Fu Kisshomaru a Inventare il Sogno di Morihei?


Anche se la comunità dell’Aikido nel suo insieme è convinta che la genesi della filosofia dell’Aikido e il suo messaggio pacifista siano contenuti interamente nel capace grembo di Morihei Ueshiba, sembrerebbe che abbiamo molto da ringraziare anche Doshu Kisshomaru per il fatto di averli…

di SIMONE CHIERCHINI

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Come spesso accade, si tende a considerare le discipline come prodotti finiti, spesso dimenticando la lunga lotta vissuta dai loro iniziatori per arrivare a dove – generazioni dopo – troviamo il prodotto di quello sforzo.

Il viaggio di Morihei

Dove iniziarono gli sforzi di Morihei Ueshiba, quando la sua storia di Budoka decollò nel 1901, nel momento in cui si trasferì da Tanabe a Tokyo e avviò una piccola cartoleria? Anche se rimase nella capitale per meno di un anno – il 18enne contrasse il beri-beri e dovette tornare a Tanabe per la sua convalescenza – il soggiorno di Morihei a Tokyo gli ha offerto l’opportunità di iniziare il suo primo allenamento marziale a Shinyo Tenjin-Ryu Jujutsu  e allenarsi un po’ nello  Yagyu Shinkage-Ryu Jujutsu dojo. Quando era a Tanabe, aveva praticato Judo per alcuni mesi sotto la guida di un giovane insegnante di judo inviato dal Kodokan su richiesta del padre di Morihei.

Ueshiba Morihei 1903
Morihei Ueshiba intorno al 1903, mentre prestava servizio nell’esercito imperiale giapponese durante la guerra russo-giapponese (Copyright Aikido Sangenkai)

Successivamente si arruolò nell’esercito, dove fu sottoposto all’addestramento di base, che includeva nozioni di juken (baionetta), proprio come qualsiasi soldato dei suoi tempi. Combatté nella guerra russo-giapponese nel 1902-03 e fu poi inviato in Manciuria nel 1905. Congedato dall’esercito nel 1907, si imbarcò nell’impresa di fondare una colonia pionieristica a Shirataki, nell’Hokkaido, dove si trasferì con un gruppo di coloni da Tanabe grazie al sostegno finanziario di suo padre, Yoroku Ueshiba, un ricco gentiluomo terriero e politico locale.

Fu in Hokkaido che Ueshiba incontrò  Sokaku Takeda e il Daito-Ryu Aikijujutsu. Non è fuorviante affermare che, a quel punto, anche se era già un abile combattente, Morihei stava ancora cercando di trovare una sua collocazione sia come essere umano che come artista marziale. L’importanza del suo incontro con Takeda non può mai essere enfatizzata abbastanza: Takeda fu il creatore di Ueshiba, tanto per gli inestimabili insegnamenti che fu in grado di trasmettergli, quanto per il modello di vita di ciò che Morihei voleva non essere. Sokaku era un personaggio della vecchia scuola, i suoi modi erano intrisi della cultura e dello stile di vita del XIX secolo; intrinsecamente considerava e trattava chiunque alla stregua di nemici e in realtà aveva ucciso un numero imprecisato di persone nel corso dei suoi duelli in giro per il paese.

Morihei era invece il prodotto di un’era culturale in profonda evoluzione: condivideva molto dei modi di Takeda, ma non era assolutamente come lui e non fu mai soddisfatto di essere come lui. Voleva di più – da giovane aspirava già a costruire un ambiente migliore in cui vivere con i suoi parenti e seguaci – come dimostra l’avventura di Shirataki e conferma la successiva spedizione mongola con Onisaburo Deguchi. Le sue frequentazioni dell’ambito Omoto-Kyo sono ulteriori testimonianze di profondità spirituale.

