Intervista a Koichi Tohei


Tohei Koichi 03

L’Aikido è cresciuto in modo esplosivo dalla seconda guerra mondiale in poi. Koichi Tohei, un notevole contributore di questo sviluppo, è forse uno di quelli più qualificati a parlare della storia dell’Aikido. La maggior parte degli Shihan di Aikido (anche 7° dan e oltre) attivi oggi nel mondo hanno avuto come insegnante, in un momento o nell’altro, Tohei. Vi riproponiamo un’intervista del 1995, realizzata da Stanley Pranin e mai pubblicata prima in italiano, con il compianto Koichi Tohei Sensei, recentemente scomparso

di STANLEY PRANIN

Tohei è sempre stato fortemente dell’idea che le future generazioni aikidoistiche dovessero decidere liberamente del proprio destino. Per questo motivo nel corso degli anni ha deciso di rimanere quasi sempre in silenzio. Dopo numerosi tentativi, Tohei Sensei ha finalmente acconsentito a questa intervista esclusiva con Aikido Journal, a condizione che le attività della sua organizzazione e il suo pensiero venissero riportati fedelmente. Tohei è l’unico allievo di Morihei Ueshiba ad aver ufficialmente ricevuto il 10 Dan, ed è una figura di importanza centrale nel mondo dell’Aikido del dopoguerra. L’opportunità di questa intervista gli ha offerto l’occasione di esprimersi apertamente sulle sue opinioni ed esperienze.

I Principi del Cielo e della Terra e il Mio Approccio alla Vita

PRANIN
Sensei, ci parli del suo approccio all’Aikido.

TOHEI
Nel momento in cui stiamo per entrare nel ventunesimo secolo, il mondo in cui viviamo è sempre più relativo. Dal momento che esiste una dimensione anteriore, ve ne è anche una posteriore. Dato che esiste un vettore superiore, ve ne è anche uno inferiore. All’interno di questo mondo relativistico, nulla è assoluto nella sua correttezza. Non è possibile, per esempio, che la direzione nord sia corretta se la direzione sud non lo è. Entrambe sono semplicemente “fatti”.
L’unico modo sicuro di essere assolutamente corretto è quello di evitare di essere presi nel vortice di questi cosiddetti fatti del mondo relativistico e invece essere in accordo con i principi assoluti del Cielo e della Terra. Quando si tratta di criteri di giudizio, ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra è corretto, mentre ciò che non lo è non è corretto.
Dalla comprensione di ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra deriva una capacità di agire in modo decisivo. La mancanza di questa comprensione porta ad uno “sforzo irragionevole”, o Muri, il significato letterale del quale è “mancanza di principio”. Ciò dovrebbe essere evitato. Questo è sempre stato il mio modo di pensare e la ragione per cui ho evitato scrupolosamente di agire in modi che coinvolgano questo sforzo irragionevole o che vadano contro questi principi.
L’Aikido è essenzialmente un percorso per essere in accordo con il ki del Cielo e della Terra. Molti di coloro che sono coinvolti nel budo, tuttavia, tendono a parlare di cose che sono illogiche e coinvolgono uno sforzo irragionevole, cose che non dovrebbero essere possibili. Il mio modo di vivere, invece, è quello di evitare di fare tutto ciò che non è in accordo con i principi di cui sopra.

Mito e realtà: Quello che ho imparato dal Maestro Morihei

PRANIN
Qual è stata la cosa più importante che ha imparato da Morihei Ueshiba?

TOHEI
Di questi tempi il modo in cui la gente parla di ki per lo più tende verso l’occultismo. Io mi sento di affermare in modo assoluto di non aver mai fatto niente che coinvolgesse l’occulto. Molto di ciò di cui Ueshiba Sensei ha parlato, tuttavia, suona come occulto.
Per prima cosa, cominciai a studiare Aikido perché avevo visto come il Maestro Ueshiba avesse totalmente imparato a padroneggiare l’arte del rilassamento. Il motivo per cui poteva generare tanta potenza, infatti, era perché era rilassato. Diventai suo allievo perchè volevo apprendere questo da lui. A essere onesti, non ho mai ascoltato la maggior parte delle altre cose che diceva.

Tohei in Hawaii, circa 1953
Tohei in Hawaii, circa 1953

Le storie a proposito di Ueshiba Sensei che si muoveva alla velocità della luce o che sradicava pini da terra, roteandoli poi in aria, sono tutte storie, appunto. Ho sempre invitato gli aikidoisti ad evitare di scrivere cose del genere. Purtroppo molte persone non sembrano ascoltare. Invece, si limitano a ridurre le dimensioni del pino della storia da un colosso di albero ad uno di una sola decina di centimetri di diametro. La verità è che è difficile sradicare dal suolo anche una sola radice di bardana. Quindi come potrebbe esser mai possibile che qualcuno possa tirare fuori dalla terra un pino con un tronco di 10 cm di diametro, soprattutto quando questo è sorretto dal suo intero sistema di radici? Queste cose non sono altro che esagerazioni del genere spesso usato dai cantastorie di altri tempi.
Le storie poi sono diventate del tutto inverosimili dopo che Ueshiba è morto. Ora c’è gente che va in giro dicendo che Ueshiba si spostava istantaneamente e ricompariva improvvisamente ad un chilometro di distanza e sciocchezze simili. Io sono stato a lungo con Ueshiba Sensei e posso dire che non possedeva poteri soprannaturali.

