L’Innovatore – Intervista a John Bailey

John Bailey ha studiato Aikido con i maestri Tony Graziano e Tom Walker. Si è laureato presso l’Executive Security International e ha una vasta esperienza in sicurezza e indagini, avendo lavorato come buttafuori, ufficiale di sicurezza, guardia del corpo, operativo sotto copertura e istruttore tattico. È un competitore e istruttore di armi da fuoco e ha fornito formazione tattica per le forze dell’ordine e le agenzie di sicurezza private in Florida, Colorado, California e Oregon. John ha studiato Aikido per quattro decenni, gli ultimi due dei quali sono stati dedicati all’esplorazione di modi migliori per allenarsi e per insegnare l’arte in un mondo in rapida evoluzione

di SIMONE CHIERCHINI

“I deboli non possono mai perdonare. Il perdono è l’attributo del forte”
(Mahatma Gandhi)

Qualche settimana fa, per un mero colpo di fortuna, sono riuscito a mettere le mani su “The Magic of Aikido – A Thesis on Progressive Aikido Training Methods”, un lavoro prodotto da John Bailey nel 2000 in un formato piuttosto arcano – un e-book in pdf salvato come file ISO masterizzabile su CD. Il libro non è attualmente disponibile per il pubblico.

Il lavoro di Bailey fa riferimento ai contributi di Bruce K.Siddle – un veterano delle forze dell’ordine, specializzato in formazione e fattori umani di sopravvivenza e fondatore dei sistemi di gestione PPCT – e la sua documentazione di fattori come i tempi di reazione e come questi si riferiscono alla dimensione/lunghezza dei programmi cognitivi. Bailey parla specificamente di come l’Aikido, in particolare, soffra di problemi di prestazione, specialmente negli studenti più giovani (nuovi), a causa del code-bloat della sua vecchia nomenclatura convenzionale.

Il libro si basa su un approccio puramente scientifico, cioè su principi concreti e misurabili. Descrive lo stato delle strategie che John Bailey ha formulato per insegnare l’Aikido, con particolare attenzione all’accelerazione della performance, 20 anni fa, quando il suo lavoro fu pubblicato per la prima volta. Da allora, questa esplorazione ha fatto molta strada, come mi ha spiegato John nella discussione informale che ora siamo felici di condividere con voi.

CHIERCHINI
Come mai i tuoi interessi didattici hanno preso una strada così lontana da ciò che è considerato standard o “tradizionale” nella comunità di Aikido?

BAILEY
Ho sempre considerato l’Aikido una disciplina potente, al punto che nel mio libro lo chiamo “magico”. Ho anche apprezzato il fatto che sia un percorso per lo sviluppo personale e la risoluzione armoniosa dei conflitti. Detto questo, non importa se si è più attratti dagli aspetti marziali o spirituali dell’Aikido, la verità è che dobbiamo vivere, sopravvivere e prosperare nel mondo reale là fuori.
Mi sono reso conto che non ci può essere benevolenza, perdono o spiritualità senza una credibile capacità di prevalere, violentemente dove necessario. Se ti mancano i mezzi effettivi per vincere, puoi solo soccombere. Di conseguenza, quando ho iniziato a insegnare, ho ritenuto di avere il dovere nei confronti dei miei allievi di essere profondamente onesto su queste cose.
Studio Aikido da quattro decenni, gli ultimi vent’anni sono stati dedicati all’apprendimento di modi migliori per allenarsi e insegnare: lettura; cross-training; guardare video di hockey; e persino esplorare la programmazione neuro-linguistica. Tutto ciò è stato la base per un graduale passaggio da quello che è considerato un modo “normale” di insegnare l’Aikido.

CHIERCHINI
Cosa non ti piaceva del modo in cui vedevi insegnare l’Aikido?

