Intervista a Tada Hiroshi: Una Vita Trascorsa a Coltivare il Ki


Tada Hiroshi Shihan è uno degli ultimi allievi viventi di O’Sensei Ueshiba Morihei. Ha insegnato ad alcuni dei più grandi insegnanti in attività, sia in Giappone che all’estero. Tada Shihan attualmente detiene il grado di 9° Dan, il che lo rende l’istruttore di grado più alto nella gerarchia dell’Hombu Dojo. Tada Shihan è noto per lo straordinario dinamismo delle sue dimostrazioni anche se ha superato gli 80 anni [2017]. Con l’aiuto di un suo allievo di lunga data, Fabio Gygi, abbiamo deciso di chiedergli lumi a proposito del suo passato e dei concetti fisici e psicologici su cui basa il suo insegnamento nel corso dei suoi numerosi seminari annuali

di GUILLAUME ERARD

ERARD
Quando ha incontrato il Budo per la prima volta?

TADA
Quando ero piccolo. Prima della seconda guerra mondiale per la gente era normale praticare, si iniziava a farlo fin dalla scuola elementare. Inoltre, all’interno della mia famiglia è stato trasmesso uno stile di tiro con l’arco: sul retro di casa nostra c’era uno splendido makiwara. Avevo un arco rosso e nero che apparteneva a mio padre quando era bambino e con esso ho imparato le basi.

ERARD
Questo succedeva a casa sua?

TADA
Sì, a casa nostra. È sempre stato così. Lo stile si chiamava Heki-Ryu Chikurin-ha Ban-pa. Si tratta di una scuola davvero poco comune, che veniva insegnata a Tsushima ai samurai di livello superiore che guadagnavano più di 500 koku di riso all’anno. Sebbene avessimo un poligono di tiro a casa nostra, non accettavamo studenti esterni. Faceva parte della nostra educazione familiare. Era il modo comune di fare.

ERARD
Solo a casa?

TADA
È così. Era normale avere un dojo in casa tua ed è lì che ci si allenava. Lo stesso discorso vale per l’equitazione: un vero samurai aveva un maneggio ed è lì che si esercitava. Non si andava a imparare queste cose in una scuola, anche se, ovviamente c’erano materie per cui era necessario.

ERARD
Questo succedeva a Tokyo?

TADA
A Tokyo, nel distretto di Jyugaoka. Sono nato nell’ospedale dell’Università di Tokyo, quando era ancora a Nishikatamachi. A quel tempo mio padre era all’Università Imperiale di Tokyo. Nel 1933 ci trasferimmo a Jiyugaoka. La casa era grande e Jiyugaoka a quel tempo era ancora in campagna. Ho iniziato a praticare con la spada alle elementari e da studente ho anche praticato Karate con Funakoshi Gichin Sensei.

Funakoshi Gichin (1868 – 1957), il fondatore del Karate-do moderno

ERARD
Si trattava di Shotokan-ryu?

TADA
Sì, Shotokan, la gente lo chiamava così, anche se il maestro non lo ha mai fatto. Shoto era lo pseudonimo di Funakoshi Gichin Sensei, ed è lo stesso kanji che si usa per il distretto di Shoto a Shibuya. Shoto significa “il vento che fruscia tra gli aghi di pino suona come onde”.

ERARD
Ha incontrato Funakoshi Sensei?

TADA
Sì, molte volte. Due o tre volte sono anche andato a trovarlo quando Funakoshi Sensei tornava a casa dal Dojo.

Tada sensei con la sua famiglia nel 1945

ERARD
Cosa la spinse a entrare nello Ueshiba Dojo?

TADA
Ne ero a conoscenza fin dall’infanzia, ne avevo sentito parlare spesso durante la guerra, quando ero in terza o quarta elementare. Molti personaggi famosi studiavano questo Budo eccezionale. Yano Ichiro, l’ex presidente di Dai-Ichi Seimei, era un caro amico di mio padre. Aveva iniziato Kendo da bambino alla Hibiya High School e aveva praticato fino alla fine degli studi presso l’Università di Tokyo. Divenne poi il presidente della Camera di Commercio e deteneva anche il grado più alto (Hanshi) del Butokukai. Il signor Yano diceva questo di O’Sensei: “Rispetto a Ueshiba Morihei Sensei io sono come un neonato”. Questo è quello che sentivo dire da bambino.

Foto di gruppo con Tada Hiroshi (1946)

Poi, nel 1941 andai in Manciuria per il decimo anniversario della fondazione dello Stato Manciù. Erano presenti Budoka da tutto il Giappone e si svolse una grande dimostrazione presso la Sala delle Arti Marziali di fronte all’Ultimo Imperatore della Cina. Ho sentito dire che la dimostrazione che Ueshiba Sensei produsse in quell’occasione fu incredibile. Avrei dovuto assistere anch’io, ma mia madre e mia sorella chiacchierarono troppo e l’abbiamo mancata. Mio cugino tuttavia la vide.