PRANIN
Sensei, lei sembra in ottima salute per un uomo che sta per compiere 76 anni. È sempre stato così?

TOHEI
In realtà da bambino ero piuttosto fragile. Mio padre mi disse che dovevo cercare di rinforzarmi e mi fece iniziare Judo, con il quale aveva connessioni presso la Keio University. Mi allenai duramente e alla fine diventai più forte, ma dopo essere entrato nel programma pre-college alla Keio un attacco di pleurite mi costrinse a prendere un anno sabbatico. La forza che avevo guadagnato con tanta fatica improvvisamente iniziò a sparire di nuovo.
Incapace di sopportare il pensiero di perdere quello che avevo faticato tanto per ottenere, sostituii il Judo con altre forme di allenamento, come lo zazen (sedute di meditazione Zen) e il misogi (purificazione). Promisi a me stesso che non avrei permesso che la mia forza si deteriorasse nuovamente, anche se questo mi avesse portato alla morte. Preoccuparmi per la mia salute e vivere come un mezzo invalido non sarebbero serviti a nulla per aiutarmi nel mio recupero, per cui mi sono semplicemente detto “Al diavolo, tanto vale che mi butto nell’allenamento, anche se mi ammazza”. Anche l’Aikido faceva parte di quell’allenamento. Mi sono concentrato sul potenziare la mia forza, e ad un certo punto i raggi X mostrarono che la pleurite era del tutto scomparsa. Sorprendentemente, ero guarito.
Anche se in quel memento le mie idee erano ancora alquanto vaghe, ebbi la sensazione che la mia mente e il mio spirito (Kokoro) avessero motivato il mio corpo. Mi ero reso conto che il modo in cui si mantiene la propria mente è importante. La malattia fisica è ok (anche se non auspicabile), ma è inaccettabile consentire che la malattia si estenda alla propria mente o ki.
In giapponese, quando il corpo funziona a dovere, questo stato è chiamiato yamai. Byo invece significa semplicemente “malattia”. Quando il malfunzionamento si estende anche al ki, lo chiamiamo byoki. Anche se il mio corpo può essere afflitto da una qualche malattia, non devo permettere che essa si estenda al mio ki. Se la mente è sana, il corpo la seguirà.
Dopo la mia guarigione sono tornato al mio club di Judo, ma non riuscivo a riprendere l’allenamento con l’entusiasmo precedente. Uno dei motivi è che nel Judo l’allenamento fisico del corpo è prioritario rispetto a quello della mente. Continuavo a pensare che era la mente a muovere il corpo, e che qualsiasi cosa si vedesse nella mente, si dovrebbe essere in grado di farla con il corpo.
Dopo esser stato lontano dal Judo per quasi due anni, quando mi nominarono secondo dan, tutti gli altri avevano già conseguito il quarto o quinto dan. Persino molti dei terzi dan erano migliorati a tal punto da potermi facilmente proiettare a loro piacimento e questo non era piacevole nè divertente.
Nella speranza di rinforzarmi, mi chiusi in casa e iniziai ad allenarmi a tirar calci contro i pilastri di sostegno dell’edificio. Dopo averlo fatto un paio di migliaia di volte al giorno, però, i muri cominciarono a crollare. Mia sorella maggiore non ne fu molto contenta e mi mandò a praticare fuori in giardino. Dopo alcune settimane di lavoro, riuscii ad ottenere di muovere i piedi con la stessa agilità e destrezza delle mani. Tornai al dojo e mi scoprii in grado di proiettare chiunque.

L’incontro con Ueshiba Morihei

Ueshiba Morihei - Tohei Koichi
Tohei sensei con il Fondatore (1953 (da “Aikido: The Arts of Self-Defense”)

PRANIN
Quando entrò a far parte dello Ueshiba Dojo ?

