Altre 10 Famose Sfide di Aikido


Seconda parte di un articolo accolto con tanto interesse e che tratta un aspetto non molto pubblicizzato della storia dell’Aikido: famosi insegnanti di Aikido che lanciano o accettano sfide proprio come farebbero diversi di noi…

di SIMONE CHIERCHINI

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1. MORIHEI UESHIBA contro SOKAKU TAKEDA

FRANCE CULTURE
Lei menzionava lo Zen nell’Aikido. Potrebbe riassumere per noi il viaggio personale e spirituale di Ueshiba, il fondatore dell’Aikido?

Sokaku Takeda, il più famoso maestro di Daito Ryu Aiki Jujutsu dei tempi moderni. Il suo allievo più famoso fu Morihei Ueshiba

ANDRE’ NOCQUET
Il maestro Ueshiba ebbe difficoltà  a camminare fino all’età di sette anni, era molto fragile. Era normale, quindi, che volesse diventare forte, anche perché era anche piuttosto piccolo di statura. Io non sono alto, ma lui era comunque dieci centimetri più basso di me. Era alto circa 1,55m, non di più. A poco a poco, attraverso specifici esercizi, divenne gradualmente sempre più forte. Ad esempio, per imparare a schivare, chiedeva ad alcuni allievi di tirargli contro pietre o barbabietole, e lui si allenava ad evitare di essere colpito. In questo modo è nato il taisabaki. Tuttavia, la via di Ueshiba, non la sua via spirituale, ma quella fisica, fu quella di sfidare molti maestri.

FRANCE CULTURE
Come avvenne in Hokkaido, ad esempio?

NOCQUET
Sì, come in Hokkaido, ma prima si era recato in molti altri dojo. Girovagava e quando vedeva un maestro in azione immediatamente gli lanciava una sfida per vedere se poteva batterlo. Ne sconfisse tanti; diceva di non aver nulla da imparare dalle persone che aveva battuto. Poi, un giorno, in Hokkaido incontrò un maestro di nome Takeda. Successe nel retro di una locanda, in una piccola stanza: il maestro si stava esercitando in una serie di schivate e Ueshiba ne fu molto colpito.

FRANCE CULTURE
Come poteva sapere che era un maestro?

NOCQUET
Gli era già stato riferito che era Takeda, maestro di una certa scuola. Ueshiba lo osservò in azione e subito dopo gli chiese se poteva combattere contro di lui. E lì successe un qualcosa di straordinario: nel giro di pochi minuti il piccolo corpo di Ueshiba fu proiettato una sessantina di volte. Ueshiba aveva trovato il suo maestro e cominciò a lavorare con lui. Takeda lo prese come allievo, ma gli insegnò solo 5 minuti al giorno, o anche meno. Durante il resto della giornata doveva lavare il suo maestro e preparargli da mangiare. Il Giappone era così. Non funzionava come in Europa, bisognava darsi interamente al maestro, non pagarlo.

Fonte: http://www.guillaumeerard.com/aikido/interviews/interview-with-andre-nocquet-8th-dan-pioneer-of-aikido-in-europe


2. T.K. CHIBA contro i GANGSTERS

CHIBA
“Una volta in Giappone un gangster mi attaccò con un coltello. Mi tirò una coltellata al ventre e io lo bloccai con Gedan Barai, poi gli ruppi il braccio con Kata Katamae.
In un’altra occasione ero a Parigi con Noro Sensei e eravamo andati insieme in un night club. Stavo bevendo un drink in una parte del locale, mentre Noro Sensei era in un’altra stanza a giocare a carte, o qualcosa di simile.

Nel mondo del Budo, Kazuo Chiba è talvolta noto come rappresentante del lato duro dell’Aikido