BAILEY
Durante i nostri viaggi aikidoistici, io e mia moglie abbiamo partecipato a un seminario in cui non era permesso parlare. Abbiamo visto istruttori insegnare taisabaki con i piedi nascosti dalla loro hakama. Questi metodi mi sembravano strani.
Leggendo e rileggendo i requisiti standard per le varie promozioni di grado, non sono riuscito a trovare in essi né rilevanza con il mondo reale né alcun modello logico.
Ho iniziato a mettere in discussione le pratiche di insegnamento tradizionali, confrontandole con le moderne tecnologie di allenamento sportivo. Dopo aver letto gli studi di Bruce Siddle sulle prestazioni sotto stress, ho sperimentato nuovi metodi di allenamento, cambiando le abitudini degli allievi, e poi testando i loro tempi di reazione e prestazioni. Ho riscritto i requisiti per i gradi in base a uno schema logico e alla rilevanza con il mondo reale. Sto parlando di un puro approccio scientifico, basato su cose misurabili.

CHIERCHINI
La maggior parte delle tue riflessioni proviene da esperienze di vita reale, giusto?

BAILEY
Il mio background include una carriera di lavoro pratico con persone violente e la formazione delle forze dell’ordine. Ho sperimentato l’applicazione pratica dell’Aikido letteralmente più di 1000 volte nel mondo reale. Quindi, sì, ho collegato la teoria accademica e lo studio scientifico con l’applicazione reale.

CHIERCHINI
L’intero argomento sembra estremamente interessante, soprattutto per coloro che si sono resi conto di come il nostro ambiente sia diventato pieno di pregiudizi sull’arte, con un approccio scientifico pari a zero nei confronti dei suoi strumenti di apprendimento e difetti relativi.
Ho letto il tuo lavoro e sono rimasto colpito dal tuo approccio e dalla tua metodologia. Mostra una visione olistica dell’allenamento del Budo senza i vincoli tradizionali di esso, in un momento in cui invece noi tutti continuiamo a imparare migliaia di tecniche come entità separate… Credo che le (molte) aree grigie dell’Aikido siano troppo utili per coloro che lo insegnano. È più facile continuare a tracciare le lettere una ad una che capire come comporre le parole con esse.
Mi sembra che l’intera comunità di Aikido da una generazione di allievi all’altra stia purtroppo tramandando gli stessi errori didattici. Poi ci si chiede perché diversi accusano la pratica contemporanea dell’Aikido di essere diventata un’insipida marmellata di tutto: nessuno sa veramente cosa stia facendo. Stiamo solo facendo collezione di tecniche!
Al fondatore non importava molto di trasmettere una pedagogia dell’Aikido, suo figlio Kisshomaru scelse questo approccio riduttivo, i suoi studenti erano principalmente giovani mandati in terra straniera, le prime due generazioni di insegnanti non giapponesi sono troppo avvolte nell’approccio filosofico per fare qualsiasi domanda sugli aspetti fisici dell’allenamento…
Sono contento di aver trovato un’eccezione!

Tony Graziano sensei

BAILEY
Ti ringrazio per la tua valutazione positiva. Spero che fornisca alcune idee che potresti trovare utili per avviare la tua sperimentazione.
“È più facile continuare a tracciare lettere una ad una che capire come comporre parole con esse”: questo è un ottimo modo per esprimerlo. A proposito dell’attuale abitudine di far collezione di tecniche, Tony Graziano sensei diceva: “Un uomo che sa solo un sacco di trucchi non è un uomo completo. Se è tutto ciò che produciamo, allora siamo un fallimento”.
Uno dei motivi, credo, per cui l’Aikido sta calando in popolarità è che sta diventando un’arte “morta”. La maggior parte delle persone non esplora l’universo dell’Aikido in modo creativo, quindi non può usare metodi creativi per insegnare.
Il materiale che ho condiviso con te ha 20 anni, oggi. Abbiamo continuato con lo sviluppo dei nostri metodi di allenamento, adottando e adattando alcuni metodi delle arti marziali filippine. Inoltre non facciamo randori “educato”. Ammucchiamo uke sopra uke e gli facciamo sperimentare un combattimento con tecniche di percussione in un ambiente randori. Questo è lallenamento per il mondo reale. È un allenamento pericoloso, anche se l’energia è moderata, cosa di cui ci prendiamo cura. L’attenzione per i partner di allenamento può rimanere fondamentale pur continuando a condurre una formazione dinamica ed efficace. Siamo stati molto contenti del risultato nei tempi di reazione, nella capacità di applicare waza in ambienti di conflitto e anche nel divertimento sul tatami.