Esperti di arti marziali riuniti per la foto ricordo davanti alla Sala delle Arti Marziali in Manciuria. Ueshiba è in prima fila, al centro

ERARD
Quanti anni aveva, Sensei?

TADA
Avevo dodici anni. Da quel momento le cose divennero difficili a causa della guerra. Qualche tempo dopo, durante le vacanze di primavera presso il Karate Club della Waseda University, l’argomento si presentò nuovamente. Si parlava di un famoso maestro chiamato Ueshiba, si diceva che l’ammiraglio Takeshita era un suo patrono e che poteva proiettare ufficiali stranieri in un batter d’occhio. Harada Mitsusuke, che ora vive a Londra, e Oshima Tsutomu, che adesso si trova in America, erano tra quelli presenti quando se ne parlava. Il signor Takeda, che all’epoca era il capitano del club, disse: “Ora che lo menzioni, un mio parente ha fatto le illustrazioni per il libro sul Budo di Ueshiba Sensei”. Ho dimenticato il suo nome, ma la conoscevo bene. Ha detto che avrebbe potuto darmi l’indirizzo del dojo se fossi interessato. Era Wakamatsu 102 e si trovava a poca distanza dalla Waseda University.

Entrata dell’Aikikai Hombu Dojo attorno al 1957

ERARD
È lo stesso posto in cui si trova l’odierno Hombu Dojo?

TADA
Sì, anche se oggi è Wakamatsu-cho 17-18, ma una volta il numero era 102.

ERARD
Ha avuto bisogno di un garante per iscriversi?

TADA
No, era già dopo la guerra. Era normale che ci fosse così poca gente anche solo per formare un dojo. Quindi era semplicemente sufficiente presentarsi per essere ammessi.

ERARD
C’erano ancora sfollati che vivevano nel dojo?

TADA
C’erano ancora e ci sarebbero stati per altri tre o quattro anni. Il dojo non era proprio un rifugio, ci viveva solo una famiglia. 20 tatami sugli 80 disponibili vennero separati con un divisorio e gli sfollati vivevano su questi 20 tatami.

ERARD
Che tipo di orari di allenamento c’erano?

TADA
C’era pratica dal lunedì al sabato. La mattina dalle 6:30 alle 7:30 e la sera dalle 18:30 alle 19:30, ecco tutto. Inoltre ci si poteva allenare da soli liberamente per l’intera giornata. Kisshomaru Sensei era un impiegato e doveva andare a lavorare perché c’erano solo 5 o 6 allievi e le grandi aziende non sovvenzionavano più il dojo. Non era più quel tipo di tempo.

Ueshiba Kisshomaru ritratto davanti al suo posto di lavoro, l’azienda Osaka Shoji

ERARD
Può dirci dove si trovava O’Sensei in quel periodo?

TADA
O’Sensei era sempre in movimento tra Iwama, Tokyo e altri luoghi. Quando andava nell’area del Kansai passava da Tokyo e poi continuava per Iwama. Poi veniva a Tokyo per andare di nuovo nel Kansai. Si recava a Suita nella prefettura di Osaka, a Tanabe in Wakayama e presso il dojo di Hikitsuchi Michio a Shingu. Questo è quello che ha sempre fatto.

ERARD
Quando ha iniziato si chiamava già “Aikido”?

TADA
Quando venni ammesso non si chiamava ancora così, si chiamava “Aiki-Budo”, non c’era un nome ufficiale. Quando ero studente alla Waseda, volevo formare un club. Ueshiba Sensei aveva iniziato a tenere seminari nel suo dojo e volevo invitarlo a insegnare. Per pubblicizzare il tutto avevamo bisogno del nome di un professore, quindi chiedemmo al signor Tomiki. Chiamare il corso “Aiki-Budo” era problematico a causa dei tempi, quindi scelsi “Aikido”. Anche in precedenza veniva chiamato “Aikido”, sotto il Butokukai, veniva praticato nella sezione chiamata “Aikido”.

ERARD
“Aikido” non era inteso come un termine generico per riunire diversi sistemi combattivi a mano libera?

TADA
No, non era così, era l’Aikido di Ueshiba Sensei. Mio cugino mi portò il programma della manifestazione del 1942 in Manciuria, l’ho perso ma è stato annunciato come “Ueshiba-Ryu Aikijutsu”. Questo nome compare anche in un romanzo, una sorta di narrativa per bambini.

