Fiore de’ Liberi e il “Flos Duellatorum”


Il manoscritto Getty, una delle quattro copie attualmente conosciute dell’opera di Fiore de’ Liberi

Il nome di Fiore de’ Liberi non è molto conosciuto tra gli appassionati di Budo giapponese, anche se la sua opera è di importanza assoluta per la storia della scherma nell’Europa medievale. Abbiamo il piacere di offrirvi una panoramica sulla sua storia personale e quella del suo manuale trecentesco riccamente illustrato, il “Flos Duellatorum”, qui anche riportato in versione originale da scaricare. Le somiglianze e i richiami delle tecniche raffigurate con quelle della tradizione marziale giapponese sono stupefacenti

di SIMONE CHIERCHINI

Biografia di Fiore de’ Liberi
Il poco di cui siamo a conoscenza su Fiore de’ Liberi da Premmariacco lo dobbiamo alle notizie che l’autore riporta su se stesso nel prologo alla propria opera. Fiore de’ Liberi, visse a cavallo tra il XIV e il XV (1340-1420) e fu un cavaliere, un diplomatico e un maestro di scherma itinerante. Figlio di Benedetto e rampollo della casa dei Liberi di Premariacco, nacque a Cividale del Friuli, allora parte del Patriarcato di Aquileia. Alcuni studiosi riconducono Fiore e Benedetto a quel Cristallo dei Liberi di Premariacco cui Enrico V, Imperatore del Sacro Romano Impero, concesse l’Immediatezza Imperiale (Reichsunmittelbarkeit) nel 1100. l’Immediatezza era uno status in base al quale ad individui o entità era dato di entrare in un rapporto di dipendenza diretta dall’imperatore, per cui Fiore avrebbe avuto uno status elevato.

La raffigurazione di questo maestro con la barba biforcuta è presente in due dei rimanenti manoscritti a nostra disposizione. Per molti questo è Fiore de’ Liberi

Nel prologo del Flos Duellatorum Fiore ci informa di una sua naturale inclinazione per le arti marziali che lo portò ad iniziare l’addestramento fin da giovane età. Riferisce inoltre di aver studiato sotto diversi maestri di spada sia italici che germanici, che gli insegnarono i segreti del combattimento con spada, lancia e daga, ma anche a mani nude, a piedi e a cavallo. L’autore inoltre spiega di aver studiato come sono fatte le armi e le caratteristiche di ciascuna in termini di offesa e difesa nella loro applicazione al combattimento all’ultimo sangue.
Fiore scelse di rendere note le proprie credenziali ai suoi lettori attraverso la qualità del suo insegnamento, tralasciando i dettagli relativi. Tra coloro che lo hanno addestrato, tuttavia, si prende cura di citare Johane dicto Suueno, un allievo di Nicholai de Toblem. Entrambi i nomi sono riportati da Fiore in latino, per cui non vi è modo di sapere se fossero di ceppo italico o germanico, anche se probabilmente erano personaggi di spessore nel mondo d’armi dell’epoca. 
Rispetto alla propria carriera di comandante e maestro d’armi, l’autore del Flos Duellatorum ci fornisce solamente informazioni generiche. Racconta, infatti, di aver acquisito numerose conoscenze presso le corti nobiliari contemporanee, e di aver insegnato l’arte del combattimento a nobili, cavalieri e ai loro scudieri, sia italici che germanici. Fiore ci tiene però a nominare alcuni famosi condottieri da lui formati, ossia Piero Paolo del Verde-Peter von Grünen, Niccolo Unricilino-Nikolo von Urslingen, Galeazzo Cattaneo dei Grumelli-Galeazzo Gonzaga da Mantova, Lancillotto Beccaria di Pavia, Giovannino da Baggio di Milano e Azzone di Castelbarco. Per la maggior parte dei sunnominati è possibile trovare riferimenti biografici nelle fonti dell’epoca; alcuni erano tra i più importanti nobili dei loro tempi e in prima linea nella politica italiana contemporanea.
I metodi di insegnamento di Fiore e i contenuti della sua arte erano segreti. Nessuno era ammesso alle lezioni tranne lo specifico allievo e occasionalmente un suo vicino parente. Nessuno veniva reso partecipe dell’insegnamento senza aver prestato un solenne giuramento di non rivelare alcuna delle tecniche dimostrate. Fiore chiamò le sue tecniche di combattimento archano censeo, una scienza segreta” destinata esclusivamente ai nobili e ai meritevoli. Nobili e cavalieri erano visti come l’unica classe in grado di governare con giustizia, proteggendo i più deboli. Il rifiuto di insegnare arti marziali a chi fosse ritenuto indegno fu una costante nella letteratura delle arti marziali a cavallo tra Medio Evo e Rinascimento.