CHIERCHINI
In questi giorni molti stanno iniziando a porsi domande. Forse il lockdown e la conseguente inattività nel Budo hanno aiutato le persone a razionalizzare il fatto di avere un problema di insegnamento, anche se sembrano esserci pochissime proposte concrete.

BAILEY
Personalmente, proverei a rispondere alle domande che le persone potrebbero avere prima di tutto sulla base del mio background, dal lavoro professionale pratico al mio lavoro di ipnotista clinico nella comprensione dei fattori neurologici, e avendo trascorso decenni a sperimentare diversi metodi di allenamento e testare i risultati. Tutto quello che faccio è basato sulla scienza e consiglio a tutti quelli con cui condivido di fare sperimentazione di qualità, di fare un investimento ragionevole in un metodo e di vedere quali sono i risultati in rapporto al loro contesto.
Il mio contesto personale è sempre stato sia l’autodifesa che lo sviluppo personale. Pertanto, sono interessato al fatto che le cose funzionino nel mondo reale, in modo affidabile – e sono interessato all’integrità mentale e fisica a lungo termine del praticante e della comunità del dojo. Ci alleniamo per combattere e ci alleniamo anche con grande cura per i nostri partner.
Questo l’ho preso dai miei primi due Aikido sensei, uno dei quali era un comandante SWAT e faceva davvero paura. Una volta minacciò di picchiarmi se non avessi smesso di andare al dojo locale di Karate per allenarmi, perché diceva che avrebbe instillato cattive abitudini. A questo punto della mia carriera, capisco che aveva ragione.

Il fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba

CHIERCHINI
È quello che ci vuole, un approccio verificabile, magari non necessariamente esaustivo, ma da cui partire. La palude del pacifismo pseudo-Ueshiba degli ultimi due decenni ha, a mio parere, lasciato un vuoto terribile. Nella migliore delle ipotesi, tutti son lì a cercar di ripetere cose che hanno visto da uno degli shihan giapponesi negli anni ’70 e ’80. Non c’è un chiaro senso del percorso e della progressione. Se guardiamo a tutte le associazioni di Aikido, hanno un solo approccio: fai quanto sopra e i diplomi continueranno ad arrivare.

BAILEY
Ognuno ha i propri criteri per praticare le “arti marziali”; molti poi hanno una loro idea di cosa esse siano. Penso che l’essere chiari sui risultati e il capire questo nel quadro di un “risultato ben formato” sia un inizio necessario.
Oltre a ciò, penso che quello che si può probabilmente produrre – e probabilmente anche trasmettere ad altri – può essere chiamato “un sistema”. Se solo una persona – o solo poche persone straordinarie – può fare qualcosa, non è realmente “un sistema”. Questo concetto mi arriva da Tom Walker sensei: “Sei bravo solo in relazione a quanto puoi trasmettere”.
Uno dei concetti di cui parlo spesso – ed esplicitamente, quando insegno – è il “livello di artificiosità”. TUTTA la “formazione” è un’interazione che è in qualche misura forzata o vincolata. Anche nel randori, non attacchiamo le ginocchia, o l’inguine, né infiliamo le dita negli occhi. Nella maggior parte dei dojo, inoltre, è considerato sbagliato lanciare gli uke l’uno sopra o contro l’altro. La maggior parte della pratica dell’Aikido viene eseguita ad un alto livello di artificiosità: kata con un partner.
Una delle cose che mancano nella pratica tradizionale dell’Aikido è un metodo per passare da un alto livello di artificiosità a un livello di artificiosità relativamente basso. Guardiamo la curva di apprendimento e lo stress quando le persone iniziano per la prima volta con il randori…

CHIERCHINI
D’accordo. Non ha senso per gli insegnanti di Aikido sottolineare in continuazione che Ueshiba sensei ha fatto questo e quello, quando noi non ne siamo capaci. Come si può basare un sistema di insegnamento su risultati che non si possono riprodurre?

BAILEY
Esatto.

