Arti Marziali a Confronto: Karate e Aikido


Non è semplice parlare di due arti Marziali così diverse. Per loro stessa natura, contrapposte. La loro età è differente (l’Aikido è molto recente) e soprattutto partono da due presupposti totalmente diversi

di FERDINANDO BALZARRO

Il Karate si basa sui principi del combattimento, che viene svolto a mani nude, e il Kumite inteso come incontro reale, viene associato ad uno scambio tutt’altro che amichevole allo scopo di avere sul piatto un vincitore e un vinto.

Al contrario, l’Aikido non è volto né alla lotta né alla difesa personale anche se, per la sua pratica, si rifà a strumenti tecnici tratti dal Budo, la Via marziale giapponese.

Sono tante le differenze, legate alla concezione stessa dell’arte marziale che rappresentano, tuttavia ci sono, anche se non sono molte, delle affinità.

Tutte e due sono di matrice giapponese.

Entrambe usano il Corpo come strumento cognitivo per l’insegnamento delle tecniche nel senso che, il Maestro esegue la tecnica da studiare, l’applicazione da proporre agli allievi, in una esposizione che non diventa solo teorica, ma combinata dall’uso della gestualità, del fisico, della respirazione dove l’allievo con la sua capacità di imitazione, deve cercare di seguire il Maestro nell’approfondimento del gesto proposto, avvicinandosi il più possibile alla comprensione teorica e pratica del movimento.

I cinque principi del Dojo Kun del Karate Shotokan sono essenziali per lo sviluppo fisico e spirituale del praticante.

Questi, evidenziano le affinità che ci sono tra il Karate e l’Aikido.

Cerca di astenerti da un comportamento violento”, significa rinunciare alla violenza fisica e a tutte le possibili forme di ricorso ad essa, quale manifestazione indegna dell’uomo.

Allo stesso modo l’Aikido, si appropria del concetto nel senso di cercare di risolvere i conflitti in modo pacifico, evitando il più possibile il corpo a corpo. Il principio di non resistenza dell’Aikido vuole sottolineare come bisogna neutralizzare eventuali effetti negativi delle azioni altrui, in modo che si esauriscano senza che, per questo, si possa arrecare un danno per l’aikidoka. Così facendo si stempera la volontà aggressiva di un avversario.

Il Karate è via del rispetto universale” comporta che alla base di una buona pratica, ma anche del vivere quotidiano, l’educazione, il modo di relazionarsi nei confronti degli altri è essenziale per essere accettati, per integrarsi, per instaurare rapporti di armonia sociale.

L’etichetta deve essere sostenuta da rapporti di sostanza, che non si basano soltanto sull’attenzione al saluto, ma anche nella creazione di relazioni basate sulla comunicazione, l’altruismo e improntate sul rispetto del prossimo.

L’esempio del saluto non è che un aspetto: nelle arti marziali l’attenzione alle regole si traduce in un comportamento corretto nei confronti degli altri che si estende anche in tutti gli ambiti dell’esistenza.

La spiritualità delle arti marziali, anche se esse sono rivolte al combattimento come accade per il Karate, mentre più alla difesa nell’Aikido; si trovano evidenziate nel principio “ll Karate è via per rafforzare la costanza dello spirito” che trova fondamento anche nell’Aikido laddove si richieda la conquista della padronanza di se stessi nel raggiungimento di un temperamento equilibrato in grado di giungere alla corretta vittoria.

Chi pratica l’Aikido vede come priorità e finalità, la ricerca di una disciplina interiore, forgiando un individuo il cui animo non si confronta, proprio perché non c’è ricerca della competizione. Non bisogna dimostrare nulla e tutti i cambiamenti devono rivestire la propria sfera individuale per arrivare al miglioramento di sé.

Nel Karate il riferimento si estende alla realizzazione dell’uomo, secondo i suoi principi e obiettivi teorici e pratici provenienti nell’applicazione dell’arte, nella costanza, nella perseveranza.

L’allenamento continuativo consente quei miglioramenti che avvicinano agli obiettivi che si è prefissati.

