Il Mio Sesto Cerchio Olimpico: lo Zen


olimpiadi-zenPratico Aikido da 8 anni (troppo poco), ma guardo queste Olimpiadi 2012 ormai agli sgoccioli e mi faccio molte domande. Ogni volta che vedo la perfezione raggiunta da questi atleti mi chiedo cosa mi alleno a fare nel dojo

di DARIO CAREGNATO

Accendo la TV, pugilato. C’è il nostro Vincenzo Mangiacapre: poche tecniche, sinistro-destro-gancio-montante… ma velocissime, potentissime e letali. Ogni schivata, ogni colpo portato su quel ring mi fa sentire un presuntuoso: mi ricorda le troppe volte che sul tatami vedo portare pugni (ah no chiedo venia, si dice atemi, è più aikidocally-correct nelle maniere più assurde, con dita piegate male, braccia iperestese, una errata pronosupinazione dell’avambraccio, spalle contratte e chi più ne ha più ne metta…

Tutti bravi sul tatami ad eseguire tecniche da “chudan tzuki” o “jodantzuki”, pugni alti e bassi. Ma mi chiedo: io saprei davvero eseguire uno shihonage su un pugno così veloce e potente? Una specie di fulmine con in più la massa di cinque TIR uno sull’altro? Non credo.

Cambio canale, guardo un po’ di ginnastica ritmica. Cosa c’entra la ginnastica ritmica con l’Aikido? Niente? Quelle ragazze si muovono seguendo il ritmo, facendo acrobazie incredibili e spesso coordinandosi con vari attrezzi. Fanno le capriole con leggerezza, altro che certe “ukemi” che si vedono nei nostri dojo. Fanno la spaccata in volo, sagittale e frontale, come fosse nulla, quando molti di noi hanno problemi anche soltanto a fare quei dieci minuti di stretching ogni tanto senza sembrare dei robot arruginiti.

Basta basta, prendo il telecomando e mi fermo sul taekwondo, almeno vedo delle cinture nere che mi rendono l’atmosfera più familiare se non addirittura comprensibile. E confesso che la versione “sportiva” di quest’arte marziale non mi piace quasi per nulla. Eppure, sono davvero bravissimi a gestire e studiare la distanza, passano molto tempo a rubare millimetri all’avversario e quando finalmente sono alla giusta distanza, ma prima che l’altro se ne accorga, sferrano calci velocissimi. E io, saprei rispondere a uno di quei calci? Irimi nage su mae geri, lo saprei davvero fare? Non su un mae geri tirato da una persona che alza la gamba come fosse ad una visita dall’ortopedico. Non un mae geri come se stesse provando annoiato un paio di scarpe col padre, intendo un mae geri tirato da uno specialista! Saprei rispondere? Non lo so. Temo di no.

Un mix di Russo e Kanayeva?

Per scaricare il testosterone accumulato guardandoli lottare, cambio ancora canale e mi impongo un po’ di nuoto sincronizzato. Otto atlete che si muovono come fossero un corpo solo, alcune squadre sono così allenate che sembrano radiocomandate. E inevitabilmente penso a quando durante gli allenamenti non riusciamo neppure a piegarci tutti sulla stessa gamba quando il Maestro di turno fa stretching. Non ho ancora capito perché, ma se il Maestro si piega sulla sua gamba sinistra, una parte del dojo si piegherà sempre sulla destra, e viceversa. In dojo piccoli quanto enormi. E dire che Aikido dovrebbe essere proprio capacità di ascoltare il corpo, di esser sensibili ai micromovimenti. Ad un grande sensei una volta ho sentito dire “ma come, ci riescono gli uccelli negli stormi, i pesci nei loro banchi, e noi umani che siamo la specie più evoluta no?”. Ecco, appunto. Umiltà infinita.

