Suburi, Keiko e Video


In questi tempi oscuri, quando il consueto evapora e bisogna re-inventare il passato, possiamo trovare forza e ispirazione esprimendo il cuore della nostra pratica e proponendolo come voto

di ADRIANO AMARI

Il Voto – SEIGAN –

Seigan (清眼) è una guardia della scherma giapponese, con altri ideogrammi (正眼) Seigan indica uno stato particolare della mente (avere gli occhi di giustizia) in cui deve trovarsi il guerriero nel compiere il suo dovere e la sua esistenza, Sei Gan (誓願) con altri ideogrammi ancora è una espressione buddhista: “fare un voto”.

Il maestro di scherma ed illuminato Yamaoka Tesshu (1836 – 1888) chiamava con questo terzo gruppo di ideogrammi alcune prove di grande impegno che proponeva ai suoi allievi nelle varie fasi della loro maturazione.

In questa crisi del Coronavirus è impossibile riunirci ad allenarci nei nostri Dōjō.
Bene, il Dōjō eterno è ovunque noi facciamo Keiko, ci alleniamo.

Bisogna sempre ricordare che occorre seguire il Reishiki (la Forma del Rispetto), in una delle forme che conosciamo, altrimenti ci avviciniamo pericolosamente a fare semplice ginnastica e non Arte Marziale.

In quest’ora buia, dove ancora non si capisce dov’è la luce, il gruppo del Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū Italia ha deciso di fare 1.000.000 di Suburi (ripetizioni di tecniche) collettivi contro l’energia perversa che scorre oggi sul Mondo. Noi stessi del Kkienn Budo Club abbiamo aderito, nelle classi di Nihon Budō (Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū, Katayama Ryū/Hōki Ryū, Yōseikan Budō, Aikibudō/Aikidō Yōseikan). Ho deciso inoltre che tutto il gruppo Kkienn Budo Club fosse invitato a misurarsi in un altro Seigan, per ora di 10.000 Suburi collettivi.

La pratica del Suburi “taglierà” l’energia perversa, e incanalerà l’energia in armonia per ristabilire l’equilibrio. Che è il compito del Guerriero.

Praticando Suburi

L’esecuzione dei Suburi, ripetizione di una tecnica “totem”, di un gruppo di tecniche o di un intero Kata, va fatta in modo da impegnare sé stessi: si eseguono il movimento o i movimenti scelti cercando di andare oltre. Una esecuzione dopo l’altra, concentrati non solo sul movimento in sé, ma anche sui suoi scopi, immaginando l’avversario e il contesto, ogni ripetizione una vita a sé, mai meccanizzare, mai eseguire solo per riempire caselle. La tecnica deve essere partecipata, esaminata nel movimento, perfezionata di continuo. Corpo e Mente riuniti nel Seika-Tanden. Arrivare a quello stato di “Mu”, “Vuoto” oltre la stanchezza fisica.
Ne arrivo a fare svariate centinaia e centinaia, ogni volta. Il corpo sente la stanchezza, ma la mente lo fa andare oltre, e sono due aspetti di “coscienza” che, a loro volta, andrebbero superati.
Comunque corpo, mente e spirito, si unificano, per arrivare a superare ogni volta il limite. Nello stato di centralizzazione che si mantiene ad esercizio finito, la percezione ascolta le “sensazioni”.
Keiko (seguire gli antichi) è la particolare parola che definisce l’allenamento nelle Arti Marziali giapponesi “corretto”. Non ha da vedere con le definizioni moderne occidentali, a loro volta in genere usate come suoni, senza assolutamente capirne il significato.
Forse “Allenamento”, la parola della nostra lingua… ma quanti ne conoscono l’etimologia?
“Dare la lena”, la “lena” è il respiro, il fiato, che, a sua volta, porta alla vita che gli Dei infondono nell’Uomo.

L’allenamento fisico occidentale moderno è una scorciatoia, un mezzo che diventa fine, e fa smarrire la Via.

Il Keiko ha altri scopi: stabilire il contatto con la linea di uomini che ci ha preceduto, ascoltarne gli insegnamenti e preservarli, costruire un corpo centrato, una salute solida, una mente elastica e affamata di insegnamento, secondo la “linea” della disciplina (o delle) che seguiamo. Il Keiko ha un’idea di etica e di educazione, e forgia con pazienza l’individuo che un giorno poi attuerà i principi di “Ha” e “Ri” senza dimenticare lo “Shu”.

La lezione a distanza, il “Video”

Isolati, siamo costretti a tenerci in contatto e a mantenere la fiamma del Keiko attraverso video e altri mezzi multimediali – come si dice ora.

I video hanno un significato se “lavorano” su quanto già “lavorato” al Dōjō. Il “corpo unificato” deve essere impegnato in ognuna delle sue “parti” e in toto. L’allievo potrebbe “cadere” nella trappola ginnica, ma l’istruttore deve tiralo fuori e instradarlo.
I video che sono stati messi in linea in questi giorni sono per lo più di ginnastica, e gli stessi movimenti tecnici sono trasformati in ginnastica. Inoltre si continua a camminare sulla superficie, scivolando spesso. Sembra che ci sia un “drago nascosto” che possa divorare o bruciare se ci si inoltra troppo, se l’aspetto marziale è evidente.

Le scuole tradizionali vanno direttamente sul sodo, propongono i loro Kata o i colpi “totem”, la scuola di Aikibudō che seguo raccomanda: ripetete i Kata, anche quelli a coppie, eseguendo a solo il movimento, prima quello di Shidachi, poi quello di Uchidachi. Le Arti Marziali del Sud-Est asiatico insistono sui movimenti tecnici e sulla preparazione del corpo specifica.

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