
Tratta dal libro “Aikido e Mindfulness” di F. Traversa e F. Ruta, presentiamo la prefazione realizzata da Luigi L. Gargiulo, in cui si evidenzia come esista una reciproca mutualità tra la Mindfulness – la coltivazione della consapevolezza ponendo l’attenzione in modo intenzionale e non giudicante nel momento presente – e l’Aikido, arte marziale giapponese con una spiccata valenza filosofica e spirituale. La Mindfulness può donare all’Aikido un approccio interiore e nascosto, in esso molte volte trascurato. L’Aikido, a sua volta, può offrire una visione corporea, dinamica ed energetica della pratica meditativa che non va confinata, come troppo spesso accade, nell’ambito mentale.
di LUIGI LEO GARGIULO
Mindful-ness – mindful – no relative mind: sono espressioni che implicano un’attività mentale non comune, ossia l’uso della mente come strumento e non come un condizionamento. In questo libro viene spiegato bene come la POTENZA della mente vada ricercata nella sua capacità di entrare in uno spazio dove le esperienze e quindi le strutture condizionanti siano sempre meno efficaci nel percorso della nostra vita. Ma cos’è la mente?

Personaggi illustri hanno prodotto centinaia di libri sull’argomento, sviscerando il concetto in tutte le sue sfaccettature. Mi limito quindi a dare qualche immagine. Potremmo pensare alla “cosiddetta” mente come a una interfaccia, attiva, plastica e mutevole. Essa non ha una posizione fisica propria e non è situata nel cervello come molti affermano. La mente usa tutte le strutture del nostro essere,
fisico e metafisico [1] interagisce, modifica e viene modificata dalle esperienze che viviamo (tantissimo si è scritto sui condizionamenti che subiamo ad opera dell’inconscio o subconscio collettivo).
Nella filosofia orientale in genere si parla del cuore come sede del pensiero, ma addentrandoci nella metafisica dell’essere umano scopriamo che solo nella parte esterna del cuore spirituale ha sede il corpo mentale, e comprende tutte le strutture che ci siamo costruiti nel corso della nostra vita, che
determinano le convinzioni e che, di conseguenza, sono la base delle nostre azioni.
Il nucleo del cuore spirituale invece è semplicemente VUOTO. Un vuoto inerte per coloro che non intraprendono percorsi di consapevolezza; un vuoto molto attivo e magnetico per coloro che percorrono le strade del possibile cambiamento, come l’Aikido e la Mindfulness. Ecco la sostanza della pratica: lasciare che le nostre credenze e le convinzioni strutturate vengano attratte nel vuoto del centro e fuse dal fuoco del cuore. Il tutto potrebbe essere assimilato a un processo forte e diretto di spoliazione, pulizia dagli irrigidimenti e dagli automatismi. La direzione è quella dell’esperienza e della sperimentazione, vivendo le nostre scelte con coraggio e disponibilità al cambiamento. L’uso del suffisso “mente” porta a noi occidentali il monito “Solo attraverso il giusto giudizio (della mente e quindi anche del cuore, legato alle convinzioni profonde) saremo presenti nelle nostre azioni.”
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Contrariamente a ciò che ho appena menzionato, è dal continuo movimento verso e dal centro vuoto del cuore spirituale che si sviluppa la presenza nel momento reale che viviamo, sempre più liberi da preconcetti. Sia nell’Aikido che nella Mindfulness questa azione si manifesta in maniera potente ed efficace. “Se non conosci il vero vuoto, non puoi comprendere l’Aikido”, queste sono parole di
Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido. Il suo riferimento è chiaro: solo attraverso la ricerca e l’uso del centro vuoto del cuore si può accedere ad un certo livello di consapevolezza. Questa direzione si dovrebbe riscontrare costantemente nella pratica aikidoistica.
Ovvio che le necessità della nostra vita faranno appello costantemente a ciò che abbiamo imparato e strutturato, ma questo continuo movimento verso lo spazio vuoto del cuore spirituale produrrà catene di pensiero sempre meno rigide, con più spazio, lo spazio necessario per accedere ad una esistenza più
libera.
Ogni grande studioso ha descritto l’Aikido attraverso gli occhi della sua conoscenza, così D.T. Suzuki, studioso di Buddhismo Zen, lo definì “Zen in movimento”; altri, più addentro alle scienze dello spirito, “esercizio spirituale”; altri kami waza ossia “tecnica divina”. Per me basterebbe ribadire il
concetto di keiko: la pratica dell’Aikido è un keiko, ossia “ricordare le cose antiche”. Nella nostra pratica c’è un continuo rimandare a una saggezza antica, oltre la tecnica, oltre ciò che vogliamo. Una sorta di partecipazione a un flusso universale costante ed eterno. Per avvicinarci a ciò, il lavoro sui nostri
ineluttabili processi di irrigidimento, mentali e fisici, è importante se non indispensabile.
Per comprendere meglio il riferimento al “vuoto che trasforma” possiamo pensare all’inglese empti-ness, nothing, “no thing”, ossia “nessuna cosa”. Il vuoto del cuore non è formato da nessuna sostanza che noi possiamo pensare sia una cosa… ma da tutto il resto. Probabilmente sondare il regalo che una grande anima come Morihei Ueshiba ha fatto al mondo richiederebbe l’accesso a un poliedro di cui non si può comprendere l’interezza se non lo si vede dall’interno e con tutte le sue sfaccettature
attive simultaneamente.
Federico e Fabrizio sono due persone impegnate a valorizzare pienamente la vita attraverso le pratiche che si sono scelti o meglio, attraverso il loro “destino di pratica”. Ci conosciamo da più di 35 anni e insieme condividiamo l’amicizia e l’Aikido come “pratica per la vita”. In questo libro a mio avviso sono poste le basi per una esperienza di pratica più TOTALE. Sono espresse in maniera moderna e comprensibile delle pratiche che hanno origini millenarie e che necessitano di essere RIVELATE e DISPIEGATE. Un buon contributo alla consapevolezza di coloro che praticano e anche per l’uomo di
oggi in generale.
Luigi L. Gargiulo è il Direttore Didattico dell’Istituto Mi Zai e Operatore Shiatsu presso Istituto MiZai Shiatsu, VII Dan Shihan in Aikido e Dojocho in Waraku e Aikido presso il Mi Zai Dojo di Bari
[1] Per “metafisica” intendo la realtà energetica globale dell’essere umano. Il termine è spiegato in
varie accezioni, Aristotelica, Platonica ecc.. In questo caso mi riferisco direttamente ai corpi
energetici alimentati dalle attività dei Chakra. In pratica all’aspetto invisibile della realtà.










