giuro. Niente!

Per quanto mi agitassi, per quando mi dannassi a schiacciare tasti e vibrare corde, dalla mia chitarra veniva fuori poco meno che uno starnazzare d’anatre….. 😦

Se non che, il giorno dopo, scesi a comprare il migliore dei libri per studiare da autodidatta. Mi ricordo ancora che mi costò settimane di paghetta e parecchi sabati a casa, ma per la gioia che provai tornando a casa dalla libreria, ne valse davvero la pena.
Mi dedicai con tutto me stesso ad accordi, barrè ed arpeggi ed alla fine, dopo qualche giorno di allenamento, riuscii a suonare “La Canzone del Sole”, di Lucio Battisti. Un must per chiunque cominci ad imparare la chitarra.

Ricordo ancora la prima festa, in cui mi portai dietro il mio strumento, orgoglioso come un concertista, camminavo impugnando la mia fender come la spada di un samurai, girando tra gli invitati aspettando solo il momento buono per cominciare il mio show!
Così fu: “Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi……….” Fu un bel coro di 3 minuti.
Poi il mio sogno svanì come una nuvola di fumo non appena la ragazza di turno mi chiese “Ma la sai quella che fa “Nannannanae Nannananae”…

Probabilmente se mi avesse messo davanti gli accordi della canzone, qualcosa avrei anche improvvisato… Ma “Nannanae”, era proprio chiedere troppo!

Cosa c’entra questo con l’Aikido? C’entra, c’entra…. ora mi spiego. Più mi guardo in giro, più vedo gente che parla di tecniche pensando di parlare di Aikido. Vedo Maestri improntare interi stages sul dettaglio di Ikkyo e sulla variazione di Shihonage. Leggo sui forum gente che si minaccia di morte per sostenere la validità assoluta del proprio Sankyo e del proprio Iriminage a dispetto di quello dell’altro utente. Mi imbatto in una serie di video su youtube, nei quali ognuno cerca di vendermi la sua verità, spiegandomi che il suo Nikkyo è migliore perchè il suo mignolo è in posizione dritta piuttosto che rovesciata e che il suo Aikido è “REAL” perchè le tecniche (sempre le tecniche!) le fa con un pugno prima del disequilibrio.

La chitarra serve per fare Musica, ma NON E’ la Musica.
La tecnica serve per fare Aikido, ma NON E’ Aikido.
Sono strumenti. Conoscerne il funzionamento è indispensabile, ma il virtuosismo non è l’arte.

Saper suonare “La Canzone del Sole”, non significa saper suonare.
Conoscere 4 forme su Katatedori Ikkyo, non significa saper applicare l’Aikido.
Suonare la chitarra non è mettere il barrè. E’ come usi quel barrè quando serve.
Conoscere l’Aikido non è fare un movimento in un modo piuttosto che in un altro.
L’Aikido è come ti servi di quel movimento quando sei in azione col compagno.

E’ per questo che oggi, quando mi spacciano per Applicazione solo un’ennesima coreografia, non posso fare a meno di sorridere… Quando insegno applicazioni, il mio ruolo è proporre un problema con una serie di spunti. E’ l’allievo che deve “Applicare” le proprie conoscenze per venirne fuori. Cosicchè ognuno trovi la propria verità, e non la mia. Una verità mai definitiva ed assoluta, intendiamoci. Ma una verità che giorno dopo giorno valga la pena di essere ritrovata.

Ah, a proposito… Non ho mai più imparato a suonare la chitarra. Ma non è detto che un giorno non ricomincerò! 😉

Copyright Fabio Branno ©2011 
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta su http://aikidovivo.blogspot.com/2011/05/ikkyo-nikkyo-e-quaqquaraqua.html

 

38 pensieri riguardo “Ikkyo, Nikkyo e Quaqquaraquà”

  1. È vero: saper fare una scala, il barrè, eseguire un brano non è la musica. Tuttavia, la “tecnica” (questo è il nome della padronanza delle forme di espressione musicale e dei meccanismi “meccanici” per ottenerle) è necessaria per poter esprimere la tua musica. Senza saresti sempre limitato, ad esempio, all’esecuzione della canzone del sole o per i piú roccheggianti “smoke on the water”. La differenza tra un musicista e uno strimpellatore è tutta qui. Se avessi continuato a studiare musica lo avresti scoperto presto. Fare colpo sugli amici alle feste è un’altra cosa. Il parallelismo con l’Aikido è abbastanza evidente. Se ne puó chiacchierare quanto si vuole: “L’Aikido è questo, l’Aikido è quello”. Si puó pontificare quanto si vuole piú o meno su tutto, ma non ho visto molti veri artisti concedersi molto a quello che a mio vedere finisce per essere un fastidioso chiacchiericcio da salotto sulla natura dell’arte.

