Il Ricercatore – Intervista a Luigi Gargiulo


Gargiulo Luigi 03

Una vita di studio: dall’Aikido allo Shiatsu, dal Kototama al Waraku, la curiosità del maestro Luigi Gargiulo è sempre rimasta attiva, nel rispetto di una mentalità da principiante che nelle arti marziali è la migliore garanzia di un animo onesto. Dopo 47 anni di tatami, Gargiulo sensei ha ricevuto il 7° Dan Aikikai ed è entrato a far parte della Direzione Didattica dell’Aikikai d’Italia. Seguiamolo nel suo percorso formativo di ieri, oggi e domani

di SIMONE CHIERCHINI


Profilo Biografico
Luigi Gargiulo sensei è il creatore del MI ZAI Shiatsu e fondatore dell’Istituto MI ZAI.
Nato nel 1953 ad Asti, è conoscitore e praticante di discipline orientali sin dall’adolescenza. Laureato in Scienze dell’Informazione, studioso e praticante di buddismo Zen e 7° Dan in Aikido, pratica lo Shiatsu dal 1978. Il desiderio di approfondire maggiormente le proprie conoscenze conduce il maestro Gargiulo a studiare e praticare in Italia, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone. L’influenza di maestri come H. Tada, W. Ohashi, Suzuki e H. Maeda, gli anni di insegnamento per l’Ohashi Institute di New York, gli studi effettuati in oriente, la pratica costante di Aikido, Shiatsu, Waraku e l’esperienza di terapeuta determinano la maturazione e la sintesi di tutti gli insegnamenti ricevuti.

CHIERCHINI
Iniziamo dalla fine: dopo una lunga e onorevole carriera di Responsabile di Dojo ed Esaminatore, a 47 anni dagli inizi, hai recentemente ricevuto il Dan Aikikai e sei entrato a far parte della Direzione Didattica dell’Aikikai d’Italia. Il traguardo è dolce quanto il cammino?

GARGIULO
Ovviamente è facile interpretarlo come un traguardo, ma nel mio caso direi un nuovo inizio. Io ho conservato dentro di me la mentalità del principiante, mi stupisco e mi infiammo ancora quando vedo o sento qualcosa che parla al mio cuore. Trovo stimoli di studio e lavoro continui e l’Aikido è un poliedro con tantissime sfaccettature, alcune a volte vengono dimenticate in favore di altre che sono più alla moda, ma senza di esse la nostra pratica non potrà mai avvicinarsi a quella del fondatore.
Il fatto che ora sono parte della direzione didattica dell’Aikikai d’Italia mi permette di condividere con molte più persone questa mia esperienza e spero di contribuire alla crescita dell’Aikido in Italia. A proposito del cammino vorrei affermare che l’Aikido è una pratica che bisogna scegliere ogni giorno. Nella mia vita, come credo in quella di molti, ho avuto mille occasioni per allontanarmi dalla pratica: lavoro, vicende familiari, incidenti sul tatami, spostamenti e viaggi in paesi esteri. Eppure ho sempre sentito internamente che non potevo allontanarmi, perché faceva parte della mia vita. Praticamente, con parole più attuali, è un virus che ho preso quando avevo 19 anni e dal quale non voglio guarire.

Gargiulo Luigi 1979

CHIERCHINI
Cosa cercava nell’Aikido il Luigi degli anni settanta?

GARGIULO
Difficile dirlo col senno di poi, me lo sono chiesto alcune volte. Ho creduto per un periodo che volessi diventare forte per sapermi difendere, ma la realtà è che non ho mai veramente avuto paura di essere aggredito e quindi di dover trovare una soluzione in merito. Io ho sempre avuto un’indole pacifica e anticonvenzionale, nel 68 avevo 15 anni e mi sentivo un hippie, avevo i capelli (…) lunghi sulle spalle e suonavo la chitarra. Le arti marziali non erano affascinanti per me. Quando a 19 anni sono capitato per caso al palazzetto dello sport di Asti e ho visto una lezione di Aikido sono rimasto affascinato dal mix di armonia e di energia che quella persona con l’Hakama manifestava. Tutto ruotava intorno a lui e le persone cadevano e si rialzavano altrettanto armoniosamente. Due giorni dopo ero già sul tatami chiedendo di imparare. Era un’immagine della vita come l’avevo sempre sentita. I miei genitori sono rimasti piacevolmente impressionati quando su richiesta del maestro mi sono tagliato i capelli, loro non c’erano mai riusciti.

