Gli Ultimi Anni di O’Sensei


Ueshiba Morihei 34

“Oggi ci sono in giro molte persone che non erano associate al Fondatore mentre lui era in vita, che ne parlano come se gli fossero state molto vicine. Costoro si vantano del tempo da loro trascorso con lui basandosi su informazioni provenienti da biografie di vario genere; informazioni, queste, che hanno poca somiglianza con l’effettiva verità”. Queste e molte altre rivelazioni sugli anni finali di Morihei Ueshiba hanno reso Gaku Homma, ultimo uchideshi di O’Sensei a Iwama, un personaggio “indigeribile” dall’establishment dell’Aikido mondiale
di GAKU HOMMA

Negli ultimi anni della sua vita, il Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba visse nel dojo del Santuario di Aiki a Iwama, in Giappone. Rimase a Iwama fino alla fine della sua vita, quando venne trasferito presso l’Hombu Dojo di Tokyo per ricevere un trattamento medico più intensivo a causa dei suoi disturbi al fegato. Durante quegli ultimi anni, il Fondatore soffriva dei numerosi segni dell’invecchiamento mentale; scarsa memoria, irascibilità, disorientamento e in quegli anni di declino riceveva ben pochi visitatori.

La defunta signora Kikuno Yamamoto e io, che vivevamo con il Fondatore, sua moglie e la famiglia del defunto Morihiro Saito Shihan, che viveva a mezzo isolato di distanza, eravamo le persone che si prendevano cura del Fondatore negli ultimi anni all’Iwama Aiki Shrine dojo.

Oggi ci sono in giro molte persone che non erano associate al Fondatore mentre lui era in vita, che ne parlano come se gli fossero state molto vicine. Costoro si vantano del tempo da loro trascorso con lui basandosi su informazioni provenienti da biografie di vario genere; informazioni, queste, che hanno poca somiglianza con l’effettiva verità. Alcuni di questi narratori che si definiscono uchideshi (allievi che vivono nel dojo) del Fondatore erano in realtà shidoin o candidati istruttori che a quel tempo erano stati assunti dal defunto Kishomaru Ueshiba (il figlio del Fondatore). Questi shidoin vivevano a Tokyo in pensioni economiche vicino all’Hombu Dojo. Non erano uchideshi; ai tempi del Fondatore il vero Uchideshi non aveva mai ricevuto uno stipendio.

Kikuno e io eravamo i veri custodi del Fondatore; gli facevamo il bagno, gli pulivamo la dentiera, gli tagliavamo i capelli e mangiavamo insieme. Eravamo gli O soba tsuki, i custodi personali privati del Fondatore Ueshiba.

Una volta, dopo essere tornato da una passeggiata a tarda notte, il Fondatore si sedette in Seiza rivolto in direzione di Tokyo. Kikuno e io eravamo vicini, nel caso in cui il Fondatore avesse bisogno di assistenza. Cominciò improvvisamente a gemere, esprimendo uno stato emotivo di rabbia, frustrazione e dolore per molti minuti. Alla fine di questa esplosione di emozioni si girò verso di noi in cerca di conferma e comprensione e ci chiese di aiutarlo ad alzarsi. Non capivo del tutto i motivi per cui il Fondatore si lamentava, ma lui sapeva che l’Aikikai, l’organizzazione che aveva creato, dopo la sua morte si sarebbe frammentata. Ricordo ancora i nomi di quelli che criticava più spesso. Spaventati, gli facemmo un gesto di accordo e ci sforzammo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

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Gaku Homma fu uchideshi a Iwama tra il 1964 e il 1969

Mi sorprende sempre quando leggo o vedo resoconti scritti sul Fondatore in cui si afferma che il Fondatore pronunciò “parole divine” o compì “atti miracolosi”. Nella mia esperienza personale, la maggior parte di queste storie era basata su comportamenti del Fondatore associabili alla demenza mentale negli anziani. Non sono un medico, quindi non sono sicuro di come la sua condizione si sarebbe potuta chiamare in una diagnosi moderna, ma nella mia esperienza alcuni dei comportamenti del Fondatore erano semplicemente quelli di un uomo molto anziano con segni di rampante demenza.

Si sentono raccontare storie del tipo che talvolta il Fondatore parlava con un tono così potente che persino gli shoji (tende da finestra in carta giapponese) avrebbero riecheggiato e tremato. La verità era che gli shoji che erano stati installati negli alloggi del Fondatore nei suoi ultimi anni erano fatti di una nuova plastica, al tempo di moda, che non si strappava facilmente come gli shoji di carta. Questo nuovo materiale vibrava ed emetteva suoni forti anche solo battendoci vicino le mani. Era la plastica a causare la vibrazione, non il “potere divino” attraverso la voce del Fondatore.

