Il Fondatore Morihei Ueshiba, una Divinità?


L’Aikido è praticato in tutto il mondo da persone di culture diverse, con credenze e punti di vista diversi. Oggi i concetti dell’Aikido e della sua filosofia stanno iniziando a prendere forma in un mondo più esteso senza essere intesi nella sua origine giapponese. Quello che si pensa dell’Aikido e del Fondatore, e della relazione fra essi e la religione sta iniziando a mostrare segni di distorsione. Penso che l’Aikikai come organo organizzativo debba affrontare questi problemi per offrire al mondo una posizione più chiara. È necessario affrontare ufficialmente la crescente concezione in tutto il mondo che il Fondatore sia un Dio

di GAKU HOMMA

Ho scritto il seguente articolo per allievi non nati in Giappone o cresciuti nella cultura giapponese. Per coloro che sono cresciuti nella cultura giapponese, gli argomenti di questo articolo che potrebbero essere fonte di controversia costituiscono semplicemente una questione di buon senso e sono assolutamente ordinari. In questo articolo discuto il concetto o i concetti di Dio, il che storicamente è un argomento estremamente difficile. Voglio che tutti comprendano che non desidero favorire un concetto di Dio rispetto ad un altro; sto semplicemente cercando di analizzare la fonte di alcuni dei miti e la realtà che conosco del Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba

In questo articolo, non sono contrario a nessuna religione o fede. Se sono contro qualcosa, sono contro le persone che hanno usato il concetto di Dio in modo distruttivo per i propri scopi. Mi rendo conto che sia pericoloso entrare nell’arena della discussione sulla religione, e rispetto il fatto che molte persone hanno opinioni e credenze molto forti. Non sono affatto uno studioso delle religioni, e non sostengo di comprendere completamente tutte le religioni del mondo. Desidero solo esprimere la mia opinione su questo particolare argomento; un’opinione che ho sviluppato attraverso la mia diretta associazione con il Fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba, e attraverso lunghi viaggi in molti paesi con tante culture diverse.

Come chiunque altro in tutto il mondo, il fondatore Morihei Ueshiba iniziava la sua giornata lavandosi il viso e i denti. Dopo, tuttavia, la mattina del Fondatore era differente da quella della maggior parte della gente. Una volta eseguita la sua toilette mattutina, il Fondatore si vestiva con il suo miglior kimono e hakama, preparava il sambo (vassoio cerimoniale usato nelle cerimonie shintoiste) disponendo su di esso piccoli piatti di sale e riso e una piccola tazza di omiki cerimoniale (sake cerimoniale) e si dirigeva a passo svelto verso il santuario dell’Aiki.

Una volta al mese, il Fondatore si preparava per una cerimonia speciale presso il Santuario dell’Aiki schiacciando abilmente del riso in modo da produrre speciali torte rotonde e piatte chiamate kagami mochi. Lo faceva da solo, posizionando l’usu (mortaio) di pietra pesante e utilizzando con destrezza il pesante kine (mazzuolo) di legno fino a quando il riso non diventava abbastanza uniforme e malleabile da poter formare delle torte. Queste torte venivano poi portate con cura nel santuario dell’Aiki come speciale offerta nei confronti delle sue divinità.

Iwama: Morihei Ueshiba, con la moglie Hatsu, Morihiro Saito e un gruppo di giovani uchideshi (anni ’50)

Il tempo che il Fondatore trascorreva preparando e partecipando a queste sue cerimonie nel Santuario dell’Aiki era speciale; le sue azioni sembravano sempre pure, precise e piene di vigore e scopo. In quei momenti era diverso da come era durante le sue altre attività quotidiane: in quei momenti era diverso, ma sono del tutto sicuro che rimaneva un essere umano. Sono anche sicuro che il tempo che trascorreva dedicandosi alle sue attività nel santuario dell’Aiki al cospetto delle sue divinità portasse molta gioia nel suo cuore e nella sua anima.

Dopo tutti questi anni, ricordo ancora di quando si faceva il mochi per le cerimonie mensili. Una volta in particolare, ricordo che mentre mettevamo il fumante riso mochi sulla pietra usu per schiacciarlo, dal riso bollente si alzava vapore, rendendomi temporaneamente incapace di vedere le mie mani per preparare il riso per il martellamento. Dato che stavo usando entrambe le mani per tenere l’usu, non potevo scansare il vapore dai miei occhi. Senza pensare, provai a soffiar via il vapore dai miei occhi.

Sentii il Fondatore urlarmi contro “Ikan” (che significa in giapponese NO! SBAGLIATO!). Di solito, durante le nostre normali attività quotidiane, se il Fondatore si arrabbiava, lo si sarebbe sentito andare avanti per un po’, fino a quando non avesse avuto il tempo di calmarsi. Mi preparai per una severa reprimenda. Quella volta però ci stavamo preparando per la speciale cerimonia mensile al santuario e il comportamento dei Fondatori fu piuttosto diverso. Rimasi molto sorpreso quando il Fondatore mi disse con una voce dolce nel suo dialetto locale di Tanabe: “Stiamo facendo un’offerta per gli dei, ed è meglio non soffiare sul mochi con il proprio respiro”. La sua dolcezza mi sorprese e, di conseguenza, mi fece ricordare quel mio errore fino ai nostri giorni.