Morihei era stato allevato all’interno della vecchia cultura, tuttavia, e questo non è mai mancato di riaffiorare nel corso della sua intera vita. Ad esempio, quando iniziò a insegnare Daito-Ryu Aikijutsu – e successivamente ciò che all’epoca lui chiamava Aiki-Budo – anche se non richiedeva un giuramento di sangue (seppan) dai suoi allievi, per essere accettati nel dojo essi dovevano fornire due raccomandazioni da parte di qualcuno dell’ambiente o comunque importante. Ueshiba era interessato a preservare la trasmissione dell’insegnamento segreta, proprio come nelle antiche tradizioni Koryu. È abbastanza chiaro che all’epoca non aveva alcuna inclinazione a utilizzare la sua arte per scopi morali o pedagogici e a diffonderla al di fuori di un cerchio dorato chiaramente definito. Insegnava un’arte da combattimento per iniziati e di stesso aveva l’immagine di un maestro combattente, non di un filosofo.

ueshiba Ayabe 1933
Morihei Ueshiba ad Ayabe (1933)

La sua reputazione di formidabile sensei contribuì a riempire il suo dojo di personaggi influenti e finì per farlo interessare ai piani di alcuni agitatori politici di alto livello del Giappone contemporaneo. Il suo desiderio di fare qualcosa per migliorare il mondo si manifestò di nuovo e lo fece coinvolgere con l’area politica nazionalista che oggi definiremmo di destra. Il programma di quel movimento era quello di migliorare lo status internazionale del Giappone imperiale e di realizzare la pace e l’ordine universali – secondo l’ottica giapponese. Questa posizione culturale è quella che finì per gettare il Giappone in una terribile guerra. Ueshiba ci si trovava nel bel mezzo e alla fine si rese amaramente conto degli errori commessi strada facendo.

Nel 1942 Morihei era malato e disilluso rispetto a molte cose in cui aveva creduto. Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale continuavano ad accumularsi attorno a lui e gli fecero sperimentare una profonda crisi esistenziale. Intorno al 1935 Ueshiba aveva acquistato dei terreni e una piccola fattoria a Iwama, nella prefettura di Ibaraki [1], ed è qui che si ritirò per riconsiderare la sua vita e il suo addestramento marziale. Tuttavia, il cambiamento e la rinascita non avvennero dall’oggi al domani. Nella sua intervista del 1957 [2], lo stesso Ueshiba fa luce su quanto sopra:
Dal momento che io stesso ho insegnato arti marziali perchè venissero usate allo scopo di uccidere altri soldati durante la guerra, dopo la fine del conflitto sperimentai un profondo turbamento. Questo mi ha motivato a scoprire il vero spirito dell’Aikido sette anni fa, quando sono arrivato all’idea di costruire un paradiso in terra“.

L’aver realizzato di essere parte del problema, lo fece assai soffrire. Si ritirò dall’insegnamento pubblico e lasciò onori e titoli e stabilì la sua dimora a Iwama, dove si dedicò alla coltivazione del riso e all’allevamento dei bachi da seta, probabilmente aiutato da un piccolo numero di uchi-deshi e soto-deshi. Questo suo stato di alterazione non se ne andò via da un giorno all’altro: le sue stesse parole ci rivelano che gli ci vollero circa 8 anni per uscire da questa crisi esistenziale e trovare una nuova strada per se stesso e per il suo allenamento marziale.

