Il Gyokushin Ryū e Minoru Mochizuki sensei


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Il Gyokushin Ryū è una scuola Koryū fondata alla fine del XVI secolo da Sasaki Goroemon, ed estinta col suo 21° sōke, Ōshima Sanjuro sensei (1884/1944). Ha influito sull’Aikidō? Vi racconto una storia

di ADRIANO AMARI

Minoru Mochizuki (1907-2003), uno dei principali maestri giapponesi del XX secolo, proveniente da una famiglia di Samurai di rango, maestri di Jū Jutsu e Kenjutsu, iniziò sin dalla fanciullezza a studiare Arti Marziali. Suo principale interesse era il Jūdō, ma praticava già allora anche il Kendō. A diciassette anni entro nel Dōjō del suo secondo maestro, Toku Sanbo, uno dei quattro “Re Guardiani” del Kōdōkan. A quei tempi abitava presso la casa di una sorella maggiore – il padre era morto anni prima – e al piano terra di quella stessa casa c’era la dimora un maestro di Jū Jutsu, Ōshima Sanjuro sensei, soke della scuola Gyokushin Jū Jutsu.

Come accadeva in quei tempi, le antiche Arti Marziali erano considerate da molti come retaggio del passato, e non più frequentate. Molte scuole riuscirono a mantenersi e sopravvivere, altre scomparvero.

Ōshima sensei si trovava in questa situazione, e cercava qualcuno a cui “passare” la tradizione della scuola. C’era quel ragazzo che abitava nella stessa casa e vedeva transitare con il Gi di Jūdō legato nel tradizionale pacchetto sulla spalla. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma la sua esperienza gli aveva fatto capire che il giovane aveva “qualcosa” fuori dall’ordinario. Lo invitò e gli chiese di portare dei suoi compagni di corso con lui.

Una “scuola antica” basa la didattica iniziale nella ripetizione dei movimenti fondamentali – Tai Sabaki, Atemi, esercizi educativi – e poi passa all’apprendimento del primo Kata del curriculum, a coppie, attraverso multiple esecuzioni. Questo tipo di pratica ovviamente “annoiava” i giovani “moderni”, per cui dopo poche lezioni Minoru sensei restò solo.

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Un giovane Minoru Mochizuki (a sinistra)

Ōshima sensei, che contava soprattutto su di lui, lo trattenne utilizzando anche l’astuzia: gli allenamenti si svolgevano tutti i giorni compresi i fine settimana e, dopo l’allenamento, il maestro offriva al giovane allievo la cena. È divertente seguire il racconto di Minoru Mochizuki sensei, una ottima capacità di memoria, veramente notevole. Il Maestro racconta di questo pasto a fine lezione, dolci, torte e altro cibo che era già stato messo in offerta sulla Kamiza, al Kamidana, l’altare shintōista del Dōjō casalingo.

Il particolare ha una certa importanza, una sfumatura che il giovane, allora, non poteva comprendere appieno. Si tratta di un uso che rientra nella religione Shintō ed ha un significato parallelo alla comunione cristiana. Il maestro Ōshima dava al giovane allievo il cibo offerto agli dei del Gyokushin e da loro consacrato. Si può dire che era una forma di investitura mistica. Minoru Mochizuki sensei racconta che faceva con gran piacere onore al cibo, con la fame tipica di un giovane che aveva il suo regolare impegno scolastico e in più praticava per diverse ore al giorno Arti Marziali, e ricorda anche che poi si congedava in gran fretta. Ma racconta pure di una profonda influenza – l’allenamento tecnico, le spiegazioni, i suggerimenti e i racconti orali – che Ōshima sensei ebbe su di lui. Ricorda che assorbiva le sue parole come una spugna, il maestro era abile a illustrare con storie e immagini, anche se non comprendeva in pieno tutte i riferimenti dell’insegnamento, ma comunque gli rimase dentro e in vari modi i suoi effetti si fecero sentire nelle altre discipline che praticò in seguito.

Minoru Mochizuki sensei studiò per sei mesi con Ōshima sensei imparando interamente e con abilità il primo kata della scuola. Il maestro, come suo figlio e i suoi nipoti, possedeva una incredibile capacità che possiamo semplificare definendola “foto-cinematica”.