ERARD
Ho iniziato a praticare Aikido nel gruppo di André Nocquet. Ha conosciuto il Sig. Nocquet?

TADA
Quando venne il signor Nocquet, penso che avessi circa 20 anni. Il signor Nocquet aveva circa 40 anni. Prima che lui venisse, nel 1951 il signor Mochizuki Minoru era stato in Francia, invitato da Sakurazawa Nyoichi che lì si faceva chiamare “George Ohsawa”, il George Ohsawa della macrobiotica. Tutto è iniziato quando il signor Mochizuki fu da lui invitato in Francia. L’anno dopo ci andò Abe Tadashi, era il 1952. All’inizio il signor Nocquet praticava Judo e, dopo averne raggiunto la maestria, iniziò a praticare [Aikido] con Abe Tadashi per diversi anni. Lo trovò fantastico e decise di allenanarsi di più e venne in Giappone, dove rimase per 3 o 4 anni. Dopo l’arrivo del signor Nocquet, iniziarono ad arrivare diversi francesi.

Il Nafudakake dell’Hombu Dojo (circo 1956)

Era coinvolta anche l’ambasciata francese, che sponsorizzò una dimostrazione di Aikido presso lo Ueshiba Dojo. Il signor Nocquet fece una dimostrazione e vennero scattate alcune fotografie. Su di lui vennero anche scritti alcuni articoli nel quotidiano Yomiuri. [Nota: dopo la nostra conversazione, Tada Shihan è gentilmente tornato da casa sua per offrirmi quegli articoli di giornale. È possibile leggerli tradotti in inglese qui].

Articolo di giornale su André Nocquet

ERARD
André Nocquet diceva che il suo nikyo faceva davvero male! [ride]

TADA
Ero giovane! [ride] Avevo solo vent’anni, mi allenavo dalla mattina alla sera. Scelsi di non cercare lavoro, e mi dedicai allo studio esclusivo dell’Aikido e del Budo giapponese. Mi ricordo di quando [Nocquet] andò via. A quel tempo si partiva dal Giappone in nave da Yokohama. Lui partì con una nave americana e andammo a salutarlo.

Quando tornò a casa aveva forse 44 o 45 anni. Non so cosa abbia fatto subito dopo il suo ritorno. Io andai in Italia nell’ottobre del 1964 e nel 1965 venni invitato in Francia da Noro. In quell’occasione, il signor Nocquet venne a salutarmi con un’altra persona e assistette alla dimostrazione.

André Nocquet prima di imbarcarsi sulla sua nave di ritorno in Occidente (Yokohama, 1957)

ERARD
Le manifestazioni pubbliche iniziarono in quel periodo?

TADA
La prima manifestazione pubblica si svolse sul tetto di Takashimaya. Venne fatta lì perché non c’era altro posto dove fare una dimostrazione. Ovviamente il Budokan non esisteva, non c’era una struttura che potesse ospitare una manifestazione. Non era ancora il momento in cui si poteva affittare l’Hibiya Kokaido a caro prezzo. Dopo la manifestazione presso Takashimaya, seguirono quelle presso Mitsukoshi a Ikebukuro e sul tetto dei grandi magazzini Tokyu di Shibuya. A quei tempi si poteva affittare una sala conferenze in una scuola di bellezza o presso la sede di un giornale, o in altri posti del genere.

ERARD
Ma qual è stata la prima occasione ufficiale per l’Aikikai?

TADA
Se consulti gli archivi dovresti scoprirlo.

Vetrina del grande magazzino Takashimaya con pubblicità  dell’Aikido (1956)

ERARD
Sembra che Kisshomaru Doshu abbia avuto difficoltà nel convincere O’Sensei ad approvare tali manifestazioni pubbliche.

TADA
O’Sensei era riluttante ad aprire l’Aikido al pubblico. In origine non era qualcosa che veniva reso disponibile al pubblico. Nel Daito-ryu era la stessa cosa, neppure Takeda Sokaku Sensei rivelava le cose apertamente. Nessuno dei vecchi Budoka lo faceva, dimostravano solamente per certe persone privilegiate, non agli estranei.

Si chiamavano Otome-waza, ossia le tecniche che non sarebbe stato consentito insegnare al di fuori del proprio dominio feudale. È del tutto comprensibile perché se si fosse permesso ad estranei di apprendere i propri segreti, ti avrebbe messo in una posizione di svantaggio. Un altro motivo era che se un insegnamento si diffondeva troppo, si deteriorava. Ecco perché veniva passato solo a persone speciali, con molta attenzione. Era quel tipo di tempo.

ERARD
Quando ha deciso di fare dell’Aikido la sua professione?