Mi ricordo anche di un altro incontro speciale che ebbi con il Fondatore. Quando vivevo a Iwama con il Fondatore, l’area che ora è diventata un parcheggio era l’orto del Fondatore. Dove ora si trova la cucina degli Uchideshi, c’era un folto boschetto di bambù. Era arrivato il momento di allargare il giardino e il bambù doveva essere rimosso. Dato che la mia lista delle faccende quotidiane era lunga, si fece quasi sera prima che pensassi di iniziare a tagliare il bambù. Avevo sentito da altri studenti che quella sera il Fondatore non avrebbe diretto la pratica, e dato che ripulire il bambù era stato un ordine diretto del Fondatore, decisi di saltare la lezione e di fare il lavoro.

Mentre lavoravo, all’incirca verso la fine della pratica, il Fondatore mi chiamò nei suoi alloggi. Mentre andavo, venni a sapere che il Fondatore aveva poi insegnato quella sera e che la mia assenza era stata notata. Mentre entravo nel suo alloggio ero decisamente nervoso e mi stavo preparando al peggio. Entrai nel suo salotto e mi sedetti nervosamente davanti a lui. Mi disse: “Devi frequentare la lezione di ji-san”. (Ji-san è un soprannome che significa “vecchio”, un termine che a volte usava in riferimento a se stesso). “Cosa stavi facendo?”. “O Sensei mi aveva ordinato di tagliare il bambù”, dissi molto rispettosamente. Mi rispose: “Il bambù può essere tagliato in qualsiasi momento, invece non sarai in grado di seguire la pratica di ji-san per sempre. Non so quando sarà che gli dei mi chiameranno, ma ormai non passerà molto tempo”.

Mi aspettavo un forte rimprovero, ma ancora una volta fui sorpreso dalla sua gentilezza. Era stato molto cortese e mi aveva offerto il suo tempo per darmi quella spiegazione. Nel mondo dell’insegnamento dell’arte marziale, le spiegazioni verbali sono rare. È molto più comune per un istruttore o un allievo anziano urlare comandi o rimproveri e lasciare l’allievo inesperto a pensare da solo ai propri errori.

Negli ultimi anni della sua vita, il Fondatore a volte cadeva in preda di spontanee esplosioni di rabbia, e tutti avevano paura di questi suoi sfoghi. Alla fine, gli shihan o shidoin di alto rango smisero del tutto di venire a trovare il Fondatore a Iwama. Temendo la sua ira, se uno shihan si fosse avventurato a Iwama per venirlo a trovare, chiedeva al defunto Morihiro Saito Shihan, che viveva in loco, dell’umore e delle condizioni del Fondatore prima di chiedere di essere ricevuti. Se non era di buon umore, se ne andavano in silenzio senza vederlo, fermandosi solo per un momento presso l’altare del dojo per lasciare un’offerta in sakè e una donazione prima di andare via.

In quegli ultimi anni, anche quando arrivavo con il Fondatore come suo otomo (assistente) all’Hombu Dojo di Tokyo, lo staff mi chiedeva innanzitutto come si sentiva il Fondatore quel giorno. Se gli dicevo che il Fondatore non era di buon umore, Shihan e amministratori sparivano. Tutti avevano paura del brutto carattere del Fondatore quando era di cattivo umore. È stata una triste esperienza che ho avuto diverse volte negli ultimi anni con il Fondatore.

La maggior parte degli shihan o shidoin dell’Hombu Dojo di Tokyo conosceva Morihei Ueshiba in quanto fondatore dell’Aikido, mentre svolgeva le sue ufficiali funzioni. Alcuni erano stati testimoni dei cambiamenti d’umore e degli sfoghi del Fondatore negli ultimi anni della sua vita. Pochissimi shihan e praticamente nessun allievo conosceva il Fondatore com’era mentre frequentava il suo santuario per i suoi dei. Era un uomo pieno di calma interiore, gentilezza e gioia.

In tutto il tempo che ho trascorso con il Fondatore, non l’ho mai sentito riferirsi a se stesso come a un dio, tutt’altro. Si riferiva spesso a se stesso come a un servitore degli dei e dedicava umilmente a loro il lavoro della sua vita e le relative opere quotidiane. Non si equiparò mai al loro livello di essenza, si considerò sempre al di sotto di loro. Prendeva sul serio la sua vita, le sue azioni e la sua dedizione nei confronti dei suoi dei, ma non mi venne mai in mente che fosse qualcosa di diverso da un essere umano, molto umano.

Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di incontrare Aikidoka in molte parti del mondo. Sono stato in grado di visitare diversi paesi e sperimentare valori, cultura e modi di pensare di persone che vivono in diversi continenti in tutto il mondo. Mi sono reso conto che i punti di vista e le filosofie delle persone in diversi paesi si basano su fondamenta formate in particolare dal loro ambiente fisico naturale e dal loro background religioso e culturale. Questi fattori si fondono insieme per formare un ambiente unico in ciascun paese, prevalente e naturale come l’aria che vi viene respirata. Più ho viaggiato, più ho scoperto che questo è vero. Islam, cristianesimo, buddismo, induismo ed ebraismo sono alcune delle principali religioni del mondo. Se si contano tutte le diverse forme di ciascuna di queste religioni, oltre a tutte le forme di adorazione che non rientrano in queste religioni principali e nelle loro interpretazioni personali, ci sono troppe religioni per poterle contare. Tentare di capire la storia e le interrelazioni tra tutte queste religioni, è semplicemente impossibile.

Quando ho visitato per la prima volta un nuovo paese, ho scoperto che un modo per iniziare a capire il punto di vista delle persone che ci vivono è determinare almeno se la religione o le religioni praticate in quel paese sono basate sul concetto di “un solo Dio” (monoteismo) o “molti dei” (politeismo). Questo si è dimostrato essere un punto di partenza che mi ha aiutato moltissimo a capire i cuori e le menti delle persone che stavo visitando. Per capire la cultura di un popolo è fondamentale, credo, sperimentare in prima persona l’ambiente fisico in cui vive e avere almeno una comprensione di base delle religioni principali praticate in loco.

Quando viaggio in altri paesi per insegnare Aikido, mi viene spesso posta una domanda che mi sorprende. È una domanda che mi è stata posta sempre più frequentemente dalla morte del Fondatore. È una domanda che mi viene posta quasi ogni volta che visito un nuovo paese. La domanda? “Il Fondatore Morihei Ueshiba è davvero un dio?”

Questa domanda mi viene sempre posta in modo serio. Dal modo in cui la domanda viene formulata, posso capire se gli allievi credono che questo sia un fatto, o se si stanno solo chiedendo se le storie che hanno sentito dire sono vere. In un modo o nell’altro, si tratta di una domanda delicata a cui rispondere mostrando sensibilità nei confronti della mente dello studente che la sta facendo. Ad ogni modo, è una domanda che non può essere ignorata.

In Giappone, la parola usata per descrivere la morte di una persona è shojin, che letteralmente si traduce come “arrampicarsi da Dio”, o nujin che letteralmente si traduce come “diventare un dio”. Il problema qui è molto grande. Tentare di tradurre correttamente queste due parole è estremamente difficile, perché il significato di queste parole in giapponese è molto, molto diverso dalla traduzione letterale inglese o occidentale. Senza spiegare le differenze nella comprensione di questi termini tra la cultura giapponese e quella occidentale, la traduzione letterale fa sembrare che il Fondatore, alla sua morte, sia diventato un vero dio. Il significato di queste parole, shojin o nujin in giapponese non è il significato di queste parole nella definizione occidentale. Questa traduzione ha ovviamente sollevato quelle domande che oggi si sentono in tutto il mondo.

Aiki Tai Sai Festival in Iwama (Copyright http://iwamauchideshi2009.blogspot.com/)

Oggi non è chiaro se la gestione del Santuario dell’Aiki di Iwama, nella Prefettura di Ibaragi sia sotto la giurisdizione della Fondazione Aikikai o della famiglia Ueshiba. Per l’Aikidoka giapponese, tuttavia, non ha molta importanza chi si occupa del santuario: si recano comunque al Santuario dell’Aiki per pregare o per rendere omaggio.

La Fondazione Aikikai definisce se stessa come un’istituzione non religiosa e nell’Aikikai Hombu Dojo di Tokyo non si svolgono cerimonie religiose né sono presenti manufatti religiosi. Tuttavia, se si guarda dall’esterno, le attività Aikikai che si svolgono nel Santuario dell’Aiki di Iwama sono di natura religiosa. Cerimonie e feste cui hanno partecipato Doshu Moriteru Ueshiba e altri istruttori e funzionari di alto rango vengono presiedute da sacerdoti shintoisti che svolgono cerimonie a cui partecipano migliaia di aikidoisti che vengono a pregare. Per chi non è giapponese, sembra che ci sia una correlazione tra Aikikai e religione, e questa può anche essere fonte di confusione e malintesi.

Per i giapponesi, le sfumature religiose prevalenti in alcune cerimonie presso il Santuario dell’Aiki non hanno la stessa rilevanza che si potrebbe pensare abbiano osservando da un punto di vista esterno. Questo perché il fondamento della cultura giapponese è permeato da diverse religioni; in Giappone, c’è letteralmente un dio per ogni cosa! Le cerimonie religiose per questi dei fanno parte della vita in Giappone quanto il riso e il sake! Sono così diffusi che per la maggior parte delle persone la loro natura ordinaria li ha resi più una parte del tessuto della vita quotidiana che eventi profondamente religiosi.