All’improvviso sentii un rumore pazzesco proveniente dalla zona in cui si trovava Noro, quindi andai a vedere cosa stava succedendo. Un vecchio giaceva sul pavimento e uno più giovane lo stava prendendo a calci. Era terribile, c’era molto sangue sul pavimento, penso che lo avrebbe ammazzato.
Noro Sensei allora mi disse: “Chiba, fai qualcosa!”. Non voleva essere coinvolto (Chiba se la ride).
Afferrai quell’uomo e, interrompendo la sua aggressione, gli chiesi cosa pensava di star facendo. Mi rispose in francese, quindi nessuno dei due capì cosa l’altro stava dicendo.
Lo trascinai fuori… e poi successe qualcosa. Il mio corpo reagì e lo buttai per terra con una tecnica di Judo, Osoto Gari.
Lui sbatté a terra in malo modo e si sentì un rumore metallico. Fu allora che mi resi conto che aveva tirato fuori un coltello. La mia presenza di spirito era stata tale da farmi reagire in modo inconsapevole. Quel tipo era un gangster della zona di Pigalle ed è per questo che nessuno aveva cercato di fermarlo. Sembrebbe che tutti avessero chiaro chi fosse, ma io no! Per me non faceva nessuna differenza”.

Fonte: http://www.aikidosphere.com/kc-e-challenges


3. MORIHEI UESHIBA contro un UFFICIALE DI MARINA

KISSHOMARU UESHIBA
“Un giorno un ufficiale della marina in visita ad Ayabe decise di sfidare Morihei a un duello di spada. Morihei acconsentì, ma rimase disarmato.
L’ufficiale, uno spadaccino di alto rango, fu ovviamente offeso da questo affronto alle sue capacità e si scagliò furiosamente contro Morihei.
Morihei evitò con facilità i ripetuti colpi e stoccate dell’ufficiale. Alla fine, l’ufficiale ormai esausto si dichiarò sconfitto e chiese a Morihei il suo segreto.
“Una frazione di secondo prima dei tuoi attacchi, 
un raggio luminoso mi balenava davanti agli occhi, rivelandomene la direzione”.

Fonte: Ueshiba, Kisshomaru, Aikido (1985), Tokyo, Hozansha Publications


4. ROY SUENAKA contro un TEPPISTELLO di OKINAWA

SUENAKA
“Una volta un tizio del posto entrò nel dojo indossando abiti da strada e disse che aveva studiato Kobayashi-ryu. Conoscevo quel sistema perché era stato fondato da Chihana Chosin, che era un insegnante eccezionale. Tutto quello che mi disse fu: “Studio Kobayashi-ryu”. Non si prese neppure la briga di presentarsi. Allora gli risposi: “Bene, d’accordo… cosa stai cercando di dirmi?”. Allora mi mostrò un profondo taglio sulla mano.

TEPPISTELLO
“Noi prendiamo a pugni le pietre, infiliamo le mani nei vetri… è così che mi sono tagliato”.

Roy Suenaka, qui Sergente dell’US Air Force in Okinawa nei primi anni ’70

SUENAKA
“Lo sai che è una cosa veramente stupida? Ci sono altri modi per diventare forti”.

TEPPISTELLO
“Sì, e questa roba cos’è allora? Non mi sembra che funzioni. Ragazzi, vi muovete come se steste ballando!”.

SUENAKA
“Beh, possiamo occuparci di te, se proprio dobbiamo”.

TEPPISTELLO
“Ti dispiace di farmelo vedere?”

SUENAKA
Era una vera e propria sfida, e non si entrava in un dojo a fare quella roba, non in quel momento. Così gli dissi: “Cosa vuoi che ti mostri?”. Ero già bello e pronto a dargliele, ma si trattava comunque di uno abbastanza giovane, forse appena più vecchio di me, e mi sembrava piuttosto in forma e rapido.

TEPPISTELLO
“Adesso ti piglio a cazzotti e vediamo cosa riesci a fare, ok?”

SUENAKA
Non mi ero dimenticato cosa fosse il ma-ai… Mi è arrivato addosso con un pugno e mi ha tirato un calcio, molto velocemente. Io mi sono spostato di lato e boom! L’ho colpito al viso, rompendogli il naso, poi gli ho afferrato una mano, e gli ho tirato un kote-gaeshi, rompendogli un polso. Quando si rialzò gli chiesi: “Adesso cosa altro ti piacerebbe vedere?”