TOHEI
Penso che avvenne nel 1940. Kisaburo Osawa arrivò circa una settimana dopo di me. La realizzazione che era bastato allenarmi da solo per un paio di settimane per poter tornare al dojo di Judo e atterrare tutti era stata come risvegliarsi da un brutto sogno. Pensavo continuamente “Perché perdere tempo con un’arte marziale del genere?”. E’ stato in quel frangente che ho incontrato il Maestro Ueshiba. Shohei Mori, uno degli allievi anziani del club di Judo che aveva lavorato per le Ferrovie della Manciuria, mi aveva parlato di un insegnante dotato di una forza fenomenale e mi aveva chiesto se mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Mi dette una lettera di presentazione e io andai.
Quando arrivai al dojo,  Ueshiba Sensei era fuori e venni ricevuto da un uchideshi chiamato Matsumoto. Gli chiesi di spiegarmi cosa fosse l’Aikido. Mi rispose: “Dammi la mano e ti faccio vedere”. Sapevo che mi avrebbe fatto una qualche tecnica, così gli porsi la mano sinistra invece della destra. Essendo destrimane, scelsi di tenere la mia mano più forte di riserva. Matsumoto mi afferrò il polso e mi fece un potente nikyo. Non avevo affatto rafforzato quella parte del mio corpo, quindi il dolore fu straziante. Sono sicuro di essere sbiancato, ma non avevo intenzione di lasciarlo prevalere, così sopportai il dolore per quanto possible e gli detti un pugno con la destra. Lui si scompose e mi lasciò andare.
Avevo già iniziato a pensare che se l’Aikido era quello, potevo anche dimenticarmelo e tornarmene a casa, quando ritornò il Maestro Ueshiba. Gli mostrai la mia lettera di presentazione e lui disse: “Ah, sì, dal signor Mori…” Poi, come dimostrazione, iniziò a proiettare in giro per il dojo uno degli uchideshi di più grande statura.
La mia impressione fu che fosse tutto falso, fino a quando Ueshiba Sensei mi disse di togliermi il cappotto e di attaccarlo. Assunsi una guardia di Judo e mi mossi per afferrarlo. Con mia grande sorpresa, mi proiettò con tale morbidezza e velocità che non riuscii neppure a capire cosa fosse successo. Capii immediatamente che questo era quello che volevo fare. Chiesi subito il permesso di iscrivermi e dalla mattina seguente cominciai andare al dojo ogni giorno.
Scoprii che l’allenamento era molto strano e misterioso, e morivo dalla voglia di sapere come si facevano le tecniche. Quando qualcuno usa la forza fisica per proiettarti, c’è sempre qualcosa che puoi fare per reagire o contrattaccare. Tuttavia, è una storia diversa quando la persona non fa nulla in particolare, e tu finisci comunque proiettato. Pensai: “Wow, this is the real thing!
All’inizio non avevo idea di quello che stava succedendo. Anche gli studenti di scuola secondaria riuscivano a buttarmi a terra senza problemi. Non capacitandomi di come fosse possibile, cercavo di afferrarli con ancora maggiore forza, ma ovviamente venivo proiettato ancora più facilmente.
Nello stesso periodo continuavo ad allenarmi presso la Ichikukai. Parecchie volte mi capitava di rimanere tutta la notte a praticare zazen e misogi. La pratica era focalizzata sulla realizzazione di una sorta di stato di illuminazione, in cui il corpo e la mente diventano totalmente senza condizionamenti. Era estenuante. Dopo andavo di corsa all’allenamento di Aikido, ed ero già stanco morto. Con mia grande sorpresa mi resi conto che in quella condizione la gente che prima poteva sempre proiettarmi era completamente incapace di farlo! D’altra parte io riuscivo a proiettare loro senza molta fatica. Tutti pensavano che fosse una cosa strana e continuavano a dire: “Che succede a Tohei? Lui salta la pratica e torna più forte che mai!”
E’ molto più difficile per chiunque proiettarvi se lasciate andare la forza fisica, mentre diventa molto più facile atterrare il vostro avversario. Pensai a Ueshiba Sensei e mi resi conto che quando faceva il suo Aikido era veramente rilassato. E’ stato allora che ho improvvisamente capito il vero significato di “rilassamento”.
Continuai a fare misogi e zazen. Il mio Aikido continuò a progredire. Dopo circa sei mesi fui inviato a insegnare in posti come l’accademia di polizia militare a Nakano e la scuola privata (Juku) di Shumei Okawa. A parte Ueshiba Sensei nessuno riusciva ad atterrarmi. Per raggiungere quel grado di abilità mi ci volle solo un anno e mezzo, quindi penso che quando ci vogliono cinque o dieci anni, il progresso è troppo lento.
Anche attualmente molti si impegnano strenuamente ad imparare le tecniche. io, invece, fin dall’inizio mi dedicai a imparare il ki.

PRANIN
Quando pensa che il Maestro Ueshiba abbia imparato a padroneggiare “l’arte del rilassamento?”

TOHEI
Penso che probabilmente sia stato quando viveva ad Ayabe ed era profondamente coinvolto con la religione Omoto. Ueshiba Sensei ha spesso raccontato la storia di come un giorno, mentre si stava lavando presso un pozzo dopo l’allenamento, improvvisamente si fosse accorto che il suo corpo era diventato perfetto e invincibile. Disse che in quel momento era in grado di capire con singolare chiarezza il significato dei suoni degli uccelli e degli insetti e di tutto il resto che lo circondava. Apparentemente tale stato durò solo per circa 5 minuti, ma credo che sia stato allora che si impadronì dell’arte del rilassamento.
Sfortunatamente ha sempre parlato di questa esperienza mistica in un modo che è sempre stato più o meno incomprensibile agli altri.
Prima della guerra O’Sensei insegnò presso il Collegio Militare della Marina. Tra i suoi allievi ebbe anche il principe Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Showa. Una volta il principe indicò Ueshiba Sensei e disse: “Provate a sollevare quel vecchio”. Quattro forti marinai fecero del loro meglio per sollevarlo, ma non riuscirono a farlo.
In relazione a quell’episodio il Maestro raccontò: “Tutti gli spiriti divini del Cielo e della Terra entrarono nel mio corpo e diventai immobile come una roccia pesante”. Tutti lo presero alla lettera e gli credettero. Ho sentito dire cose di questo genere centinaia di volte.
Per parte mia, non ho mai sperimentato esseri divini che entrassero nel mio corpo. Non ho mai dato molto credito a questo tipo di spiegazione logica.