TADA
Non è una professione! Questo è un argomento difficile. Non è una professione, perché è enorme, è ricerca, questo è il punto. Nel Budo di un tempo, come il tiro con l’arco trasmesso nella mia famiglia, non venivano presi studenti. La propria occupazione era il servire un signore, come samurai. L’idea non è di guadagnarsi da vivere attraverso l’Aikido: si trattava solo di fare ricerca. Potrebbe essere difficile da capire.

ERARD
Nel mondo dell’Aikido c’è un certo dibattito su quanto sia importante l’allenamento con le armi.

TADA
Se si praticano bene le tecniche di base a mano libera, si dovrebbe essere naturalmente in grado di usare anche le armi. Questo non è vero solo per l’Aikido, ma si applica a tutte le forme tradizionali di Budo. Esiste un detto: “Il Jujustu è la madre di tutte le arti marziali”. Quindi se si usa il proprio corpo e le tecniche con attenzione e precisione, allora, quando si impugna una spada, diventerà un movimento di spada, se si impugna una lancia, una Naginata, un Jo, si sarà in grado di usarli tutti.

Se si controlla il kokyu e il timing, si dovrebbe essere in grado di usare tutte le armi del Samurai come la catena con falce, ecc. Non c’è bisogno di impararla come una specifica abilità. Ovviamente se si usa la spada bisogna abituarsi ad essa e conoscerne le caratteristiche, il fatto che taglia, ad esempio. Con la lancia si useranno le caratteristiche della lancia a proprio piacimento. Lo stesso con la Naginata, è necessario coglierne le specificità. Tuttavia il dire che siccome è Aikido lo devi praticare con il Jo o con la spada è una cosa strana. La vera idea è che si sarà in grado di usare tutto. È così, e non è una cosa specifica per l’Aikido.

C’è un libro su come nel periodo Meiji il preside di una scuola elementare creò una forma di ginnastica per bambini basata sulle arti marziali. Puoi leggerlo nel libro “Meiji budo-shi” di Watanabe Ichiro Sensei. Non si tratta solamente della normale callistenia, la forma integra le arti marziali giapponesi. Se si padroneggia a dovere questo bujitsu-taiso, si dovrebbe essere in grado di usare spada, lancia, naginata e bastone. Era un insegnante di scuola, quindi voleva che i bambini si esercitassero. Questa è l’idea.

Meiji Budo-shi di Watanabe Ichiro

Di conseguenza, in Aikido, se si pratica bene la tecnica, se il modo in cui si utilizza il movimento è corretto, diventerà Aikiken, o Aiki con la lancia, o Aiki con la naginata, o Aiki con il jo. O se si usano tecniche di lancio, diventerà un modo di lanciare specifico dell’Aiki. Kokyu, ecco che cos’è. Se si guarda al Judo o al Kendo moderno, questo modo di pensare non è visibile, perché sono sistemi competitivi basati su un insieme di regole. In quel quadro, non si pensa ad altro. Nel Judo ci sono regole per il Judo, si cade automaticamente in un modo di pensare e proiettare che segue queste regole. Quando si guardano Judo, Kendo e Naginata contemporanei, sono tutti considerati come cose diverse. Ma non è così! Storicamente, il modo di pensare è diverso. Quindi originariamente nell’Aikido, se puoi lavorare con la spada o con la lancia, puoi anche lavorare con la naginata, questo è scontato.

Richiede però molto tempo perché bisogna familiarizzarsi con le armi. La gente semplicemente non si allena e se non ci si allena non si sarà in grado di farlo. Ad esempio, se esegui Shiho-Nage velocemente, si può anche tagliare in quattro direzioni, può anche diventare un movimento di Jo, e se fatto con la lancia diventerà una stoccata in quattro direzioni. Tutto dipende dalla tua dedizione. O Sensei praticava questo tutto il tempo.

ERARD
Si tratta di praticare da soli?

TADA
Praticare da soli, esatto, poi è questione di padroneggiare il modo di usare l’arma. Ma c’è una differenza fondamentale nel modo di pensare: se si pensa all’arma come parte del proprio corpo, o se la si considera come un qualcosa di esterno che devi prima affrontare. Se non si capisce questo, non si sarà in grado di risolvere questo problema.

ERARD
O’Sensei si allenava molto da solo?

TADA
Quando O’Sensei era nelle foreste di Ayabe, appendeva piccoli bersagli in 8 direzioni e si esercitava a perforarli con una lancia lunga più di 5 metri, dalla mattina alla sera. È così che ha imparato la lancia.