Riflessioni simili quando sul canale successivo mi tocca la disciplina che, confesso, capisco di meno: il dressage. Una disciplina in cui cavaliere & cavallo raggiungono un tale livello di empatia e comunicazione che riescono a fare tutta una serie di movimenti incredibili. Ecco, trovo una “violenza” quel tipo di cavalcatura, ma devo ammettere che quel tipo di empatia e di “scambio di energie” sono qualcosa che mi ispira. Penso a Tada sensei e ad i suoi allenamenti dedicati ad  “i shin den shin”, alla trasmissione dei pensieri “da cuore a cuore”.

Non resisto più di cinque minuti cinque, il dressage raggiunge il suo livello di saturazione e salto subito al prossimo canale: judo. Wow! Kimono in taglio “giapponese”, cinture, tatami…mi sento a casa. Ma anche qui…mi pongo una domanda stupida: se dovessi fare una qualsiasi tecnica ad un judoka, quale saprei e potrei fare?

Troppo impegnativa la risposta per il caldo di Agosto e sul prossimo canale c’è una disciplina troppo invitante: scherma. Con la loro spada gli schermidori si cercano a suon di affondi, stoccate, colpi che mi ricordano gli scatti fulminei di un serpente. Potevo mai non pensare all’Aikido guardando una spada? Forse i ragazzi che ho visto allenarsi meglio con la spada erano alcuni allievi di Corallini sensei durante un suo stage, devo ammetterlo. Li ho visti tirare dei “choko tsuki” che eran davvero tremendi, stupendi davvero. Solo che mi chiedo una cosa: messi davanti ad uno di quegli schermidori, riuscirebbero a fare una sola parata una? O comunque, ci riuscirei io? Vedi sopra.

Mi faccio troppe domande. E ci sono troppe discipline in quest’edizione delle Olimpiadi, ormai quasi mi danno la stessa noiosa sensazione dei super centri commerciali: ci trovi tutto quello che vuoi.

L’Aikido non è uno sport. Tantomeno una disciplina olimpica. Anche se c’è un’interessante intervista del 1990 tra Ueshiba Kisshomaru e il  professor Imamura Yoshio, Presidente della Nihon Budo institute di cui tener conto.

IMAMURA: al momento attuale la società sembra proprio domandare un’attività di questo tipo. Fin dall’inizio lo spirito ispiratore dei partecipanti alle Olimpiadi è stato di libertà e pace. La prima condizione per partecipare è sempre stata il non aver mai messo in pericolo la vita di uno degli avversari. Tuttavia, specialmente in anni recenti, è venuto sempre più diventando un luogo di esibizione di nazionalismi; è venuto il tempo per una completa ridiscussione di questo intero movimento.

DOSHU: Sarebbe molto interessante che qualcosa come l’Aikido, che rifiuta ogni tipo di competizione, entrasse alle Olimpiadi e mostrasse le sue tecniche per essere valutato dal giudizio della comunità mondiale.

IMAMURA: Qualcuno deve certamente provarci. A maggiore ragione nel nostro paese, specialmente ora, che la competizione sembra aver preso così tanto piede.
Certamente qualcosa come l’Aikido che è senza problemi di vittoria e sconfitta, dovrebbe essere sviluppato e diffuso.

Non mi auguro assolutamente che l’Aikido diventi disciplina olimpica. Non mi auguro che l’Aikido abbandoni i suoi patrimoni infiniti di conoscenze su energia, equilibrio, respirazione in nome di un risicato “regolamento di gara”, neppure nei miei incubi.

Mi auguro che noi aikidoka diventiamo degli Olimpici!
Mi auguro di non vedere più persone lamentarsi perché ad uno stage un 6° dan gli chiede di fare esercizi che loro reputano “per bambini” o “cose che sanno già fare”.
Mi auguro di non vedere più cinture nere correre lungo il tatami con il pugno teso come fosse un ariete distruggi porte…non dico tirare pugni incredibili come quelli di Mangiacapre o “Tatanka” Russo, ma almeno portare sul tatami qualcosa di credibile!

Tra le cose che rovinerebbero l’Aikido se diventasse uno sport a tutti gli effetti, molti citano la competitività degli atleti.
E mica sui nostri tatami c’è l’invidia?
E mica esiste una Freudiana invidia dell’hakama?
E mica esiste qualcosa tipo il complesso del dan?
E mica agli stage c’è gente che letteralmente sgomita e fa sgambetti pur di arrivare in prima fila?