In un’intervista del 1974 [3], Kenji Tomiki, uno dei principali allievi di Ueshiba da prima della guerra, significativamente definisce questa nuova strada come un “cambiamento di cuore”, e sottolinea come ciò corrispondesse al prendere finalmente e completamente le distanze dall’ombra di Sokaku Takeda:
“(…) Possiamo dire che avvenne una grande trasformazione basata su un “cambiamento di cuore” (kokoro no tenkan). Ed è qui che troviamo la relazione tra il personaggio di Sokaku Takeda Sensei e Ueshiba Sensei. Takeda Sensei era un artista marziale nel vecchio senso: quando vedeva una persona vedeva un nemico. Se dovessi provare a fare un esempio, potrei raccontare che se qualcuno andava a trovarlo, lo “salutava” afferrando istantaneamente le bacchette d’acciaio dal braciere e gridando: “Chi c’è?” per poi precipitarsi verso l’ingresso di casa. Era come qualcuno del Periodo degli Stati Belligeranti Guerra (Sengoku Jidai, 1482-1558), e vedeva i suoi sette proverbiali “nemici” in ogni gruppo di persone. Era un uomo che non dava fiducia a nessuno, la cui personalità non rivelava mai il minimo suki, o punto vulnerabile. Se qualcuno gli faceva anche una minima domanda, gli gridava: “Osi dubitare della mia tecnica, ragazzino?”. Il suo temperamento era a tal punto violento!”

Le tecniche a mani libera dell’Aikido provengono da tecniche armate, come un osservatore esperto può facilmente scoprire. Le tecniche armate sono un rimasuglio del passato, e sono state ideate per uccidere un nemico; neanche un milione di libri può cambiare questo fatto. A Iwama, nel corso degli anni, Ueshiba abbandonò una visione delle arti marziali come aiuchi, o colpirsi reciprocamente, in cui uno o entrambi i duellanti potevano finire morti (una visione che aveva padroneggiato), e come Yamaoka Tesshu prima di lui, abbracciò ainuke, un concetto marziale e filosofico in cui gli scontri finiscono senza che nessuno – attaccante o difensore – si faccia del male. Questo è il trampolino di lancio del suo Budo of Love: la filosofia dell’Aikido ha iniziato a prendere forma.

Ueshiba Morihei - Ueshiba Kisshomaru 01
Padre e figlio, faccia a faccia

Il Ruolo di Kisshomaru

In un’intervista del 2000 [4], Kazuo Chiba sensei, uchi-deshi all’Hombu Dojo dal 1958, quando richiesto dall’intervistatore di esprimere la sua opinione sul contributo del Doshu Kisshomaru all’Aikido, rispose:
Penso che il lavoro più prezioso che ha fatto sia stata la divulgazione dell’Aikido in tutto il mondo attraverso gli allievi che aveva tirato su. Inizialmente, questo era contro la volontà di O-Sensei. Alla fine accettò il desiderio di Kisshomaru Sensei di presentare l’Aikido al pubblico. Come ho detto in precedenza, ancora una volta, in quanto artista marziale, O-Sensei non era interessato alla divulgazione dell’arte. Era molto concentrato sulla sua arte e sulla trasmissione di essa a un piccolo numero di persone, una sorta di élite, come aveva fatto prima della guerra. Per questo penso che il Secondo Doshu abbia avuto grandi difficoltà nel convincere O-Sensei, nel fargli capire l’importanza della divulgazione dell’arte dopo la guerra, ma ci è riuscito“.

Questa divulgazione iniziò con la prima dimostrazione pubblica dell’Aikido in assoluto da parte di Kanshu Sunadomari il 23 ottobre 1953 a Kyūshū. Sunadomari nei suoi ultimi anni la definì “immatura e scarsa tecnicamente” [5]. Nell’intervista di cui sopra [4], Chiba riferisce che “O-Sensei era stato fortemente contrario”.

Chiba ricorda anche che quando lui e altri Uchi-Deshi furono pronti per andare a insegnare l’arte all’estero, O-Sensei aveva fatto pace con l’idea che l’Aikido dovesse essere diffuso. Chiba spiega anche i sentimenti di Morihei al riguardo:
“(…) Vedi, per cominciare, un’arte marziale è qualcosa di molto personale, una specie di profonda relazione amorosa. Comporta un gran numero di sacrifici e rinunce, studio e così via, sai; non è una vita normale. Bisogna avere dedizione, impegno e fiducia in ciò che si sta facendo, e non ne se ne parla con nessuno! È qualcosa di molto personale. Capisco quella sensazione di dare dimostrazioni come una cosa davvero vergognosa, almeno per me. La penso in questo modo, io nemmeno ne parlo… Odio parlare di Aikido con chiunque! (…) In generale O-Sensei era molto contento quando partivamo per andare all’estero perché la sua fede religiosa era la pace nel mondo, e attraverso l’Aikido sognava di realizzare, coltivare questo sogno in futuro“. [4]