Tohei Koichi Hawaii
Tohei Sensei in azione nelle Hawaii poco dopo il suo arrivo

Una volta, quando ero con Sensei alle Hawaii, ci fu una manifestazione in cui avevamo programmato che due grossi studenti hawaiani dovessero cercare di sollevarmi. Dato che già che non sarebbero riusciti a farlo, non si stavano impegnando più di tanto per riuscirci. Allora O Sensei, che era fuori e stava guardando dall’esterno, si alzò in piedi e disse: “Basta, potete riuscire a sollevare Tohei, lo potete sollevare! Basta, fateli smettere! Questa dimostrazione non vale niente!”.
Il fatto è che la sera precedente ero stato fuori a bere fino alle tre del mattino, e O Sensei sapeva benissimo in che condizioni ero tornato a casa. “Gli dèi non hanno certo intenzione di entrare in un ubriacone come te! Se lo facessero si sbronzerebbero!” mi disse. Questo è il motivo per cui pensava che gli studenti avrebbero dovuto essere in grado di sollevarmi.
In realtà questo tipo di cose non ha niente a che fare con divinità o spiriti. E’ solo questione di avere un centro di gravità basso. Io so che è così, e questo è quello che insegno a tutti i miei allievi. Se solo certe persone speciali fossero in grado di farlo, non avrebbe alcuna validità. Cose del genere devono essere accessibili a tutti se vogliono avere un senso.
Le persone con cosiddetti “poteri soprannaturali” di solito sono le uniche che possono fare quello che sostengono di poter fare. Gli altri non riescono a fare quello che loro fanno. Costoro non possono insegnare quello che fanno, perché quello che fanno non è reale: è falso. Chiunque può fare le cose che io insegno. Esse sono vive nelle ​​tecniche di Aikido così come sono. Tutto quello che bisogna sapere è come eseguirle correttamente. Vederle come la risultanza di poteri soprannaturali che richiedono la presenza di un dio o quello che vi pare è un grosso errore. Considero mia responsabilità di insegnare correttamente.

La personalità di Morihei Ueshiba

PRANIN
Nel 1940 o 1941 c’erano personalità notevoli nel dojo. Ricorda qualcuno che poi sarebbe diventato famoso?

TOHEI
Quando ho iniziato io non c’era nessuno. Non c’erano allievi e non c’era quasi nessun uchideshi.

PRANIN
Cosa ricorda maggiormente del Maestro Ueshiba?

TOHEI
Era una buona persona anziana. Sorrideva, capisci cosa intendo. Per molti versi aveva una personalità assai infantile.

PRANIN
Abbiamo molti documenti su O-Sensei, ma per noi è ancora difficile avere un’idea di come lui fosse nella vita quotidiana. Parlava di cose ordinarie, di soggetti di tutti i giorni? Dalle registrazioni che abbiamo di lui mentre parla, sembra quasi come se fosse venuto da un altro pianeta.

TOHEI
Sì, capisco cosa vuoi dire. Sì, certo, parlava in quel modo.

PRANIN
Ho sentito dire che a volte aveva delle improvvise esplosioni di rabbia.

TOHEI
Succedeva spesso, ma era sempre gentile con le donne. L’ho mai visto arrabbiarsi con una donna. Curiosamente, la sua rabbia non era mai specificamente rivolta alla persona con cui era presumibilmente arrabbiato. Era come se lui fosse solo furioso con se stesso, incapace o non desideroso di dirigere la rabbia verso il suo oggetto.
Una volta successe che un giovane studente di nome Kurita notasse che O Sensei si fosse un po’ spostato sulla sua sedia. Decise quindi di spostarla per sistemargliela meglio. O Sensei gli esplose contro e gli chiese cosa stesse facendo. Il poveretto non aveva idea di che cosa stesse succedendo fino a quando non gli spiegai che il Maestro aveva scambiato la sua azione per un tentativo di fargli del male.

PRANIN
Quale fu l’atteggiamento di O-Sensei quando lei iniziò a basare il suo insegnamento sui principi del ki?

TOHEI
Era geloso e si mise a dire alla gente di non ascoltarmi. Andava dicendo “L’Aikido è mio, non di Tohei. Non ascoltate ciò che dice Tohei”. Veniva nel dojo e diceva cose del genere, soprattutto quando insegnavo a un gruppo di donne. In quelle occasioni, nella sua immediatezza e mancanza di sofisticazione era come un bambino. Era molto spontaneo e innocente.
Diverse persone collegate con movimenti religiosi di vario tipo venivano al dojo e gli estraevano del denaro, adulandolo con nomi come “Morihei Ueshiba, il kami dell’Aikido”. Non spese quasi mai soldi per sé stesso, ma sembrava essere sempre a corto di denaro perché continuava a darlo via a gente di quel genere.

