Elementi Comuni nel Budo Giapponese


Antonino Certa ha dedicato oltre 50 anni della sua vita allo studio del Budo, e a partire dal 1991 ha intrapreso un profondo e dedicato studio del Daito-ryu Aikijujutsu presso il Daitokan di Abashiri. Nel corso degli anni gli umili e schivi Maestri di Abashiri gli hanno passato il loro sapere in un diretto rapporto allievo/maestro, basato sull’unica condizione che la loro arte venisse tramandata correttamente alle generazioni future. Antonino Certa ha accettato di condividere parte di quello scibile in una serie di articoli per Aikido Italia Network.

di ANTONINO CERTA

Penso che tutte le arti marziali giapponesi hanno alcuni elementi in comune. Io ne ho estrapolati otto, e queste sono le mie brevi descrizioni.

Seme (la pressione psicologica)

Seme significa applicare una pressione fisica/psicologica al tuo avversario avanzando in maniera decisa e minacciosa.

Antonino Certa dimostra l’applicazione del concetto di Seme, applicare pressione fisica/psicologica all’avversario

Ci sono tre tipi di seme di base:

  1. Ki wo korosu: Rompere lo spirito dell’avversario
  2. Waza wo korosu: Per superare la strategia dell’avversario, cambiando il tempo o la distanza del combattimento.
  3. Ken wo korosu: Per superare la difesa dell’avversario (il suo kamae), toccandolo leggermente per distrarlo, facendo una finta, spingendo un suo braccio.

Kamae (la guardia) 

Kamae significa un atteggiamento o una postura; essa rientra in due categorie: posizioni fisiche e atteggiamenti interiori. Anche se in generale l’uso di questo termine si riferisce alla posizione fisica di un praticante, è importante rendersi conto che questa è la manifestazione esteriore di un atteggiamento interiore o mentale di esso, l’uno determinato l’altro. In pratica, la posizione che si assume è determinata dal rapporto con l’avversario. Esempio: nel kenjutsu ci sono cinque kamae di base chiamate goho-no-gamae, che consistono in: jodan, chudan, gedan, hasso e waki.

Ma-ai (armonizzare la distanza) 

La distanza spaziale tra se stessi e l’avversario. Il divario tra due avversari. Ci sono tre distanze teoriche di base:

  1. Chikama (distanza corta) [circa da 0 a 50 centimetri]

Questa distanza è chiamata chika-ma-ai (distanza ravvicinata). A questa distanza un attacco può facilmente raggiungere l’avversario, ma allo stesso tempo il tuo opponente ha la stessa opportunità di colpirti.

  1. Chuma (distanza media) – chiamata nel kendo Issoku-itto-no-ma-ai [circa 2 metri]

Questa distanza ci permette di colpire l’avversario facendo un passo avanti e anche di eludere l’avversario facendo un passo indietro.

  1. Toma (distanza lunga) [superiore a 2 metri]

Questa distanza è indicata come toma-ma-ai. Una distanza che è superiore di chu-ma-ai; da cui l’attacco dell’avversario non può raggiungerti e, allo stesso tempo, anche il tuo non può raggiungerlo.

Mittsu no Sen (le tre iniziative)

  1. Go no sen significa vincere rispondendo ad un avversario che è venuto ad attaccarci. E’ una tecnica di risposta con cui si vince portando la nostra tecnica “in ritardo” rispetto all’attacco dell’avversario. Go no sen non significa essere passivi e lasciare l’iniziativa all’avversario, bensì significa che mentre si vede il suo attacco si rimane tranquilli e si poi contrattacca. [IN RITARDO]
  2. Sen sen no sen (pronunciato anche Sen zen no sen) significa rispondere a nostra volta all’attacco dell’avversario nell’istante in cui esso parte. In pratica rispondiamo ad un’attacco con un’altro attacco; oppure con una parata-contrattacco portata senza soluzione di continuità (nessun tempo morto fra le due azioni). [NELLO STESSO TEMPO] 
  3. Sen o Sen no sen è una tecnica con cui si vince attaccando in anticipo l’avversario. Si attacca cogliendo l’insorgenza del ki dell’avversario, che nasce nell’istante in cui esso ha già preso la sua decisione di attaccare. Significa ottenere la vittoria attaccando per primi o attaccando sull’intenzione di attacco dell’avversario, nello stesso istante che l’avversario si muove. [IN ANTICIPO]
Kato sensei