    Guido

  2. Troppe certezze, avere delle idee non vuol dire che siano sempre buone. Penso poi che l’affermazione del proprio “metodo” non dovrebbe passare attraverso la “negazione” del lavoro altrui, non è buona cosa umanamente lo è ancor meno aikidoisticamente.
    Parli di Youtube e forum come di ‘media’ che quasi subisci, a me non sembra sia così, nel Tuo caso!
    Saper suonare “la canzone del sole” non vorrà dire saper suonare ma è certamente un buon inizio. Sono comunque tre accordi che vanno ben gestiti nel ritmo tra cambi e pennata.
    La maggior parte dei primi pezzi di Gino Paoli erano costruiti sul “giro del Do”. E’ la prima cosa che si impara con una chitarra in mano, non “la canzone del sole”. Eppure quei pezzi sono diventati storici.
    Perchè dunque un “giro dell’ikkyo” non dovrebbe andar bene? Contribuirà, poco a poco, a sviluppare quella “melodia” composta da base, forma ed applicazioni che ci metterà in grado, poi, forse,di andare oltre tutto ciò.
    La chitarra serve a fare musica ma non è la musica: certo ma è necessaria per esprimerla.
    La tecnica serve per fare Aikido ma non è l’Aikido: certo ma è necessaria per esprimerlo.
    Anche una lingua da sola, poggiata su un tavolo, non parla ma senza di quella non parliamo neanche noi.
    Il virtuosismo non è l’arte. Appunto allora? Braccia ed olio di gomito! Quindi….tecnica.
    Penso che un buon insegnante, di qualunque cosa, debba costruire il proprio percorso attraverso il dubbio. Un buon insegnante, per me, è colui che ha molte domande, non tutte le risposte.
    Tornando a Gino Paoli, una sua canzone diceva: “mio figlio ha cinque anni e cinque convinzioni facendo bene i conti ne ha cinque più di me”……
    L’unico dubbio che rilevo è se ricominciare a suonare la chitarra o no.
    Poco, veramente molto poco.
    Sandro Caccamo

  3. Nel mio articolo come bella mia pratica non nego assolutamente l’importanza di una competenza tecnica.
    Nego fermamente la falsa convinzione che apprendere la tecnica significhi star facendo Aikido.
    Proprio il negare una convinzione che sembra parte integrante del percorso che mi ha condotto fin qui, è l’esempio del mio mettere in discussione me stesso e le mie conoscenze, caro Sandro. Dici che per te un maestro è uno che ha più domande che risposte? Concordo pienamente! Aspetto di poter leggere quali sono le Tue domande, a questo punto….
    Per quanto mi concerne, non ho più voglia di prendere lezioni da chi per anni(ANNI!!) fa lavorare solo il giro di do… Evidentemente è il primo ad essere convinto che quello significhi suonare.
    Purtroppo su questa confusione gli eminenti maestri basano il loro prestigio ed il loro conto in banca, Guido, e parlare e scambiare visioni è l’unica strada per fare cultura e cominciare a ragionare con le nostre teste.
    Grazie di aver commentato, esprimere i propri dubbi, così come raccontare le proprie esperienze, è esattamente la strada che ci serve per ampliare i nostri orizzonti.

  4. Ciao Sandro. Vorrei risponderti in maniera diretta, perchè tocchi molti punti nel tuoi intervento.

    La propria identità finisce dove inizia quella degli altri. Delimitare cosa per me è l’Aikido, non vuol dire criticare o negare. Semplicemente differenziare.

    Non “subisco” nè internet nè youtube, facendo parte della generazione che ci è maturata dentro, riesco ancora a gestirli discretamente 🙂
    Subisco gente che continua a battibeccare su qualcosa che non mi interessa minimamente. E’ una sorta di congiura che va dai forum ai video, dagli stage nazionali alle scuole quadri.

    Non nego affatto l’importanza della forma. Nego che apprendere la forma significhi fare dell’Aikido, che è molto diverso.
    E’ ovviamente una questione didattica: è indispensabile acquisire degli strumenti che ci consentano di fare Aikido.
    Questi strumenti possono essere insegnati/appresi con due metodologie: insegnando i principi attraverso le forme o insegnando le forme fini a se stesse.

    E’ chiaro che una delle due strade porta all’indipendenza dell’allievo, l’altra alla sua dipendenza dall’insegnante….
    D’accordissimo sul fatto che un “giro di Ikkyo” possa essere un (buon) punto di partenza.
    Insegnare all’allievo meccanicamente a mettere in sequenza gli accordi di ogni singola canzone,d’altro canto, mi sembra una subdola strategia di marketing…

    D’altro canto la riprova ce l’hai se testi le capacità applicative dell’allievo man mano che progredisce nel suo apprendistato.
    Quanti aikidoka vedi che, pur eseguendo delle corrette forme di base, vanno nel panico appena uke risponde in una maniera non convenzionale?
    Purtroppo ne abbiamo visti tanti giusto giusto qualche mese fa, insieme.

