Da Angelo Armano: “Mi Chiamo Fuori…” Numero 2


InfernoSe il fondatore di Aikido Italia Network ha detto ciao, sembrerebbe che le sue motivazioni nell’abbandono all’Aikikai d’Italia abbiano un fondamento, perchè a distanza di meno di una settimana arriva un altro “Arrivederci Bella!” da parte di un secondo insegnante di rilievo dell’associazione, questa volta il Maestro Angelo Armano, un altro esponente della vecchia guardia e cervello pensante, che anche lui ha deciso di andare a studiare altrove, “va bene all’inferno, ma non da masochista”!

di ANGELO ARMANO
Ciao Simon,

come io la penso tu lo sai benissimo, ed è pure raro che mi esprima nei blog, per alcune “pubblicizzate” personali idiosincrasie, ma poiché mi piace stupire innanzitutto la mia parte idiosincratica, dirò pure io qualcosa. Condivido lo spirito e l’interiorità che fa dire a Claudio Pipitone certe cose, e le mie osservazioni non vogliono certo contraddirlo.

Pure l’appartenenza a qualche organizzazione è necessaria, a patto di non dimenticare mai il male insito, l’aspetto ombra di qualsiasi consociazione umana. Io che vorrei in certi momenti dimettermi da italiano, mi accorgo che bisogna non sfuggire gli aspetti ombra, anzi conviverci necessariamente a lungo (non in eterno e a tutti i costi), perché ci insegnino a fondo com’è che stanno veramente le cose, innanzitutto in noi stessi.
Tu che sai quanto io ami soffermarmi sulle parole di O’Sensei, non mi è sfuggita una sua frase che ho tenuto a mente per un bel pò, e che è stata una, forse la motivazione sostanziale di certe mie “appartenenze”.

“IL MIGLIOR POSTO DOVE ALLENARSI? ALL’INFERNO!”.

Più vado avanti più provo gioia nei sempre differenti posti dove pratico Aikido, tranne che in uno, in quella organizzazione a cui tu hai detto ciao. Poiché tutti i vissuti sono soggettivi ben potrebbe appartenere a quelle sopra mentovate personali idiosincrasie, poco onorevoli come tutte le idiosincrasie, la scaturigine dei miei vissuti. Così per eliminare qualche dubbio, avendo di recente preso gusto alla narrativa, renderò nota una storiella.

Devi sapere che da insegnante di Aikido io non ho mai esaminato un mio allievo; semmai ho esaminato allievi altrui, anche per gradi dan, venendomi affettuosamente imposto da chi su di me ha autorevolezza, prima ancora che formale autorità di maestro. Mi riferisco a Paolo Corallini shihan.

Un giorno di qualche anno fa, ricevo una telefonata sul mio portatile da parte della segreteria di quella su menzionata organizzazione, con la quale mi si dava notizia che mi veniva revocata la qualifica di esaminatore, perché mi mancava qualche giorno di frequenza obbligatoria, a quei seminari sui quali ti sei diffuso abbondantemente in passato, e in questo tuo “mi chiamo fuori!”. Mi limitavo a far presente da subito che della qualifica di esaminatore non mi ero mai servito, e che potevano quindi levarmela tranquillamente.

Pochi sanno che la mia qualifica di esaminatore per l’Aikikai d’Italia era quella riservata ai terzi dan, per cui a un certo punto ritenevo opportuno comunicare formalmente le mie “credenziali” Hombu Dojo a detta organizzazione (a cui tutt’ora appartengo), ovvero il 4° e 5° DAN con tanto di autografo di Ueshiba Moriteru Doshu, e fare formale richiesta delle qualifiche connesse.