Illustrazione tratta dal libro “Introduction to Aikido” (1972) di Ueshiba Kisshomaru, rappresentante O’Sensei che si allena con la lancia ad Ayabe

Successivamente, quando O Sensei si trasferì a Tokyo grazie all’ammiraglio Takeshita, Yamamoto Gonbei, che era ministro della Marina durante la guerra russo-giapponese e che in seguito divenne primo ministro, vide O’Sensei usare la lancia e disse: “Questa è la prima volta che io ha visto una lancia vivente dai tempi della rivoluzione Meiji”. Lo stesso O’Sensei aveva detto: “Sono fiducioso nelle mie capacità con la lancia”. Raccontò che per lui impilare con la lancia sacchi di riso da 60 kg in diversi mucchi era un gioco da ragazzi, era molto facile. Quindi se si praticano intensamente le tecniche di Aikido e si vuole esprimere un certo flusso di movimenti con la spada o con il jo, funzionerà. Se non si pratica, non si sarà in grado di farlo.

ERARD
Cos’è più importante, praticare da solI o con un partner?

TADA
Ovviamente muoversi da soli è più importante. Se non si è capaci di muoversi da soli, non si potrà nemmeno muoversi con un partner. Quando il tuo partner ti attacca in questo modo, puoi fare questo, (una certa serie di movimenti) devi esercitarti occasionalmente ma è diverso (dalla pratica principale).

ERARD
In che modo?

TADA
Il primo principio dell’allenamento è usare la proria mente e corpo lavorando sulle basi. Una volta che si è imparato questo, si sarà in grado di applicarlo a tutto. Se non si ha questa idea fondamentale [della pratica] non si capirà. Se non si è in grado di usare la mente e il corpo liberamente, come ci si può esercitere con un partner? Quella che viene chiamata pratica realistica, ossia quando il tuo partner ti attacca in questo modo, fai questo, quando ti attacca in quel modo, fai quello, questa è solo un tipo di applicazione pratica.

È come un chirurgo che sta operando. Se non ha le competenze di base, non sarà in grado di operare. Quindi prima bisogna padroneggiare l’uso della mente e del corpo. Una volta fatto questo, le tecniche nasceranno naturalmente. Questo è il modo tradizionale di pensare. Nell’arte della spada l’uso della spada è cruciale, ma quando arriva il momento critico, dipende tutto dal modo in cui usi la mente e il corpo. Tenetelo a mente e forgiatevi attraverso l’allenamento, questo è l’insegnamento della trasmissione tradizionale [del Budo].

ERARD
All’Hombu Dojo si parla raramente di energia Ki, come mai?

TADA
Questo è qualcosa che bisogna ricercare da soli. Si tratta dell’ “uso della tua energia vitale, quindi impara da te”, o così ci è sempre stato detto. È sempre stato così, e se non si ha familiarità con questo concetto fin dall’infanzia è difficile. Nel tiro con l’arco, ad esempio, perché non si dovrebbe essere attaccati al fatto che si colpisca o meno il bersaglio? Perché praticare in modo spassionato e indifferente?

Per dirla in parole semplici, dipende dal modo in cui si usano la mente e il corpo. Se non si è interessati a questo aspetto, non si sarà in grado di farlo. Non dipende dal fatto che questo ti sia stato insegnato se sarai o meno in grado di farlo. Un punto è il flusso dell’energia del ki. La pratica di O’Sensei era basata sul “flusso del ki” e sul “tanren”. Questo è stato descritto per la prima volta nella rivista Aikikai-shi nel 1950. Ora lo si può trovare nel libro “The Spirit of Aikido”. Il metodo di pratica in Aikido è diviso in flusso del ki e tanren.

La prima edizione di Aikido Shinbun (1950)

Tanren significa lasciare che il partner stringa forte, ma questo non si trasformerà in tecnica, perché la testa semplicemente si perderà. [Lo scopo è] non essere turbato anche se si viene tenuti con forza. Se viene tenuti con forza, e il proprio sentire non è attaccato all’avversario, si sarà in grado di muoversi. Il flusso dell’energia ki [ki no nagare], d’altra parte, è più complicato. Per prima cosa bisogna imparare l’ordine corretto dei movimenti per ciascuna tecnica. Mentre lo si fa, gli angoli del triangolo diventano sempre più rotondi e alla fine diventa come un cerchio, come in riaii [armonia di principi]. Poi emerge un flusso, un flusso del corpo.

A questo si aggiunge il Kokyu, ciò che è conosciuto all’estero come Pranayama, che riceve energia attraverso la respirazione. “Ki no renma” [lucidare il ki] significa aumentare e focalizzare la propria energia vitale. A parte le tecniche di Aikido, quando qualcuno si ammala e vuole curarsi con la sua energia vitale, questo è anche “ki no nagare no renma” [lucidare il flusso del ki]. In questo modo si unifica la tecnica con il flusso della propria energia vitale. O’Sensei ha detto “lucidare il flusso del ki” per spiegarlo in modo contemporaneo.

