Note su Genesi e Significato degli Ideogrammi Ai-Ki-Do


Molte pagine sono state scritte sul significato del termine “Aikido”, spesso basandosi su traduzioni dal giapponese non esattamente rispondenti al contenuto semantico degli ideogrammi che lo compongono. Esaminiamo la materia più da vicino con l’aiuto di Bruno Brugnoli, esperto di Shodo/Shufa

di BRUNO BRUGNOLI

Breve nota sulla scrittura in Giappone

La scrittura Han è arrivata in Giappone sulla scia del Buddhismo, tramite la Corea. I giapponesi non avevano mai pensato alla scrittura, per cui quando essa giunge in Giappone intorno al VI secolo aveva terminato l’evoluzione delle sue forme da almeno tre secoli. Così quando approda sul suolo nipponico la scrittura è un pacchetto già completo e confezionato al quale i locali non possono aggiungere nulla.

Infatti ancora oggi chi studia lo shodo (in Giapponese) 書道, shufa (in cinese) 书法 in Giappone, e fa tutto il percorso accademico per diventare calligrafo (da 5° Kyu a 8° Dan) studia e fa esami in kanji, unitamente a modelli classici cinesi; anche i dizionari giapponesi di calligrafia con le cinque forme di scrittura, dalle origini al XX secolo, riportano unicamente esempi cinesi.

In quanto alla storia dell’adattamento della scrittura Han alla lingua giapponese, è stato un processo complesso e ha visto diversi tentativi, non andati a buon fine perché proponevano compromessi troppo complessi e incerti.

Nel VII secolo, la soluzione scelta fu quella della elaborazione di due serie di scritture sillabiche (composte da 48 segni, corrispondenti alle sillabe del Giappone del tempo), derivate dai kanji, da affiancare a questi ultimi per dare ragione della grammatica della lingua giapponese.

Note sulla genesi e il significato degli Ideogrammi Ai-Ki-Do

Ai 合
Il carattere Han 汉字 (kanji) di AI 合, secondo lo storico epigrafista Zhu Fagpu (1835-1973) – analizzando il carattere più antico ritrovato, una incisione sui bronzi del periodo Shang 商朝, Shāngcháo (1675-1046 a.c) dove i tratti rappresentano un vaso con il suo tappo o una pentola con il proprio coperchio – significa unire, da cui congiungere, mettere insieme e in tutti i sensi figurati che ne derivano: convenire, associare, concordare.

In seguito il carattere AI 合 ha continuato a modificarsi fino alla forma attualmente in uso.

Altre interpretazioni di AI 合, elaborate dalla forma finale del carattere, non hanno nessun fondamento, anche se belle ed evocative:

  • “una sola bocca che parla tra le persone”;
  • “intorno ad un tavolo sotto lo stesso tetto”.

Alcuni traducono Ai 合 come amore 爱 che ha la stessa fonetica, ma un segno diverso. Negli ultimi anni, O Sensei, giocando sulla medesima fonetica dei due caratteri, interpretava Aiki 爱气, (con il carattere di ai come amore) come amore universale.

Un altro comune errore è tradurre AI di AI-kido come armonia, che ha invece un suo segno e una sua fonetica (WA 和 in Giapponese e He 和in cinese).


Ki 氣
Il carattere KI 氣 è un composto fonetico di MI-RISO 米 e della sua pronuncia Qi (in cinese), carattere di aria 气qi.

Il suo primo senso è quello di “offrire del cibo” o “aria , respiro, vapore”

Il concetto di “energia vitale” cosmica che governa tutto il visibile che popola l’universo, come altri concetti cosmologici cinesi, venne puntualizzato nel periodo dei regni combattenti (480-221 aC).

La sua prima citazione con questo significato, la si trova probabilmente nel DAOTEJING, Classico del Principio e della Potenza (350 aC), opera attribuita a Laotzi.

Precedentemente, in Confucio (561-479 aC) ha solo il significato di “respiro, temperamento, disposizione dello spirito”.

Do-Tao 道
L’evoluzione di questo carattere Han 汉字 (kanji) è molto complicata e rivela la complessità di una lingua come il cinese che si esprime nella forma scritta dei caratteri Han.

In Occidente DO-TAO viene tradotto come “via”, ignorando la ricchezza semantica dei caratteri, come spiegato da Nicola Piccioli, maestro di calligrafia e sigillografia, e studioso di cultura orientale.

Per Confucio (561-479 aC) questo carattere esprime un “principio morale” all’interno di una dottrina in un dato contesto sociale. Dopo Confucio si sviluppa la cosmologia cinese classica, compaiono lo Yin e lo Yang e il carattere prende a indicare il “principio cosmico”.

Questo segno non è per ora mai stato trovato sui reperti della dinastia Shang 商朝, (1675-1046 aC); compare successivamente in epoca Zhou 周朝 (1045-256 a.c.) e nel corso degli anni subisce diversi cambiamenti in seguito alla sua semplificazione.

In origine il carattere è formato dai segni di “vestito” yi 衣, con all’interno “testa” tou 頭, sotto la quale compare una mano shou 手.

In seguito il carattere “vestito” è sostituito dal carattere “strada” (in cinese moderno si dice dao lu 道路). Non se ne conosce il motivo, ma si può ipotizzare un errore di trascrizione, vista la somiglianza tra i due segni.

Durante il periodo dei Regni Combattenti (480-221 aC), il carattere si semplifica. Scompare la parte destra di “strada” e la parte sinistra diventa “passo”, composta dal “camminare e piede”; inoltre scompare la mano.

Con la riforma della calligrafia voluta da SHI HUANG DI 秦始皇帝, ( 247-221 aC), il primo imperatore, il carattere si stabilizza nella forma composta da “passo” e “testa”.

In seguito i tratti si semplificano, anche per rendere più agile e veloce la scrittura, fino ad arrivare alla forma attuale.

Viste le premesse è molto difficile fare una corretta etimologia. Le interpretazioni note, sono costruite dalla forma ultima che il carattere ha assunto, vedi “il piede del maestro che traccia una via e l’allievo che lo segue”.


Bruno Brugnoli studio calligrafia cinese e giapponese da molti anni, oltre ad essere un insegnante di Aikido e monaco Zen. Questo il sito web di ShobuAiki, l’associazione milanese fondata e diretta da Bruno Brugnoli: https://shobuaiki.it/

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