CHIERCHINI
Il tuo percorso in Aikido: tre momenti che hanno cambiato il tuo sentire sul tatami per sempre.

GARGIULO
Ci sono stati molti momenti in cui ho sentito cambiamenti irreversibili nel mio percorso, se devo sceglierne tre direi che il primo grande cambiamento c’è stato nell’incontro con Fujimoto Yoji Sensei, dopo un paio d’anni di pratica. Il M° Fujimoto venne ad Asti per una lezione con esami. Capii che la sua didattica, il suo movimento, la sua maniera di sorridere sul tatami erano giusti per me. Da quel momento ho cercato di imparare il più possibile da lui andando a Milano per gli stages e seguendolo ovunque in Italia.
Il secondo grandissimo cambiamento è avvenuto in occasione dell’incontro con Tada Hiroshi sensei, il nostro direttore didattico. Ho conosciuto Tada sensei nel 1978 a Coverciano. In occasione del raduno estivo annuale. Ero 1° kyu, avrei dovuto sostenere l’esame di sho dan, che poi feci col M° Hosokawa. Credo che a quel punto fossi pronto per incominciare una pratica più profonda; Tada sensei mi indicò una via che includeva l’anima e uno studio interiore, il Kinorenma, oltre ad una tecnica senza troppi fronzoli ma che manifestava una centratura ed una presenza impressionanti. Un magnetismo al di fuori dai canoni da me vissuti fino ad allora. Da quel momento il M° Tada è stato il mio riferimento, pur sempre seguendo il M° Fujimoto che era più vicino a me.

Maeda Hirasama sensei

Per arrivare al terzo vero cambiamento avrebbero dovuto passare molti anni, nei quali avrei incontrato molti maestri, soprattutto all’estero e in Giappone. La mia pratica aikidoistica sembrava consolidata e io ero 5° dan da 9 anni ormai. La pratica costante del Kinorenma, delle respirazioni con i suoni e l’overtone chanting mi avevano preparato a percepire in maniera più sottile quale era la direzione della mia anima e di che cosa avevo bisogno. Ecco era il 2007, un mio collega e amico Shiatsushi mi chiama e mi invita ad un seminario con Hiramasa Maeda sensei. L’argomento del seminario era il Kototama e la sua applicazione nel movimento del corpo e con il Bokken. Soprattutto mi interessavano i collegamenti con la guarigione orientale e lo Shiatsu. Quell’incontro ha cambiato, o direi meglio, sintonizzato, la mia pratica di Aikido su un’altra frequenza. Ho visto più chiaramente, nella pratica corretta dei suoni, ciò che avevo solo intuito fino a quel momento. La dinamica della torsione presente nell’universo e nell’Aikido si manifestava a me nel suono e nei movimenti.

CHIERCHINI
Esiste una certa discussione su chi sia il padre dell’Aikido in Italia. Tu hai avuto la fortuna di praticare con due maestri che possono legittimamente aspirare a quella qualifica, Yoji Fujimoto e Hideki Hosokawa. Le tue impressioni su questi sensei come insegnanti e uomini.