Cerca di essere sempre al servizio del bene”. Il raggiungimento della verità è presupposto irrinunciabile. Inoltre, un comportamento onorevole, trasparente e corretto, evita i conflitti, la collisione di interessi, i rapporti falsi.

Nella propria condotta, si svilupperà una propria caratteristica comune nelle arti marziali e nella fattispecie nelle nostre due: L’Umiltà.

Essere umili non significa subire passivamente gli eventi o i comportamenti degli altri, al contrario, essere consapevoli del proprio valore senza bisogno di sbandierarlo o manifestarlo in modo arrogante o plateale.

Cerca di perfezionare la tua anima”. Anelare la perfezione. Nel corpo, nella mente, nello spirito, nell’anima. Giungere all’essenza delle cose, così come bisogna spingersi fino ai meandri della propria anima.

Puntare alla perfezione vuol dire non essere mai certi della meta, mai paghi per il raggiungimento dei risultati, essere coerenti e consapevoli che il cammino sia qualcosa che non finisce mai.

Ogni traguardo che sia fisico o interiore è solo un inizio.

Non si smette mai d’imparare, non si finisce mai di cercare.

Parlando di tecniche di Karate o di Aikido, se vogliamo analizzare un principio “diversamente comune” (notare l’ossimoro), colgo l’occasione per parlare di Efficacia.

Nel Karate è abbastanza semplice identificare il concetto di cui sopra.

Tutte le tecniche sono dotate di efficacia ogniqualvolta siano in grado di coniugare: velocità, (nel senso di rapidità di esecuzione), potenza (nel senso di buona capacità d’impatto in grado di produrre un discreto risultato) e tempo (nel senso di trovare il giusto momento di esecuzione).

Concludendo, nel kumite (combattimento) si ha efficacia qualora si riesca a modulare la giusta combinazione degli elementi sopra descritti, col risultato di avere la pienezza dell’incontro, indipendentemente dal risultato “agonistico”.

Cosa ben diversa sarebbe nell’applicazione in un contesto reale dove i predetti soggetti devono misurarsi con altre variabili come: il rischio, la paura, l’ansia, l’incertezza del risultato ecc.

Nell’Aikido, posto che ci si trovi a subire “un attacco” e nel bel mezzo di un “combattimento” dove l’aikidoka si trovi nella “obbligatoria” circostanza di doversi difendere, si può ragionevolmente affermare che l’Aikido si può considerare efficace ma solo a patto che abbia come scopo la difesa personale. Non se si intenda sotto il profilo di arrecare danno all’avversario producendo “un’offesa risolutiva” del conflitto prima che l’avversario sia riuscito a portare a termine a sua volta il proprio attacco definitivo, poiché verrebbe meno la finalità prevista dalla stessa arte marziale concepita dal suo fondatore Ueshiba.

Proprio lui propugnava una risoluzione efficace del conflitto con strategie mirate non con un’offesa o un danno risolutivo in quanto significherebbe porre in essere tattiche e strategie volte all’offesa e non alla difesa e quindi non si potrebbe parlare più di “difesa personale” ma di “offesa personale” ottenuta attaccando per primo l’avversario.

Tutto questo per ribadire come le tattiche, le strategie adoperate dall’Aikido devono muovere al perseguimento di azioni poste ad evitare il conflitto fin dal suo possibile scontro, ponendo in essere un comportamento atto a scoraggiare, eludere ed evitare ogni possibile contrasto.

Reputo inutile inoltre sottolineare la parte relativa ad un cammino che trova rispondenze nei passaggi di kyu. Entrambe le discipline postulano tali passaggi, scanditi da processi di maturazione codificati e sicuramente variabili da individuo ad individuo, tuttavia… al di là delle considerazioni formali, non si può prescindere da un assunto importante: le arti marziali sono un Do combinato, quantunque ci sia una parte teorica ed una pratica non possono prescindere dal singolo individuo. Spetta a quest’ultimo, la capacità di trarne il meglio e soprattuto, la qualità nel saperle valorizzare e apprezzare indipendentemente da quale sia l’arte marziale abbracciata.

Nota Biografica

Ferdinando Balzarro è nato a Piacenza l’01/01/1944; diplomato I.S.E.F., è stato professore di educazione fisica in diversi licei di Bologna, fino a quando lasciò la scuola, per dedicarsi completamente al Karate.