    Ora, mi accusi di essere troppo sicuro nelle mie affermazioni…
    Non vorrei essere prolisso, ma come accusa è veramente (ma veramente!) fuori luogo…
    Mi spiego meglio:
    Premetto che sono un tipo che per natura, mette in discussione tutto e tutti, a partire da me stesso, cosa che nei miei scritti traspare continuamente, e che allo stesso tempo, proprio perchè continuamente in discussione, approfondisco i miei argomenti tanto da conoscerli a fondo ed essere certo di quello che dico,

    accetterei un’accusa del genere da qualcuno che possa essere da esempio, esponendo i suoi dubbi e le sue domande pubblicamente e dando peso alle domande degli altri!

    Si sa, la storia insegna che demolire è più facile che costruire. L’abitudine ad attaccare il contestatore, senza scendere in campo a rispondere alla contestazione, abbandonarsi alla pars destruens, senza sprecare una sola energia in quella construens, è comodo, veloce e non ci fa mettere in gioco.

    Il lato oscuro della forza è sempre stato il più affascinante….^__^
    Ovviamente con tutto il rispetto di sempre!

  5. Le mie domande, caro Fabio, così come le risposte, quando capitano, uso farmele sul tatami luogo deputato alla pratica e alla ricerca, luogo nel quale non si può mentire e non si può fare o dire ciò che si vuole ma solo ciò che si sa fare.
    Forse non si è capito dall’intervento precedente ma io, da giovane, la chitarra la suonavo e sono andato un pò più in là del semplice giro del Do.

  6. Non direi, visto che come tutti noi, spendi del tempo a leggere siti, blog e forum, ed a postare commenti.

    Difficile rispondere e confrontarsi, quando ci si domanda qualcosa durante la pratica, o quando si insegna.
    Come tua abitudine, si pratica con poche parole e pochi dubbi, dedicandosi all’azione ed al sudore.
    Ma quando viene il momento giusto per scambiare vedute ed opinioni su cosa e su come abbiamo praticato?

    Questo è il mondo di Internet. Ai miei occhi, un canale indispensabile per continuare la formazione propria e dei propri allievi al di fuori del dojo.
    E da quanto vedo in giro, non solo ai miei occhi!
    Un abbraccio

  7. Dovrò spendere due parole anche per l’altro intervento di cui prima non mi ero avveduto, me ne scuso.
    Voglio risponderti anch’io in maniera diretta caro Fabio, d’altronde non conosco modi diversi.
    Ti conosco da diciotto anni, hai pochi anni più di mio figlio, ho sempre apprezzato le tue doti e le tue capacità, prima di praticante poi di insegnante. Continuo a farlo.
    Penso e rispetto qualsiasi approccio all’Aikido, posso non condividerlo, ma lo rispetto, sempre. E’ quast’abitudine di accrescersi svilendo il lavoro altrui che proprio non mi piace.
    Non perchè mi sia sentito chiamato in causa, per carità, quando si parla di Maestri mi sento automaticamente fuori causa, però criticare gratuitamente (pur senza fare nomi) una classe di insegnanti che, SACRILEGIO ! continua ad insegnare ikkyo e nikkyo è scorretto, inglorioso è pretestuoso.
    Scorretto perchè l’Aikido non si fa su internet e le chiacchiere contribuiscono solo a dare una errata rappresentazione della “realta” a chi poco o non a sufficenza conosce il nostro mondo.
    Inglorioso perchè quel povero maestro, chiunque egli sia, potrebbe non essere arrivato ad “altro”, potrebbe non aver capito “altro”. Cosa dovrebbe fare, ritirarsi e fare spazio a chi “ne sa più di lui” ? A chi ha capito più di lui?
    Questo, poi, chi lo decide?
    Pretestuoso perchè in questi ‘movimenti’ che vedo su internet ravviso una sorta di operazione di marketing tesa a creare e a crearsi una rete di consensi più ampia di quella che ci si può creare chiusi tra le quattro mura di un dojo.
    Tutto lecito ovviamente ma se si vuole introdurre il mercato nell’Aikido allora dobbiamo ricordare che in Italia la pubblicità comparativa è vietata, quindi si può esaltare pure il proprio “prodotto” ma senza svilire quello altrui.
    Si può dire di essere Insegnanti Professionisti ma bisogna aprire la partita IVA e rilasciare fattura.
    Non ti accuso, come dici, di essere troppo sicuro delle tue affermazioni, sto solo sottolineando ciò che emerge da quanto scrivi.
    Non accetti di essere messo in discussione da chi, secondo te, non espone pubblicamente i suoi dubbi e le sue domande e non da peso alle domande degli altri.
    Primo può darsi che non tutti abbiano una visione dell’Aikido, praticato o scritto che sia, simile ad una sorta di psicoterapia di gruppo, quindi i propri dubbi e le proprie domande se li tiene o li esplicita nei luoghi deputati (vedi sopra). Che non dò peso alle domande altrui non è vero, e poi che ne sai, nel tuo intervento ho letto solo affermazioni. E comunque, come vedi, peso ne sto dando anche a quelle.
    Mi dici che attacco senza scendere in campo. E cosa sto facendo o forse pensi ad un altro tipo di campo? Nel caso, niente da fare,sono troppo vecchio.
    Demolire è più facile che costruire, è vero Fabio, ma non serve scomodare la storia, era quello che stavi facendo nei confronti di quei “Maestri” che hanno l’ardire di insegnare ikkyo e nikkyo.
    Quanto alle energie, Fabio, non ne ho più molte quindi me le riserbo per il tatami.
    Ovviamente con tutto l’affetto di sempre!