GARGIULO
Senza dubbio il padre e l’anima dell’Aikido in Italia è il M° Tada Hiroshi. Che è il nostro direttore didattico. In Italia siamo stati particolarmente fortunati rispetto ad altre nazioni europee ad avere altre due figure di alto livello come il M° Yoji Fujimoto e il M° Hideki Hosokawa. Ovviamente ho imparato negli anni a non avere un’attitudine giudicante, ma a vivere le relazioni con una mente molto vicina al cuore. Con Fujmoto sensei ho avuto una relazione molto stretta, prima tra allievo e maestro e poi anche da amici. Lo seguivo spesso negli stages e veniva spesso nel mio dojo di Asti, il n. 34 dell’Aikikai Italia. Quando veniva ad Asti, molto spesso dormiva a casa mia e dopo cena passavamo a volte ore a guardare filmini di Aikido bevendo vino o whisky e valutare questa o quella tecnica di questo o quel maestro. Il mattino dopo freschi come delle rose sul tatami a sudare e sorridere. Fujimoto sensei ha formato la mia tecnica di base, la precisione e la perseveranza. Mi piaceva molto e mi faceva bene la sua didattica. Ancora porto la cintura nera che mi ha regalato. Lo porterò sempre nel cuore per tutto questo. Negli ultimi anni della sua vita ci siamo allontanati, io ero cambiato e pur apprezzando il suo insegnamento sentivo di avere bisogno di altro.
Per quanto riguarda il M° Hosokawa non ho avuto con lui una grande frequentazione. Qualche stage al sud Italia, io allora vivevo ad Asti, in Piemonte, ma lo conobbi meglio quando, una volta all’anno in inverno, veniva ad Asti per il consueto stage. Il M° Hosokawa era più distante, ma comunque molto premuroso. La sua tecnica stretta e tagliente mi intrigava molto, ma non si confaceva molto con la mia struttura fisica e mentale di allora. Io abitavo ancora con i miei genitori e lui quando veniva dormiva nel mio letto mentre io sul divano. Al mattino quando mi svegliavo per andare al dojo lo trovavo in cucina che discorreva con mia madre e prendeva il caffe (il secondo o terzo della mattinata). Una volta lo andai a prendere alla stazione di Asti per lo stage, mi ricordo che vedendo la mia macchina non perfettamente pulita mi disse: nessuna donna ti sposerà mai se ti presenti così! Ecco questo era per me il M° Hosokawa.

CHIERCHINI
Dal 1978, quando hai iniziato a studiare e praticare Shiatsu, ti occupi di medicina tradizionale: esiste una contraddizione tra il vivere la marzialità e il guarire?

GARGIULO
Questa domanda richiede almeno un paio di puntate del film… Magari ne potremo parlare in forma analitica un’altra volta. Per ora risponderò in sintesi. Prima di tutto dovremmo definire il concetto di “marzialità”. Noi abbiamo sovrapposto pari pari il nostro concetto di marzialità di cultura ellenica e poi Romana (Marte dio della guerra) alle discipline orientali che si occupano degli stessi argomenti. In parte si somigliano, ma ci sono profonde differenze. Quello che mi ha sempre interessato è il concetto di Budo. Tra le altre cose c’è un aspetto che perfettamente si allinea alla mia personalità profonda: il servire allo sviluppo di una società pacifica e di relazioni improntate sul rispetto reciproco (la solita utopia del ragazzo hippie che ancora mi porto dentro). Ma per andare in quella direzione ci vogliono buone doti di disciplina e pratiche meditative rigorose per temprare e simultaneamente ammorbidire noi stessi. Mente, corpo e spirito. Ecco che le due strade si uniscono armoniosamente. Quanta differenza c’è tra il “guarire” se stessi attraverso il Budo e il guarire gli altri? Lo Shiatsu in particolare è un’arte di guarigione che ha come strumento il tocco e la relazione, specialmente il mio tipo di Shiatsu attinge ad una qualità di percezione interna che è la stessa del praticante di Aikido. Non c’è nessuna differenza tra la mia idea di Shiatsu e l’Aikido di O Sensei, che ricerca l’armonia e la pacificazione attraverso la creazione di un essere umano forte, onesto e sincero.

Gargiulo Luigi 05

CHIERCHINI
Nel 1996 hai avviato la tua scuola personale di Shiatsu. Perchè il Mizai Shiatsu? Quali sono le caratteristiche che lo differenziano dagli altri stili di Shiatsu?