Mi diranno: “ma Dario devi capire che l’Aikido non è difesa personale, l’Aikido è una ricerca di tipo diverso, è un Budo moderno, è una Via nobile etc etc etc”. Sì, lo so. Conosco queste cose e le condivido. Le studio costantemente e mi entusiasmano.

Eppure ditemi quel che volete, ma secondo me se potessimo sostituire un po’ della spocchia e della presunzione di molti di noi con un po’ della tenacia e la dedizione di molti Olimpici…forse sarebbe più facile praticare Aikido. Sarebbe più bello, ecco. Inutile elencare gli infiniti aspetti Yang, positivi ed espliciti dell’Aikido. Mi piace approfittare delle Olimpiadi per sottolineare alcuni aspetti Yin, nascosti, ombrosi.

Un aikidoka, in particolare un buon uke, dovrebbe essere un atleta di decathlon. Magari di più! Forte MA flessibile, preciso MA fluido, sorridente MA concentrato.

Ecco, se potessi in qualche modo unire la forza di Clemente Russo con l’eleganza di Eugenia Kanayeva…forse mi sentirei pronto ad iniziare a studiare Aikido seriamente.

Ma allora forse si chiuderebbe il mio enso, si chiuderebbe il mio cerchio zen.
Il mio cerchio Olimpico!

 

Copyright Dario Caregnato ©2012
Pubblicato per la prima volta il 12/08/2012 su

http://dario.caregnato.net/blog/803-il-sesto-cerchio-olimpico-lo-zen/

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2 pensieri riguardo “Il Mio Sesto Cerchio Olimpico: lo Zen”

  1. Caro Dario, ho letto il tuo articolo, bello per alcuni versi, ma per altri non ho capito bene che cosa intendevi portarci a comprendere.
    Ho percepito un pò di invidia, quando confronti atleti olimpionici a noi praticanti e devo dire che non sono per niente d’accordo e non sui principi basilari dell’aikido, come hai ben sottolineato ma per semplici fatti che possono dimostrare che chi pratica aikido è capace di cose che altri faticano e non poco. Forse non ricordate tutte le volte che contro voglia, con il freddo, il caldo, la pioggia si è partiti per andare a praticare in dojo. Magari per alcuni sotto casa, per altri a centinaia di kilometri. E tutto questo per molti e molti anni, senza poi aggiungere le impegnative trasferte per i seminari. Per non parlare delle dimostrazioni di grande volontà degli allievi che ognuno di noi è e ha nel proprio cuore. Possiamo poi aggiungerci le sofferenze tecniche che tutti noi conosciamo bene. Ma vorrei porre l’attenzione sul fatto che esistono migliaia e migliaia di atleti che cercano in qualche modo di superare il primato di turno e sì è vero, faticano e non poco si sacrificano e tanto, ma sono racchiusi in una dimensione che per la maggior parte dei praticanti, rimane solo una mera illusione.
    La competizione in aikido, secondo me è meglio che non venga mai portata avanti, ma ciò non toglie che ci possiamo esporre come disciplina anche in occasione di avvenimenti importanti come le olimpiadi.
    Resto però dell’idea che è meglio lavorare sui giovani e cercare di esporci a livello scolastico, in questo modo potremmo vedere un gran bel futuro per l’aikido.
    Poi Dario, non è che l’aikido si manifesta nella forza che esprimo o faccio vedere in un shiomenuci o tzuki e se riesco o meno a fare uno shionage ad un pugile…lasciamo queste illusioni e speculazioni a Steven Seigal e C…
    Non vorrei che si pensasse ad un aikido per essere veritiero si debbano rompere polsi e gomiti e aprire teste con i bokken.

  2. ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto .io penso che ognuno fa le sue scelte ,c’e chi sceglie la ginnastica chi il nuoto ecc. tu hai scelto l’aikido . l’aikido si migliora attraverso la pratica costante nn c’è bisogno di confrontarsi con gli altri se si crede in noi stessi e in ciò che facciamo .

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