C’è un’altra storia sui “poteri speciali” del Fondatore. Si tratta di un racconto secondo il quale il Fondatore era in grado di spostare le persone con il suo Ki. A volte un qualche uchideshi stava facendo un massaggio shiatsu al Fondatore sulla schiena, mentre lui sedeva in seiza nel dojo. Si racconta che quando lo aveva toccato, lui avrebbe spostato l’uchideshi da una parte all’altra del pavimento con la forte energia del suo Ki. Si trattava in realtà di un trucco basato sulle leggi della fisica con cui il Fondatore soleva divertirsi. Il tipo di tessitura dei tatami che ricoprivano il pavimento del dojo era bi-direzionale. In una direzione, qualsiasi corpo seduto avrebbe incontrato resistenza da parte delle fibre del tessuto e avrebbe aiutato a mantenere la propria posizione. Nella direzione opposta, un corpo seduto avrebbe scivolato lungo il tessuto intrecciato. Così chiunque si fosse seduto dietro al Fondatore nel punto del dojo dove era solito ricevere questi massaggi, sarebbe scivolato all’indietro lungo la direzione scivolosa della trama del tatami nel momento in cui applicava la pressione in avanti con le braccia estese. Soprattutto per me, dato che ero più alto del Fondatore, l’angolo delle mie braccia e delle mie mani sarebbe stato rivolto verso il basso, accentuando il potenziale di scorrimento quando spingevo in avanti. Era il tatami, non un qualche potere speciale, a far muovere l’uchideshi e il Fondatore lo prendeva in giro scherzosamente mentre scivolava e slittava via.

Queste storie di “poteri speciali del Fondatore” sono state messe in giro da persone che ovviamente non erano presenti. Sono storie che iniziano con un granello di verità e vengono fatte esplodere in proporzioni fantastiche. Quelli che credono e ripetono queste storie lo fanno senza conoscere i fatti e talvolta lo fanno solo per loro guadagno, personale o finanziario.

In compenso ho visto un paio di storie sul Fondatore che sono vere!

La mattina di un festival mensile presso il Santuario Aiki di Iwama, il Fondatore spostò da solo un ishi usu (mortaio di pietra) che nessuno degli uchideshi riusciva a smuovere… Questa storia non posso spiegarla.

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Posso anche testimoniare personalmente delle storie sul Fondatore che “divideva la folla” alla stazione ferroviaria di Ueno a Tokyo, mentre marciava con incredibile rapidità dal binario alla stazione dei taxi. Come suo otomo, o uchideshi addetto ad assisterlo nei suoi viaggi a Tokyo, di solito finivo per ritrovarmi ben indietro rispetto al Fondatore, cercando disperatamente di stargli appresso. Ero solo un ragazzo di campagna e spesso ero carico di sacchi di verdure e altre vettovaglie acquistate a Tokyo. Inoltre mi occupavo sempre di portare la grande borsa in pelle da medico che tanto piaceva al Fondatore; era una borsa che aveva ricevuto in regalo durante il suo primo viaggio alle Hawaii. Il Fondatore procedeva così velocemente che non riuscivo a stargli dietro, mentre camminava eretto e pieno d’energia dal binario del treno attraverso la stazione. Il modo in cui tutti si facevano naturalmente da parte era sempre piuttosto sorprendente. Questa era davvero la forza vitale del Fondatore o Ki Haku Ryoku. Gli istruttori dell’Aikikai Hombu Dojo normalmente vedevano il Fondatore come un uomo fragile e anziano. Avevano difficoltà nel credere che il Fondatore potesse marciare con forza attraverso la stazione di Ueno con il suo bastone tenuto davanti a lui più come un bokken che come un supporto per camminare…

Un’altra caratterizzazione del Fondatore che so essere vera, almeno nei suoi ultimi anni in cui ho ricoperto il ruolo di uchideshi, è stato il fatto che il Fondatore non portava mai denaro con sè o addirittura un portafoglio. La moglie del Fondatore e l’otomo che lo accompagnava si prendevano sempre cura di tutte le transazioni in denaro di cui il Fondatore dovesse aver bisogno.

