Faccia a Faccia con Sokaku Takeda


sokaku takeda
Un ritratto di Sokaku Takeda

Il seguente articolo fu ripubblicato da Aikido Journal nel 1985 con l’autorizzazione di Tokimune Takeda, guida del Daito-ryu Aiki Budo e figlio di Sokaku Takeda. Nel 1929, Isamu Takeshita, Ammiraglio della Marina Militare giapponese, iniziò a studiare Daito-ryu sotto Sokaku Takeda e pubblicò un articolo di giornale intitolato “Storia del Coraggio di Sokaku Takeda”. Asahi, un grande quotidiano di Tokyo, venne a conoscenza di questo pezzo e nel mese di luglio 1930 inviò il proprio giornalista Yoichi Ozaka in Hokkaido per intervistare il Maestro Takeda che girava l’isola settentrionale dell’arcipelago giapponese insegnando Daito. L’articolo che vi presentiamo – pubblicato il 17 agosto 1930 – è il risultato di questo viaggio di Ozaka

di YOICHI OZAKA

Molti anni fa il Daito-ryu Aikijujustu esisteva come arte marziale segreta del clan Aizu. Tuttavia, a partire dal periodo Meiji, questo velo di mistero che celava l’arte da centinaia di anni è stato sollevato grazie agli sforzi del maestro Sokaku Takeda (1859-1943), legittimo successore della scuola. Il Daito-ryu è considerata la più avanzata arte di autodifesa e non è eguagliata da altre arti marziali come il Kendo ed il Judo. Per qualche oscura ragione, il maestro Takeda, uno straordinario artista marziale, circa venti anni fa si ritirò ad Hokkaido rinunciando al mondo.* Cominciò a condurre una vita spesa in completo isolamento, mentre si dedicava all’agricoltura a Shirataki, presso Kitami, nella campagna interna di Hokkaido. Nonostante sembra che avesse circa trentamila studenti in tutto il Giappone, il maestro oggi vive in isolamento per evitare tutti i problemi terreni.
Ho passato sette ore viaggiando di treno in treno verso est, dopo aver fatto scalo a Nayory, vicino all’estremità nord di Hokkaido, per arrivare a casa del maestro, dove egli vive in ritiro a Shirataki, presso Kitami-no-kuni. La sua casa è composta di due stanze da 10 tatami ciascuna, senza porte scorrevoli tra loro. Tra queste stanze ve n’è un’altra grande 20 tatami che contiene un focolare da 5 piedi, scavato nel terreno e circondato da una bordatura di legno nero lucido. Anche se eravamo nel bel mezzo dell’estate, trovai un grande calderone appeso ad un apposito gancio, con due pinze da camino di circa 40 cm di lunghezza gettate a caso nel calderone. La stanza mi ricordò in ogni particolare quella di Tsukahara Bokuden (1489-1571), esperto di spada e fondatore del Bokuden-ryu (shinto-ryu), o quella di Mataemon Araki (1597-1638), esperto di spada e fondatore dell’Araki-ryu.
Sua moglie mi accolse dicendo: “Molte grazie per la gentile visita, ma mio marito è partito all’inizio di giugno e non è ancora tornato”.

sokaku Takeda 2
“I suoi occhi mi fissavano ferocemente…”