La richiesta era solo al fine di stanare quale posizione intendesse assumere l’Aikikai d’Italia rispetto a qualifiche rilasciate dall’organizzazione madre, e dalla quale la stessa deriva il suo potere di rilasciare gradi, riconosciuti appunto dall’Aikikai di Tokyo. Anzi per il quinto dan, si legge nel regolamento della suddetta associazione italiana che lo stesso “viene rilasciato direttamente dallo ZAIDAN Hoshin, su segnalazione del Direttore Didattico…”. Dopo un bel pò di tempo, ricevo una mail da parte dell’Aikikai d’Italia in cui -udite, udite!- è riportato un parere legale con il quale mi si dice che a norma di regolamento, la qualifica di esaminatore e di fuku shidoin è rilasciata dal Direttore Didattico…

Non credo che un’associazione necessiti di un parere legale (che può eventualmente assumere ad uso interno) per quelli che sono i suoi atti decisionali. Bastava dire “Non debemus, non possumus, non volumus” come Paolo Stoppa nelle vesti di Papa, ne “IL MARCHESE DEL GRILLO”, o per colmo di gentilezza spiegare il perché a me che ai loro occhi mi intestardisco a dire “Dobbiamo stare vicini vicini…” e loro a significarmi pur senza espressamente proferirlo: “No, mi fai schifo…”.

Comunque, per non rimanere a “Paperissima”, mi limitavo a rispondere che la questione delle qualifiche non era fondamentale, anzi… ma che una risposta dall’ORGANO COMPETENTE era indispensabile, su quale fosse la posizione dell’Aikikai d’Italia sui gradi non quelli rilasciati da organizzazione concorrente, bensì dall’Aikikai di Tokyo.
SILENZIO… tutt’ora perdurante silenzio, tranne la generosa recente offerta, a circa due anni di distanza, di rioffrirmi la qualifica di esaminatore 3°dan, a cui rispondevo chiedendo espressamente di essere depennato dall’ Albo esaminatori”.

Va bene all’inferno, ma non da masochista, e quel che è troppo è troppo!

Così credo che sia giunto il tempo di farli finalmente contenti, di attuare quella che con ragione tu Simon definisci essere la loro politica, di fare in modo che i non allineati se ne vadano… Sembra passato un secolo quando valorosi esponenti dell’Aikikai d’Italia, tutt’ora in servizio, dicevano in pubblica assemblea o personalmente a me che le cose dovevano cambiare, che non ci si poteva fare vecchi, e che i maestri giapponesi facevano con gli allievi come si fa con la birra: la schiuma si butta via!

Oggi quegli stessi non parlano proprio più, anzi alcuni quando parlano, parlano “giapponese”, e apprendono e praticano bene come “tenere a distanza gli allievi”… Sui mali del professionismo, metafora basilare dell’Aikikai d’Italia, mi sono già espresso.

Allora tornando al quesito iniziale, non importa a quale organizzazione appartenere, se a una, a due a tre e chi più ne ha più ne metta, come per un esponente della Direzione Didattica sempre della su menzionata organizzazione (basta che non dia fastidio). Dovendo scegliere, io starò sempre e solo con tutti coloro dove non mi sia impedito di sentirmi collega rispettato e fare esperienze con chi stimo.

Leggi “Mi Chiamo Fuori…” di Simone Chierchini
Leggi “Fraterna Postilla a “Mi Chiamo Fuori…” di Claudio Pipitone

 

Copyright Angelo Armano© 2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore è proibita

2 pensieri riguardo “Da Angelo Armano: “Mi Chiamo Fuori…” Numero 2”

  1. non ho mai avuto il piacere di conoscere il maestro Chierchini ho conosciuto il maestro Armano (siamo conterranei della stessa regione) e quindi posso immaginare il travaglio interiore, non tanto per la scelta fatta, ma per i ragionamenti e quanto hanno vissuto nei tempi che hanno fatto maturare la scelta. scelta che rispetto e rispetterò sempre cosi come rispetto chi rimane nell’aikikai d’italia. struttura a cui non appartengo. ho amici in quasi tutte le strutture aikidoistiche italiane e quando pratico con loro mi diverto sempre e ad ogni goccia di sudore che mi cola ho almeno 10 sorrisi. ed è per questo che pratico aikido, ed è per questo che mi piace l’aikido. gli aspetti organizzativi e politici, chi scrive ha qualche incarico, non li sottovaluto ma guai se questi diventano strumenti di discriminazione o peggio ancora. li ritengo utili e importanti quando rimangono strumenti per praticare e far praticare al meglio i praticanti e quando svolgono la loro funzione principale: diffondere l’aikido, far crescere l’aikido. grazie per quanto fate.

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