Il Ki

Ki

Il  Ki è rappresentato dall’ideogramma giapponese 氣 che, nei caratteri della scrittura kanji, raffigura il vapore che sale dal riso in cottura. Significa spirito, ma non nel significato che tale termine ha nella religione bensì nel significato del vocabolo latino spiritus, cioè soffio vitale, energia vitale.

di CLAUDIO PIPITONE

Il riso, nella tradizione giapponese, rappresenta il fondamento della nutrizione e quindi l’elemento del sostentamento in vita ed il vapore rappresenta l’energia sotto forma eterea e quindi quella particolare energia cosmica che spira ed aleggia in natura e che per l’Uomo è vitale.

Nella nostra cultura tradizionale occidentale, il significato del termine latino spiritus di cui il vocabolo Ki (氣) è termine equivalente, traduce la parola greca πνευµα (pneuma, il soffio vivificatore) da πνειν (soffiare) e questa a sua volta traduce la voce ebraica rû:ăћ (accento sulla u e suono gutturale aspirato finale).

Il vocabolo ebraico rû:ăћ (che a differenza degli altri termini è invece un sostantivo femminile), in relazione all’ambito della natura indica il soffio del vento, in relazione all’ambito di Dio significa la sua forza di creare la vita e di imprimere un senso alla storia, in relazione all’ambito dell’Uomo ne indica non solo il suo essere vivo, ma anche il suo respiro ed il suo alito. Il Ki è dunque anche l’energia cosmica che sostiene ogni cosa.

L’essere umano è vivo finché è percorso dal Ki e lo veicola scambiandolo con la natura circostante: privato del Ki l’essere umano cessa di vivere e fisicamente si dissolve.

Finché veicola il Ki in modo vigoroso attraverso il proprio corpo e lo scambio con la natura circostante è abbondante, l’essere umano è pieno di vita, di coraggio, di energie fisiche ed interiori; quando invece nel suo corpo la carica vitale del Ki è carente, l’essere umano langue, è debole, codardo, rinunciatario.

Nell’allenamento di Aikido facciamo ogni sforzo per imparare a riempire il nostro corpo con il Ki ed a veicolarlo energicamente; pertanto è necessario comprendere bene la profonda natura del Ki ed imparare a riconoscerne le manifestazioni e gli effetti, i quali vanno sotto il nome di Kokyu (呼吸).

Kokyu a sua volta significa manifestazione del Ki all’esterno del nostro corpo fisico ed anche estensione del Ki all’esterno; significa anche esercitare il Ki al fuori di noi interagendo con l’ambiente circostante.

Le parole Kokyu-Ho e Kokyu-Nage si riferiscono ad una parte fondamentale ed imprescindibile dell’Aikido e pertanto ricorrono molto sovente.

La pratica dell’Aikido mira a realizzare l’Ai-Ki nella vita interiore dell’uomo e nella sua manifestazione esteriore: questa esteriorizzazione è denominata nella lingua giapponese con il termine Kokyu. La realizzazione dell’Ai-Ki è infatti la manifestazione di uno stato di totale controllo del corpo che vive ed agisce in perfetta armonia con le leggi naturali e cosmiche. Tuttavia, sebbene questo stato sia raggiungibile sotto il controllo dell’esercizio della volontarietà in modo relativamente facile, il requisito fondamentale dell’Ai-Ki è l’assoluta spontaneità ed istintualità dei propri movimenti, per quanto precisi essi siano. Le azioni passano dallo stato di consapevolezza volontaria a quello di libera istintualità e perciò si dice che la disposizione, l’atteggiamento interiore e l’attenzione percettiva del praticante deve essere ricettiva e conforme ad adattarsi alle situazioni.

Ueshiba Morihei - Tada Hiroshi 1958

Nella disciplina dell’Aikido con il termine istintualità s’intende quell’istintività non naturale, cioè che nessuno possiede in modo innato e spontaneo, ma che un’abitudine frutto di un allenamento particolare può far penetrare nei meccanismi istintivi naturali e consolidarli ad essi, radicandoli nell’istinto naturale come se questi fossero stati conferiti insieme alla nascita.

Per fare un esempio: sono reazioni istintuali le complesse reazioni istantanee fra di loro combinate ed armonicamente sincronizzate quali le azioni contemporaneamente esercitate su freno, frizione, cambio, acceleratore, volante, che quando siamo alla guida di un autoveicolo poniamo in essere in situazioni d’emergenza senza pensare ai gesti che
compiamo, mentre il ritrarre istantaneamente la mano senza pensare e premeditare il gesto che si compie quando questa è scottata da una fiamma, questo è invece un gesto istintivo.

Secondo la tradizione orientale e specificamente delle arti marziali giapponesi, esistono tre sedi naturali in cui il Ki si localizza che nella lingua giapponese sono denominate tanden (丹田), le quali non sono però delle vere e proprie sedi fisiche, materiali, corporee, ma sono dei punti virtuali dove viene localizzata la cosiddetta presenza mentale del praticante e precisamente: il Kikai Tanden (気海丹田), la sede viscerale; il Chudan Tanden (中段丹田), la sede mediana ed il Jodan Tanden (上段丹田), la sede superiore dei centri vitali dell’uomo.