In diverse occasioni, il Fondatore annunciava senza preavviso di volersi recare presso l’Aikikai Hombu Dojo a Tokyo. La prima sfida era sempre la negoziazione tra il Fondatore e sua moglie a proposito del denaro per il viaggio. Inizialmente lei gli dava circa 10.000 Yen (a quel tempo, circa $ 33,00 USD) per i biglietti del treno e per il taxi. Conoscendo il Fondatore ed sapendolo essese una persona piuttosto frugale, non gli dava mai più di quanto avessero negoziato nel primo giro di trattative, fino a quando non fosse iniziato il secondo round di negoziati. Il Fondatore chiedeva sempre di più e otteneva la seconda metà della sua indennità solo dopo un bel po’ di contrattazioni fra i due.

Un giorno mia sorella era venuta a trovarmi e avendo assistito a queste trattative, mi chiese sussurrando se l’indennità sarebbe stata sufficiente. La moglie del Fondatore quel giorno lo sorprese dandogli 5000 yen in più, cosa che fece molto piacere al Fondatore. Mia sorella fu sorpresa dal fatto che un così grande artista marziale fosse a tal punto sotto il completo e amorevole controllo di sua moglie.

Le nostre indennità di viaggio sparivano sempre piuttosto alla svelta. Nel treno il Fondatore comprava caramelle e arance in regalo per estranei che aveva incontrato durante il viaggio. Dopo il treno e il taxi a Tokyo, il Fondatore si fermava sempre anche presso la filiale di Tokyo dell’Omoto Kyo. Era sempre molto generoso; dava la mancia all’usciere, agli addetti alla reception e mi ordinava di lasciare una donazione sullo shinden (altare). Una volta arrivato il momento di dirigersi verso l’Hombu Dojo, di solito ero già rimasto senza i soldi della nostra indennità di viaggio! A quel punto il Fondatore in persona si metteva a convincere il tassista a portarci all’Hombu Dojo sulla parola, mentre era sempre mio compito correre nell’ufficio dell’Hombu Dojo per farmi dare i soldi per l’autista del taxi! Gli impiegati dell’ufficio mi prendevano in giro dicendomi che avevo lasciato il Fondatore in pegno dentro al taxi.

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Homma sensei siede sui gradini dell’Iwama dojo

Il Fondatore era sempre molto generoso con gli altri e non poteva concepire l’idea del risparmio. In più di un’occasione per tornare a casa mi sono trovato a dover usare i miei fondi o a prendere denaro in prestito dal proprietario di un ristorante della mia città natale che viveva vicino al dojo di Iwama.

In quegli ultimi anni, quando dei visitatori venivano a trovare il Fondatore, di solito chiedevano a me o a Kikuno come si sentiva il Fondatore, o come era il suo umore quel giorno, prima di decidere se vederlo di persona o solamente lasciare un’offerta nel santuario del dojo. Anche quando gli ospiti dovevano incontrare il Fondatore di persona, faceva parte del galateo del dojo che tutti i visitatori lasciassero una donazione o un regalo sul santuario. Non si facevano mai regali direttamente al Fondatore. Oltre ad una questione di etichetta, questo fatto aveva un motivo. Il Fondatore non ha mai ricevuto in modo diretto una donazione o un onorario per uno dei suoi lavori di calligrafia, o per il suo insegnamento, o addirittura per le quote dei suoi uchideshi.

Ai tempi del Fondatore, i suoi allievi non pagavano “quote mensili” come fanno normalmente gli allievi qui negli Stati Uniti. In Giappone l‘onorario per il keiko (pratica) si chiama sokushu ed era un contributo o una donazione fatta solamente da coloro che potevano permetterselo. Secondo il defunto Morihiro Saito Shihan, quegli uchideshi del Fondatore che non potevano permettersi di fare una donazione in denaro potevano portare verdure dal proprio orto di famiglia, pesce appena pescato, o uova fresche, o galline dalle loro fattorie di famiglia. Tutti questi doni venivano offerti per mostrare gratitudine solo se si era in grado di poterli fare e tutte le offerte venivano sempre lasciate nel santuario del dojo.

Il concetto di offrire doni a un maestro non è nuovo, ma ai tempi del Fondatore questi doni venivano sinceramente offerti per dimostrare il proprio apprezzamento per il suo insegnamento. Al giorno d’oggi, solitamente costosi regali vengono consegnati in camion refrigerati direttamente a casa di un qualche insegnante, nella speranza di ottenerne il favore.

Durante i miei giorni con il Fondatore tutte le donazioni venivano lasciate dagli ospiti nel santuario come offerte per gli Dei. I doni monetari venivano chiamati tamagushi, mentre le offerte in beni materiali erano chiamate osonae. Tutti i doni venivano accuratamente registrati da Kikuno e successivamente riferiti di seconda mano al Fondatore. Eventuali donazioni di natura monetaria venivano gestite dalla moglie del Fondatore. Il Fondatore non ha mai ricevuto direttamente donazioni o regali, e durante gli anni in cui lo ho frequentato, non ha mai partecipato a trattative su prezzi o ad affari finanziari di alcun tipo.