Il Conferimento del Decimo Dan

Fui il primo ad essere ufficialmente promosso decimo dan. Originariamente il grado più alto era ottavo dan, ma Gozo Shioda dello Yoshinkan iniziò a promuovere un sacco di gente. Kisshomaru Ueshiba e il signor Osawa decisero che per stabilire con maggiore fermezza l’Hombu Dojo sarebbe stato utile se avessimo nominato un nono dan, e lo offrirono a me. Risposi che pensavo non fosse necessario creare gradi superiori a quelli che avevamo già, ma loro insistettero sul fatto che avrebbe contribuito a rafforzare l’Hombu Dojo, così alla fine accettai. Festeggiammo il nuovo grado a Ginza, il quartiere dei divertimenti. Erano presenti sia Gozo Shioda che Kenji Tomiki.
Mentre ero negli Stati Uniti, tuttavia, altre cinque persone vennero nominate nono dan, e cercarono di fare in modo che io non lo venissi a sapere. Mi dissi che non c’era niente da fare – cose di questo genere sarebbero sempre accadute con un maestro come il nostro – quindi decisi di non preoccuparmene.
Quando ritornai a Tokyo, fui sorpreso di trovare il Maestro Ueshiba che mi aspettava per salutarmi in aeroporto, la sola e unica volta che abbia mai fatto una cosa del genere. Quando arrivammo ​​a casa mi offrì da bere, e dopo non molto iniziai a sorridere e a sentirmi allegro. Questo sembrò rallegrarlo e mi ricordo che si alzò persino per fare una sorta di danza tradizionale che gli piaceva. Tutto questo, naturalmente, era perché aveva pensato che io potessi essere turbato dal fatto che aveva promosso altre cinque persone a nono dan, dopo avermi detto che sarei stato l’unico. Quando si rese conto che non ero affatto irritato, il suo spirito si sollevò.

Koichi Tohei in azione

Due o tre giorni dopo cominciò chiedermi di accettare il decimo dan. Io gli dissi: “Sensei, per favore non chiedetemi di farlo. Si immagina che storia ne verrà fuori se lei mi nomina decimo dan?”. Il maestro accettò la mia risposta, e quindi per qualche tempo rimasi nono dan. Circa tre anni dopo, tuttavia, proprio prima che si ammalasse di cancro, me lo chiese di nuovo. “Koichi-chan, la prego di accettare il decimo dan”, mi disse. Mi sentii obbligato ad accettare, perché sarebbe stato irrispettoso rifiutare nuovamente e metterlo nelle condizioni di pregarmi di accettarlo.
Non passò molto tempo prima che altri iniziassero a dire in giro che non ero il solo ad aver ricevuto il decimo dan. Per evitare fastidi offrii di restituire il grado, ma il signor Osawa intervenne e fece si che il mio certificato venisse registrato come numero “1”, per verificare che quello, e non altri, fosse ufficiale. Ci fu anche una grande festa all’Akasaka Prince Hotel per festeggiare la promozione.
Fino a quando non mi sono separato dall’Aikikai nessun altro ha assunto il rango di decimo dan, ma non appena ho lasciato tutti iniziarono a riceverlo.

PRANIN
Lei ha detto che quando iniziò a basare il suo insegnamento sui principi del ki, O-Sensei era geloso e diceva a tutti di non ascoltarla. D’altra parte, la promosse decimo dan. Quali erano quindi le sue intenzioni? Non era un riconoscimento?

TOHEI
Penso che mi riconoscesse e accettasse. Era ben consapevole che allora non c’era nessuno che fosse al mio livello e probabilmente sentiva che se non avesse promosso me, non sarebbe stato in grado di promuovere gli altri. Tuttavia, dato che a volte aveva quell’atteggiamento quasi infantile di cui ho parlato, non vedeva l’ora di farlo. Quindi andò avanti e lo fece lo stesso.

PRANIN
Kisshomaru Ueshiba come affrontò il problema?

TOHEI
Kisshomaru originariamente aveva intenzione di mantenere una certa distanza dall’Aikido. Spesso diceva: “Mio padre e le persone come il signor Tohei sono venute al mondo per fare Aikido. Anche se io sono nato in questa famiglia e ho il ruolo di assistente, preferirei di gran lunga avere una casa su una collina da cui andare a lavorare la mattina e ritornare la sera”. Aveva sperato di assumere un ruolo più amministrativo, come direttore generale dell’organizzazione, piuttosto che essere al centro dell’insegnamento. Quando Ueshiba Sensei morì, il signor Nao Sonoda si fece avanti con la proposta di nominare Kisshomaru Direttore Generale e me secondo Doshu. Tuttavia, il Maestro Ueshiba mi aveva chiesto di fare quello che potevo per Kisshomaru, così feci ogni sforzo per far sì che assumesse un ruolo che lo mettesse  al centro sia dell’insegnamento che dell’amministrazione, che è come alla fine successe.
Ho avuto il privilegio di essere al fianco del Maestro durante le sue ultime ore. Lui mi disse: “Koichi-chan, sei tu? Vorrei chiederti per favore di fare quello che puoi per mio figlio”. Gli risposi che fino a quando avessi avuto il controllo della situazione, non avrebbe avuto niente di cui preoccuparsi. “Va bene… te lo chiedo”, disse, e chiuse gli occhi. Poco dopo esalò il suo ultimo respiro.
Il signor Sonoda suggerì più volte che divenissi Doshu, ma ero determinato a mantenere la mia promessa. Per consentire a Kisshomaru di assumere un ruolo stabile, spinsi l’idea che lui potesse essere sia Doshu che amministratore delegato. Kisshomaru allora espresse la sua gratitudine per i miei sforzi, ma dopo circa un anno il suo atteggiamento cambiò. Fu proprio in quel periodo che andò negli Stati Uniti e iniziò a far levare la mia foto dalle pareti dei dojo locali.