L’Aikido tuttavia non è più un dominio totale del Giappone. L’Aikido è praticato in molte parti del mondo da persone di culture diverse con credenze e punti di vista diversi. Oggi i concetti dell’Aikido e della sua filosofia stanno iniziando a prendere forma in un mondo più esteso senza essere intesi nella sua origine giapponese. Le concezioni sull’Aikido, il Fondatore e la religione stanno iniziando a mostrare segni di distorsione. Penso che l’Aikikai come organo organizzativo debba affrontare questi problemi per offrire al mondo una posizione più chiara. È necessario chiarire la relazione dell’Aikikai con il Santuario dell’Aiki e la crescente concezione in tutto il mondo che il Fondatore è un Dio deve essere affrontata ufficialmente.

In Giappone, secondo gli insegnamenti della sua religione shintoista, quando una persona muore, diventa un “dio”. Quindi, in questo senso, per il Fondatore diventare un dio dopo la sua scomparsa non è niente di straordinario; in effetti è abbastanza normale in Giappone. In Giappone, tutti diventano un dio quando muoiono.

Soffermiamoci a pensare a questo fatto. In Giappone, durante la seconda guerra mondiale, ad esempio, piloti kamikaze, soldati sui campi di battaglia e civili innocenti sono diventati tutti dei come vittime della guerra. Il fatto che costoro siano diventati dei potrebbe sembrare giusto, tuttavia anche tutti i capi militari – che alla fine furono processati come criminali di guerra – sono diventati dei una volta morti! Secondo l’insegnamento dello shintoismo, tutti, assassini, stupratori e ladri, tutti, indipendentemente dai successi nella loro vita o dalla loro mancanza, una volta morti diventano dei. Secondo la religione shintoista, montagne, fiumi, alberi secolari, rocce, stelle e una moltitudine di altre forme naturali hanno tutti una divinità al loro interno. Inondazioni, tifoni, terremoti, incendi, pestilenze, epidemie e qualsiasi altra forma di catastrofe naturale sono tutte opera di questi dei, così come buone piogge, sole e raccolti fertili. Tutti questi dei che svolgono tutte queste attività divine devono essere placati con preghiere e offerte su base giornaliera. Gli dei sono letteralmente parte dell’aria che viene respirata in Giappone e sono parte integrante della cultura e della storia giapponese. Vivere con gli dei è una parte naturale della vita di tutti i giorni in Giappone. In questo contesto, il Fondatore che diventa un dio non è innaturale. Al di fuori di questo contesto, tuttavia, che il Fondatore sia un dio ha un significato che non era previsto.

Le preghiere che vengono recitate durante le cerimonie shintoiste di solito vengono lette da un norito (piccolo libro di preghiere shintoiste). Dal momento che in Giappone esistono così tanti dei, le frasi Yaho yorozu no kami e Moro moro no kami sono comunemente usate per descrivere il numero di dei in Giappone. In giapponese Yaho yorozu significa otto milioni; quindi in questo caso otto milioni di dei, a significare una quantità illimitata o infinita. La quantità di 800 è comunemente usata in Giappone per descrivere un numero illimitato, come in “uso hapyaku“, che si traduce letteralmente in 800 bugie e si riferisce a qualcuno che mente in continuazione. Hapyaku yacho si traduce letteralmente in 800 isolati e viene usato per descrivere una città molto, molto grande. La quantità di 800 è usata nello stesso modo in cui noi usiamo normalmente “un milione”, o “zilioni”. Ad esempio, usiamo frasi come: “Aveva un milione di motivi, è a un milione di miglia da qui, ci sono un milione di negozi in quel centro commerciale, ecc.”. Per provare a calcolare il numero di dei in Giappone, si consideri quanto segue; se tutti coloro che sono defunti o presenti diventano un dio una volta morti, e l’attuale popolazione del Giappone è di oltre 120 milioni… ne risultano un sacco di dei!

Il Fondatore dell’Aikido mentre guarda fuori dalla finestra del dojo (Copyright Gaku Homma – Riprodotta con il permesso dell’autore)

Durante gli anni in cui ho vissuto con il Fondatore, lo accompagnavo spesso al Santuario dell’Aiki mentre eseguiva le sue preghiere mattutine. Le sue preghiere iniziavano sempre con una recitazione di molti dei suoi dei preferiti o personali. Quando mi è stato permesso per la prima volta di andare al Santuario dell’Aiki con il Fondatore per le sue preghiere mattutine, il Fondatore aveva abbastanza familiarità con me da sapere in quale città ero nato. Alla fine della sua recitazione degli dei, per mio beneficio aggiunse il nome di un dio che viveva in una montagna vicino alla mia città natale. Ho anche trovato interessante il fatto che a volte includesse i nomi di alcuni dei hawaiani di cui era venuto a conscenza dopo una sua visita in loco. Le preghiere quotidiane del Fondatore includevano sempre le quarantadue divinità popolari nella mitologia shintoista giapponese e buddista. Cantava ogni nome consecutivamente nel suo peculiare tono alto, dietro le porte chiuse del Santuario dell’Aiki.

