Beneficio e Illusione del Lavoro di Armi in Aikido


Bokken

Jo e Bokken occupano un posto speciale nel mondo dell’Aikido. L’aikidoka considera l’allenamento con le armi una parte importante della propria formazione di base. La pratica con il Bokken, in particolare, occupa davvero uno spazio essenziale. Quando consideriamo come la katana giapponese fosse un simbolo di potere per la classe dei samurai e non solo una semplice arma, questo ha certamente una certa giustificazione

di RENATO FILIPPIN

Qual è il valore del lavorare con Jo e Bokken in Aikido? Cosa ci offre la pratica con queste armi in quanto aikidoka? Hanno un utilizzo pratico? E su quali fondamenti si basa la nostra pratica? È opinione diffusa che si tratti del lavoro di armi utilizzato da O-Sensei e, in effeti, esistono diversi filmati e foto in cui Ueshiba utilizza le armi e ne dimostra l’uso.

Si tratta tuttavia di un’opinione superficiale che ha portato al fatto che nell’allenamento di Aikido si pratichi con le armi isenza riflettere troppo. Eseguiamo kata, impariamo sequenze di colpi con il Jo, pratichiamo sequenze di attachi e memorizziamo schemi di attacco e difesa.

La prima cosa da sapere è che i kata praticati in Aikido non sono stati formulati da O-Sensei, ma dai suoi allievi come sistema per ricordare i movimenti che gli avevano visto fare. I suoi allievi hanno codificato e fissato la forma di ciò che avevano da lui appreso. Tutti gli insegnanti che mi hanno formato negli ultimi 50 anni mi hanno detto, però, che O-Sensei non ha mai praticato quei kata con loro, né li ha mai mostrati.

Non voglio ulteriormente discutere il fatto che i kata siano importanti o meno, altri lo hanno già fatto in passato. Voglio comunque sottolineare che esprimere le proprie abilità nel combattimento attraverso i kata è semplicemente un’illusione. I kata delle arti marziali si esprimono attraverso movimenti complicati e di lunga durata, e per questo non sono utilizzati in competizione. Nel Karate, per esempio, ci sono i kata, e ne esistono anche versioni competitive, ma non vengono usate in combattimenti reali fra due competitori. Se i kata fossero utili per la competizione, li vedremmo nei combattimenti di boxe e in altre arti marziali. Ma non è questo il caso!

Punching bag

Essere in grado di eseguire movimenti precisi e possedere una buona manualità nell’uso delle armi sono aspetti tutt’altro che sufficienti in combattimento. Essere capaci di fare un eccellente lavoro nel colpire una speedbag e lanciare pesanti pugni di fragorosa potenza su di un sacco di sabbia non garantisce la vittoria in gara. Può essere utile, ma la capacità di leggere l’avversario, di avere una difesa solida e di eseguire gli attacchi giusti al momento giusto sono tutti fattori cruciali per avere successo in uno scontro.

Tornando al lavoro sulle armi in Aikido, nel lavoro con il Jo cambiare mano o presa a mio parere è sempre un rischio: ogni volta che una mano si stacca dall’arma, l’avversario ha la possibilità di togliercela o di interferire con essa. Esiste una differenza sostanziale tra il colpire il nulla con il Jo nel vuoto spazio aereo davanti a noi, e il colpire qualcuno con il bastone o essere a nostra volta colpiti. Dimostrare impressionanti sequenze di Jo non ha nulla in comune con la realtà di un attacco efficace. Molti aikidoka non sono consapevoli della differenza tra l’eseguire un kata e il cercare di eludere o parare un vero attacco. La maggior parte di loro finisce poi tristemente disillusa una volta che si viene colpiti dal Jo alla prima esperienza reale. Anche il proprio ego viene subito colpito e ne deriva una forte frustrazione nello scoprire che il lavoro in cui ci si è a lungo impegnati non è poi veramente così utile, una frustrazione che si può letteralmente leggere sui loro volti. Un avversario vivo e mobile è un mondo completamente diverso dal lavoro individuale svolto in un kata.