ERARD
O’Sensei ha parlato esplicitamente di Ki No Renma?

TADA
Sì, e appare anche nei suoi scritti. Tuttavia, se ci si sforza solo di studiare la parola “ki”, non si potrà capire. Dipende dalla individuale visione del mondo, dalla propria visione dell’universo. Il pensiero giapponese è infuso di filosofia orientale. È necessario indagare le connessioni, dall’India e dalla Cina e poi lo shintoismo ecc. È unico e indipendente da altri sviluppi. Si è anche diffuso in Europa e in America in altre forme.

ERARD
Lei spesso racconta di quanto fosse difficile capire le spiegazioni di O’Sensei, ma di come sia diventato più facile dopo aver incontrato Nakamura Tempu Sensei.

TADA
Quello che ho capito dopo aver iniziato a seguire Tempu Sensei era dovuto allo studio delle trasmissioni delle antiche arti marziali e al modo di pensare della cultura tradizionale giapponese.

Hiroshi Tada si esercita presso il Tempukai sotto la supervisione di Nakamura Tempu (1959)

Questo è diverso dal dire che il modo di parlare di O Sensei era difficile da capire. Per capirlo bisogna avere una comprensione del modo in cui la cultura tradizionale giapponese intendeva le cose, allora diventa più facile da capire. La radice delle lezioni di Ueshiba Sensei era il buddismo esoterico Shingon, al di sopra di questo c’è uno strato di antico shintoismo. Se non se ne ha padronanza, sarà difficile da capire.

Per quanto riguarda lo Shinto, al Tempukai c’era un Sempai di circa 8 anni più anziano di me, Sugiyama Hikoichi, che frequentava il Kokugakuin, una scuola che insegnava lo shintoismo. Per lui era facile cogliere il significato di quello che O’Sensei diceva. Le divinità shintoiste hanno un significato, come anche i diversi modi in cui sono collegate, e sapendo questo si può iniziare a capire. Si afferra un’idea approssimativa attraverso la sensazione intuitiva. Partendo dalle diverse storie che hai sentito raccontare dall’infanzia in poi, si capisce immediatamente la sensazione. Una comprensione più dettagliata, però, non è possibile. Quello che ho capito attraverso ciò che diceva Tempu Sensei è stato piuttosto il metodo per metterlo in pratica, perché pratichiamo con questo metodo, perché ci sono queste ragioni e queste connessioni.

Questo è ancora rilevante oggi. Il “mental training” o “mental management” [sic] occidentale provengono tutti dalla ricerca sul Raja Yoga e sull’Hata Yoga. La cultura giapponese contiene ciò che è arrivato dall’India attraverso la Cina. Una delle origini della cultura giapponese è il Kobo-Daishi, il mix sincretico di shintoismo e buddismo, o Shinbutsu Konko. Spiegare il Raja Yoga in parole semplici come “Mettere l’accento sulla connessione tra gli esseri umani e l’universo”. Questi concetti poi sono diventati il buddismo giapponese o anche la dottrina nazionale sotto il patrocinio della famiglia imperiale, diffondendosi in tutto il Giappone e divenendo parte anche di tutte le arti marziali.

ERARD
Come possiamo realizzare tutto questo nella pratica quotidiana?

TADA
Se dovessimo iniziare a parlarne, ci vorrebbe molto tempo. Il punto più importante è non essere attaccati da cose/avversari, è la differenza tra “concentrazione” e “attaccamento”. Il problema più grande è come raggiungere questo stato di non attaccamento in modo semplice, e questo vale per tutti i problemi della vita quotidiana.

Conferenza tenuta da Tada Shihan durante il 12° Congresso IAF a Takasaki

ERARD
Si tratta di un’abilità che viene sviluppata attraverso una pratica intensiva?

TADA
Piuttosto che pensare ad abilità o pratica intensiva, si tratta di permeare la propria vita quotidiana. Questo è un problema eccezionalmente difficile. Si applica a tutte le azioni. Se ci si pensa in termini di “come aumentare e usare la propria energia vitale” si potrà capire. Aumentare la propria energia vitale e poi usarla.

Non c’è nessuno che non stia affrontando questo problema, dal momento in cui si nasce a quando si muore. Questo è un problema difficile. È difficile ma è qui che risiede lo stress.

ERARD
Questo è quello che praticava O’Sensei?