  8. “Non direi, visto che come tutti noi, spendi del tempo a leggere siti, blog e forum, ed a postare commenti.”

    Non discuto il mezzo ma l’uso che alcuni ne fanno.

  9. Capisco il tuo intervento e la tua ottica nel merito del mio post.
    Senza ombra di dubbio c’è stato un equivoco sulla questione tecnica.
    Non mi sogno di mettere in discussione la validità di uno strumento come Ikkyo e Nikkyo e nemmeno è mia intenzione mettere alla berlina il piccolo insegnante che è arrivato alla comprensione degli strumenti e quelli si limita a trasmettere.

    Quello che è mia intenzione attaccare è la volontà, a mio avviso dolosa, di coloro che, celati dietro un titolone o un grado particolarmente elevato, continuano a mantenere nei loro allievi la visione della pratica a livello del numero di dettagli conosciuti su Ikkyo e Nikkyo, trasformando in fine quello che invece è comunque un mezzo, per quanto profondo possa essere.

    Cosa vedo? vedo persone che spendono soldi,tempo ed energie per imparare l’ultima variazione di kotegaeshi o la posizione dell’orecchio in tenchinage, convinti dal maestrone che ciò li porterà sempre più vicini alla capacità applicativa che tanto millantano.

    Fortunatamente questo non è il tuo caso, visto che tu, che lo voglia o no, Maestro lo sei e meritatamente,pure!

  10. Non sono certo di cogliere tutte le sfumature (o di volerle cogliere) e non intendo scendere troppo nel dettaglio ma per me la chitarra è l’aikido, conoscere ikkyo e il giro di Do la tecnica, la pratica, infine, è la musica…
    Detto ciò, sono uno di quelli che ritiene importante approfondire la tecnica. Nutro, infatti, la più ampia fiducia nel fatto che, fornito di tale elemento, il praticante sia così nella condizione di sviluppare, con il tempo, la propria autonoma pratica (musica) che chiamiamo di nuovo Aikido ma in accezione diversa (ovviamente) da quella di strumento “per”.
    Che si realizzi questo processo non è scontato e soprattutto non si realizza per tutti i praticanti in egual modo… ma è pur vero che non tutti possono essere jimi endrix…
    Mi sento, comunque, confortato da quanto registro in più di venti anni di insegnamento e posso tranquillamente dire che coloro che mi seguono da 20 anni (e tra i miei compagni di pratica -non li chiamo più allievi- ve ne sono in numero sufficiente per azzardare una tendenza) non sono fotocopie del sottoscritto ma “suonano” una musica personale, con le variazioni sul tema che rendono la pratica espressione del modo d’essere di ognuno.
    E’ questione di tenmpo, solo questione di tempo… e di pratica.
    Il resto delle considerazione sarebbero da sviluppare intorno ad una riflessione sull'”Aikido nell’era della sua riproducibilità tecnica (tecnologica)” parafrasando Walter Benjamin… ma di questo scriverò un’altra volta (non rubatemi il titolo che non intendo cambiarlo :-))))) )

    a presto
    Nino

  11. Ciao Nino! Grazie del tuo intervento. Ti rispondo perchè credo che,come sempre, tu possa contribuire con spunti interessanti.
    Mi permetto di ribattere al tuo post:

    Fai riferimento alla pratica come alla musica. A quale tipo di pratica ti stai riferendo?

    Cosa differenzia,per te, la pratica dall’apprendere o limare il proprio Ikkyo-Giro di Do?

    un abbraccio!

  12. Carine queste due damine che si beccano e si sorridono. Peccato Fabio, avevi cominciato bene. Non hai voluto andare a fondo e cioè dire che a prescindere dagli accordi e dalle canzoncine l’aikido come si insegna oggi è un’emerita truffa. Si allenano gli allievi a rispondere su attacchi annunciati, previsti, si fanno cadute cretine, acrobatiche inutili e su un selciato dannose, si lega, incatena il corpo ad una serie di modalità, sequenze, movimenti dannosi, deleteri pericolosi. Anche un bambino che fa karate o qualunque arte marziale è in grado di suonarle pesantemente ad un povero cristo che si è fatto vent’anni di menzogna, di imbrogli, di Ikkyo e di Nikkyo. Lei dice maestro Caccamo di aver prodotto generazioni di allievi autrori brillanti, peccato che agli stages si incontrino solo inìdividui imbranati che se non l’hanno sentito la prima volta ti chiedono: allora quale attacco, su quale lato. Vogliamo dirla la verità finalmente cari maestri?