Il fondatore dell’Aikido andrà al Santuario di Aiki all’alba. Ad accompagnarlo c’è Kikuno Yamamoto in ritardo; a lei e a Gaku Homma non era permesso di passare sotto il torii, cioè la porta del santuario (Copyright Gaku Homma – Riprodotta con il permesso dell’autore)
(Copyright Gaku Homma – Riprodotta con il permesso dell’autore)

Mentre il Fondatore recitava la lunga lista di nomi degli dei, io ero seduto in seiza con la testa abbassata fino quasi a terra. Da questa posizione ascoltavo i nomi degli dei e spesso mi ritrovavo a sperare che il tutto finisse prima che le mie ginocchia cedessero! Penso che in realtà fosse abbastanza difficile anche per il Fondatore, e di tanto in tanto metteva insieme alcuni dei dei in un gruppo “ecc” solo per affrettare le cose!

Morihei ueshiba adora Amaterasu Oomikami, la Dea del Sole (Copyright Gaku Homma – Riprodotta con il permesso dell’autore)

Oggi, durante l’annuale festival Aiki Tai Sai che si tiene presso il Santuario dell’Aiki di Iwama, i sacerdoti shintoisti invocano l’Aiki no Oukami, che si può liberamente tradurre con i “Grandi Dei dell’Aikido”. In origine, questo gruppo ora denominato “Aiki no Oukami” erano le quarantadue divinità individuali preferite che il Fondatore prediligeva nella sua preghiera quotidiana. Il Fondatore lasciò molta documentazione sotto forma di scritti e poesie sui suoi dei e sulla sua convinzione che questo gruppo di quarantadue dei lo avesse aiutato a creare l’Aikido. Come ho detto, oggi questo gruppo di quarantadue è diventato collettivamente l’Aiki no Oukami o i Grandi Dei dell’Aikido. La storia di questo selezionato gruppo di divinità chiamato Aiki no Oukami non è tanto lunga, in quanto la loro origine deriva dal Fondatore. Questo li renderebbe tra i cinquanta e i sessanta anni di età, ossia divinità di relativamente “nuova matrice”. È piuttosto interessante che questo gruppo di dei sia stato promosso al livello di Oukami, ossia un dio di livello molto più alto rispetto alla varietà di divinità da giardino kamiso appena nata. Gli Aiki Oukami scorrono negli stessi impressionanti cerchi degli dei che hanno creato la terra e il sole!

Dalla morte del Fondatore trentasei anni fa [nel 2005], gli Aiki no Oukami sono diventati in qualche modo intercambiabili con la persona di Morihei Ueshiba. Lentamente nel corso degli anni, nella leggenda, Ueshiba è diventato UNO degli Aiki no Oukami o addirittura GLI Aiki no Oukami. Mi sono trovato davanti a queste leggende sempre più frequentemente nel corso degli anni, specialmente in paesi al di fuori del Giappone, o anche in Giappone tra le generazioni più giovani. Questo francamente mi preoccupa.

Ricordando il contesto religioso della tradizione giapponese, gli dei sono in grado di spostarsi e prendere residenza in montagne, alberi, fiumi, ecc. Similmente a un granchio eremita, a volte si stabiliscono nelle conchiglie degli altri. In un senso giapponese, Morihei Ueshiba che diventa una delle quarantadue divinità dell’Aiki no Oukami non sarebbe fuori dall’ordinario. Al di fuori di un contesto giapponese, tuttavia, l’idea che il Fondatore diventi un dio è pericolosa.

La domanda principale di questo articolo è la seguente: il Fondatore Morihei Ueshiba è un dio? Ho conosciuto personalmente il Fondatore e non ho mai pensato a lui come a un dio, ma dal momento che non credo di aver mai incontrato un dio, non ho davvero nulla con cui confrontarmi. Ho conosciuto l’uomo, Morihei Ueshiba.

In Giappone, è cosa comune equiparare il talento o le qualità personali di qualcuno a quelle di un dio. È un paragone enfatizzato che va inteso come un grande complimento. È un modo per descrivere la grandezza, tanto quanto i termini “celeste” o “santo” sono usati in Occidente. Ad esempio, in Giappone si dice che un pianista con un talento eccezionale suoni come un dio. Nessuno pensa che il pianista sia un dio in quel momento, si capisce che è un complimento descrittivo.

In qualsiasi paese i complimenti vengono utilizzati per diversi motivi. A volte i complimenti vengono fatti da familiari o amici per manifestare amore e rispetto. I complimenti possono essere fatti da un dipendente per accaparrarsi la simpatia di un datore di lavoro, oppure da qualcuno che tenta di manipolare o manovrare una persona o una situazione. A volte i complimenti vengono fatti a qualcuno così spesso che iniziano a essere creduti come un fatto. All’improvviso il tessuto di una leggenda inizia a prendere forma. A partire da un gruppo di ammiratori, ora hai un santuario o un monumento presso cui le persone vengono a pregare. I complimenti possono diventare leggende che assumono una vita propria fino a quando quelli che potrebbero mettere in discussione questa transizione dal complimento alla leggenda diventano l’argomento delle domande.