CHIERCHINI
Inoltre quanto sopra lascia la porta aperta a ogni sorta di sciocchezze per giustificare come arrivare a quello che lui faceva e noi no.

BAILEY
Ho fatto cross-training con praticanti dei sistemi Filippini che hanno una forte pratica di dispositivi intermedi che aiutano a colmare il divario. Ho rubato i loro metodi, adattandoli all’Aikido. Questo è molto del materiale su cui ho lavorato nei 20 anni trascorsi dalla produzione del libro che ho condiviso con te.
A proposito dei tuoi appunti su Ueshiba: la gente spesso mi chiede del “lato spirituale”… E io chiedo “di rompere il braccio a qualcuno?”.
Spiego con quanta facilità sankyo osae spezza il braccio. L’ho fatto più volte. Spiego come suona; come ci si sente quando si spezzano le ossa di un altro essere umano tra le proprie mani. Non molto “spirituale”. Non quello che stavano cercando.
Poi, dopo parlo dei fattori emotivi. Ed è di questo che si preoccupano: di voler essere “efficaci” ma senza soffrire mai spiritualmente/emotivamente per aver fatto del male a qualcun altro. La discussione si approfondisce…

La mia conclusione personale, e strutturalmente, è che la “misericordia” o la “benevolenza” hanno come prerequisito una credibile capacità distruttiva. Senza questo prerequisito, è solo facciata. E una facciata che ci si presenta è un’illusione. Per me, il più puro “vero” Aikido è fare del proprio meglio per non causare danni indebiti – e quando l’aggressività di un attacco letteralmente (non in senso figurato o filosofico) rimbalza sull’attaccante per causare loro ldel male.

CHIERCHINI
Sono nuovamente d’accordo. Non puoi offrire misericordia se non sai come non farlo. Per essere armonico, devi conoscere la disarmonia e decidere di non andar lì.

BAILEY
Sì. Per me, l’Aikido contiene un gran numero di “trappole esplosive” – ​​dove un’apertura sembra disponibile per un aspirante aggressore – ma se la persegue con impegno e intento, danneggerà il proprio corpo. L’esempio più diretto di questo credo sia sankyo osae.
La prima volta che ho rotto un braccio a qualcuno, ho capito che stava per tirarmi un pugno e ho fatto del mio meglio per rilasciare sankyo. Mi stavo muovendo in chikaku ed ero al sicuro dall’attacco a causa del mio posizionamento. Ho intuito che questa persona si sarebbero fatta del male e ho fatto del mio meglio per rilasciare la presa. Lui è stato molto veloce – e del tutto dietro al suo attacco – più veloce di quanto potessi rilasciare…
Il braccio si è rotto come una matita nella mia mano, anche usando una forza incredibilmente piccola. Ero in un ambiente professionale e combattevo sul campo ogni giorno. Non ero affatto adrenalizzato. Molto tranquillo. Quindi, non ero troppo muscolare, ecc.

CHIERCHINI
L’aggressore si è rotto da solo.

BAILEY
Esattamente. Mi sono sentito davvero male e, di conseguenza, sono diventato abbastanza abile con yonkyo. Questo è stato il mio adattamento.
Oggi, vedo l’evento come un concetto di puro “aiki” che si gioca nella realtà fisica.

CHIERCHINI
Ti rendi conto perché questo non può essere digerito dall’Aikido mainstream? La gente si è costruita un mondo fantastico in cui il Budo è possibile senza nuocere o essere danneggiati semplicemente decostruendo ogni aspetto marziale dell’allenamento. Questo è il motivo per cui oggi l’Aikido è così spesso una danza vuota che si limita a scimmiottare applicazioni marziali giapponesi medievali.