GARGIULO
Sempre di più mi rendo conto di avere la natura del ricercatore; dal 1978 la mia pratica e il mio studio sullo Shiatsu non si è mai fermata e, come nell’Aikido, ci sono state tappe e grandi cambiamenti. Dopo avere insegnato nell’Ohashi Institute in Italia e negli USA per 8 anni e nel frattempo avere incontrato e imparato da altri maestri in Europa e in Giappone, è arrivato nel 1996 il momento in cui mi sono reso conto che il mio Shiatsu non si poteva identificare in nessuna scuola che avevo frequentato fino ad allora. Sinceramente non mi sentivo a mio agio e dovetti, malgrado una forte reticenza, rendermi conto che avrei dovuto creare una scuola. Ci volle un mese full time di pratiche meditative varie, introspezione e de-programmazione, per prendere il coraggio a due mani e scrivere il mio primo libro “Mi Zai Shiatsu – la ricerca del centro con il metodo Mi Zai”; nello stesso momento strutturai la scuola di Shiatsu MI ZAI. Il MI ZAI Shiatsu è una tecnica di lavoro sul corpo nata dalla sintesi fra diversi stili di Shiatsu che ho studiato e praticato, tra i quali, lo Shiatsu tradizionale, lo Zen Shiatsu e il metodo Ohashi.
Il MIZAI Shiatsu propone un approccio efficace e profondo, in grado di aumentare il livello di consapevolezza e di armonia interiore tanto in chi lo pratica quanto in chi lo riceve. In pratica ho messo a punto una forma che possa essere soprattutto un esercizio di salute per chi lo pratica. Tecnica, esercizi, meditazione ed esposizione dei concetti filosofici della Medicina Tradizionale sono solo la base di un approccio che coinvolge la sfera fisica, mentale e spirituale.
“Mi Zai”, in un giapponese che ora è desueto, vuol dire “non ancora”. Nel cuore della filosofia MI ZAI c’è la consapevolezza che è importante vivere il processo di crescita, non per raggiungere uno scopo, ma perchè la vita è il processo stesso. Quindi è un’arte che si evolve costantemente, come coloro che la praticano. Spesso nel mondo moderno le persone nell’intento spasmodico di raggiungere un risultato, un fine, si perdono la bellezza del percorso, che è la vita reale. Nel MIZAI Shiatsu il rigore della tradizione giapponese si arricchisce di una nuova dimensione di ascolto attraverso la pratica del Kototama. La consapevolezza della TORSIONE e della tendenza spiraliforme del flusso energetico ha portato allo sviluppo di una forma speciale di uso del corpo. Direi che il movimento, la fluidità e la tecnica precisa ed efficace consentono di raggiungere un livello di qualità superiore.

CHIERCHINI
L’evoluzione del tuo Aikido ti ha portato a interessarti sempre più da vicino al Kototama. Potresti spiegare ai lettori la sua natura e la sua funzione all’interno della pratica quotidiana?

GARGIULO
Il Kototama è lo studio che attualmente condiziona ed amplifica ogni mia attività, fisica mentale e spirituale. Il mio interesse verso questa realtà energetica e vibrazionale è nato partendo dalla pratica dell’overtone chanting e delle respirazioni con i suoni che Tada H. sensei insegna con passione e che sono il supporto vibrazionale del Kinorenma. In totale sono circa quarant’anni che pratico il Kinorenma ma negli ultimi 13 mi sono promesso di voler comprendere cosa c’è DENTRO IL SUONO.
Nella sua incredibile lungimiranza Tada sensei ci ha fatto praticare questi suoni e le forme respiratorie con suoni per rendere più alto il nostro livello vibrazionale e aumentare la consapevolezza del movimento dell’energia negli aikidoka italiani, questo ha permesso a molti di penetrare meglio la pratica del Kinorenma.
Come tutti sanno, la base del lavoro di Kinorenma di Tada sensei si riconduce a Nakamura Tempu e agli studi paralleli che in M° Tada ha fatto contemporaneamente all’Aikido di O Sensei. Ovviamente Nakamura Tempu non era O Sensei e, pur seguendo con passione il Kinorenma, io mi sono chiesto se la pratica personale di O Sensei, nello sviluppo dell’Aikido come noi lo conosciamo avesse delle connessioni con tutto ciò.
Leggendo le parole di O Sensei scoprii che a quanto pare “L’Aikido è la realizzazione del Kototama”. Tento ora di dare una personale spiegazione sul Kototama, visto che non si trova molto in letteratura. Spero che le mie motivazioni ed esperienza possano essere di aiuto e stimolo per coloro che sono veramente interessati. La parola “Kototama” viene da Kotoba = parola, espressione e Tama = spirito, anima. Potremmo trovare collegamenti tra il suono (la parola) e lo spirito (anima) in tutte le culture, perfino in quella giudaico-cristiana.