Fonte: Roy Suenaka, Complete Aikido: Aikido Kyohan -The Definitive Guide to the Way of Harmony, 1997, Tuttle Publishing


5. MORIHEI UESHIBA contro 6 TIRATORI SCELTI

SHIODA
Parlando di cose strane, lasciatemi raccontare un evento davvero fuori dal normale. Si tratta di qualcosa che ho visto con i miei occhi.
Una volta, un ufficiale dell’arsenale dell’esercito, accompagnato da 9 soldati, venne a visitare lo Ueshiba Dojo. Erano venuti ad ammirare la meravigliosa arte dell’Aikido, di cui avevano sentito parlare. Si trattava di ispettori il cui lavoro era testare nuove armi e giudicare se i sistemi di puntamento fossero accurati o meno. La loro abilità di tiro era a livello olimpico e avevo notato che centravano sempre il bersaglio.
Quel giorno Ueshiba sensei aveva fatto una dimostrazione davanti a queste persone, e aveva poi affermato: “I proiettili non possono colpirmi”. Ovviamente avevo già sentito dire che quando era in Mongolia aveva evitato i proiettili sparati da alcuni briganti montati a cavallo, ma questo era abbastanza diverso.

Morihei Ueshiba in una foto-ritratto del 1928. Copyright Aikido Journal 2017

L’orgoglio degli ispettori ne fu ferito e si adirarono.
“Sei sicuro che i proiettili non ti toccheranno?” gli chiesero.
“Oh no, non mi toccheranno”.
“Allora non ti dispiacerà provarcelo?”
“Certo che no”.
Lo presero in parola e  prontamente concordarono la data in cui si sarebbero incontrati presso il poligono dell’esercito di Okubo. Prima del giorno stabilito, obbligarono Ueshiba Sensei a mettere ufficialmente per iscritto che aveva accettato di offrirsi come bersaglio vivente per gli ufficiali dell’esercito e gli fecero apporre la sua impronta digitale sul documento. Come ulteriore precauzione e verifica, fecero registrare il documento presso il tribunale dell’esercito. Pertanto, anche se Ueshiba sensei fosse stato colpito e ucciso, nessuno avrebbe potuto presentare un reclamo.
Arrivò il giorno stabilito e un’auto militare venne a prendere Ueshiba sensei per portarlo al poligono di Okubo. Il signor Yukawa ed io eravamo stati incaricati di accompagnarlo. Ovviamente la moglie del maestro era molto spaventata e lo pregò di cambiare idea, ma Ueshiba sensei continuò a rispondere in tutta tranquillità: “Non ti preoccupare, non colpiranno mai il loro bersaglio.
Anche io e il signor Yukawa eravamo molto preoccupati, al punto in cui ci chiedemmo se non sarebbe stato opportuno fare i preparativi per i funerali del maestro. Quando arrivammo al poligono trovammo un’altra sorpresa ad attenderci. Mi aspettavo che sarebbe stata puntata una sola pistola contro il maestro; scoprimmo invece che gli avrebbero sparato contro sei uomini.
La distanza ideale per la pistola era di 25 metri e normalmente veniva piazzato un bersaglio a forma umana a quella distanza. Questa volta, tuttavia, Ueshiba Sensei sarebbe stato lì al posto del fantoccio. I sei uomini si posizionarono, poi puntarono verso Ueshiba Sensei. Mentre lo fissavo, continuavo a pensare impotente che 25 metri fossero una distanza considerevole. Mi chiedevo cosa diavolo potesse fare il maestro da lì.
Uno due tre. I sei revolver spararono contemporaneamente e una nuvola di polvere si alzò attorno a noi. Poi, improvvisamente, uno dei sei tiratori volò in aria! Che cosa era successo? Prima che potessimo capirlo, Ueshiba Sensei era dietro i sei uomini, e se la rideva allegramente.
Eravamo tutti sconcertati. Non riuscivo davvero a capire cosa fosse successo. Non solo io, ma tutti quelli presenti erano così sbalorditi da non riuscire a trovare le parole per esprimere il nostro shock. I sei ispettori non erano ancora convinti, per cui chiesero a Ueshiba Sensei se potesse farlo di nuovo. “Va bene”, rispose con indifferenza.
Ancora una volta, le sei pistole furono puntate su Ueshiba Sensei e spararono. Questa volta volò per aria l’ultimo ispettore del gruppo. Proprio come prima, Ueshiba Sensei si trovava dietro ai sei ispettori, prima che chiunque sapesse cosa stesse succedendo. Ero sbalordito. Quella volta mi ero ripromesso di guardare con attenzione per vedere esattamente cosa avrebbe fatto il maestro. Nonostante questo, anche se mi fossi sforzato di farlo, non ero stato affatto in grado di vedere come si fosse mosso.
Di fronte a Ueshiba Sensei c’erano le canne dei sei revolver che avevano sparato. Fino a quel momento riuscivo a ricordare chiaramente, ma la fase successiva, in cui il maestro aveva coperto la distanza di 25 metri e proiettato uno dei sei tiratori, semplicemente non la riuscivo a comprendere. Non sono riuscito a trovare altre spiegazioni se non che quelle fossero “Tecniche Divine”.
Sulla via del ritorno gli chiesi: “Sensei, come hai fatto a fare una cosa del genere?”. Mi rispose così: “Prima dello sparo, mentre premono il grilletto, parte un lampo come una pallina d’oro. Il proiettile del revolver arriva dopo, quindi non è difficile evitarlo”.