BAILEY
Sì, ed è difficile avere una conversazione sulla “vera applicazione” – in parte perché molte persone che praticano violenza in modo professionale – o che l’hanno fatto – stanno lottando con i demoni che e sistono attorno ad essa. Tendono ad avere una prospettiva e una presentazione basata sulla paura. Per me è una partenza nella direzione opposta. Per me, è qui che l ‘”autosviluppo” inizia a mostrarsi – non in termini di mera forza fisica, flessibilità, abilità – ma sul piano psicologico – in termini di riconciliazione di tutto ciò che la nostra umanità comporta veramente – che include la visione binoculare, canini, tribalismo, territorialità, ecc. La negazione di queste cose non è “sviluppo” ma illusione. La loro soppressione non è “evolutiva” e non fa parte della RICONCILIAZIONE.
È qui che i fattori credibili e marziali sono parte integrante dello “sviluppo” – per il quale non ci sono scorciatoie oltre i luoghi oscuri. La fissazione su di loro – o l’essere affascinati da loro – è una patologia. Allo stesso modo, la negazione o repressione. Devono essere trattati in modo appropriato.
È un’intera raccolta di sfide – di diversi tipi, sia che si vada fuori e si faccia violenza professionalmente – o che non si voglia mai sperimentarla al di fuori di un dojo controllato. Strada facendo si trovano i pericoli di PTSD, lesioni morali, lesioni fisiche o semplicemente di diventare una persona violenta. Dal lato opposto, varie sciocchezze deliranti.

CHIERCHINI
E l’abuso psicologico di sé e degli studenti. L’Aikido è un nascondiglio perfetto per le persone violente che non vogliono rischiare di essere sfidate. Non pochi insegnanti o anziani in esso sono così: molestatori a livello fisico e psicologico.

BAILEY
Il mio sensei era Tom Walker. Era venuto su in un dojo molto duro. Poteva essere un orso cui fare da uke, ma non è mai stato un abusatore. FACEVA semplicemente Aikido.
Ad un certo punto ebbe un problema con una delle grandi organizzazioni e ne uscì. Mi mandò a un seminario diretto dall’allievo più anziano di uno degli altri Shihan, per capire il loro modo generale di fare le cose. Questo tizio risultò essere un perfetto esempio di ciò che descrivi: tanto crudele con un allievo adolescente al punto che ce ne siamo andati dal seminario.

CHIERCHINI
E questo è il vero volto di molti anziani in Aikido che, dietro le loro parole piene di pace, nascondono tutte le loro questioni irrisolte – dopo decenni di formazione in una presunta arte di risoluzione dei conflitti.

BAILEY
Molta di questa spazzatura si vede nelle persone che professano il “vero Aikido” – o “efficace”, ecc. È una delle cose con cui dobbiamo fare i conti – anche perché integriamo tante tecniche percussive. Può esserci la percezione che sia “dura”. Non lo facciamo in modo abusivo, ma piuttosto con cura – e sottolineiamo che “ukemi” è intrinsecamente la pratica per gestire l’essere colpiti.
Questo ci porta ad alcuni dei video di O’Sensei, di cui molti dicono che uke si buttava per lui. In molti casi stavano sfuggendo ad un colpo che lui aveva mostrato loro esser lì- che poteva essere lì – e che poteva esserci se avessero ficcato il naso lì.
L’Aikido “funziona” in molti modi in base agli atemi – o alla risposta di uke a un atemi – che non viene MAI mostrato – e che molti “sensei” non sanno nemmeno che sia lì. Bisogna esplorare quella parte dell’arte per sapere anche cosa c’è (o no). E non puoi fare nel mondo reale ciò che non pratichi mai. Quindi, è necessario esercitarsi, il che non significa nemmeno brutalizzare il tuo partner.

Tom Walker sensei

CHIERCHINI
Forse non il tempo dedicato alla formazione sia per gli studenti che per gli insegnanti non è sufficiente per sviluppare qualcosa? Lo stile di vita moderno non aiuta esattamente lo sviluppo personale, dopotutto. E se i metodi di allenamento sono vecchi, confusi e macchinosi, questo sviluppo potrebbe non arrivare mai.

BAILEY
Io penso che ci sia molto tempo a disposizione. Penso che 3 lezioni a settimana siano sufficienti per progredire. Penso che il tempo non sia utilizzato in modo efficiente. Troppe formalità, per prima cosa: fanno perdere tempo.
Un altro problema è il numero di iterazioni di stimolo-risposta: gli elevati livelli di artificiosità riducono questo conteggio. Possibili soluzioni?