Waza (la tecnica) 

Si intende come waza un qualunque insieme di movimenti fisici, con una qualunque parte del nostro corpo, che ci permette di sconfiggere un avversario anche più forte di noi. Una tecnica è il miglior movimento possibile per la nostra azione marziale con il minore uso della forza fisica. L’efficacia di una tecnica dipende proprio dal fatto che il nostro movimento sia efficiente, cioè che abbia la massima capacità motoria (biomeccanica) eseguita con il minor uso della propria energia. Eseguire una tecnica con esagerato ed indiscriminato uso della forza muscolare non è fare un waza.

Metsuke (la visione periferica) 

Nella fase di kamae occorre avere una visione d’insieme e non di una singola parte del corpo dell’avversario. Questo concetto è noto come Enzan no metsuke. Quando stai per attaccare il tuo avversario, oppure stai attendendo, il tuo sguardo può facilmente tradire la tua azione, lasciandoti aperto ad un contrattacco. Si dovrebbe immaginare che si stia vedendo una montagna lontana percependo ogni dettaglio della sua conformazione nel suo insieme, non guardando solo una piccola parte di essa.

Zanshin (concentrazione continua)

Tradotto come “continua concentrazione” è la parte finale di ogni tecnica. Tutta l’energia impiegata nella fase fisica e mentale per sconfiggere il nostro avversario non si può fermare all’istante, essa “si deve raffreddare” nel tempo. E, cosa più importante, noi non sappiamo se la nostra azione ha avuto successo al 100% – esempio: se un taglio della nostra spada sia stato definitivo per sconfiggere l’ avversario. Dobbiamo continuare a stare attenti ad una sua possibile reazione anche dopo, quando la nostra tecnica si è conclusa, oppure se altri avversari ci stanno attaccando.

Lo zanshin di Takuma Hisa non era molto bello, alzava ambedue le mani in aria, proprio come gli era stato insegnato da Takeda Sokaku. Un giorno gli ho chiesto perché e la sua risposta fu: “Il tuo nemico è sempre un solo uomo? Zanshin è l’atteggiamento interiore di essere cauto e sempre attento, non solo con i nemici visibili, ma anche a quelli invisibili. Uno o due nemici potrebbero nascondersi dietro qualcosa e potrebbe attaccarti da dietro. I samurai avevano vissuto in questa situazione, quindi lo zanshin è l’aspetto più importante di un waza per sopravvivere. Alzo entrambe le mani per dire al nemico invisibile chiaramente che io sono attento e pronto per un suo possibile attacco. Se ci si concentra solo sul nemico visibile sarete facilmente sconfitti“. (Tratto da un’intervista a Amatsu Yutaka shihan)

Potente emissione sonora (Kiai) di Takeda Tokimune

Kiai (emissione di energia sonora)

Il cosiddetto grido permette di raccogliere tutte le nostre energie, anche quelle che non siamo coscienti di avere, che aggiungono una maggiore potenza alla nostra tecnica marziale. Tutto questo si esprime attraverso l’azione dell’emissione di energia sonora utilizzando delle sillabe ben precise. Quest’azione dovrebbe nascere dal proprio basso ventre, hara, e non effettuata solamente dalla nostre corde vocali. Esistono diversi tipi di kiai:

  1. per distrarre l’avversario e/o impaurirlo;
  2. per potenziare la nostra azione biomeccanica;
  3. della vittoria;
  4. della sfida.

Kime (estrema decisione)

Una tecnica eseguita con kime definisce una azione marziale eseguita con la massima decisione e determinazione. Tutta l’azione si svolge nel tentativo di finire il più presto possibile lo scontro fisico, e con il massimo dei danni al corpo del nostro avversario. L’azione del kime non è presente solo nei vari stili di karate, ma è presente anche in tutte le altre arti marziali giapponesi. Nel kyudo c’è un detto che afferma: “una freccia, una vita”. Nel Daito-ryu il detto “tre passi, due secondi e un tatami” sintetizza l’azione di una tecnica eseguita con estrema risolutezza marziale.

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