Dal momento che il Fondatore non accettava direttamente soldi per il suo insegnamento, gli uchideshi organizzavano una cassa comune e lasciavano una donazione di gruppo nel santuario con il pretesto di donare soldi da utilizzare per un nuovo tatami, o per riparare una finestra, o riparare il tetto. In questo modo, gli uchideshi erano in grado di contribuire alle finanze necessarie al vivere quotidianamente con il Fondatore di Iwama.

Il Fondatore disse: “La mia vita e il mio lavoro fanno parte della mia missione datami da Dio“, quindi non si faceva dare denaro per il suo insegnamento. Credo che questo fosse vero, ma il Fondatore era anche consapevole dei pericoli che i soldi possono comportare. Ricevere direttamente una donazione significa essere in obbligo; e il Fondatore evitò magistralmente questa possibilità. Guardando la nostra comunità mondiale di Aikido oggi, mi rendo conto della saggezza della posizione del Fondatore a quel tempo. Il denaro e la sua ricerca hanno avuto la funzione di veleno che ha fortemente influenzato il nostro mondo dell’Aikido odierno.

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Quando vivevo a Iwama, anche io offrivo la metà dei soldi che la mia famiglia mi dava al Fondatore. Il Fondatore mi disse “Jiisan wa mo iran“, che significa “Questo vecchio non ne ha più bisogno” e me li restituiva prontamente. Dato che vivevo, mangiavo e imparavo a Iwama dal Fondatore, mi sentivo a disagio a vivere lì senza pagare qualcosa. Anche se lavoravo duramente ogni giorno, volevo comunque offrire il mio contributo. Chiesi a Morihiro Saito Shihan cosa fare e, seguendo i suoi consigli, compravo prodotti di uso quotidiano come carta velina e detergente e li lasciavo nel santuario perchè gli altri li usassero. Usavo inoltre le mie risorse per aiutare a coprire le spese extra durante i viaggi all’Aikikai Hombu Dojo a Tokyo con il Fondatore.

Solo 20 anni più tardi Morihiro Saito Shihan mi disse: “A quel tempo, il Fondatore era piuttosto povero”. Questo era un qualcosa di cui non mi ero mai reso conto quando il Fondatore era in vita. Saito Shihan mi disse: “Homma kun, quelli sono stati momenti difficili anche per te”.

Ho imparato una lezione importante. Dal momento che il Fondatore non accettava direttamente soldi, i suoi uchideshi si servivano della loro creatività per procurarsi scorte e svolgere le proprie faccende attraverso il donare il loro tempo e lavoro. Questo fatto mise gli allievi nella condizione di lavorare assieme e alla fine ha creato un dojo più forte. Dal momento che non esisteva un sistema di pagamento diretto, il tutto divenne più simile a un’operazione a conduzione familiare. Anche questo l’ho sempre ricordato.

In Asia c’è una popolare setta buddista chiamata Theravada. È tradizione che i sacerdoti di questa setta non ringrazino mai per le offerte che vengono loro date. Perché? Questi sacerdoti ritengono di essere solo dei canali tra la gente e il Buddha e ricevano doni dalle persone solo per trasmetterli al Buddha. Le donazioni non sono per loro; le donazioni sono per il Buddha. Anche il Fondatore seguiva questa linea di pensiero.

Un’altra ragione per cui i sacerdoti buddisti in Asia non ringraziano per le donazioni è per impedire alla persona che offre la donazione di ricercare un qualche beneficio o riconoscimento del proprio dono. Ricordo di essere rimasto un po’ confuso quando iniziarorono le attività AHAN, nel corso dei nostri primi viaggi in Asia, quando le donazioni che facevamo ai sacerdoti non venivano riconosciute in modo diretto o sembravano non venir apprezzate dal destinatario.

Alla fine ho capito che anche ricevere le nostre offerte veniva concepito come un dono per Buddha, non per loro stessi. Questo era anche il pensiero del Fondatore. Verso la fine della sua vita, il Fondatore si rese conto che non aveva bisogno di donazioni dirette o di alcun beneficio attraverso di esse. (…)

Fonte: http://www.nippon-kan.org/words-from-the_founder/

Copyright Gaku Homma ©2015
Tutti i diritti sono riservati. Ogni riproduzione è proibita
Tradotto dall’originale da Simone Chierchini (2020)
Pubblicato grazie alla gentile concessione di Gaku Homma Kancho


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