“Che atteggiamento accomodante”, pensai. Se fossimo stati a Tokyo, avrebbero di sicuro già chiamato la polizia per cercarlo.
“Ah, a proposito”, aggiunse, “ho ricevuto una lettera da lui tre o quattro giorni fa. Si trova in un posto chiamato Koshimizu, dopo Abashiri. Ma si sposterà ancora e non ho idea di quando tornerà a casa. Spero che lo trovererete a Koshimizu, ma potrebbe essere già andato via”.
Mi sentii molto avvilito, ma decisi di non pensarci, così feci altre sette ore di treno ed arrivai alla stazione di Furuoke, quattro fermate da Abashiri, famosa per essere il sito di una prigione. Quindi percorsi un sentiero di montagna che attraversava un dorsale per circa 4 chilometri. Era circa mezzanotte quando alla fine giunsi nella cittadina di Koshimizu.
Quando infine trovai una locanda, un vecchio di 67 o 68 anni, che somigliava ad un samurai di altri tempi, venne fuori e mi chiese cosa mi avesse spinto fin lì e da dove venissi. Gli diedi il mio biglietto da visita e lo seguii. A questo punto sentii qualcuno oltre la porta scorrevole in bamboo e carta di riso dire: ” Cosa? Un giornalista? Che seccatura! Che cosa vuole da un vecchio contadino come me? E’ inutile parlarne. Se è già qui digli di entrare”. Mi accolse con le seguenti parole: “Non volevo vederti perché è un disturbo per me, ma ho capito che non ci posso fare niente”.
Indossava un kimono estivo di cotone a quadri, con una cintura avvolta intorno ai fianchi. A giudicare semplicemente dalle apparenze, chiunque avrebbe pensato che fosse un povero contadino. Non dimostrava la sua età, che era di 72 anni. Appariva più giovane e vigoroso. Era basso, forse meno di un metro e mezzo. Scoprii in seguito che pesava solo intorno ai 45 chili. Ciò nonostante i suoi occhi mi fissavano ferocemente, ed ebbi l’impressione che non sarebbero stati soddisfatti prima di esser penetrati nelle profondità della mia anima.
“Cosa vuoi da un vecchio come me?”, chiese.
“Voglio parlare con te di arti marziali”.
“Se è di agricoltura che vuoi discutere, ne ho una conoscenza generica. Posso coltivare un campo di 2 ettari da solo. Posso scavare le radici di 30 alberi di grossa taglia. Ah ah ah…”
Dopo un po’ la conversazione si spostò naturalmente all’argomento preferito del maesto Takeda, le arti marziali, partendo dalle singole scuole e passando poi ad altri temi. Il maestro, che gradualmente stava iniziando ad eccitarsi mentre parlava, fece mettere il suo migliore allievo (il vecchio che incontrai per primo) in piedi di fronte a lui nel mezzo della stanza di otto tatami. Sembra che questo vecchio fosse un ardente ammiratore di Sokaku e che avesse studiato con lui per vent’anni. “Visto che la conversazione si  è ravvivata un po’, lascia che ti mostri qualche tecnica. Forza! Attaccami da qualsiasi direzione”.
La sua forte posizione di guardia, con i piedi leggermente distanziati, lo faceva apparire molto grande. I suoi occhi, mentre fissavano il suo allievo, erano iniettati di sangue. Un attimo dopo il suo opponente lo attaccò con tutto il suo vigore. Finì sul pavimento, proiettato facilmente dal Maestro Takeda, il cui urlo fu come un tuono. L’allievo allora disse: “Mi arrendo”.
La tecnica fu eseguita così perfettamente da lasciare in qualche modo insoddisfatti. Mi furono mostrati circa dieci scambi di questo tipo, ma le tecniche furono eseguite con tale velocità che non riuscii a vedere come riuscisse a proiettare o bloccare il suo avversario, al punto che egli non riusciva ad emettere nemmeno un gemito.

“Sembra un incontro truccato,vero?”