  13. Direi ogni tipo di pratica. L’arte, la musica, contiene una componente ludica e una componente comunicativa “alta”, a volte coesistono e a volte sono a disposizione del soggetto che le interpreta a secondo del “luogo” in cui si esercita. Quale è il fien della musica? la domanda è precisa ma la risposta non può esserlo. Ci possono solo essere risposte molteplici. Per rimanere in metafora se parliamo di musica dobbiamo parlare di tanti tipi di musica: due a caso il rock e la classica e poi ancora, Ludwig van Beethoven e Gustav Mahler ma non basta, Von Karajan e Seiji Ozawa fino ad arrivare al sottoscritto che si limita ad ascoltare…
    Tutto questo per dire che il piacere ci deve guidare, piacere all’ascolto o al produrre, essere discenti o docenti senza un piacere significa essere meno liberi… ovviamente per la mia opinione.
    Pratica può essere apprendere… pratica è indubbiamente esprimersi, nel caso dell’aikido può essere il cercare una relazione con un compagno, nello Iaido (altro strumento per un altro tipo di musica) cercare una relazione con se stessi…
    Insomma, ad oggi la mia “molla” è quelal di stare bene in quello che faccio che questo sia il momento della pratica o del condividere in una associazione la mission della promozione della disciplina. Spesso dipende da noi!
    ciao

  14. ” Lei dice maestro Caccamo di aver prodotto generazioni di allievi autrori brillanti”

    Non so dove lei, signor Perfetti, abbia letto questa frase nei miei precedenti interventi. Io non ne trovo traccia.
    Gradirei essere contestato per quello che dico o scrivo non per quello che lei arbitrariamente mi attribuisce.
    Forse, proseguendo nella metafora musicale fin quì utilizzata, lei se la canta e se la suona!

  15. Cosi come è strutturato l’aikido, come ARTE MARZIALE, funziona solo con un attacco annunciato e con un ukè addestrato, addomesticato e disponibile ….Ritengo che chi pensa diversamente o è in mala fede o non vuole mettersi in discussione o non riesce a vedere al di là della punta del proprio naso…..
    Sono ovviamente a disposizione di chiunque voglia dimostrarmi il contrario….

    A proposito di “Arte”….
    In una qualuque scuola d’arte del mondo si insegna all’allievo la tecnica e dopo un periodo di tre, quattro anni a liberarsi dalla stessa…. Nel dipinto “La Chambre de Van Gogh à Arlest” di Vincent van Gogh la prospettiva (tecnica) è volutamente sbagliata….
    Concorderete che se il prof. di disegno di van Gogh lo avesse costretto a fare sempre e solo esercizi di prospettiva (tecnica) non avremmo mai potuto godere di quel dipinto di incommensurabile bellezza.

    La settima scorsa un pico glass inpolverato appeso sulla parete del mio barbiere, uomo non eccessivamente colto, recitava:
    “Chi lavora col braccio è un’artigiano…
    chi lavora col braccio è la mente è un artista…
    chi lavora con il braccio, la mente e il cuore è un artista innovatore”

    Vuoi vedere che la mente è sempre e solo lo Shihan di turno??…

    Luigi Branno

  16. Un solo commento rispetto a questa interessante discussione, che evidentemente tocca un nervo sensibile per molti.
    Evitare nel modo piu’ ASSOLUTO di rivolgersi agli interlocutori usando espressioni fastidiose, epiteti o attribuendo ad altri cose non dette.
    USARE LA FORZA DEI PROPRI ARGOMENTI, NON FORZARE I PROPRI ARGOMENTI SUGLI ALTRI.
    Sicuro della vostra comprensione e approvazione

    Simone Chierchini

  17. allievi autrori brillanti”

    Ha ragione comunque la prima parola strana doveva essere originali ed il brillanti è il risultato del tono soddisfatto delle sue parole..comunque ha ragione, nulla mi autorizzava a pensare che Lei avesse “forgiato allievi brillanti” …per il resto tutto qui? Niente da dire su ciò che si insegna, ciò che si costruisce, ciò che si produce oggi nelle scuole?

  18. Solitamente coloro che “interpretano” o sono giuristi o sono attori, lei a quale categoria appartiene?
    Per il resto mi venga a trovare, sarò ben lieto di esaudire il suo interesse.

  19. Va bene però almeno ad una domandina facile facile mi deve rispondere: nella sua scuola gli attacchi sono annunciati? Durante la pratica gli allievi alternano gli attacchi..sinistra destra sinistra destra? Cosa pensa di questo modo di procedere?

