Arrivederci a Ikeda Sensei, il Maestro dal Cuore Gentile

L’inesorabile scorrere del tempo si è portato via un altro dei nostri maestri, un uomo a cui hanno voluto tutti indistintamente bene. Paolo Bottoni ci presenta una breve memoria di Ikeda sensei, per ricordare e mai dimenticare il suo cuore gentile, il suo corpo da orso e la sua difficilmente pareggiabile capacità didattica

di PAOLO BOTTONI

Devo dire che se in Svizzera è arrivato negli anni 70 a consolidare un movimento aikidoistico già avviato, in Italia Ikeda Masatomi fu un pioniere; arrivò su richiesta di Tada sensei nel 1965 o forse 1966. Lo incontrai casualmente appena arrivato, il primo giorno che si recò al Ueshiba Morihei Dojo. Era arrivato un po’ in anticipo (le chiavi del dojo le avevo io) e si era seduto sul marciapiede facendo amicizia con gli allievi già sul posto.

Si stabilì poi a Napoli su proposta e con l’appoggio del maestro di judo Attilio Infranzi, che fu la prima cintura nera italiana di aikido (nel 1957 circa). Inizialmente insegnò anche judo essendo l’aikido ancora una disciplina relativamente sconosciuta (era se non ricordo male sandan di aikido, yondan di judo e godan di sumo); rimase 5 anni e grazie a lui a Napoli e nella Campania si sviluppò una delle più fiorenti scuole italiane. Ritornò in Giappone all’inizio degli anni 70 per perfezionare i suoi studi, rimanendovi però più di quanto aveva preventivato. Infine accettò la proposta di dirigere l’associazione svizzera e tornò in Europa.

In quell’anno, direi il 1977, Hosokawa sensei mi chiese durante il raduno estivo di andare alla stazione di Firenze ad accogliere un suo amico, senza specificare chi fosse, convinto che non potevo conoscerlo ma assicurandomi che l’avrei sicuramente riconosciuto: un giapponesone grande e grosso, non ce ne potevano essere due nello stesso treno. Era Ikeda sensei, e per la seconda volta fui tra i primi se non il primo in assoluto ad accoglierlo in Italia.

La sua amicizia e collaborazione con Hosokawa sensei continuò senza alcun momento di pausa, e lo incontrai ancora spesso negli anni seguenti, sia durante i suoi periodici seminari a Napoli o Sorrento, sia durante le sue visite a Hosokawa sensei a Roma, spesso private ma sempre occasioni di intenso lavoro sulle rispettive didattiche.

Un episodio? Andati a mangiare qualcosa nei pressi della stazione, non lontana dal dojo, al nostro tavolo si avvicinò un ubriaco con l’intenzione di attaccare briga perché “lo avevamo guardato”. Una rapida riflessione… sommando i dan presenti al tavolo, i due maestri da soli arrivavano a 12 e qualcosina potevamo aggiungerla anche io e R.C., si arrivava a qualcosa che avrebbe sicuramente sconsigliato a chiunque ne fosse al corrente di passare alle vie di fatto. Ci preparavamo già mentalmente alla “discussione” con l’ubriaco e i suoi spalleggiatori, che ci immaginavamo abbastanza divertente. L’avremmo accettata con piacere.

Con un certo nostro stupore (Hoso assentiva placidamente) Ikeda sensei invece lo apostrofò amichevolmente, gli offrì un bicchiere di vino e lo convinse senza grandi difficoltà a lasciar perdere e andarsene in amicizia.

Se devo pensare a un incontro con Ikeda sensei, a parte il suo enorme spessore tecnico, penso soprattutto al piacere che ci ha donato ogni volta che è venuto a proporci il suo aikido e la sua compagnia. Doni ambedue ugualmente preziosi.

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Un Napoletano in Svizzera – Intervista a Masatomi Ikeda (1984)

Il Più Amato dagli Italiani – Intervista a Masatomi Ikeda (1990)

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