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Oggi è il 15 agosto, anniversario del giorno in cui il Giappone si arrese alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale. Sessant’anni fa l’imperatore Showa Hirohito scioccò la nazione giapponese presentandosi in pubblico con il generale McArthur per arrendersi ufficialmente. Il generale McArthur, vestito in modo casual, era alto almeno 30 cm più dell’imperatore Hirohito che, nonostante l’abito formale e il cappello a cilindro di seta, sembrava debole e sconfitto. La fotografia scattata quel giorno disse al popolo giapponese che la guerra era finita e non solo il Giappone aveva perso, ma l’imperatore che credevano fosse un dio vivente era davvero molto mortale. Oltre 3.100.000 persone morirono per la loro fede nell’imperatore Hirohito, e questo fu solo dalla parte giapponese. Il numero di vittime in questa guerra supera quasi le stelle nel cielo. Fa pensare che nel corso della nostra storia, così tante persone siano morte nel nome di un “dio”.

Il Generale Douglas MacArtur e l’Imperatore del Giappone Hirohito

Durante quel periodo storico, al popolo giapponese era stato insegnato a credere che l’Imperatore fosse un dio vivente. I giapponesi lo credettero e fecero anche ciò che era stato chiesto loro dal loro imperatore. Ciò diede all’Imperatore un potere enorme che sfortunatamente non fu usato saggiamente nella ricerca del potere da parte del Giappone all’inizio del XX secolo, in particolare nei confronti di Corea, Cina e altre nazioni nel Sud Pacifico. Oggi alcuni cercano semplicemente di eliminare gli orrori di questa era dalla storia giapponese. Questo mi sembra un errore. Se i giapponesi non si prendono le loro responsabilità per questo periodo storico e non imparano le relative lezioni, c’è sempre la possibilità che la storia possa ripetersi in futuro. È importante ora che il Giappone costruisca ponti con paesi come la Cina e la Corea, ponti che una volta sono stati distrutti dalle ambizioni delle visioni imperialistiche del Giappone. Il Giappone in passato ha invaso questi paesi nel tentativo di colonizzarli, portando con sé i propri dei; questa volta, gli dei della guerra…

Oggi, 15 agosto, è il momento per me di riflettere su alcune delle azioni militaristiche che il Giappone ha intrapreso nella nostra storia nel contesto della loro fede nei propri dei. Questo fa parte della storia giapponese, ma per comprendere le domande centrali sul Fondatore in questo articolo, è importante comprendere il contesto storico giapponese e il contesto religioso giapponese.

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Questa parte della storia giapponese e le problematiche di questo articolo sono molto complesse e per capirle bisogna pensare in profondità. Essere in grado di tradurre correttamente i concetti del pensiero giapponese e i sistemi di credenze giapponesi in lingue occidentali e punti di vista occidentali è una sfida ancora più grande.

Sfortunatamente penso che a volte il lavoro svolto dai traduttori sia stato colorato dalle credenze o dalle ambizioni personali del traduttore, vale a dire per compiacere un editore o forse rendere qualcosa più commerciabile attraverso una qualche misura di abbellimento. Alcune delle traduzioni a proposito del Fondatore sono finite negli angoli più remoti del mondo e sono diventate temi caldi per chat, blog e riviste. Pubblicare una storia secondo cui il Fondatore è un dio, stimola l’interesse e aumenta le vendite, e la comunicazione istantanea via Internet ha dato origine a voci e miti che altrimenti non sarebbero cresciuti così sproporzionatamente. Una cosa è certa, il concetto o l’idea che il Fondatore sia un dio è diventato un argomento di grande interesse in molti luoghi del mondo. L’ho visto personalmente in più di un continente e credo che la definizione di questa affermazione non sia stata interpretata come necessario.

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Sono sicuro che presso il Santuario dell’Aiki ogni mese si tiene un festival shintoista, e una volta all’anno, durante il Tai Sai Festival che si svolge nel Santuario dell’Aiki, un sacerdote della religione Omoto Kyo, la preferita del Fondatore, conduce una cerimonia. Quando l’attuale Doshu, Moriteru Ueshiba, si trova a Iwama, di solito frequenta queste cerimonie. Si ricordi, tuttavia, che non possiamo giudicare queste attività come attività di seria natura religiosa. Si ricordi che questo è il Giappone.

Onisaburo Deguchi

Il Fondatore si unì per la prima volta alla religione Omoto Kyo nel 1919, dopo il suo ritorno dall’Hokkaido. Fu allora che incontrò il leader della Omoto Kyo, Onisaburo Deguchi. La religione Omoto Kyo non era la religione in cui il Fondatore nacque nella sua città natale di Tanabe. Lì era cresciuto come la maggior parte dei giapponesi con un misto tra la religione shintoista e quella buddista. A Tanabe, la setta locale si chiamava Kuma no Gongen. Quando il Fondatore si trasferì nell’Hokkaido come pioniere nell’insediamento del villaggio di Shirataki, costruì una serie di santuari dedicati alla setta Kuma no Gongen sulle colline circostanti chiamati Kami Shirataki Jinja. In questo modo portò con sé gli dei della sua città natale, Tanabe, per farsi forza nelle sue avventure nel selvaggio Hokkaido. È sempre una cosa buona avere un dio o due a bordo.