Copyright Claudio Pipitone ©1972
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Il sito di Claudio Pipitone è www.endogenesi.it


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11 thoughts on “Il Ki”

  1. Praticare KI-AIKIDO da oltre 30 anni mi ha dato la consapevolezza che l’argomento sul “KI” è senza ombra di dubbio estremamente affascinante ma per certi versi molto complesso. Non basta esserne a conoscenza dell’esistenza, bisogna praticare!!!

    Ma trovo irrispettoso parlare del “ki”, partendo da una spiegazione riportata da wikipedia con il gioco del copia incolla.

    Questo giustifica che molti, compreso l’autore dell’articolo, non solo non conoscono assolutamente nulla di che cosa sia la pratica del “ki” in AIKIDO, ma esponendo la questione in questi termini manifestano l’intenzione di oscurare quanto invece esiste come conoscenza e pratica del “KI” in AIKIDO.

    Vorrei solo ricordare la figura del M° KOICI THOEI che fu l’unico a creare un metodo per comprendere i principi del “KI” e applicarli nell’AIKIDO.

    Ma forse anche questo lor Signori non conoscono?

    Certi argomenti prima di essere affrontati sarebbe opportuno se non conosciuti personalmente, almeno adoperarsi delle innumerevoli informazioni che esistono.

    Smettendola di fare i saccenti e pensare che basti avere un qualche Dan sulle spalle per potersi erigere a saggi Maestri di conoscenza.

    Concludo sottolineando il mio disappunto sull’artico, non certo sulla precisa descrizione che Wikipedia fa del significato del “KI”. Ma della maniera decisamente subdola di presentarlo.

    Vorrei tanto sentire parole scritte da menti che per molto tempo hanno dedicato la loro vita alla pratica di questa Superiore disciplina. Poter cogliere dai loro racconti personali, interiori quale sia e quale è la loro percezione di questo mondo, della vita, di ogni cosa, partendo dalla pratica di AIKI-DO.

    Non trovarmi difronte ad un’articolo che potrebbe scrivere anche un mio allievo del corso bambini!

    Giuseppe Golin

  2. Ahi…, ahi…, è un peccato che l’amico Giuseppe Golin si sia lasciato sollevare il suo seika-no-itten in una così biliosa filippica nei miei contronti (sono l’autore dell’articolo in oggetto) senza essersi minimamente soffermato a compiere un semplice controllo almeno su Wikipedia (se non conosce il mio sito http://www.endogenesi.it)…
    Se avesse portanto il peso in basso come il compianto M° Koichi Tohei insegnava ai suoi allievi (lo posso testimoniare personalmente avendo seguito i suoi insegnamenti in Giappone nel 1974), ed avesse controllato le fonti presenti su Wikipedia nella pagina di discussione http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Ki_(filosofia), avrebbe potuto constatare che la realtà dei fatti è esattamente inversa: cioè è il sottoscritto, autore della pagina http://www.endogenesi.it/ki.htm presente sul proprio sito, che ha concesso a Wikipedia la licenza “ticket numero 2008092210010247” con l’autorizzazione di pubblicare in parte od in tutto il contenuto del proprio articolo pubblicatio sul proprio sito…

    Anche il titolare di questo blog ha pubblicato il mio articolo previa mia autorizzazione e non vorrei che qualcuno arrivase a dire che la pagina del mio sito sia stata copiata da questo articolo comparso su Aikido Italia Network…

    Colgo l’occasione per salutare di cuore tutti gli amici che oggi praticano il Ki-Aikido e di ricordare che avere amore per la propria scuola e per lo stile praticato è bene, ma è male ritenere di essere unici detentori dei contenuti dell’Aikido, perchè ciò non corrisponde a verità.

    Buon keiko a tutti.

    Claudio Pipitone

    http://www.endogenesi.it/ki.htm
    http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Ki_(filosofia)

  3. Alla fine risulta che l’amico Giuseppe Golin ha fatto i complimenti alla persona contro cui ha sparato una indegnata filippica:

    “Concludo sottolineando il mio disappunto sull’articolo, non certo sulla precisa descrizione che Wikipedia fa del significato del “KI”. Ma della maniera decisamente subdola di presentarlo.”

    Mi spiace, ma io non ci vedo assolutamente nulla di subdolo nel presentare un tema così come è stato fatto da Claudio, ossia in modo asciutto, semplice e senza esprimere commenti. Si chiama informazione e di questo ci occupiamo qui su Aikido Italia Network.
    Dato il timbro del commento, e l’evidente tombino in cui il Maestro Golin si è andato a infilare, forse non sarebbero fuori luogo delle scuse al Maestro Pipitone.
    Dopo di che questione chiusa e amici come prima. Anzi, siamo apertissimi a pubblicare contributi da parte chi dice di aver esperienze importanti da condividere.

    Simone Chierchini
    Coordinatore di Aikido Italia Network

  4. Al M° Claudio Pipitone
    Il mio disappunto, forse espresso in modo biloso ed emotivo era solamente per sottolineare il fatto di non aver menzionato in nessun passaggio il lavoro del M° KOICI THOEI nell’AIKIDO, visto che solitamente si parla di AIKIDO.

    Ciò dimostra oltremodo il mio ancora lungo percorso in quest’arte e ben venga, visto che io non detengo nessuna verità, ma solo tanta tanta pratica e passione, come molti del resto e nessuna premeditazione.
    Quindi personalmente pongo le mie scuse al M° Pipitone per tutto il resto.

    Al M° Gabriele Pintaudi
    Non meriti risposta.

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