  20. “Niente da dire su ciò che si insegna, ciò che si costruisce, ciò che si produce oggi nelle scuole?”
    Mi permetto di intervenire, anche se la domanda non mi è stata rivolta direttamente…
    La risposta è molto semplice: no, nulla da dire!
    Il motivo è molto semplice. Poiché parto dal presupposto che tutti stiano facendo del loro meglio e che tutti interpretano il loro specifico come possono e come riescono, posso, poi, tranquillamente dire che dare risposta a queste domande non mi interessa. Ho già troppe cose a cui pensare occupandomi del MIO specifico per avanzare presuntuose interpretazioni del lavoro altrui.
    Ovviamente la realtà è estremamente composita. Vi sono realtà disomogenee, classificabili come migliori o peggiori ma, poiché non è in mio potere intervenire, perché dovrei usare energie in un’opera ininfluente?
    Per il piacere della critica? La critica non mi dà alcun piacere.
    Per anni (credo una quindicina) sono stato il responsabile della formazione insegnante dell’Ado Uisp… mi sono dimesso dall’incarico quando ho capito che ho, abbiamo, svolto un’azione inutile, non rispondente alle domande degli insegnanti.
    Perché la domanda degli insegnanti non ha trovato un’adeguata risposta in un’azione formativa? Probabilmente per molti motivi, primo fra tutti perché la domanda è frammentata in innumerevoli modi di interpretare il proprio ruolo di insegnanti. Tutti legittimi.
    La verità è che un neofita non vede alcuna differenza tra chi promuove, con la propria personale azione, l’aikido. Solo tra quelli che costituiscono una ristretta cerchia di addetti ai lavori nascono “classifiche” “definizioni” “differenze”.
    La verità è che ciò che conta veramente è la passione e la dedizione che i singoli insegnati esprimono. Ma sfatiamo un luogo comune… questo non è una specificità dell’Aikido… vale per ogni disciplina (e limitiamoci alla sfera marziale) che viene insegnata.
    L’aikido gode, però, dello status di essere facilmente criticabile per la sua mancanza di efficacia… come se le altre discipline fossero efficaci, non altrettanto codificate e, quindi relative… Ma non scherziamo!!! e smettiamola di annoiarci (e di farci annoiare) con il tema dell’efficacia!
    Noi, su un tatami (qualunque sia la disciplina praticata), facciamo altro: proviamo piacere da quello che facciamo. Tutto il resto, per me, non ha nessun valore. Solo chiacchiere, sempre le stesse noiose chiacchiere.
    Ovviamente mi dispiace che possa capitare che alcune persone che si avvicinano alla disciplina (alle discipline) rimangano deluse dalla loro esperienza e che queste possano, con aggressività, lamentarsene. Sembrerebbe che questo sia quanto capitato a Lei sig. Perfetti. Se così fosse me ne dispiace molto. Mi auguro che sia riuscito, comunque, a trovare la sua, personale, strada. E che ne trovi piacere… ma mi creda il suo piacere sarà completo quando non sentirà il bisogno di demonizzare il piacere altrui.
    Con simpatia
    nino

  21. Mi scusi…. ma veramente pensa che un insegnante si limiti ad una sola metodologia di approccio alla pratica? Non crede che l’insegnante arriverà a sperimentare tutte le forme di lavoro che ritiene più idoneee all’interno di un percorso? Avendone valutate le condizioni ambientali e no?
    Sono certo che nel corpo insegnanti si sviluppi una concezione della didattica un po’ più ampia.

  22. Sono il webmaster di Aikido e Dintorni e mi congratulo per come è strutturato “Aikido Italia Network” sia per i contenuti che per la grafica. Mi permetto di suggerire di rivedere il colore e la grandezza dei caratteri in quanto i post si leggono con una certa difficoltà.

    Cordiali saluti
    Luigi Branno

  23. Capisco che un insegnante, soprattutto se poi vive di questo debba difendere, affogandolo in una nuvola di parole, il proprio lavoro. capisco che le motivazioni degli individui sono infinite…gente va in chiesa solo per mostrare la pelliccia nuova. Ciò che lamento è la mancanza di chiarezza, lealtà. Si deve dire ad un allievo :vieni qua per vent’anni ed alla fine non sarai in grado di difenderti perchè l’insegnamento si svolge ingabbiato in schemi che invalidano l’efficacia della disciplina. Si EFFICACIA…perchè non si tratta di un parametro di poco per chi crede di frequentare una scula di arti marziali…che magari spinto da questa sicurezza reagisce se aggredito con un coltello e…muore. Dico solo: bisogna dire la verità, bisogna essere onesti….perchè la gente paga ed impiega il proprio tempo…in altri settori si chiama truffa.