Il Gyokushin Ryū, nelle poche notizie che possediamo, era una scuola in cui erano particolarmente importanti le tecniche di Sutemi, vale a dire proiezioni in sacrificio, l’auto-lancio (sacrificio) dell’adepto insieme al suo avversario. Tali tecniche nel Jū Jutsu erano spesso portate in abbinamento con una leva (Kansetsu) o uno strangolamento (Shime). Il concetto di Sutemi è quello di una “tecnica eseguita con la totalità dell’essere e senza alcun timore per sé stessi” e si trova in molte Arti Marziali tradizionali (classiche e moderne). Occorre sottolineare che il primo kata del Gyokushin Ryū non comprendeva alcun Sutemi. Si trattava di tecniche di leva, strangolamento e lancio, in piedi o in Seiza, eseguite con raffinati spostamenti circolari.

Alla fine dei sei mesi suddetti Ōshima sensei consegnò al giovane allievo il “rotolo” del primo diploma della scuola Gyokushin, lo Shōden Kirishi Mokuroku. Tale diploma copriva l’equivalente del primo/secondo Dan di Jūdō o di un’altra analoga disciplina marziale del tempo. Nella storia di Mochizuki sensei questa è la prima classificazione di rango superiore delle molte che ricevette.

Nel consegnare il documento a Minoru sensei, Ōshima sensei aggiunse delle istruzioni orali:
“Il nome della nostra tradizione è Gyokushin Ryū. Questo nome è scritto con caratteri che significano “spirito sferico”. Una palla rotola liberamente. Non importa da che parte viene spinta essa rotolerà via. Proprio questo tipo di spirito è il vero spirito che Gyokushin Ryū cerca di instillare nei suoi membri. Se questo è avvenuto in te, niente in questo mondo può darti fastidio” [1]

Dopo questo diploma Minoru Mochizuki sensei ritenne adempiuto il suo impegno verso Ōshima sensei e smise di frequentarlo. Si dice che quest’ultimo avesse cercato di invogliarlo parlandogli delle tecniche superiori, i Sutemi, e di altri principi, ma il giovane Minoru non ne fu convinto. Dobbiamo comunque credere che Ōshima sensei ritenesse di aver conseguito comunque alcuni dei risultati che si era proposto, altrimenti avrebbe comunque insistito di più.

La carriera del giovane Mochizuki andò avanti: nel 1926 raggiunse il I Dan di Jūdō, nel 1927 il secondo e passò dal Dōjō di Sanbo Toku a quello di Kyūzō Mifune sensei, dove fu adocchiato da Jigorō Kanō sensei in persona, che lo prese come allievo diretto e in breve lo mise a capo del gruppo Kobudō Kenkyukai nel 1928, una speciale sezione di allievi dotati che dovevano studiare varie scuole di Budō antiche e moderne. Qui Minoru Mochizuki sensei conobbe il Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū, lo Shindō Mūsō Ryū Jō Jutsu e altri maestri di primissimo piano, vere leggende. Nel seno di questo stesso gruppo di ricerca, Minoru Mochizuki, nel 1930, venne inviato come studente speciale presso l’astro nascente di Morihei Ueshiba sensei.

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Ueshiba sensei e Minoru Mochizuki ritratti assieme nel dopoguerra

Tra Ueshiba sensei e il giovane Mochizuki si formò subito un sodalizio speciale maestro-allievo. Minoru Mochizuki appare come l’adepto ideale: è veramente forte, ha già una esperienza e una tecnica molto vasta, ha una innata vocazione per la didattica, è capace di “rubare” una tecnica dopo averla vista una volta sola.

L’esperienza nel Gyokushin Ryū gli ha dato una formazione in Tai Sabaki particolare. Lo ha già aiutato, e lo aiuterà nell’impadronirsi del “Jūdō Sferico” di Mifune sensei, lo aiuta nell’apprendere con immediatezza il Daitō Ryū Aiki Jūjutsu di Ueshiba sensei. Anche lo spirito combattivo e la tecnica del giovane neoarrivato colpiscono il Maestro, che si sforza di evolvere la sua stessa tecnica in modo da impegnarsi vicendevolmente e progredire. Tai Sabaki, senso del tempo, senso della circolarità sono alcune delle doti di Minoru Mochizuki. I Tai Sabaki del Gyokushin, forse l’idea dello “Spirito Sferico” raccontata dal giovane, sono stati elementi di una influenza nello sviluppo tecnico dei Tai Sabaki e della “sfera” dell’Aikidō che verrà.

Ueshiba sensei voleva adottare Minoru come suo erede e continuatore. Gli consegnò, uno dei pochissimi casi, due diplomi di tecnica ed insegnamento, il “Daitō Ryū Hiden Ogi no Koto” e il “Daitō Ryū Goshinyo no Te”. Ma Minoru era molto legato a Kanō e al Jūdō, e non si sentiva di fare una simile scelta. Poi, per problemi di salute di Minoru e poi per suoi incarichi nell’amministrazione civile i due si separarono. Si rividero poi nel dopoguerra, frequentandosi e allenandosi spesso insieme.