Separazione dall’Aikikai

PRANIN
Intorno a quello che anno era?

TOHEI
Circa tre anni dopo che il maestro Ueshiba morì, nel 1971 o 1972. Prima di allora quasi tutti i dojo americani esponevano la foto del Fondatore e la mia, ma Kisshomaru cominciò a far levare la mia e farla sostituire con la sua.

Koichi Tohei Sensei
Koichi Tohei Sensei in America

PRANIN
Mi era parso di capire che nel periodo immediatamente successivo alla morte di O-Sensei aveste buon rapporto. Perché tale rapporto successivamente finì per deteriorarsi?

TOHEI
Nel 1971, proposi di insegnare specificatamente il concetto di ki nell’Aikikai. Pensavo che continuando semplicemente a praticare tecniche muovendosi avanti e indietro su una superficie piana non sarebbe risultato in Aikido, perché l’Aikido è basato sul ki. Suggerii quindi al signor Osawa di avviare una lezione sul ki e di far sì che le persone vi studiassero come base per il loro Aikido. Osawa respinse l’idea a nome dell’Aikikai, sostenendo che l’Aikido dell’Aikikai era l’Aikido di Kisshomaru, e che pertanto gli insegnamenti di Kisshomaru avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’allenamento. Mi resi conto allora che non c’era spazio per me per insegnare in quell’ambiente, e chiesi se sarebbe stato possibile di perseguire il mio suggerimento al di fuori del dojo. Mi dissero che andava bene, così uscii e creai una classe che non si concentrava sulle tecniche di Aikido, ma sull’insegnamento del ki.
Penso che il mio insegnamento del ki abbia contribuito molto alla crescita dell’Aikido. La semplice pratica delle tecniche di Aikido avanti e indietro per il tatami va bene per gli studenti e chi è giovane, ma le persone anziane, che hanno una minore capacità di resistenza, dopo un po’ tendono a smettere. I miei insegnamenti sul ki sono stati ben accolti da vari tipi di persone, compresi gruppi del più alto livello, come dirigenti d’azienda, manager e presidenti. Tuttavia, sia il signor Osawa che Kisshomaru vedevano quello che stavo facendo come qualcosa di rimosso dall’Aikido.
Negli Stati Uniti, quando mi riferivo all’Aikido con espressioni come “una questione di mente”, mi capivano. In Giappone, invece, l’Aikido era semplicemente Aikido, così decisi che fosse necessario stabilire il concetto di ki anche in Giappone.
Il signor Osawa era davvero una persona per bene e ascoltava quello che avevo da dire. A quel tempo, però, si stava sforzando al massimo per sostenere Kisshomaru e cercò di impedire alla gente di partecipare alle mie lezioni.
Avevano rifiutato di farmi insegnare ki all’interno dell’Aikikai, ma mi avevano detto che ero libero di fare quello che mi pareva all’esterno. Con questa convinzione iniziai le mie lezioni presso il Centro Olimpico. Queste lezioni si dimostrarono essere molto popolari ed entro tre mesi vi si iscrissero un centinaio di allievi.  Quando ne sentì parlare, Osawa fu sorpreso e venne a chiedermi se mi sarebbe interessato tenere una lezione all’interno dell’Aikikai! Ne fui profondamente irritato e gli dissi che pensavo che fosse un po’ tardi per questo.
Nessuno di quelli che venivano alla mia lezione di ki sapeva nulla di Aikido e non erano realmente interessati a impararlo, dato che non era quello che erano venuti a imparare. Tutto questo non sarebbe successo se mi avessero consentito di creare da subito una lezione sul ki per quelli dell’Aikikai. Data la posizione in cui si trovava, so che Osawa dovette rifiutare la mia richiesta, ma penso che dietro a questa posizione si trovasse comunque a disagio. Quando nel 1990 fu costruita la sede centrale della Ki no Kenkyukai (Ki Society) nella Prefettura di Tochigi, Osawa mi contattò privatamente e inviò anche un piccolo contributo.

Storie dalla Scena Aikidoistica del Dopoguerra 

PRANIN
Che tipo di persone entrò a far parte dell’Aikikai dopo la guerra?

TOHEI
Ho insegnato a molte delle persone che oggi sono famosi shihan… Tada, Arikawa, Yamaguchi, Okumura, Yamada, Chiba. Yamada ancora mi viene a trovare, di tanto in tanto.

Koichi Tohei negli USA negli anni settanta

PRANIN
Ha qualche aneddoto da quel periodo che vuole condividere?