TADA
O’Sensei nacque a Kii-Tanabe, ai piedi del monte Koya. La sua famiglia apparteneva al buddismo esoterico Shingon e lui tenne a cuore questi insegnamenti fin dall’infanzia. Poi a 35 anni conobbe Deguchi Onisaburo. Dopo aver provato ad ascoltare quello che O’Sensei diceva, ho capito che aveva investigato profondamente gli insegnamenti all’interno della tradizione e li aveva compresi a modo suo.

ERARD
In precedenza, lei ha menzionato il libro “Budo Renshu”. Ce ne può parlare?

TADA
In realtà ci sono diverse versioni di questo libro, ce ne è anche una ciclostilata. Quello con la copertina morbida del dopoguerra è un po’ diverso. La versione del dopoguerra… Che anno era? Verso la fine del 1945. È un po’ diverso dall’O’Sensei di allora. Anche la prima versione ciclostilata fu copiata e questo è stato un po’ problematico, perché successe senza consultare O’Sensei.

Fianco a fianco, le versioni del libro del 1934 e del 1954, che contengono principalmente lo stesso testo e le stesse immagini. [Per ulteriori informazioni su questi due libri, cliccare qui]

ERARD
Cosa ne pensava O’Sensei dello scrivere libri?

TADA
A O Sensei venne spesso detto di scrivere un libro, ma gli era difficile, dato che continuava a cambiare tutto il tempo. Se non avesse cambiato, avrebbe potuto scrivere [la sua visione dell’Aikido], ma cambiava continuamente. A che serve scrivere quello che si stava facendo in precedenza, quando i nuovi cambiamenti avvengono continuamente? Non lo si può scrivere.

ERARD
Lei usa spesso la frase: “L’Aikido è il Budo che è vivo nel tempo presente”.

TADA
È qualcosa che diceva Kisshomaru Doshu: “Ueshiba Morihei, mio padre, mirava a un’arte marziale viva nel presente”. Tuttavia non so cosa intendesse esattamente, non conosco il contesto in cui è stato utilizzato perché non lo ha spiegato. Potremmo avere una vaga idea di cosa intendesse, ma non so che tipo di significato gli abbiano dato Kisshomaru Sensei e Ueshiba Sensei.

ERARD
Quale significato ha per lei?

TADA
L’Aikido è un’arte che ha al centro i principi della mente e del corpo, una tecnica che nasce dall’estrema attenzione del Budo, dal confine stesso tra la vita [e la morte]. Attraverso questa tecnica, attraverso la nostra vita, la nostra mente e il nostro corpo, come possiamo creare qualcosa di positivo per la società contemporanea? Senza distruzione, in una direzione positiva? Per me questo è quello che significa. Dopo tutto, il detto: “L’amore è alla radice delle arti marziali” non si riferisce all’idea di amore di cui normalmente parliamo. È l’amore dell’universo.

ERARD
Com’è cambiato il suo Aikido?

TADA
All’inizio, quando ero uno studente universitario, praticavo molto duramente. Ascoltando O’Sensei e Tempu Sensei, anche senza esserne consapevoli durante la pratica [????]. Quando si è giovani si pratica in modo energico, ci si allena come in una tecnica da combattimento. Come principio generale, comunque, quando la parola “via” viene aggiunta a un’arte marziale, significa che viene rimossa dalla pratica effettiva [del combattimento].

Anche così, dal periodo Meiji in poi, iniziarono guerre con paesi stranieri e la società non fu più in grado di pensare al di fuori del contesto del “combattimento”. Fu allora che le cose si complicarono. Esisteva una divergenza tra lo sviluppo della società (verso il militarismo) e ciò che O’Sensei praticava. Questa era la difficoltà, soprattutto dal periodo Showa in poi.

ERARD
Esiste il detto: “Essere avvelenati da insegnamenti segreti”. Ce lo potrebbe spiegare?

TADA
Un buon esempio è quando mio nonno iniziò a praticare tiro con l’arco. Mio bisnonno, nato nel periodo dei samurai, era esperto nell’equitazione e nel tiro con l’arco, gli disse due cose. Una era: “Non criticare la tecnica degli altri”. L’altra era: “Non leggere libri sul tiro con l’arco”. Gli disse questo, perché in caso contrario sarebbe sorta confusione. Questo maestro dice questo, quest’altro maestro dice qualcosa di completamente diverso. Scegliere il meglio tra cose diverse è il metodo per fare il minor progresso. Ne viene fuori un patchwork.

Se si vuole imparare qualcosa correttamente, bisogna prima seguire e padroneggiare l’insegnamento del maestro. Dopodiché, ogni tanto si può trovare qualcosa di molto sofisticato scritto in un libro di tiro con l’arco. “Essere avvelenati da insegnamenti segreti” è qualcosa che accade anche nell’Aikido. Invece di guardare i propri piedi, le persone guardano in alto e imitano movimenti sofisticati in modo pretenzioso e vuoto. Questo è chiamato “essere avvelenato da insegnamenti segreti” ed è una cosa abbastanza diffuso nell’Aikido.