Osensei

È giusto dire in questa sede che se O Sensei scriveva di Kototama in relazione all’Aikido qualche relazione deve esserci. Quindi piano piano ho compreso che il suono e l’elemento vibrazionale connesso (Kototama) sono le basi creatrici della nostra relazione e vita come parte dell’universo. Esso è sia la fonte che l’elemento creativo. È come dire che la creazione (creatività) non abbia bisogno di un creatore, le due funzioni si racchiudono in una stessa essenza. Come non esistono veramente osservatore ed osservato. In questo punto vedo la coerenza nell’Aikido, ossia come, ad un certo punto, l’Aikido di O Sensei ha superato la tecnica per arrivare all’origine del movimento, ossia la “torsione”. Ovviamente per “torsione” io intendo ciò che la fisica quantistica chiama “ entanglement” e che le scienze dello spirito definiscono “forze plasmatrici eteriche”. Vedi, parlando di questo misterioso Kototama si va subito sul difficile e più avanti, incomprensibile, attraverso una forma di mente ordinaria.
Il nostro direttore didattico Tada sensei ha sempre proposto, dalla fondazione dell’Aikikai d’Italia, esercizi vari con i suoni essendo egli cosciente che essi hanno un effetto sulla nostra Consapevolezza Vibrazionale. Questa consapevolezza è una delle condizioni attraverso la quale la pratica dell’Aikido diventa un’apertura verso il movimento dell’universo. Overtone chanting, pratiche respiratorie e movimenti con i suoni fanno parte di quel substrato di sensibilizzazione e sintonizzazione dei nostri strumenti interni atti alla pratica del Kinorenma. Come molti sanno il Kinorenma è un meraviglioso strumento per poter accedere alla comprensione della parte invisibile dell’Aikido, che ovviamente condiziona tutta la nostra pratica.
Il Kototama è in sostanza una “rieducazione” del nostro sistema di percezione e comunicazione sonora. I suoni che noi produciamo in modo apparentemente “naturale” sono la somma tra il condizionamento che abbiamo avuto fin dall’infanzia ascoltando i suoni degli altri (ossia i genitori e le persone che volevamo imitare), la qualità energetica espressa in quanto parte di una comunità (regionale e nazionale) e la nostra costituzione genetica generale ereditata dai nostri antenati. Questi elementi hanno creato un “automatismo” inconscio nella nostra espressione vocale atto a cercare di farci accettare dagli altri a livello sociale e di comunità. A livello sottile è come una PROIEZIONE di suoni che abbiamo codificato a livello mentale verso l’esterno, con un dispendio di energia enorme.
Difficilmente potremo modificare questo automatismo nel parlare, e magari non lo vogliamo neanche perché ci siamo “abituati” a questo suono che produciamo, ma sono sicuro che tantissime volte scopriamo che il suono che esce in un determinato momento non corrisponde alla nostra profondità. Quindi, almeno nella nostra pratica cosciente dobbiamo riconoscere e reimparare a produrre suoni che servano ad una ri-modulazione e ri-sintonizzazione interna.
Per fare un esempio semplice, è come fare Yoga senza conoscere il movimento delle articolazioni e la corretta postura.
Bisogna rendere più efficace la risposta, la comprensione e l’adattamento del nostro sistema nervoso. Per “risposta” intendo una forma di rimodulazione interna del nostro sistema percettivo. Una qualità che è stata ricoperta e ovattata dall’uso del sistema sonoro automatico in tanti anni. Lo speciale percorso che ci viene indicato, che è il Kinorenma e di conseguenza l’Aikido, necessita di una sintonizzazione speciale e di una risposta naturale del nostro sistema nervoso centrale e periferico. Anche il sistema immunitario beneficerà di questo miglioramento percettivo della nostra qualità vibrazionale. Per fare questo dobbiamo usare meglio lo strumento che abbiamo ossia il corpo, la bocca, il cavo orale e i denti. Dovremmo poter produrre un suono che in maniera più specifica purifichi e riconduca il sistema mente-corpo-spirito ad una risposta più efficace.
I maestri del Kototama in Giappone hanno tramandato delle indicazioni importanti per fare in modo che il suono emesso da noi provochi una risposta interna completa e rinvigorente a tutti i livelli (fisico, mentale, spirituale).

    1. I suoni devono essere emessi a laringe APERTA, senza modulazione della gola. Altrimenti ci riporteremmo alla modalità proiezione verso l’esterno.
    2. Il suono viene prodotto dalla forma e dalla modifica all’interno del cavo orale.
    3. In tale maniera il suono avrà un effetto importante sul nostro sistema di CONSAPEVOLEZZA VIBRAZIONALE, al punto da poter riprodurre la micro-vibrazione interna anche senza suono.