TOHEI
Una volta che mi ero preso una sbornia, mi stavo allenando con Tamura, che ora è in Francia. Gli dissi: “Guarda, stavolta ho intenzione di tirare duro, quindi fai attenzione”. Probabilmente non aveva preso sul serio il mio avvertimento, perché quando lo proiettai sfrecciò attraverso il dojo e ruppe il vetro della finestra con un braccio. Sarebbe stato sufficiente che fosse rimasto fermo, invece provò a tirare fuori subito il braccio e finì per ferirsi sui bordi taglienti. Quando vidi cosa aveva fatto, mi arrabbiai e senza pensarci gli urlai addosso rimproverandolo di non aver aspettato fino a quando non avesse potuto estrarre il braccio in modo sicuro. Me pentii subito e mi resi conto che era crudele urlare contro di lui in quel modo dopo che si era fatto male. Decisi allora di portarlo fuori per una notte brava in città quella sera.
Un’altra volta presi con me Tamura e Chiba per una dimostrazione in Hiratsuka. Siccome questo avvenne durante l’occupazione militare americana, le dimostrazioni di arti marziali di quasi tutti gli stili erano ancora vietate. L’autorizzazione per una dimostrazione di Aikido invece era stata concessa, e noi tenemmo una dimostrazione davanti al comandante della guarnigione in quella zona. La nostra spiegazione del principio di non-competizione in Aikido fu ben accolta e sembrò trovare consenso tra il pubblico.
Durante la dimostrazione feci una tecnica in cui spazzai via i piedi di Chiba con un jo. Lui si preparò da solo in modo da ricevere il mio movimento, ma io detesto quando le persone fanno volutamente cadute inutili come queste. Così gli dissi di smettere di fare cose inutili e lo proiettai a terra con tutte le mie forze. Si ribaltò completamente a testa in giù e atterrò quasi sulla testa. Per un momento temetti di avergli fatto qualcosa di terribile e fui sollevato nel vedere che in qualche modo era atterrato in sicurezza.
Una volta un mio allievo si iscrisse all’Aikikai e fu elogiato perchè era bravo nelle ukemi e spesso accompagnava il Maestro Ueshiba. Una volta lo presi come mio uke durante una manifestazione presso lo Hibiya Kokaido (sito della All Japan Aikido Demonstration nei primi anni prima, che si iniziasse a usare il Budokan – NdR), ma iniziò a cadere da solo anche prima che lo avessi proiettato. Allora gli dissi: “Che diavolo stai facendo? Perché ti butti ancora prima che inizio a proiettarti!? Vattene!” Erano presenti tanti spettatori, e penso che furono tutti piuttosto sorpresi. Fu tuttavia anche un’opportunità inattesa per loro per rendersi conto che le tecniche di Aikido non sono false o pre-arrangiate.
Quando avevo 49 anni anni feci un film didattico sull’Aikido in cui appaiono come miei uke aikidoka del calibro di Masando Sasaki e Seishiro Endo. Endo è apparso anche in un libro called Shinshin Toitsu Aikido che è per lo più immagini. Ho insegnato anche a gente come Saotome e Ichihashi, una volta o l’altra.

PRANIN
Ha qualche aneddoto interessante del periodo successivo alla sua uscita dall’Aikikai?

TOHEI
Circa dieci anni fa in Francia venne a trovarmi un gruppo di studenti di Tamura. A quanto pare Tamura pensava che a causa della mia età, probabilmente non potevo più fare Aikido e che stavo lavorando solo con il ki. Pare che quegli allievi fossero venuti a vedere con i propri occhi se ciò fosse vero, e credo anche per avere un assaggio di un decimo dan di Aikido. Scelsi otto o nove di loro e mi feci attaccare in un randori. Tornarono a casa dicendo: “Beh, sembrerebbe che Tamura si fosse sbagliato!”

Iluminazione da una singola dichiarazione di Nakamura Tempu 

PRANIN
In che modo il suo Shinshin Toitsu Aikido è diverso da quello del Fondatore Morihei Ueshiba?

TOHEI
Quando mi sono recato alle Hawaii e ho cercato di utilizzare le tecniche che avevo imparato da Ueshiba Sensei, ho scoperto che molte erano inefficaci. Ciò che O Sensei diceva e quello che faceva erano due cose diverse. Ad esempio, nonostante il fatto che lui era molto rilassato, diceva ai suoi allievi di fare tecniche taglienti, potenti. Quando sono arrivato alle Hawaii, tuttavia, c’erano dappertutto ragazzi forti come Akebono e Konishiki. Non c’era proprio nessun modo di usare la forza o la potenza fisica per prevalere contro il loro tipo di forza.