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1952, Ueshiba Kisshomaru all’età di 31 anni davanti al Kobukan (Copyright Guillaume Erard)

Ueshiba sembrava sentirsi preso tra l’incudine e il martello: culturalmente, non aveva voglia di aprire la sua arte al pubblico, ma psicologicamente aveva iniziato a pensare che l’Aikido potesse diventare il modo per realizzare il suo sogno di pace nel mondo. Secondo Chiba, questa comprensione fu largamente aiutata dalla perseveranza del Secondo Doshu. Fu Kisshomaru a inventare il sogno di armonia mondiale di Morihei?

Difficile a dirsi, quindi atteniamoci ai fatti.

1942: Morihei si ritira a Iwama e Kisshomaru, n. 2 dell’Aikido in assenza degli altri allievi anziani che erano al fronte, viene lasciato a dirigere da solo l’Hombu Dojo di Tokyo. Ha 21 anni e studia Economia e Scienze Politiche alla Waseda University. Suo padre gli impartisce questa istruzione diretta: “Kisshomaru, devi fare la tua parte fino alla fine nell’Hombu Dojo a Tokyo e devi difenderlo fino all’ultimo (fino alla morte NdR)” [6]. Kisshomaru prende a cuore le parole di Morihei e tiene aperto l’Hombu Dojo anche sotto i bombardamenti degli alleati del 1945. L’Hombu Dojo è l’unico edificio a sopravvivere a Wakamatsu-cho, anche se subisce danni al tetto e gli sfollati che hanno perso la casa nei bombardamenti lo occupano: anche quella minima parte di Aikido che era ancora in corso era finita.

Alla fine del mese di agosto del 1945, il Giappone si arrende. Secondo Peter Goldsbury in “Transmission, Inheritance, Emulation 10” [7], più o meno in quel periodo Kisshomaru Ueshiba, accompagnato da un amico, visita il Palazzo Imperiale. Incontra confusione e disperazione; nessuno era in grado di comprendere l’entità di ciò che era accaduto. In quel momento Kisshomaru ha l’intuizione di portare l’Aikido fuori dal Giappone, per dimostrare ai vincitori che la cultura giapponese non si basava esclusivamente sulla malvagità emersa dal conflitto.

Il Giappone inizia lentamente a guarire. All’inizio degli anni ’50, la situazione sta iniziando a migliorare, tuttavia pochissime persone hanno visto l’Aikido in azione e praticamente nessuno ne ha mai sentito parlare. Kisshomaru, allora poco più che trentenne, mentre suo padre è a Iwama, completamente dedicato ai suoi studi marziali, è la forza trainante di un importante cambiamento nella politica dell’Aikikai: è tempo di aprire l’Aikido al grande pubblico. Gli istruttori dell’Hombu Dojo vengono inviati ad insegnare in club di Aikido universitari di recente formazione, nel tentativo di costruire una presenza aikidoistica a livello di comunità. La metà degli anni Cinquanta vede l’Aikikai organizzare in Giappone enbukai su piccola scala per attirare nuovi membri, mentre la prima dimostrazione su larga scala si tiene nel 1956 sul tetto del centro commerciale Takashimaya.