“Sembrano scontri truccati, vero?”
“Si, è vero”, borbottai sovrappensiero.
“Hai mai praticato Yawara (tecniche di jujutsu)?”
“In piedi!”
Mi alzai in piedi.
“Stringi forte il mio collo”.
Sono un uomo abbastanza grosso e glielo strinsi con tutta la mia forza.
Allora lui disse: “Sei pronto adesso?”
Non appena lo sentii urlare, sentii come se le mie mani che erano attorno al suo collo si fossero rotte. Quindi mi chiese di afferrare il suo braccio destro con entrambe le mani e di spingere verso il suo petto ed altre cose. Feci come mi venne detto e fui proiettato senza capire come avesse fatto. Mi afferrò il collo ed entrambe le braccia con le sue gambe come se mi stringesse in un nodo. Sentivo come se le mie braccia stessero per rompersi ed ero senza fiato. Quando guardai su, verso il maestro Takeda dal mio punto di vista sul pavimento, lui aveva le braccia incrociate sul petto e stava dicendo al suo studente: “Ehi! Si è rovesciato il thè!” Non potevo crederci!
Poco dopo estrasse una lama affilata e mi mostrò diverse forme (kata). Fece roteare la spada sotto ai miei occhi, sotto al mio naso ed attorno alle mie spalle, creando un inquietante sibilo. “E’ abbastanza difficile ottenere questo suono con la spada. Non puoi tagliare una persona correttamente se non puoi produrre questo suono quando maneggi una spada. E’ molto difficile far cantare questa lama da 35 cm”. Il 72enne non pareva affatto stanco.
Raccontò poi di quanto velocemente il marchese Tsugumichi Saigo imparasse le tecniche, di aver incontrato e dialogato con il generale Nogi (nella prefettura di Tochigi), e di quanto si fosse divertito quando quest’ultimo si travestì da contadino. Mi disse inoltre che, visto che il suo stile marziale era facile da imparare, non ne avesse mai dato dimostrazione in pubblico. Il maestro Takeda confessò che suo padre era solito cauterizzargli le unghie di entrambe le mani ogni giorno, come punizione per non essere capace di imparare le tecniche abbastanza in fretta. Mi mostrò i segni delle bruciature che gli restavano ancora dopo così tanti anni. Anche quando si fecero le due del mattino, continuava a parlare quasi all’infinito.
“Queste tecniche le sono mai state utili in una situazione reale?”, chiesi, cambiando di proposito argomento per ottenere da lui più informazioni.
In un primo momento si limitò a ridere, senza rispondere alla mia domanda, ma alla fine mi raccontò di un incidente. Secondo la sua versione dei fatti, fu attaccato da quaranta o cinquanta muratori nella prefettura di Fukushima, all’inizio del periodo Meiji e uccise otto o nove persone. **
“Le tecniche di quest’arte sono perfette per la difesa personale, perché evitiamo tagli, pugni e calci e, allo stesso tempo, non tagliamo e non colpiamo con i pugni, né con piedi. Quando arriva l’attacco, viene rapidamente gestito usando la forza dell’avversario. Anche donne e bambini possono eseguire queste tecniche. Tuttavia, è mia regola non insegnare queste tecniche a nessuno senza una raccomandazione preliminare perché sono devastanti se usate in modo improprio. So che alcune persone insegnano queste tecniche a Tokyo (probabilmente si riferisce a Ueshiba Morihei, che insegnava a Tokyo a quel tempo), ma non credo che tu possa insegnare ad altri se tu stesso non sei molto avanzato.

NOTE
*Secondo Ryuichi Matsuda nel libro “Hiden Nihon Jujustu” ( Scuole Segrete Giapponesi di Jujustu), quando uno studente di Sokaku, soprintendente della polizia della prefettura di Akita, fu trasferito ad Hokkaido nel 1910, egli avrebbe chiesto a Takeda di insegnare Daito-ryu alla polizia nell’isola settentrionale del Giappone. Takeda accettò e lo accompagnò lì (P.196). Inizialmente Sokaku tenne seminari presso la stazione di polizia situata nell’area di Asahikawa. All’inizio del periodo Taisho (1912-1925) egli visitò Shirataki nei pressi di Kitami, si sposò e mise su famiglia.

** Donn Draeger nel suo libro “Bujutsu moderno e Budo” riporta che questo incidente avrebbe avuto luogo quando Sokaku aveva 23 anni, nel 1881, a Tokyo. Inoltre il numero di morti riportato è di 12 persone (P.139).

Questo articolo, che viene pubblicato con l’autorizzazione di Stanley Pranin e Aikido Journal, apparve originalmente su Aikido Journal #68 (Agosto 1985)

Traduzione dall’Inglese: Giuseppe Martino© 2011

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Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

 

2 pensieri riguardo “Faccia a Faccia con Sokaku Takeda”

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