Nel suo viaggio in Europa di due anni, iniziato nel 1951, Minoru Mochizuki sensei portò l’Aikidō in Europa. Di ritorno da quel viaggio iniziò a ripensare a quella esperienza giovanile con Ōshima sensei. Ricordò la raccomandazione finale del maestro che nella sua gioventù, aveva visualizzato così: “Ho semplicemente immaginato un cuore o uno spirito rotolare qua e là”. Dopo i 50 anni e varie esperienze, improvvisamente nella sua mente i ricordi del Keiko presso Ōshima sensei andarono a posto:ho potuto capire cosa significasse realmente “spirito sferico di Gyokushin”.” Minoru Mochizuki sensei constatò amaramente che solo dopo aver raggiunto l’esperienza del mezzo secolo di vita gli si chiarirono gli antichi insegnamenti e ne capì la profondità.

Minoru Mochizuki era stato colpito dalle tecniche di sacrificio dei lottatori. Lui conosceva bene la tecnica di Sutemi del Jūdō, ma come molti non la applicava spesso. L’esperienza gli fece realizzare che proprio il gruppo di tecniche chiamate “Sutemi Waza” interpretano nel modo più completo il Jūdō di Jigoro Kanō, sia il principio-base Seiryoku zen’yō (il miglior uso efficace dello forza), sia l’equazione della Forza: postulando nella quantità “10” la massa di energia necessaria per la riuscita di una tecnica “Ippon”, l’adepto di Jūdō si inseriva nella direzione di attacco dell’avversario, fondendosi con l’energia da lui espressa e aggiungeva le sue unità di energia a quelle dell’avversario completando la decina. Esempi: sei unità dell’attaccante più quattro del difensore, otto dell’attaccante più due del difensore si uniscono per l’efficacia della tecnica stessa. Il Sutemi Waza consentiva al Jūdōka di sostituire la potente forza di gravità alla sua forza, in modo da rendere quasi nullo, o nullo, l’apporto personale. La tecnica di Sutemi, inoltre, rispondeva perfettamente ai principi Aiki di Ueshiba sensei. Era come se fosse il nucleo di diamante delle Arti Marziali: circolarità, sfruttamento totale della forza dell’avversario e della natura, necessità di decisione e tempismo perfetto, dedizione a rischiare tutto per ottenere il risultato.

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Il lavoro fatto da ragazzo con Sanjuro Ōshima sensei, i detti e i suggerimenti di quel suo lontano maestro gli parvero improvvisamente preziosi ed ispiranti. Scoprì però che il maestro era morto nel 1944 e non aveva lasciato nessuno a continuare la sua opera. Minoru Mochizuki sensei condusse delle ricerche per trovare altri suoi “colleghi”, ma dovette rendersi conto che solo lui era rimasto con delle conoscenze del Gyokushin Ryū. Consultazioni su libri sul Bujutsu e Budō antico che possedeva o che trovò presso colleghi o nelle biblioteche pubbliche confermavano che il Ryū era considerato estinto.

Mochizuki sensei confessò ai suoi allievi che sentiva di aver fatto una grave mancanza nell’aver contribuito alla perdita del patrimonio tecnico che l’antico Koryū Jū Jutsu del Gyokushin rappresentava. Decise così di ricostruire la “Scuola Perduta”. Si tratta di un tipo di operazione assai difficile, qui possibile per il fatto che Mochizuki sensei possedeva insegnamenti fisici e no nella scuola Gyokushin, ed una enorme conoscenza in tutto il patrimonio marziali giapponese antico e moderno.
Ricordiamo ed elenchiamo quello che Minoru Mochizuki sensei aveva imparato del Gyokushin Ryū:

  • Tecniche Fondamentali (Kihon), Tai Sabaki, cadute particolari;
  • Un “Nage – Osae no Kata”, che era formato da tecniche in piedi, ma che sfruttava e applicava l’idea sferica nei movimenti del corpo e negli spostamenti;
  • Le istruzioni orali, i detti, i racconti ed esempi che Ōshima sensei gli aveva ripetuto in quei sei mesi. È un materiale importantissimo, perché consente di dare la “giusta” interpretazione alle tecniche e indirizzarne lo sviluppo. Anche conoscendo tutta la “tecnica fisica” di un Ryū senza queste istruzioni non è possibile arrivare alla comprensione di una Scuola e della sua vera tecnica;
  • Una buona informazione del programma superiore, formato da tecniche “Sutemi Waza”. Mochizuki sensei conosceva bene sia i Sutemi Waza del Jūdō, di cui Kyuzo Mifune, suo maestro, era ottimo esecutore, sia quelli dell’Aikidō di Ueshiba sensei, provenienti dal Daitō Ryū, dal Yagyū Shingan Ryū e dal Tenjin Shin’yō Ryū.