L’altra sua grande passione è il paracadutismo. È stato per anni ai vertici del paracadutismo acrobatico italiano. Al suo attivo ha più di 3.000 lanci; 6 record italiani nella specialità “relativo”. È stato fra i dodici italiani che parteciparono al record mondiale di “Grande Formazione” nel dicembre 1999 ad Ubon (Thailandia).

Il Maestro Balzarro si avvicinò alle arti marziali ancora giovanissimo. Fu fra i primi allievi di Hiroshi Shirai (della JKA) alla sua venuta in Italia nel 1965. Diventò uno dei protagonosti del periodo pionieristico del Karate Italiano. Il Maestro Balzarro, insieme a Perlati, Baleotti, Ruffini e Baccaro, fu uno dei pionieri del Karate in Emilia Romagna. Nel 1966 nacque l’AIK Federazione fondata dagli allievi del Maestro Shirai. Nel 1967 Balzarro fece parte della squadra che vinse a Vienna i campionati europei di kumite.

Durante il servizio militare, fra i paracadutisti, fu vittima di un gravissimo incidente di lancio, che gli provocò lesioni alla spina dorsale. Riuscì a riprendersi solo grazie alla sua forza di volontà. Il periodo di forzata inattività, a causa dell’incidente, gli impediranno di conseguire altri importanti risultati agonistici. Presto tornò al Karate. Nel 1972 divenne istruttore ed iniziò ad insegnare il Karate nel Club Efeso. Riprese anche il paracadutismo.

Nel 1973 fece parte della squadra che vinse i Campionati Italiani di kumite della Federazione Fesika. Nel 1974 vinse il Campionato Italiano di kumite individuale ed arrivò secondo in quello a squadre (insieme a Baleotti, Perlati, Baccaro e Ruffini). Nel 1975 si piazzò al terzo posto nella Coppa Italia di kumite. In seguito lasciò l’attività agonistica.

Nel 1975, divenuto Maestro, ricoprì rilevanti incarichi nell’ambito della Federazione Italiana di Karate (F.I.L.P.J.K.). Nel Settembre del 1999 lasciò il Club Efeso per aprire una nuova palestra: l’N.B. Karate Club, sui colli bolognesi. Dal 2004 la sua attività si è trasferita, nuovamente in città.

Nel 2005 il Maestro Balzarro (VIII Dan) si distacca dalla Federazione Fjlkam e diviene Direttore Tecnico del Settore Karate Do nella Federazione Italiana Arti Marziali (F.I.A.M.).

Nel 2000 il Maestro Balzarro è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico in seguito a problemi cardiaci. La sua soprendente velocità di recupero gli consentono di riprendere le precedenti attività sportive. L’esperienza vissuta, tuttavia, lo porta a ripensare il suo approccio alla vita e al Karate. Si avvicina a tecniche cinesi di combattimento grazie al Maestro Yang Lin Shen. Il suo Karate si evolve.

In questi anni, inizia il suo percorso nel mondo della scrittura. Nel 2001 esordisce con il libro autobiografico Bagliore, a cui seguirà Il Sangue e l’Anima. Nel 2002 è la volta di Plenilunio e Il Solista. Nel 2005, Punto vitale vince il Premio Carver. Nel 2006 nasce Lupo, affannosa ricerca del significato della vita e metafora sull’ingiustizia universale. Nel 2007 viene pubblicato Cuore di Diavolo, dove si intrecciano amore, passione, erotismo, sofferenza e tragicità. Il Secondogenito, riflessione amareggiata e disillusa sul divino, vince nel 2008 il Premio speciale Martina Franca Festival e nel 2009 il Premio Parolesia. Nel 2009 esce Il cane che aspettava le stelle, un’intensa dichiarazione d’amore per una compagna di viaggio speciale, estranea alle debolezze disarmanti degli esseri umani. Il 2011 è l’anno de Il bene e il male: pensieri di un Maestro, dove la vita e l’Arte, oltrepassando i propri confini, si fondono e creano essenza, pensiero e metodo.

Copyright Ferdinando Balzarro ©2020
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