Altre forme di pratica con le armi in molti dojo potrebbero essere descritte in questo modo:

  • Jo-Nage, nel quale un aggressore cerca di afferrare il jo e tori conseguentemente tenta di applicare una tecnica. Si tratta di una pratica non particolarmente realistica, ma è utile per migliorare la propria comprensione delle sfumature nelle tecniche a mano libera. È una forma di allenamento, ma non è affatto paragonabile con ciò che realmente accadrebbe se si fosse armati e attaccati da qualcuno senza armi.
  • Lo stesso vale per Jo-Dori o Tachi-Dori. Mettersi nel raggio d’azione di un avversario armato equivale ad un suicidio volontario, soprattutto se l’aggressore è armato di spada. Il riferimento di questi esercizi alla realtà pratica è assolutamente ridicolo. Si tratta al massimo di pratiche gradevoli da sperimentare, e possono essere usate per migliorare il tempismo e la capacità di entrare su un attacco. Quando vengono presentate come possibile disarmo, l’esecuzione dell’attacco viene annunciata quasi per telefono e viene eseguita a una velocità che non corrisponde in nessuna misura alla realtà, in modo che il disarmo abbia successo. Il più delle volte il risultato è davvero ridicolo.
Tachidori

Praticare Aikido in questo modo porta la nostra arte ad essere considerata non verosimile e inefficace. Dobbiamo essere onesti con quello che facciamo e diventare più coscienti, distinguendo chiaramente tra le cose che pratichiamo e la realtà. Bisogna diventare consapevoli che ciò che pratichiamo non è davvero di uso concreto e non è adatto ad un attacco o combattimento reale.

La migliore alternativa sembrerebbe essere il praticare brevi forme di awase in cui un determinato attacco viene respinto e reindirizzato in certi punti. Eseguire kata in cui sembra che si stia spalando la neve o si aprano buchi nel vuoto dell’aria non è realistico.
La pratica con un avversario offre la possibilità di familiarizzarsi con il raggio d’azione e gli angoli richiesti per interagire con esso. Nonostante ciò, anche questi vengono eseguiti per lo più solamente come schemi coreografici, nei quali le armi vengono picchiate l’una contro l’altra e non toccano mai il corpo dell’avversario. Cosa sarebbe necessario per un attacco davvero realistico? La distanza è spesso distorta, crea anche una falsa fiducia, perché consente di fare una sola cosa alla volta. Questo porta il praticante ad addormentarsi. Se si fosse in balia di un vero e proprio scontro in cui non si sa mai cosa farà l’avversario, il livello di adrenalina sarebbe diverso! Tra la memorizzazione di kata e uno scontro vero e proprio ci sono galassie di distanza.

Per questo motivo molte associazioni e insegnanti considerano il lavoro con Jo e Bokken poco realistico e di scarsa utilità. Una pratica con le armi eseguita con elementi di realismo sembrerebbe essere la giusta mediazione sia per i principianti che per gli allievi
avanzati.

Anche il diffondere obiettivi troppo elevati in termini di precisione confonde e frustra gli allievi. Ad esempio, richiedere che un taglio di spada venga appreso senza alcuna deviazione, il più rettilineo possibile e preciso al millimetro è di solito controproducente e non realistico. Affermare che la minima deviazione dalla precisione assoluta  rovinerebbe il taglio è una sciocchezza totale. La massima precisione possibile certamente, ma un colpo non deve essere perfetto, lasciamo perdere questo modo di ragionare. Si tratta per lo più di giochetti che fanno quegli insegnanti che vogliono mettere in mostra il proprio ego. Un colpo di spada contro un corpo non protetto da armatura causerebbe sempre e comunque danni, sia che il colpo sia preciso che impreciso. Soprattutto con la Katana, che è nota per essere affilata come un rasoio. Ogni taglio ragionevolmente eseguito che colpisce il bersaglio causa danni. Non taglia un corpo in due, ma è necessario? Quindi non c’è bisogno di un taglio perfetto per causare molti danni con una spada affilata.

Iaido

A causa della pandemia di Coronavirus, in molti si sono dati da fare allenandosi individualmente con le armi: al momento il lavoro con Jo e Bokken è praticamente quasi l’unica cosa che si può fare! Manteniamoci ragionevolmente in forma, ma senza perdere di vista il fatto che quello che pratichiamo è molto spesso carente.

Copyright Renato Filippin ©2020
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