Dal momento che il Fondatore adottò diverse religioni nel corso della sua vita, è comprensibile che la sua tomba sia presente in più di un luogo. Nella sua città natale di Tanabe, i resti del Fondatore sono sepolti nel cimitero del tempio buddista di Kozanji. Fu sepolto lì come aveva iniziato, da buddista, e dopo la sua scomparsa gli fu persino dato il nome buddista onorario di Aikiin Moritake Enyu Daidoshi.

Il Fondatore ha un altro luogo di sepoltura fuori Kyoto, nella città di Ayabe, presso l’Omoto Kyo, nel cimitero di Ten Nou Taira. Questo è il suo luogo di sepoltura della sua religione adottata, l’Omoto Kyo. Questo sito è contrassegnato in modo semplice con una comune lapide di pietra giapponese, senza enfasi rispetto al gran numero di simili tombe che recano i nomi di innumerevoli altri seguaci Omoto Kyo del passato.

Comprendere il significato di avere due diversi siti di sepoltura in due diverse religioni verrà interpretato in modo diverso a seconda che si abbia un background religioso monoteistico o politeistico. Per quelli con una cultura politeistica, si tratta di uno scenario ragionevole. Per coloro la cui ideologia religiosa ruota attorno al concetto di un solo Dio, questo fatto rimane sconcertante. Ha senso in Giappone, tuttavia, un paese con almeno 120 milioni di dei!

In Giappone, la maggior parte delle famiglie ha nelle proprie case un altare buddista e un santuario shintoista. Durante il Natale, le famiglie giapponesi decorano un albero di Natale e si scambiano regali. In media, i giapponesi nelle loro famiglie praticano comunemente da due a tre religioni. In Giappone sarebbe difficile fare un censimento accurato basato sulla religione, poiché la maggior parte delle persone ne pratica più di una, e tuttavia se si dovesse fare un sondaggio tra i giapponesi per vedere quante persone seguano seriamente una particolare religione, solo il 50% risponderebbe in modo positivo. Il Giappone è uno strano miscuglio di credenze e costumi che può essere molto difficile da capire, specialmente per persone che vivono in culture basate su religioni che adorano un solo Dio; può anche essere un po’ offensivo. Rispondere alla domanda “Il Fondatore è un dio?”, per gli studenti dei paesi la cui forma di adorazione primaria è monoteistica è davvero un compito delicato.

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In origine, lo shintoismo giapponese era nato da una cultura isolana in cui la natura aveva soddisfatto pienamente i bisogni delle persone che vivevano lì. C’erano terre fertili, mari abbondanti, tanta acqua e per la maggior parte climi tollerabili. Lo shintoismo è una religione flessibile il cui scopo centrale è onorare e ringraziare gli dei della natura. Per secoli, il Giappone è stato isolato dal resto del mondo e aveva pochi nemici stranieri. In poche parole, gli stili di vita nella prima storia giapponese erano molto orientati alla natura e la religione compassionevole. Uno studio dello shintoismo potrebbe portare a concludere che si tratta di una religione abbastanza poco strutturata, ma la sua flessibilità le ha permesso saggezza e capacità di adattamento, che si sono rivelate vitali per la sua sopravvivenza nei secoli successivi.

Nel XX secolo, questa flessibilità di base fu usata magistralmente dalle forze di occupazione americane in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu questa flessibilità fondamentale che permise al popolo giapponese non solo di accettare la resa dell’imperatore Hirohito come leader del popolo giapponese in guerra, ma anche di accettare che il suo imperatore non era un dio come era stato indotto a credere. I leader dell’occupazione americana furono abbastanza astuti da presentare il generale MacArthur come quello che era, ossia grande di statura e tuttavia benevolo nella vittoria. Questo rappresentare l’imperatore Hirohito come sconfitto e demoralizzato, ma non ferito dalla cattura americana, fu molto efficace nel consentire al popolo giapponese di accettare che stava per iniziare una nuova era in Giappone. Fu lo sfondo shintoista giapponese che permise loro la flessibilità di accettare queste nuove realtà e di rassegnarsi a collaborare con l’occupazione. Il risultato fu la successiva ricostruzione del Giappone.

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Nel corso dei miei viaggi, ho cercato di scoprire chi sono le persone che più promuovono questo concetto del Fondatore come divinità. È interessante notare che ho scoperto che, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, sono soprattutto gli istruttori a promuoversi come “messaggeri” degli insegnamenti del Fondatore. Si tratta di una generalizzazione, eppure fa sorgere un’immagine reale nella mia mente. Questi istruttori sono di solito interessati alla meditazione, alla ricerca spirituale e alle religioni orientali come il buddismo tibetano o indiano. I santuari dei loro dojo sono decorati con fiori freschi, incenso e campane, che tra l’altro sono usati solo in Giappone, e come offerte sugli altari nei templi buddisti, non nei santuari shintoisti. Per coloro che credono che il Fondatore sia un dio, questo è irrilevante, poiché le loro credenze sono di solito un mix ibrido di buddismo e fantasia new age. Il Fondatore come dio è solo un’altra estensione delle loro escursioni spirituali e anche un prodotto commerciabile.