Suono A – percezione ORIZZONTALE dell’apertura della bocca (possibile visualizzazione linea orizzontale)

Suono O – percezione VERTICALE dell’apertura della bocca (possibile visualizzazione linea verticale)

Suono U – percezione CIRCOLARE O SFERICA del cavo orale, uso dei DENTI per far circolare il suono (possibile visualizzazione di un cerchio)

Suono E – percezione di un canale all’interno della lingua

Suono I – percezione della spinta del suono contro i denti davanti

Non credo che O Sensei sia arrivato a questa percezione attraverso un’analisi mentale, bensì attraverso una profonda fede. Ecco, la fede speciale di O Sensei lo ha portato ad avere un cuore-hara di tipo quantico, percepire in maniera viscerale questa verità energetica e quindi trasferirla nell ”Arte della Pace” ossia l’Aikido. Questo spiega anche la trasformazione in O Sensei della forma, dal Daito Ryu Aikijujutsu a Aiki-budo fino ad Aikido.
Per dare una insoddisfacente conclusione direi che comprendere nel Cuore/Hara la micro vibrazione creata dal suono e questo con un allenamento atto a connettere suono e movimento, ci fa diventare coscienti che siamo vibrazione, siamo un insieme di frequenze.
Probabilmente per espandere in noi questa coscienza bisogna seguire la vecchia equazione

  • Espansione della Coscienza = comprensione (corpo-mente-spirito) + energia (aumentare il livello energetico) + accettazione (cuore)

CHIERCHINI
Lo studio delle armi e la tua pratica nell’Aikido oggi: sei uno dei pionieri del Waraku in Italia, in che modo ha migliorato la tua comprensione dell’Aikido?

Gargiulo Luigi 04

GARGIULO
Il Waraku è un Budo nato di recente nel seno dello Shinto Oomoto, ma che ha preso una realtà propria nella ricerca e nella persona di Maeda Hiramasa sensei. Per me è affascinante l’uso che si fa in questo Budo di un bokken che non simula la katana ma uno “tsurugi”. È un bokken diritto con diverse sfaccettature il cui uso permette allo strumento di ruotare liberamente ( anche su se stesso) e quindi conduce il praticante a seguire profondamente le torsioni del proprio Koshi e distribuirla a tutte le articolazioni, fino ad arrivare alla percezione del movimento del cuore spirituale. Come credo tutti i praticanti di Aikido del mio tempo, mi sono interessato in passato di varie arti come Iaido e varie scuole di Kenjutsu, e anche di Jodo. La mia ricerca era quella di trovare e comprendere le connessioni tra l’uso della spada e l’Aikido di O Sensei. Ricerca che è stata sempre deludente rispetto al mio concetto di Aikido. Quando in Giappone ho visto muovere lo tsurugi in quella maniera ho compreso che nessun bokken che simula una katana poteva dare al praticante la percezione della spirale e della torsione costantemente presente nei movimenti dell’essere umano. La mia pratica/studio costante dell’Aikido mi ha fatto comprendere che i suoi movimenti usano la connessione Hara/Koshi per arrivare all’unione con la spirale continua dell’energia, in alto e in basso, uchimawari, sotomawari e anche in diagonale. In questo momento della mia vita credo che l’uso dello tsurugi nella pratica del Budo Waraku mi faccia sentire una connessione che prima non mi apparteneva. Come se tutto ciò che ho fatto da 45 anni ad ora prendesse un senso più profondo. In realtà riesco a comprendere più profondamente, dal cuore e non dalla mente il movimento di Tada sensei. Ovviamente questa comprensione non è dovuta solo al Waraku ma anche al mio studio del Kinorenma e del Kototama. Credo comunque che la pratica con quel tipo di bokken potrebbe essere utile per tutti gli Aikidoka che vogliono passare ad un Aikido che comprenda un grande sommerso invisibile che costruisce e manifesta ciò che sperimentiamo.

CHIERCHINI
Tu sei un professionista del tatami da anni. L’aspetto economico del tuo lavoro ha mai influenzato il tuo percorso di crescita personale?