La segretezza era una componente importante dell’insegnamento dei maestri dell’epoca, quando la conoscenza interna delle tecniche o dello stile di combattimento di un avversario avrebbe offerto un vantaggio nel combatterli o ucciderli

La segretezza era una componente importante dell’insegnamento dei maestri dell’epoca, quando la conoscenza interna delle tecniche o dello stile di combattimento di un avversario avrebbe potuto offrire un vantaggio nel combatterli o ucciderli. Il maestro aveva anche un interesse economico nel proteggere il proprio scibile, da cui traeva sostentamento; la segretezza aggiungeva inoltre una certa aria di mistero e importanza all’insegnamento impartito.
Nonostante queste precauzioni, durante i suoi vagabondaggi in giro per l’Europa alcuni dei suoi incontri risultarono essere tuttaltro che amichevoli. Nel Flos Duellatorum Fiore ci racconta di un clima competitivo tra maestri e di tensioni spesso sfociate in duelli sanguinosi a causa del suo rifiuto di condividere la propria arte. L’autore menziona di esser stato costretto in ben cinque diverse occasioni a sfidare a duello alcuni maestri per difendere il proprio onore. Questi duelli vennero combattuti con spade a due mani (longsword) affilate, senza armatura ad eccezione di una tunica imbottita e guanti di camoscio. Fiore prevalse in tutti i duelli senza riportare ferite. 

Nascita, trasmissione e struttura del Flos Duellatorum
Fiore rivela di aver studiato l’arte per oltre 40 anni, ma nonostante tutti suoi sforzi si dice consapevole di non essere riuscito a raggiungere la perfezione nell’arte della scherma, materia sconfinata. L’autore ci informa di aver scritto il suo manuale nel momento in cui, dopo decenni di attività, sentì venir meno il proprio desiderio di rimanere in costante allenamento. Decise quindi di produrre un manuale da lui illustrato, allo scopo di evitare che le sue vaste esperienze personali andassero perdute.
Il Flos venne prodotto per l’élite nobile e ben educata delle sofisticate corti del nord Italia. Si tratta del secondo  manuale sulle arti da combattimento più antico finora ritrovato in Occidente – il più antico rimane un frammento del XIII sec noto come Tower Manuscript I.33. Una prima versione del Flos Duellatorum vide probabilmente la luce nel corso del primo decennio del ‘400, seguita poi da almeno due altre versioni piu estese.

Ikkyo in stile medievale?

Il lavoro di Fiore de’ Liberi ci è giunto in quattro copie manoscritte, che prendono nome dalle raccolte della biblioteca dove possono essere trovate: il Getty-Ludwig, il Pierpont-Morgan, il Pissani-Dossi e infine il Latin 11269, conservato nella Biblioteca Nazionale di Francia. Gli studiosi ritengono che questi manoscritti fossero copie realizzate da o per allievi di Fiore intorno al 1410. Il testo originale di Fiore non ci è pervenuto. Vi è notizia dell’esistenza di altre due copie, la cui ubicazione è attualmente sconosciuta. Il manoscritto più completo è il Getty-Ludwig, che contiene ricche illustrazioni e numerosi paragrafi esplicativi delle tecniche di combattimento mostrate.
Il Flos Duellatorum è uno dei più importanti manuali di combattimento medievali. Certamente contiene una tra le più complete presentazioni contemporanee di un metodo di combattimento integrato armato e disarmato, corazzato e non, a piedi e montato. Composto da brevi didascalie in rima e riccamente illustrato, include materiale su spada lunga, pugnale, lancia, lotta, ascia e lancia.
La materia esposta copre sia le tecniche di base che i principi fondamentali, e oggi dovrebbe essere uno studio obbligatorio per qualsiasi serio artista marziale, medievale o meno. Nei vari manoscritti il manuale è presentato più o meno nel medesimo formato. La materia è divisa in sezioni, ciascuna destinata alla presentazione di una specifica branca dell’arte del combattimento.