  24. Va bene,
    visto che gli avvertimenti di usare la buona educazione e di non sparare bordate a casaccio tanto per dar sfogo ai propri malumori non funzionano, invito il Signor Perfetti a non commentare piu’ questo post, in caso contrario il suo contatto verra’ inserito tra gli spam.
    Le sue parole, sig. Perfetti, a questo punto hanno perso completamente di vista il tema principale e i suoi interventi riflettono chiaramente un netto astio verso l’Aikido e i suoi insegnanti. SI dia una calmata e rilegga i suoi interventi. Non sono altro che spruzzate di veleno. Con chi ce l’ha? con tutti, con nessuno, con se’ stesso?
    Un consiglio: vada ad allenarsi, come e dove crede, e fra una decina d’anni riprenda a commentare, con piu’ maturita’.
    Noi insegnanti di Aikido facciamo il nostro mestiere con correttezza, non truffiamo nessuno, non vendiamo nulla. E su questo blog cerchiamo di costruire una comunita’ che pur nelle sue differenze voglia rispettare il punto di vista dei propri membri. Lei e’ il benvenuto qui ESCLUSIVAMENTE se la smette di distribuire malevolo qualunquismo a destra e manca. Altrimenti si accomodi in un dojo di kickboxing, ove qualche 17enne soddisfera’ il suo desiderio di EFFICACIA…

    Simone Chierchini
    Co-ordinatore Aikido Italia Network

  25. Si rassicuri sig Perfetti, nel caso specifico, io, quando arriva un neo iscritto, affermo per prima cosa proprio la verità di cui parla. Lei crede di conoscermi. Si sbaglia!

  26. Vorrei commentare anche io l’articolo, sono un allievo e vorrei dare il mio contributo da allievo a questa discussione perché penso che la mia ottica possa essere diversa e costruttiva. Certo non ho esperienza ne gradi a sufficienza ma mi piacerebbe se il mio pensiero fosse considerato e rispettato al pari di una cintura nera.
    Io ho provato entrambi i filoni di pensiero, ho cominciato ad imparare basandomi molto sulle “tecniche” e ora sto seguendo un approccio in cui non si parla più di ikkyo, ne di nikkyo ma, vi giuro, si fa Aikido lo stesso. Non troviamo più il motivo di dare un nome a cio che facciamo.
    Il mio insegnate, lo stesso per entrambe le fasi del mio apprendimento, mi ha dato abbastanza conoscenze per pormi nelle condizioni di farmi una domanda: si può imparare la tecnica senza le “tecniche”? I ragazzi che hanno iniziato quest’anno a seguire il corso non hanno idea di come si debba mettere il piede per eseguire un buon ikkyo eppure riescono a gestire molto bene un attacco qualunque dato con potenza e velocità senza cercare una tecnica(che non conoscono) ma cercando lo squilibrio dell’uke tramite movimenti tecnici efficaci. E allora penso che, se la “tecnica” è paragonata ad una canzone appena appresa da un chitarrista in erba, forse non sia necessario conoscere tutte le canzoni del mondo per fare musica, anzi ciò renderebbe la sua arte al pari di un lettore mp3. Ma le canzoni imparate possono(!) servire per comprendere il ritmo, l’armonia e l’uso degli accordi. Ma una volta apprese queste cose ‘la canzone del sole’ non si suona più, a meno che non venga richiesta dalla situazione(come rimorchiare una ragazza). Per me allievo è più importante conoscere cose come l’equilibrio, la sensibilita e la coordinazione che mi permettono di suonare qualunque canzone e,chissà, magari inventarne una mia.
    p.s.:suono la chitarra da 6 anni ormai…

  27. E’ curioso notare come un articolo semplice e senza grosse pretese, ma solo con proposte e idee, possa portare a tali reazioni. Forse perché vengono toccati dei punti “dolenti” che ancora si preferisce coprire. Posso capirlo, magari c’è gente che ormai si sente legata ad un metodo, ha un nome influente, quindi mettere da parte queste sicurezze significherebbe rischiare. Si perché le risposte che vengono date all’articolo, più che affrontare il tema principale, mi pare divaghino un po troppo, quando invece il punto espresso da Fabio Branno è molto chiaro e non generalizzabile.
    Si generalizza solo per allontanarsi dal punto focale, come? parlando di efficacia-non efficacia per esempio, temi stra abusati e fuori contesto, oppure “accusando” di tenere in mano la verità assoluta, quando invece si cerca solo di riflettere insieme.

    Allora qual’è il tema principale dell’argomento?
    Si cerca di far comprendere che uno studio troppo improntato sulla forma potrebbe portare, attraverso l’abitudine e l’acquisizione di schemi predefiniti, ad uno stallo se non ad un peggioramento nelle capacità di adattamento del praticante. In questo caso non si tratta di opinioni, basta conoscere un po’ di concetti come la Psicomotricità, l’abitudine, lo stress imposto, Stressor e problem solving o la sindrome generale di adattamento di Selye, ecc..

    Non credo che Fabio Branno un giorno si sia svegliato con l’intento di scombussolare senza delle sperimentazioni o senza introspezione su di se, dato che aveva tutte le conoscenze e le capacità per continuare tradizionalmente nel suo cammino senza disturbare e soprattutto senza disturbarsi.
    Attraverso la mia esperienza io stesso mi sono reso conto, sulla mia pelle ma anche attraverso altri praticanti-insegnanti, di quanto sia rischioso e non produttivo dare sempre per scontato, per esempio, lo stabilire gli attacchi a priori. L’inserimento di variabili e lo stress impongono un disadattamento fisico-mentale, che porta il soggetto a rivedere molti punti che credeva essere fermi e intoccabili, per cui si fa uno studio negli anni a mio modo di vedere troppo improntato sulla forma e sugli aggiustamenti tecnici legati a particolari che lasciano il tempo che trovano, e più che aiutare rischiano di “legare” ancora di più il soggetto alla forma.

