Simone Chierchini, “Narrando Viaggiando – Fenomenologia Comica di un On the Road Italico”

Ci sono romanzi e racconti che chi ha meno di un certo numero di anni di età non dovrebbe leggere; questo non certo per salvaguardare le giovani generazioni da sconcezze e volgarità, precauzione peraltro vana, stante il livello medio di spettacoli televisivi, cartellonistica pubblicitaria e contenuti di siti internet più o meno hard. Piuttosto questa preclusione sarebbe un prendere atto di una sorta di “impossibilità a comprendere” che impedirebbe in maniera quasi certa di calarsi in certe atmosfere e in certe situazioni

di CARLO CAPRINO

“Ohibò! – commenterebbe qualche democratico letterato favorevole al “tutto per tutti” – consentiamo a ragazzi ed adolescenti di leggere le peripezie di Robinson Crusoe e le avventure del Barone di Münchausen, i drammi dei ragazzi della via Paal e le favole di Fedro e Grimm, e ci preoccupiamo poi che non possano capire situazioni più vicine a loro nel tempo e nello spazio?”

Eh si, caro il mio ipotetico contraddittore, non quando il traguardo è lontano è difficile raggiungerlo, bensì quando è a portata di mano! Nel romanzo di Simone Chierchini (classe 1964, precisiamolo ora e poi vedremo perché…) vi sono episodi che ben difficilmente chi ha meno di quarant’anni potrebbe capire e comprendere: come potrebbe un adolescente nato e cresciuto con telefoni cellulari tuttofare immedesimarsi nei suoi coetanei di trent’anni fa che escogitavano stratagemmi artigianal-tecnologici per telefonare a sbafo dalle cabine telefoniche oramai da anni pensionate? Come riuscirebbe un ragazzo che i suoi amici li conta e li contatta sui social network e sulle chat gustare l’atmosfere delle feste in casa sorvegliati dai genitori, che per gli uni sfociavano in epiche battaglie campali simil-vandaliche in cui si usava ogni oggetto capitato a portata di mano come accessorio balistico, e per gli altri (forse?) più fortunati erano il prologo a rapaci carezze strappate ad acerbe e timide coetanee nel buio complice di qualche stanza deserta?

Simone Chierchini Gioca con una Tarantola in Guatemala
Simone Chierchini – Guatemala 2004

Certo, mi si obbietterà, appare assai ingiusto precludere a prescindere una possibilità; se anche solo un lettore nato nel nuovo secolo volesse tentare l’improba impresa, se anche solo uno di coloro che credono che Carlos Santana abbia esordito con “Corazon Espinado” volesse cimentarsi verso questo aspro obbiettivo, se anche un singolo impavido volesse aspirare alla Via non certo facile ma pure non impossibile, anche per chi ignora chi fossero i paninari e Tinì Cansino, allora, mi si dirà, perché impedirglielo?

Gettiamo la maschera allora, e si abbia il coraggio di dirlo! Non per salvare le giovani generazioni si dovrebbe attuare questa sorta di censura preventiva, ma per conservare nell’oblio le immense cazzate che hanno fatto i loro genitori alla loro età, cazzate che – se conosciute dai loro figli – minerebbero sin dalle fondamenta l’autorità genitoriale.

Come potrebbe un padre rimproverare un figlio per la sua discutibile condotta, quando quest’ultimo è a conoscenza delle sbronze paterne, delle sue gare a chi piscia più lontano o a chi c’è l’ha più lungo intraprese con gli amici, delle sue piccole e grandi violazioni della legge, compiute per sfida e non per guadagno? Parlo da soggetto coinvolto nel problema, avendo all’incirca la stessa età di Simone Chierchini ed avendo vissuto in buona parte delle avventure simili a quelle raccontate nel suo godibile “Narrando viaggiando – Fenomenologia comica di un on the road italico”, un romanzo che parla di Aikido senza parlare troppo di Aikido, narrando episodi che – se non sono reali – sono certamente realistici.

La lettura scorre veloce e leggera, intessendo piccoli drammi e grandi principi, restituendo al lettore le figure di personaggi e comprimari “umani, troppo umani”, anche quando si tratta di celebrati Maestri, di cui più che della perizia tecnica vengono narrate le debolezze nella vita fuori dal tatami, si tratti del vizio del fumo piuttosto che della imperizia alla guida della automobile. Un romanzo di formazione, lo definirebbe qualcuno, e forse non sarebbe in errore, pur non comprendendo appieno – a mio modesto avviso – tutto quanto il racconto di Simone Chierchini può offrire.

Se l’Arte (o la vita, che poi è la stessa cosa…) ci insegna qualcosa, è che oltre all’aspetto omote delle cose – quello accessibile a tutti, evidente, chiaro e lineare – vi è l’aspetto ura, quello ombroso, sfuggente, riservato a chi possa e voglia scoprirlo. Questo romanzo non fa eccezione, l’Autore – esperto marzialista, talentuoso fotografo e entusiasta scrittore – vela senza nascondere, cela senza occultare, snocciola indizi senza riserbo né spudoratezza.

Se l’aspetto omote del romanzo è una storia ben raccontata, con buon mestiere e ritmo brioso, l’aspetto ura è il velo di malinconia sotteso in tutte le pagine, che come un fiume carsico fa capolino qua e la nei vari capitoli e si affaccia prepotente nelle ultime righe. Ogni Opera d’Arte è uno specchio in cui di riflette ciò che siamo capaci di cogliere di noi, che parla al nostro Sé attraverso quello altrui, che ci indica la nostra Via fingendo di raccontarci quella degli altri.

A Simone Chierchini il merito di essere riuscito nella impresa facendo sul serio senza prendersi sul serio, ai lettori che gli auguriamo numerosi il suggerimento di inviargli un email o di cliccare sul pulsante PayPal in basso per ordinare una copia del libro.

“Ma come! – mi si obbietterà ancora – del libro non si dice nulla in codesta recensione, non si accenna alla trama e non si tratteggiano i personaggi, né il periodo storico né l’ambiente in cui agiscono!”. Attribuite questa mia mancanza all’imperizia del sottoscritto, che certo non posso e non voglio smentire, oppure – se vi aggrada – alla precisa volontà di lasciare a ciascuno il gusto ed il piacere di disvelare quanto Simone Chierchini ha voluto donarci.

Copyright Carlo Caprino ©2011
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Fonte:
http://seishin-dojo.weebly.com/1/post/2011/05/simone-chierchini-narrando-viaggiando-fenomenologia-comica-di-un-on-the-road-italico.html

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