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Hombu Dojo, 1959: da destra a sinistra, Morihei Ueshiba, Kisshomaru Ueshiba, Nobuyoshi Tamura, Masamichi Noro, Yoshio Kuroiwa, Kazuo Chiba

Nel 1952 i primi insegnanti che vennero inviati all’estero furono mandati in Francia e negli Stati Uniti. Solo pochi anni dopo la quella sua intuizione, Kisshomaru era riuscito a mettere in moto l’avventura della diffusione mondiale dell’Aikido. Negli anni ’60, diversi uchi-deshi dell’Hombu Dojo lasciarono il Giappone in quella che divenne la più grande spinta di Kisshomaru a diffondere l’arte di Morihei in tutto il mondo. Sebbene tutti questi istruttori portassero con sé il nome e le opere di Morihei Ueshiba, erano stati principalmente istruiti e preparati per le loro funzioni internazionali a Tokyo dallo stesso Kisshomaru. Nessuno di loro aveva effettivamente trascorso un periodo significativo con Morihei a Iwama.

Conclusione

Devo l’ispirazione per la maggior parte di quanto sopra a una lunga conversazione con Giorgio Veneri, conversazione lasciata ai posteri in un’intervista che mi ha concesse nel 1998, mentre viaggiavamo assieme di ritorno da un seminario nell’Irlanda del Nord che avevo organizzato. Ve ne segnalo un brano in luogo di conclusione. Credo che non siano necessarie ulteriori spiegazioni.

(…) Lo sviluppatore principale dell’Aikido è stato Doshu Kisshomaru Ueshiba, come il creatore del cristianesimo non fu Gesù, ma San Paolo. Doshu Kisshomaru Ueshiba è stato l’organizzatore, colui che ha canonizzato i moduli e ha dato senso e direzione all’Aikido. (…) O’Sensei ha creato l’Aikido, e come creatore ci ha lasciato un’idea. Egli non ha spiegato molto e, mentre ha lasciato degli scritti di carattere spirituale, non ha messo giù molto sulle tecniche di Aikido. Il compito del Doshu Kisshomaru Ueshiba è stato quello di spiegare questa idea. Per fare ciò, la sua vita è stata dedicata al lavoro di suo padre, rendendolo incapace di uscire dall’ombra di quel gigante. Egli è stato anche il destinatario di critiche da parte di persone che non avevano osato rivolgerle a suo padre (…)” [8]

Ueshiba Kisshomaru 01

Note:

[1] Ciechanowicz Bartosz, O`Sensei Morihei Ueshiba: The Samurai in the Service of Peace, Independently published, 2020, page 65

[2] Anonymous, Interview with Morihei Ueshiba and Kisshomaru Ueshiba, 1957, https://aikidojournal.com/2016/09/24/interview-with-morihei-ueshiba-and-kisshomaru-ueshiba/ (Consultato il 19/05/2020)

[3] Pranin Stanley, Interview with Kenji Tomiki, 1974 https://www.tomikiaikido.ie/waseda-university-professor-kenji-tomiki-aikido (Consultato il 26/05/2020)

[4] Bernath Peter & Halprin David, An Interview with T. K. Chiba Shihan, 2000, https://www.aikidosphere.com/kc-e-interview-pt-1 (Consultato il 03/05/2020)

[5] Sunadomari Kanshu, Enlightenment through Aikido, Blue Snake Books, page 46

[6] Erard Guillaume, Biography of Kisshomaru Ueshiba, Second Aikido Doshu, 2014 – https://guillaumeerard.com/aikido/articles-aikido/biography-of-kisshomaru-ueshiba-second-doshu-of-aikido/ (Consultato il 26/05/2020)

[7] Goldsbury Peter, Transmission, Inheritance, Emulation 10, 2008, http://www.aikiweb.com/forums/showthread.php?t=15066 (Consultato il 19/05/2020)

[8] Simone Chierchini, Interview to Giorgio Veneri – My Point of View on Traditional Aikido (1998) https://simonechierchini.com/2011/01/05/giorgio-veneri-my-point-of-view-on-traditional-aikido/ (Consultato il 10/05/2020)

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