Fonte: http://www.aikidofaq.com/history/story.html


6. JASON DELUCIA contro STEVEN SEAGAL

DELUCIA
Fin da quando ero molto giovane ho sempre voluto studiarlo (l’Aikido), ma il massimo che potessi fare erano i libri e l’Aiki-jujitsu che un gran numero di poliziotti utilizzava.
La prima forte esposizione che ho avuto all’ambiente tradizionale dell’Aikido fu a causa di una sfida aperta a invito che Steven Seagal aveva pubblicato sulla rivista Black Belt. In essa aveva dichiarato:

Jason Delucia è un veterano dell’UFC, oggi ritirato dopo 55 incontri (33 vittorie/21 sconfitte/1 pareggio)

“Chiunque voglia colmbattere contro di me venga nel mio dojo e sia pronto a combattere fino alla morte!”
Nel 1992 risposi a questa sfida. Guidai per 3000 miglia fino a Los Angeles, affittai un appartamento e andai subito nel suo dojo con una copia della rivista, una risposta scritta e la mia presenza fisica. Il suo capo istruttore Harua Matsuoka dovette rispondere in sua vece.
Il mio punto era che se avesse scelto di fare dichiarazioni del genere per rafforzare la sua popolarità, avrebbe poi dovuto sostenerle. Non lo fece mai.
Ogni mattina e ogni sera per circa sei mesi osservavo le sue lezioni (di Matsuoka – NdR). Ho imparato molto in questo modo. Non c’è neppure da mettere in discussione il fatto che Harua Matsuoka mi abbia offerto numerose conoscenze tecniche e che abbia educatamente tollerato la mia presenza in ogni singola lezione che impartiva”.

Fonte: http://www.mixedmartialarts.com/thread/1944580/Jason-DeLucia-almost-kicked-Steven-Seagals-ass/?page=1


7. T.K. CHIBA contro lo SFIDATORE SERIALE

CHIBA
Quando tornai in Giappone dall’Inghilterra, nel 1978, un uomo ci lanciò una sfida, ma l’Hombu Dojo rifiutò di accettarla, nonostante la sua insistenza.
(…) Come ho detto, questo tizio era insistente, e dopo qualche settimana ogni volta tornava a sfidarci. Ogni volta gli dovevo spiegare che non potevamo accettare. Penso che quell’uomo non ci stesse del tutto con la testa.
Come che fosse, alla fine ne ebbi abbastanza di lui e accettai la sua sfida. Ci organizzammo per incontrarci e risolvere il tutto. Insistetti sul fatto che ci impegnassimo a non sporgere denuncia in caso di lesioni gravi e ci scambiammo lettere in tal senso. Gli spiegai che come insegnante di arti marziali ero pronto a morire, se fosse stato necessario.
Così ci incontrammo e io ho iniziai attaccandolo, entrando direttamente e colpendolo per primo. Questo lo fece finire contro un muro, e mentre mi riavvicinavo mi saltò addosso: era come una tigre. Lo finii con Nikkyo.
A quel punto ne aveva avuto abbastanza. C’era sangue dappertutto e lui stava steso a terra urlando. Questa è stata l’ultima volta che ci ha sfidato – sembra che non si aspettasse che un aikidoka prendesse l’iniziativa attaccando.