Tohei a Ki no Sato nella Prefettura di Tochigi, 1995

Quando uno è saldamente bloccato o controllato, le parti del suo corpo che sono direttamente interessate semplicemente non possono muoversi. Tutto quello che puoi fare è iniziare un movimento con quelle parti che è possibile spostare, e l’unico modo per farlo con successo è il rilassamento. Anche se il tuo avversario ti ha preso con tutte le sue forze, è ancora possibile farlo volare per aria se quando esegui la proiezione sei rilassato. Questo è qualcosa che ho vissuto in prima persona durante quel viaggio alle Hawaii, e quando tornai in Giappone e ripresi a osservare il maestro Ueshiba, mi resi conto che effettivamente applicava le sue tecniche da uno stato di totale rilassamento.
Mentre seguivo Ueshiba Sensei, studiavo anche sotto Nakamura Tempu. Lui è stato il primo che mi ha insegnato che “la mente muove il corpo”. Quelle parole mi colpirono come un fulmine di energia e mi aprirono gli occhi sull’intero regno dell’Aikido. Da quel momento ho cominciato a rielaborare tutte le mie tecniche di Aikido. Ho eliminato le tecniche che andavano contro la logica e selezionato e riorganizzato quelle che ritenevo fossero utilizzabili.
Ora il mio Aikido è composto per circa il trenta per cento delle tecniche del Maestro Ueshiba e il settanta per cento delle mie.
Posso dire che la parte più importante del mio apprendistato (shugyo) si sia svolta alle Hawaii. Il motivo originale della mia visita fu un invito da parte del Nishikai, un gruppo dedicato al Metodo della Salute di Katsuzo Nishi. Gli organizzatori del mio viaggio avevano progettato di mettere a confronto le mie capacità nelle arti marziali con quelle di alcuni lottatori professionisti locali nel corso di una manifestazione pubblica, allo scopo di produrre fondi da devolvere alla costruzione della loro sede centrale. Di questo non ero stato messo a conoscenza se non poco prima della mia partenza, quando era troppo tardi per rifiutare. Così mi sono rassegnii e andai lo stesso.
Gli hawaiani furono abbastanza schietti nell’esprimere le loro impressioni iniziali su di me. Mi dissero cose come “Accidenti, Sensei, sei giovane e carino, vero?”, oppure “Accidenti, Sensei, sei davvero un piccoletto…”. Qualcuno arrivò a dirmi “Sensei, sei davvero sicuro che ce la puoi fare?” Mi dissi che l’unica cosa da fare era mostrare loro cosa ero capace di fare e di farglielo provare di prima mano. Dopo tutti i praticanti di arti marziali e lottatori locali divennero miei allievi. L’Aikikai Hawaii venne fondata 8 mesi dopo, e fui anche nominato capitano onorario a vita delle locali forze di polizia. Ueshiba Sensei non fu mai testato in quel modo in tutta la sua vita.

PRANIN
Vorremmo chiederle qualcosa a proposito delle tecniche di armi. Presso l’Aikikai Hombu Dojo ci sono alcuni Shihan che affermano che l’Aikido moderno non ha tecniche di armi. D’altra parte, ci sono insegnanti come Morihiro Saito che integrano lo studio delle armi con l’insegnamento delle tecniche a mani nude (taijutsu). Secondo lei le tecniche di armi sono parte dell’Aikido o no?

TOHEI
Dire non ci sono tecniche con le armi in Aikido è ridicolo. La gente dice così perché non le conosce. Venite a vedere quello che facciamo con le armi presso la Ki Society. Tutto è anche visibile sul nostro video didattico. Che l’Aikido abbia tecniche di armi è una cosa di puro buon senso, ed è un peccato che la gente debba dire il contrario. Mi chiedo, devo andare io laggiù e insegnargliele? Yoshio Sugino (Dojo-cho della sezione Aikikai di Kawasaki e decimo dan di Katori Shinto Ryu) una volta partecipò ad una delle nostre prove di allenamento fisico. Vedendo le tecniche di armi dei nostri studenti, li lodò dicendo: “Vedo che qui hai decine di aspiranti O-Sensei”.

PRANIN
Tohei Sensei, la ringrazio di averci concesso così tanto tempo per questa intervista.

Profilo di Koichi Tohei
Nato 1920 a Tokyo, si trasferì giovanissimo nella Prefettura di Tochigi, dove ha trascorso la sua giovinezza. Il suo precario stato di salute durante l’infanzia lo costrinse a visitare l’ospedale di frequente. Su insistenza del padre, iniziò a fare judo. Dopo essere riuscito a rinforzare il suo corpo, a 15 anni fu promosso cintura nera e a 16 entrò a far parte del programma preparatorio della Keio University. Continuò a praticare judo con entusiasmo, ma contrasse una pleurite a causa dell’eccessivo allenamento e fu costretto a ritirarsi dalla scuola per un anno. Durante questo periodo si dedicò alla auto-formazione attraverso misogi kokyuho, Zen e altri tipi di disciplina.
A 19 anni incontrò Morihei Ueshiba e divenne suo allievo. Nel breve volgere di un anno e mezzo diventò rappresentante del fondatore (Dairi) e, non avendo ancora ricevuto alcun grado ufficiale in aikido, fu inviato a insegnare presso l’Accademia di Polizia di Nakano e la scuola privata di Shumei Okawa.
A 23 anni fu richiamato in servizio militare e sotto il fuoco nemico imparò il segreto di dirigere il ki in un unico punto nel basso addome (seika no Itten). Tra il 1953 e il 1971 visitò gli Stati Uniti in quindici occasioni, insegnando e diffondendo l’Aikido e i principi del ki. Tohei ricevette il 10 dan di Aikido nel 1969. Ha lavorato come Direttore degli Shihan (Shihan Bucho) e Direttore (Riji) dell’Aikikai fino a quando lasciò l’organizzazione nel 1974.
Tohei fondò la Ki Society (Ki no Kenkyukai) nel 1971 (riconosciuta come organizzazione non-profit nel 1977), che egli ha presieduto fino alla sua morte, avvenuta nel mese di maggio di quest anno. La Ki Society è l’unica organizzazione in Giappone specializzata nell’allenamento del ki ad aver ottenuto il riconoscimento come organizzazione senza scopo di lucro da parte del Ministero del Pubblic Welfare.

Tradotto e pubblicato con l’autorizzazione di Stanley Pranin

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