ERARD
In che modo è cambiata la pratica dell’Aikido fino ad oggi?

TADA
Non posso dirlo perché è diverso per persone diverse. È come l’arte. In giapponese, il Budo è chiamato “arte”, ma quando la parola inglese “arte” è stata introdotta durante la restaurazione Meiji, abbiamo usato la parola “geijutsu” per la traduzione perché non c’era nient’altro, non c’era equivalente e quindi è stato adattato “geijutsu”. Ecco perché il libro di Issai Chosan si chiama “Tengu Geijutsuron”. Il significato della parola giapponese “geijutsu” è “arte marziale” in questo caso. Sia che si metta il Budo nel vasto quadro educativo creato dal ministero dell’educazione, o che si pensi che debba essere trasformato in uno sport, cosa cambierà è tutta una questione di come la si pensa. La cosa difficile è la realtà. E perché? Perché se tutti praticano la stessa cosa contemporaneamente, le persone che si muovono in modo unico diventeranno più rare.

Tengu Geijutsuron

Un ulteriore punto, forse il più importante, è che non viviamo più in un periodo in cui abbiamo bisogno delle arti marziali come abilità pratica. La polizia può usare il Taihojutsu per arrestare i criminali, i soldati possono praticare le arti marziali che ancora esistono, ma per il grande pubblico è un mezzo educativo, che non è più normale. C’è la tendenza a pensarlo come non più importante. Ma in realtà è importante praticare e coltivare un’arte di qualche tipo. Che si tratti di danza, pittura o musica, è preferibile che tutti pratichino qualcosa con la mente e il corpo che gli permetta di esprimersi attraverso di essa questo è certo. Separato dall’autodifesa, o da una parte dell’addestramento della polizia, o dalle abilità di combattimento per le forze di autodifesa, ma come un’arte tradizionale giapponese. Perché luciderà la tua percezione/sensazione/intuizione. Luciderà il modo in cui pensi alle cose. E il più grande di tutti i problemi, la differenza tra concentrazione e attaccamento.

ERARD
Come possiamo superare questo problema?

TADA
Superarlo? Dopo aver appreso la tecnica e aver praticato molto duramente, si sarà inconsciamente in grado di sentire la differenza tra concentrazione e attaccamento. Ad esempio, ora ho 86 anni, molti dei miei amici e colleghi sono malati o feriti, e alcuni di loro hanno persino visto i loro figli morire prima di loro. Questo è quando lo stato della tua mente e il modo in cui usi la tua mente (diventa importante). Capisci “attaccamento”? La differenza tra “concentrazione” e “attaccamento”?

ERARD
“Attaccamento” significa essere catturati dalle cose, “concentrazione” significa semplicemente riflettere le cose come uno specchio?

TADA
Tremila anni fa Chuang Tze ha detto: “Il vero essere umano usa la mente come uno specchio”. Non c’è dubbio che questo sia il problema più importante dell’umanità nei suoi 3000 anni di storia.

ERARD
Come si trasforma l’uno nell’altra?

TADA
L’attaccamento significa che la mente è attaccata alle cose che percepisce e si ferma. Concentrazione significa riflettere semplicemente le cose come uno specchio, ecco perché si rimane liberi. Quando ci si ammala, ad esempio, per guarire se si rimane attaccati la mente si stancherà e raggiungerà uno stato di sofferenza. Quello è il problema, questa è l’origine di tutti i problemi. Ogni volta che accade qualcosa di grande nel mondo, la ragione di solito è [attaccamento di qualche tipo]. Dalle più grandi guerre e ribellioni al problema più personale e più piccolo, è la radice di tutto. Quando ci pensi, è molto importante. Ma è un problema molto difficile, non qualcosa che può essere insegnato. Anche se capisci la logica, non significa che puoi raggiungere uno stato mentale trasparente.

ERARD
Bisogna studiare questo da soli?

TADA
Il modo in cui lo si affronta è estremamente importante.

ERARD
La ringrazio molto.

TADA
Prego. Andava bene? Penso che non sarà semplice tradurlo! [ride]

Fonte: Erard Guillaume, Interview with Tada Hiroshi Shihan – A Lifetime Cultivating the Ki, Guillaume Erard, 2017 https://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-tada-hiroshi-shihan/

Tradotto e pubblicato con l’autorizzazione dell’autore

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2 pensieri riguardo “Intervista a Tada Hiroshi: Una Vita Trascorsa a Coltivare il Ki”

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