  1. Equilibrio della pratica a diversi livelli di artificiosità. In genere vediamo che il 90+% di un mese di allenamento viene trascorso nei livelli più alti di artificiosità. Questo ha come conseguenza un basso numero di iterazioni e un tipo semi-statico di energia/interazione.
  2. Il semplice passaggio a livelli intermedi di artificiosità può risultare in iterazioni stimolo-risposta 5x o anche 10x, nella capacità di lavorare con un’energia più dinamica e, soprattutto, nella capacità di portare tecniche da interazioni “live”.

CHIERCHINI
Quindi, ancora una volta, sono gli strumenti convenzionali o “tradizionali” a non essere adeguati. Pensi che l’Aikido mainstream concepirà mai l’abbandono di icone come l’etichetta dell’Aikido e la nomenclatura tradizionale delle tecniche? L’abbigliamento e tutto il tipico rito della lezione? La maggior parte degli aikidoisti probabilmente ti direbbe che il Budo è proprio questo. Personalmente, dubito davvero che possa mai accadere.

BAILEY
L’Aikido è sinonimo di flessibilità, giusto?

CHIERCHINI
Neanche per niente!
Più le persone salgono nella gerarchia, meno diventano disponibili per il cambiamento, anche se lo insegnano verbalmente su base quotidiana.

BAILEY
Nel libro ho citato O’Sensei a proposito della costruzione delle fondamenta e dell’adattamento di nuove forme. Nel libro ho anche trattato i problemi risultanti dalla nomenclatura “tradizionale”. Tutto questo è semplicemente scienza e risultati comprovati.
Ton Walker Sensei era solito parlare della “regola del 2%”, ossia che solo il 2% rispetto al totale delle persone in una data professione ne è abbastanza entusiasta da cercare costantemente adattamento, innovazione e miglioramento. Tutti gli altri vogliono solo timbrare il cartellino, andare con il flusso e ritirare la loro “paga”, anche se è solamente a livello sociale. Diceva che questo vale anche per l’Aikido.
Ritengo che questo non sia un buon motivo per rimanere con i piedi bloccati nella concrezione della “tradizione” – che in realtà significa “dogma e pigrizia”, ​​dal mio punto di vista.

CHIERCHINI
C’è anche la questione del guadagno legata al fornire “tradizione” nei momenti di difficoltà e di dubbio.

BAILEY
È interessante notare il grado di resistenza alla semplice disposizione delle parole in modo diverso (di nuovo, materiale nel mio libro) – alla pratica degli stessi identici movimenti in un ordine o organizzazione differente. È interessante il grado di resistenza a fare qualcosa di più dinamico e interattivo non al posto, ma in aggiunta, ai movimenti formalizzati al livello più alto di artificiosità.
Ho provato a promuovere queste idee con persone che conosco – nel vecchio dojo che è continuato dopo la morte del mio sensei. Ho insegnato alcune di queste cose lì. Sono state accolte con interesse, curiosità, ecc., Ma non sono state adottato o integrate.

CHIERCHINI
Non è materiale da diploma, amico mio.

BAILEY
Lo è nel mio dojo.

CHIERCHINI
E questa è la strada da percorrere. Un dojo alla volta.

BAILEY
I miei certificati non vengono riconosciuti da nessun’altra parte. Il mio allievo che vive a Portland ha un grado dan da me – e anche uno da un dojo della federazione lì dove si allena. Due gradi dan al prezzo di uno.

CHIERCHINI
I certificati nel Budo significano qualcosa solo se rilasciati direttamente dalla persona responsabile della tua formazione. I diplomi postali moderni da Tokyo sono solo un’aberrazione.

BAILEY
Concordo. Una macchinetta per far soldi. Uno schema piramidale.

CHIERCHINI
A questo punto sono diventati poco più di un network marketing stile Ponzi in keikogi…

Grazie mille per la stimolante conversazione, John. Troveremo un modo per serializzare il tuo libro e condividerlo. Ci sono persone che ascolteranno.

BAILEY
Grazie anche a te. Sono aperto a proposte e felice di partecipare.

Copyright Simone Chierchini ©2021
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