Minoru Mochizuki sensei si lanciò in quest’opera di ricostruzione, ricomponendo sia il Kata che aveva appreso, sia poi formando sulla base del primo, ex-novo, un secondo Kata di Sutemi, in cui impiegava le tecniche fondamentali del primo, più ogni altra tecnica da lui conosciuta che risultasse adatta. Diversi allievi del Dōjō di Shizuoka furono impegnati in questo lavoro lungo e faticoso di ricostruzione, sperimentazione, compilazione: Akahori, Shoji Sugiyama, Terumi Washizu, Akira Tezuka, Hiroaki Kenmotsu e Patrick Auge, più Hiroo Mochizuki sensei nei periodi in cui era in Giappone. Le tecniche e i principi ricostruiti, trasformati in Sutemi Waza, presero globalmente il nome di “Yōseikan Ryū Gyokushin Jū Jutsu”.

Washizu Terumi
Terumi Washizu

Minoru Mochizuki sensei diede molta importanza a questa sua opera di ricostruzione e alla maturazione dei principi a lui insegnati da quel Maestro quando era un ragazzo. Lo riteneva una riparazione del torto a lui fatto ai maestri passati del Gyokushin Ryū. Tra gli allievi che hanno partecipato a questa lunga opera di ricostruzione, o vi hanno attinto, credo che Hiroo Mochizuki sensei, Alain Floquet sensei e Terumi Washizu sensei siano i tre che più hanno valorizzato e portato avanti questa tecnica.

Attualmente i Sutemi Waza” costituiscono uno studio e un Kata superiore nell’Aikibudō di Floquet sensei, mentre Terumi Washizu sensei ha proprio condensato la sua eredità ricevuta da Minoru sensei in una disciplina che ha chiamato Gyokushin Ryū Aikidō, che sta sviluppando e diffondendo nel Mondo ricevendo attenzione e seguito.

Per quanto riguarda Hiroo Mochizuki sensei, le tecniche di Sutemi sono ben presenti nello Yōseikan Budō.

L’istruzione di Ōshima sensei: “Il nome della nostra tradizione è Gyokushin Ryū. Questo nome è scritto con caratteri che significano “spirito sferico”. Una palla rotola liberamente. Non importa da che parte viene spinta essa rotolerà via. Proprio questo tipo di spirito è il vero spirito che Gyokushin Ryū cerca di instillare nei suoi membri. Se questo è avvenuto in te, niente in questo mondo può darti fastidio” è estremamente importante. Un “unicum” di una eredità antica che è un profondo Heihō da studiare e tramandare.

Chiudiamo ritornando sul fatto che Minoru Mochizuki sensei riconosce nella sua pratica di Gyokushin Ryū gli elementi che lo resero in grado di consentirgli di capire prima e meglio le tecniche di Aikidō di Ueshiba sensei. Sappiamo dai lavori degli storici del Budō che Ueshiba sensei dichiarò più volte che l’abilità di Minoru sensei lo obbligava ad evolvere la sua arte in modo di poter sempre superarlo. Si può dire da questo che il Gyokushin Ryū ha avuto una sua inconsapevole influenza nella evoluzione della scuola di Ueshiba sensei nei concetti circolari e sferici di movimento nello spazio.

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Sutemi – Tecnica di sacrificio

Note

[1] È interessante notare che questa descrizione è molto simile al concetto del “melone d’acqua” del Kashima Shinryū, scuola che Morihei Ueshiba sensei praticò per un certo tempo.


Alcuni link sull’argomento

https://www.youtube.com/watch?v=SIt4t7fxf9M
Filmato in Bianco e Nero (fine anni ’50 circa)

https://www.youtube.com/watch?v=4f2vjSNa22k
Sutemi al Dōjō Yōseikan a Shizuoka (dal minuto 13:48)

https://www.youtube.com/watch?v=lewCyVQMT0Y
Sutemi no Kata eseguito dal gruppo olandese di Budō Yōseikan

https://www.youtube.com/watch?v=lGv9t8tYktk
Gyokushin Ryū Aikidō con Terumi Washizu sensei

https://www.youtube.com/watch?v=ZTnZD_Nmeso
Aikibudo (dal minuto 11:08)

Copyright Adriano Amari ©2020
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