I miracoli e il potere spirituale universale possono fare buone vendite nel mondo di oggi e il concetto del Fondatore come dio può essere una testimonianza di questi poteri speciali. Se il Fondatore fosse solo un essere umano, sarebbe più difficile usare questo concetto per vendere miracoli.

I poemi Douwa lasciati dal Fondatore sono spesso utilizzati come testo per la spiritualità new age. In realtà anche i giapponesi hanno difficoltà a comprendere queste poesie e alcune delle traduzioni occidentali che ho visto di queste erano terribili. Dopo tutto i traduttori lavorano attraverso i loro filtri. Un filtro è lo sfondo monoteistico del traduttore occidentale e l’altro è il filtro del desiderio di presentare una conferma misteriosa delle proprie convinzioni. I Douwa sono stati usati in alcuni casi come prova del fatto che il Fondatore è un dio che credo sia una interpretazione totalmente errata.

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Ho visitato altri paesi in cui agli allievi non è consentito inchinarsi davanti alla foto del Fondatore prima dell’allenamento, perché le loro credenze religiose lo vietano. In questi paesi mi è stato chiesto se il Fondatore fosse un dio. Se rispondo “Non credo”, la domanda successiva di solito è “Perché, come fai a saperlo?”

Guardando attentamente negli occhi e nei cuori innocenti degli allievi che facevano queste domande, ho cercato gentilmente di spiegare alcuni dei punti di questo articolo. Ho cercato di spiegare che nella mia esperienza, il Fondatore era un essere umano; un essere umano speciale e grande davvero, ma umano come te e me. Essendo umano, la sua comprensione è qualcosa cui possiamo puntare e qualcosa che tutti possiamo raggiungere con la pratica. Di solito se parlo lentamente e gentilmente, la maggior parte delle persone accetta la mia risposta. Alcuni in realtà mostrano sollievo nei loro volti e un rilassamento nella loro postura. Penso che il pensiero che il Fondatore sia un dio in realtà urti contro le loro convinzioni religiose e smentire questa storia offre un sollievo dal conflitto interno che questi allievi sperimentano.

Il Fondatore percorse molte colline e molte valli durante la sua vita. Guadò fiumi infuriati e superò un gran numero di ostacoli. Mentre navigava la sua piccola imbarcazione attraverso acque tremende, la sua vita lunga 86 anni fu un duro lavoro. In tutti gli anni della sua vita, il Fondatore credette di avere il sostegno di molti dei e Buddha dietro di se. Credeva che lo avessero supportato in tutte le sue vicende, sconfitte e trionfi, e fino ai suoi ultimi giorni dedicava tempo quotidianamente a preghiere di gratitudine.

Sono preoccupato da questa storia del Fondatore Morihei Ueshiba che lentamente cambia da uomo a dio. Nella nostra storia, molte volte le immagini degli altri sono state manipolate per servire i fini tanto dei giusti che dei dittatori. Non credo che l’idea che il Fondatore sia un dio si adatti bene alla filosofia dell’Aikido come “Via dell’amore e dell’armonia”, una filosofia che ho trascorso la mia vita imparando a capire.

Il 15 agosto 1945, il Giappone in quanto nazione era stato raso al suolo dalla guerra. Centinaia di migliaia di vite erano state perse e alla fine il dio come imperatore apparve per quello che era, un uomo. Questa realizzazione e accettazione da parte del popolo giapponese è stata l’inizio di un’era di pace e prosperità in Giappone che è continuata fino ad oggi. Sono passati sessant’anni dal giorno della resa del Giappone. Solo una persona come me cresciuta in Giappone negli anni ’50, dopo che il Giappone aveva perso la guerra, poteva avere pensieri come questi, ma questo è un punto di vista che ritengo sia importante esprimere.

Sì, il Fondatore, Morihei Ueshiba “sembrava un dio”, come dicono i giapponesi, ma oggi il mondo dell’Aikido è più grande del Giappone, ed è praticato da Aikidoka provenienti da molti diversi background culturali e religiosi. Spero che il Fondatore rimanga con noi esseri umani e ci aiuti con i suoi doni e le sue preghiere per tutti.

Fonte: Gaku Homma, The Founder Morihei Ueshiba, a God?
http://www.nippon-kan.org/the-founder-morihei-ueshiba-a-god/
(Consultato il 16/06/2020)

Copyright Gaku Homma ©2005
Tutti i diritti sono riservati. Ogni riproduzione è proibita
Tradotto dall’originale da Simone Chierchini (2020)
Pubblicato grazie alla gentile concessione di Gaku Homma Kancho


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