Uno Scultore – Sull’Insegnamento


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Un affascinante parallelo tra lo scultore e il sensei: entrambi maestri d’arte, nel nostro caso il maestro estrae da una materia grezza una personalità unica ed indipendente: l’allievo

di ANTONINO CERTA

Sono uno scultore, tra tutti i materiali preferisco il legno, per me esso è vivo anche dopo anni che è stato tagliato. La mia prossima opera sarà un volto di una donna. Quindi all’inizio prendo un tozzo di legno dalle adeguate dimensioni per fare una testa. Ho diversi strumenti a disposizione, quali scalpelli, sgorbie, bulini, mazzuolo e carta vetro.

PRIMA FASE
Inizio con scalpelli e sgorbie di dimensioni grandi, e con il mio mazzuolo inizio a dare energici colpi. L’azione congiunta del mio braccio e dello scalpello è grande, di ampio respiro, gesti energici e poco precisi. I trucioli che si ottengono sono grandi e molto numerosi. In questa fase non si vede la figura del volto femminile, questa è ancora nella mia mente, nella mia intenzione.

SECONDA FASE
Ora prendo uno scalpello di misura media. I colpi che dò sono sempre energici, ma più precisi, più brevi. I trucioli che si ottengono sono di dimensioni medie e meno numerosi. In questa seconda fase si inizia ad intravedere il volto della donna anche se ancora molto grezzo.

TERZA FASE
In questa fase i miei utensili saranno di dimensioni piccole e darò colpi brevi e molto precisi. I trucioli che si ottengono sono piccoli e poco numerosi. L’azione del mio braccio è lenta e discontinua. Si inizia a intravedere il volto della donna in maniera chiara, ma mancano ancora dei particolari.

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QUARTA FASE
E’ la conclusione della mia opera. Ora utilizzo solo diversi tipi di carta vetro, le grane sono diverse. Raffino e rendo lisce la superficie del collo, dal naso alle guance. Con un bulino rendo precisi i particolari delle orecchie, dei capelli, della bocca e degli occhi. Quasi nessun truciolo. Il volto della mia opera riflette il volto della modella, esso esprime il suo carattere, la sua personalità!

Ora sostituiamo alcuni termini:

  1. scalpelli, sgorbie e bulini: sono le informazioni e le correzioni che un maestro dà ai suoi allievi. I consigli sono pochi e semplici, essi servono a correggere i movimenti grossolani e biomeccanici che l’allievo sta eseguendo nel copiare il kihon mostrato dal maestro.
  2. trucioli: sono gli errori che l’allievo fa nell’eseguire il kihon, le tecniche. Essi diminuiscono con il tempo, più passa il tempo di pratica e meno saranno gli errori. Il maestro inizia a dare consigli più precisi ed appropriati a quell’allievo specifico, “ad personam”.
  3. immagine: è la tecnica dell’allievo nella sua progressione nel tempo. Con il passare del tempo di pratica la sua tecnica diventerà aderente al modello espresso e mostrato dal maestro, senza però imitarne la forma.
  4. scultore: è il Maestro dell’arte, nel nostro caso marziale. Esso estrae da una materia grezza una personalità unica ed indipendente: l’allievo.

Copyright Antonino Certa ©2020
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