Non molto diverso dal nostro Tantodori Hijikimeosae (Rokkyo)

All’inizio di ogni sezione è raffigurato un gruppo di maestri, rappresentati con in capo una corona d’oro, ognuno nell’atto di dimostrare una specifica guardia con l’arma in oggetto.
Segue poi la raffigurazione di un maestro definito nel testo come “Rimedio”, la cui funzione è di presentare una forma difensiva a seguito di un attacco di base.
Il terzo elemento è costituito dagli allievi, illustrati con giarrettiere dorate sulle gambe, la cui funzione è  presentare variazioni rispetto al “rimedio” precedentemente fornito.
Segue un maestro definito “Contrario”, raffigurato con entrambe corona e giarrettiera, il cui compito è dimostrare le controtecniche da opporre al “rimedio” presentato dalle due precedenti categorie. In qualche sezione esiste anche la raffigurazione di una contro-controtecnica, mostrata da personaggi in corona e giarrettiera.
Ciò che è più interessante per gli appassionati di arti marziali di tutte le latitudini è la struttura del Flos Duellatorum. Le tecniche mostrate iniziano dalle basi, per diventare poi sempre più complesse. Inoltre, le spiegazioni della prima parte del manuale sono incentrate sulle tecniche a mani nude, passando progressivamente a mano nuda contro armi e a vari tipi di arma contro arma, a piedi e a cavallo. Vale la pena di notare la progressione didattica del manuale, ma non solo. Un esame più attento rileva come i principi e le tecniche introdotti nelle sezioni a mani nude vengano poi utilizzati ugualmente nella trattazione sulle armi.

Figura di uomo, divisa da sette spade centrate sull’ombelico, rappresentanti le posizioni di guardia. Ai quattro punti cardinali quattro animali, che simboleggiano le principali virtù di un guerriero

Il Maestro delle Sette Spade
Nella sua opera Fiore fece un notevole uso di simbolismo e astrazione. Una delle pagine più interessanti del Flos, conosciuta come il Maestro delle Sette Spade, mostra un maestro (Fiore medesimo?) circondato da animali tratti da un bestiario medievale, figure simboliche che rappresentano le quattro virtù o qualità guerresche di prudenza, audacia, forza e velocità. In alto, sopra la testa dell’uomo, una lince con un calibro, a rappresentare la ragione; simboli sottesi sono precisione, tempistica e la misura della distanza. A destra un leone con un cuore sotto la zampa, a simboleggiare coraggio o audacia, “virtù su cui si basa quest’arte”. A sinistra una tigre con una freccia che rappresenta la rapidità e la decisione, in quanto una tigre non si ritira. In basso, sotto ai piedi del maestro, c’è un elefante con un castello o una torre d’assedio sul dorso – non una metafora del potere muscolare o della forza fisica, ma simbolo di una postura forte ed equilibrata, tale da permettere colpi potenti e movimenti agili. Tra le quattro figure di animali sono riportate descrizioni di posizioni di guardia (che noi chiameremmo kamae), e ogni tipo di guardia possiede una qualità che fa riferimento alle caratteristiche degli animali raffigurati.

Similitudini?
Una delle differenze spesso citate tra le arti marziali occidentali e quelle cino-giapponesi a noi note è che alla base della pratica quelle della nostra parte del mondo presenterebbero una completa mancanza di concetti metafisici. L’opera di Fiore sembrerebbe smentirlo, fornendoci una base filosofica a supporto delle proprie tecniche. Semberebbe potersi dedurre, infatti, che il Flos non sia stato scritto unicamente come manuale di difesa personale: al contrario, l’autore era un nobile che scriveva e insegnava a nobili che avrebbero avuto posizioni di rilievo nel governo delle loro corti. Fiore quindi insegnava arti marziali occidentali in cui lo scopo pratico (il combattimento) sottendeva quello profondo (la formazione umana), similmente alle arti del Budo.
Le arti marziali occidentali del tempo di Fiore presto scomparvero a seguito dell’insorgere di sistemi di combattimento più complessi e tecnicamente avanzati, mentre le pratiche guerriere giapponesi rimasero sostanzialmente simili in un paese in cui il medio evo terminò solamente nella seconda metà del XIX secolo. Questo é il motivo principale per cui sono state tramandate fino ai nostri giorni, pur nelle loro mutate forme, e la probabile ragione del loro apparire piu filosoficamente basate rispetto ai sistemi di combattimento moderni in Occidente. Questi sistemi sono basati sul numero e l’obbidienza a schemi preordinati dall’alto, e non sul valore individuale, come nei sistemi cavallereschi medievali; in un certo modo le due concezioni sono agli antipodi: guerriero illuminato contro macchina da guerra.

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Bibliografia:
Deborah Klens-Bigman (1999): The Flower of Battle: An Interview with Bob Charron
Lagomarsini, Claudio (2011). “Un manuale d’armi d’inizio sec. XV: il “Flos duellatorum” di Fiore dei Liberi da Cividale
Fiore dei Liberi e il Flos duellatorum (2019) in vitantica.net
Fiore dei Liberi – The Flowers of Battles (2001) in aemma.org

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