    Detto questo credo sia una questione di obiettivi più che di opinioni. L’obiettivo di qualcuno potrebbe essere quello di riuscire ad adattarsi in base a situazioni non sempre programmate, con sempre crescente richiesta di risposta adattiva attraverso una domanda che COSTRINGA ad un nuovo ri-adattamento, cercando non di partire dalla forma schematica per giungere alla sostanza, ma adattare le capacità acquisite (coordinative, reattive, di equilibrio,ecc.) per trovare la propria forma che sarà sempre nuova ad ogni nuovo incontro/situazione. Questo permette di praticare con la mente libera e senza condizionamenti, adattando il soggetto allo schema e non il contrario.

    Il condizionamento deriva dal fatto che, sarà stata una coincidenza non lo so, tutte le volte che anche solo per gioco ho provato a variare il mio attacco o semplicemente la mia risposta durante una tecnica su soggetti che negli anni si sono costruiti attraverso un percorso, definiamolo “”classico””, entravano nel panico e il loro computer mentale si bloccava, forse perché troppo pieno di dati e di programmi. Allora con i miei allievi (e con me stesso) ho preferito formattare e installare solo ciò che serviva per un corretto e fluido funzionamento.

    Ognuno chiaramente è libero di portare avanti il proprio metodo, non si vuole imporre nulla anche perché sarebbe ingiusto e non si giungerebbe da nessuna parte. Di contro, credo che sia fondamentale la massima sincerità da parte degli insegnanti. Sarebbe corretto non chiamare “applicazioni” situazioni sempre programmate e predefinite in cui viene solo aumentata la velocità o la spettacolarizzazione,come giustamente affermato da Fabio Branno. Coreografia non è una parola negativa, nella danza attraverso le coreografie si imparano tantissime cose utili ad esempio, si ci prepara per il saggio di fine anno in maniera praticamente perfetta, ma resta pur sempre una coreografia, e anche in questo caso non si tratta di opinioni ma di dati di fatto, basta solo dare il nome giusto a ciò che si fa a chiarire gli obiettivi che si intende raggiungere.

    Ho conosciuto insegnanti di danza che, anziché lavorare per le coreografie, partivano dalla tecnica (sempre in senso globale attraverso l’acquisizione di più capacità) e poi mettevano le proprie allieve in condizioni di seguire qualsiasi ritmo e qualsiasi canzone.
    Queste insegnanti avevano sempre poche allieve, perché la coreografia è attraente, affascinante, da vedersi spettacolare, ma quelle poche compresero cosa fosse davvero l’arte di esprimersi.

  28. molto interessante la analogia con i programmi ed il computer,aggiungerei Programmi USB, cioe’ quelli che non si installano e possono essere rimossi in ogni momento

  29. I commenti erano davvero un pò troppi, per leggerli tutti, quindi praticamente scrivo solo in riferimento all’articolo originale. Di cui condivido pressoché tutto.
    Era Hokusai, che diceva che il suo percorso, verso i 100 di vita, gli avrebbe permesso di rendere “viva” anche una singola linea, anche un singolo punto.
    Il togliere è l’essenza dell’oriente, lasciando alla fine lo spazio, vibrante di consapevolezza e respiro.
    Non entro nel merito del perché qualcuno insegni infinite varianti, ricordo solo l’essenza del Koryū: pratica lo stesso katà, fino a che quel katà scomparirà, la forma scomparirà, la mente ordinaria scomparirà.
    All’estremo questo è zazen, il katà più semplice di tutti.
    Il problema non è la tecnica, che giustamente tutti [e per primo senz’altro l’autore dell’articolo] riconoscono come mezzo indispensabile.
    Il problema è che inventare sempre nuove varianti è come intrappolare gli allievi; non appena riescono a liberarsi con la pratica, gli viene gettata una nuova rete addosso.
    Persi nei mille dettagli, quando mai riusciranno a trovare l’essenza?
    Col dito gli indichiamo la luna, poi, appena stanno per guardar su, gli diciamo e guarda quest’altro dito, con un colore diverso, e quest’altro che ha l’unghia un più lunga, ed infine questo, più piccolo degli altri e così via.
    Alla fine avremo solo dei collezionisti [e questa tecnica ce l’hai, e quest’altra?], che si trascinano sempre appresso un enorme sacco pieno di tante cose, camminando piegati e piagati sotto il suo peso, guardando sempre in giro per trovare qualcosa di nuovo da aggiungere nel sacco.
    E’ il coltivare questo tipo di atteggiamento, che mi sembra davvero un peccato, considerando quanto è corta la nostra vita, parafrasando, se incontri la variazione tecnica per strada, uccidila! [prima che ti salti addosso]

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