GARGIULO
Stai toccando un tasto molto delicato. Tanti anni fa, vista la mia grande passione per l’Aikido, ho pensato che la mia pratica avrebbe potuto diventare anche la mia fonte di sostentamento, ma poi mi sono ricreduto. Io mi sono laureato in Scienza dell’informazione all’Università di Torino e ho lavorato per alcuni anni in quell’ambito; contemporaneamente mi interessavo di Shiatsu come hobby dall’età di 25 anni e di Aikido dall’età di 19 anni. La mia pratica intensa di Aikido non risentiva allora degli altri miei interessi nella vita. Dopo qualche anno di insegnamento dell’Aikido mi resi conto che il mio lavoro di Informatico non era più in linea con la persona che ero diventato; ossia con il lavoro informatico ritornavo a casa sempre stressato e preoccupato che i programmi non funzionassero, percepivo un sovraccarico di tensione mentale da eccesso di analisi, compresso tra le esigenze dei committenti e tempistiche e problematiche dei collaboratori. Decisi a quel punto di dare una svolta nel lavoro e di fare dei miei hobbies il mio lavoro. Mi sono quindi dedicato completamente all’Aikido e allo Shiatsu, direi fifty-fifty. Da quel momento ho percepito il mio sostentamento dal mio insegnamento di Aikido e Shiatsu. Ciò che ho imparato è che anche se sei un bravo praticante e un bravo insegnante è difficile vivere solo di Aikido, specialmente se hai figli. Devo dire di aver fatto una scelta di vita equilibrata tra Aikido e Shiatsu. Grazie a questa scelta ho potuto vivere decentemente e continuare la mia ricerca in ambedue gli ambiti. Mi rendo comunque conto che ci vuole un cambiamento radicale di prospettiva.

Gargiulo Luigi 02

CHIERCHINI
Prospettive dell’Aikikai d’Italia in quanto parte di una comunità in profondo cambiamento: qual è la tua missione come nuovo membro della Direzione Didattica?

GARGIULO
Sì, tutta la comunità aikidoistica mondiale sta attraversando un profondo cambiamento, da molti punti di vista. Quasi tutti gli allievi di O Sensei della prima e seconda generazione hanno ormai lasciato il corpo, ed il loro insegnamento, tramandato dai loro allievi, da un lato risente di una forma ulteriormente interpretata e dall’altro di una naturale perdita di freschezza e autenticità nel nucleo di ciò che voleva trasmettere O Sensei. D’altronde l’Aikido è, come tutte le cose, figlio del tempo in cui viene studiato e praticato, perché anche le persone, la società, le necessità, cambiano. Il maestro Tada Hiroshi, nostro direttore didattico, è forse l’ultimo allievo di O Sensei di seconda generazione tuttora vivente. È un grande onore per noi dell’Aikikai d’Italia avere tuttora gli insegnamenti diretti da un personaggio di tale levatura.
All’interno di questo cambiamento globale, oserei anche chiamarlo evolutivo, l’Aikikai d’Italia sta rispondendo ai tempi con una profonda trasformazione e diversificazione della direzione didattica. Tada sensei ha espressamente voluto espandere il numero dei membri della dir. Didattica da 4 a 11. Affiancando ai primi 4 degli insegnanti di alto grado ed esperienza attualmente presenti nell’associazione, tra cui il sottoscritto. Vedendo questo gruppo di insegnanti in toto non si può non notare una estrema varietà di esperienze e profili Aikidoistici, questo permetterà agli allievi dell’aikikai d’Italia di godere nei prossimi anni di una ricchezza di insegnamento e di didattica che permetterà di assimilare le linee guida del M Tada da varie angolazioni. Un’altro vantaggio dell’eterogeneità è quello di evitare una sorta di omologazione come spesso succede.
Per quanto riguarda me non sento una missione personale specifica e nuova se non quella che ho sempre sentito nel portare agli allievi la mia percezione e studio dell’Aikido. Ho fiducia in Tada sensei che mi ha scelto pur non essendo io un personaggio fortemente allineato. Credo che anche lui sia cosciente di questo cambiamento in atto. Vorrei che l’Aikikai d’Italia goda di un team di Insegnanti che lavorano in armonia per un bene comune, apprezzando e rispettando le differenze tra ognuno di loro. Io farò la mia parte al meglio.

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