Fonte: http://www.aikidosphere.com/kc-e-challenges


8. MORIHEI UESHIBA contro l’ESPERTO CACCIATORE

SHIODA
Uno dei miei conoscenti, il signor Sadajiro Sato, era un cacciatore della prefettura di Yamanashi. Era conosciuto come un esperto di caccia con il fucile. Per capirci meglio, solitamente quando un cacciatore mira e spara ad un fagiano, lo fa mentre l’uccello discende verso terra. In quel momento si dice che la sua velocità di volo sia di circa 200 km/h. Se il fagiano viene colpito alla testa, cade direttamente al suolo, se invece il proiettile colpisce il corpo, cade molto lontano. Di conseguenza, i cacciatori provano sempre a mirare alla testa, che non è un bersaglio facile da colpire. Il punto è che il signor Sato colpiva la testa ogni volta che sparava: era il maestro dei maestri.
Un giorno raccontai al signor Sato la storia di Ueshiba Sensei che evitava i colpi di sei revolver. “Anche se lo avesse fatto, sono sicuro che non sarebbe in grado di evitare il mio”, mi disse il signor Sato con convinzione. “La testa di un uomo è molto più grande di quella degli uccelli a cui sono abituato a sparare. Non riesco a immaginare come farei mancarla”.
Detto questo, il signor Sato scese dalle montagne per sfidare Ueshiba Sensei. Lo accompagnai nel dojo di Ueshiba e dissi al maestro che il signor Sato voleva sfidarlo. Il maestro accettò la proposta.
Osservai il tutto con attenzione e un po’ ansiosamente. Ueshiba Sensei si sedette in Seiza all’estremità del dojo; il signor Sato si allontanò e prese la mira.
Poi, proprio mentre stava per premere il grilletto, Ueshiba Sensei abbassò la testa riconoscendo la sconfitta e urlò: “Aspetta! Il tuo proiettile mi colpirà! I tuoi pensieri non sono distorti e vuoi chiaramente colpirmi. Fin dall’inizio tu sapevi che avresti colpito il tuo bersaglio. Non posso evitare i colpi di un uomo simile, sei un vero maestro!”
Il signor Sato se ne tornò felice e contento sulle sue montagne.

Fonte: http://www.aikidofaq.com/history/story.html


Fumyo Toyoda fu un uchideshi dell’Hombu dojo che seguì Koichi Tohei nel Ki no Kenkyukai

9. FUMYO TOYODA contro il LADRO DI MACCHINE

HAWKINS
Toyoda sensei fu attaccato mentre guidava.
Un uomo gli si avvicinò e lo minacciò infilando un coltello nel finestrino parzialmente aperto della sua macchina.
Il maestro si rilassò completamente, mantenne il punto, mantenne il peso in basso, estese il Ki, chiuse il finestrino elettrico sul braccio di Uke, e lo portò  a spasso lungo la strada.
Mi sarebbe piaciuto vedere quella tecnica di chiusura!

Fonte: http://www.aikidofaq.com/stories/real_life.html


10. MORIHEI UESHIBA contro l’ESPERTO DI IAIDO

CHIBA
Ho iniziato a praticare Iaido quando ero un Uchideshi, perché O Sensei mi suggerì di farlo.
Intorno al 1959 o 1960, uno scrittore di nome Yamada veniva all’Hombu dojo. Stava scrivendo un romanzo intitolato Oja no Za, (Il trono del re), e utilizzava O Sensei come modello per uno dei personaggi.
Fece quindi delle registrazioni su nastro di O Sensei che parlava delle sue esperienze in Hokkaido. Mi sedetti ad ascoltare mentre O Sensei raccontava le sue storie, una delle quali riguardava un incidente in cui aveva affrontato la sfida di un esperto di Iaido, apparentemente su procura per Sokaku Takeda. Takeda Sensei aveva ucciso un certo numero di persone, tra cui un insegnante di Iaido, il cui studente aveva poi lanciato una sfida a Takeda Sensei. Takeda Sensei all’epoca era malato e non poté accettarla, quindi O Sensei andò come suo rappresentante e combatté sulla neve dell’Hokkaido.
Quando la distanza (maai) tra loro si chiuse, O Sensei all’improvviso dette un calcio alla neve con il suo piede anteriore, poi rapidamente entrò, colpendo il suo avversario su un lato, sotto all’ascella. Dopo di che lo proiettò a terra.

Fonte: https://rasboimartialarts.weebly.com/morihei-ueshiba.html

 

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