L’Intervista a Morihei Ueshiba del 1957


Presumibilmente nel 1957, Morihei Ueshiba rilasciò una lunga intervista a due cronisti giapponesi, di cui non ci sono pervenuti i nomi. All’intervista prese parte anche il figlio Kisshomaru, che riportò poi il testo dell’intervista nel suo libro “Aikido”, pubblicato a Tokyo da Kawado proprio nel 1957. L’originale traduzione dal giapponese è di Stanley Pranin e Katsuaki Terasawa

INTERVISTATORE
Quando ero uno studente universitario il mio professore di filosofia ci mostrò il ritratto di un famoso filosofo, e ora sono colpito dalla sua somiglianza con lei, Sensei.

UESHIBA
Capisco. Forse avrei dovuto invece entrare nel campo della filosofia. Il mio lato spirituale è più enfatizzato di quello fisico.

INTERVISTATORE
Si dice che l’Aikido sia abbastanza diverso rispetto al Judo ed al Karate.

UESHIBA
Secondo me si può dire che l’Aikido sia la vera arte marziale. Il motivo di questo è che si tratta di un’arte marziale basata sulla verità universale. Questo Universo è composto da molte parti diverse, eppure l’Universo nel suo insieme è unito come una famiglia e simboleggia lo stato di pace finale. Mantenendo una tale visione dell’Universo, l’Aikido non può essere altro che un’arte marziale di amore. Non può essere un’arte marziale di violenza. Per questo motivo, si può dire che l’Aikido sia un’altra manifestazione del Creatore dell’Universo. In altre parole, l’Aikido è come un gigante (di natura immensa). Pertanto, nell’aikido, il Cielo e la Terra diventano i campi di allenamento. Lo stato d’animo dell’aikidoista deve essere pacifico e totalmente non violento: vale a dire, quello speciale stato mentale che porta la violenza in uno stato di armonia. E questo penso sia il vero spirito delle arti marziali giapponesi. Questa terra ci è stata data per trasformarla in un paradiso terrestre. La guerra e quello che la riguarda sono totalmente fuori luogo.

Morhei Ueshiba con Kenji Shimizu

INTERVISTATORE
Allora è abbastanza diverso dalle arti marziali tradizionali.

UESHIBA
In effetti, è abbastanza diverso. Se guardiamo indietro nel tempo, vediamo come le arti marziali siano state abusate. Durante il periodo Sengoku (1482-1558; Sengoku significa “dei paesi in guerra”) i signori locali usavano le arti marziali come strumento di combattimento per servire i propri interessi privati ​​e per soddisfare la loro avidità. Penso che questo fosse del tutto inappropriato. Dato che durante la guerra io stesso ho insegnato arti marziali ai soldati perché fossero usate allo scopo di uccidere il prossimo, dopo la fine del conflitto ne fui profondamente turbato. Questo mi ha motivato a scoprire il vero spirito dell’Aikido e sette anni fai mi è venuta l’idea di costruire un paradiso in terra. La ragione di questa decisione era che sebbene il cielo e la terra (cioè l’universo fisico) abbiano raggiunto uno stato di perfezione e siano relativamente stabili nella loro evoluzione, l’umanità (in particolare, il popolo giapponese) sembra essere in uno stato di sconvolgimento. Prima di tutto, dobbiamo cambiare questa situazione. La realizzazione di questa missione è il percorso verso l’evoluzione dell’umanità universale. Quando sono arrivato a questa realizzazione, ho concluso che il vero stato dell’Aikido è l’amore e l’armonia. Così il “bu” (marziale) nell’aikido è l’espressione dell’amore. Studiavo aikido per servire il mio paese. Quindi, lo spirito dell’Aikido è solo amore e armonia. L’Aikido è nato in conformità con i principi e il funzionamento dell’Universo. Pertanto, è un budo (arte marziale) di vittoria assoluta. Così il “bu” (elemento marziale) nell’Aikido è l’espressione dell’amore. Io stavo studiando l’Aikido per servire il mio paese. Quindi, lo spirito dell’Aikido può essere solo amore e armonia. L’Aikido è nato in conformità con i principi e il funzionamento dell’Universo. Pertanto, è un budo (arte marziale) di vittoria assoluta.

INTERVISTATORE
Potrebbe parlarci dei principi dell’aikido? Il grande pubblico considera l’Aikido come qualcosa di mistico come il ninjutsu, dal momento che lei, Sensei, ha sconfitto avversari enrmi alla velocità della luce e ha sollevato oggetti del peso di diverse decine di chili.

UESHIBA
In apparenza potrebbe sembrare un qualcosa di mistico, ma non è così. In Aikido utilizziamo completamente la forza del nostro avversario, per cui più forza l’avversario usa più è facile per noi.

INTERVISTATORE
Allora, in quel senso c’è aiki pure nel Judo, dal momento che nel Judo ci si sincronizza con il ritmo del proprio avversario. Se lui tira, tu spingi; se lui spinge, tu tiri. Lo si fa muovere secondo questo principio e gli si fa perdere l’equilibrio e poi si applica la propria tecnica.

UESHIBA
Nell’Aikido non c’è assolutamente alcun attacco. Attaccare significa che lo spirito ha già perso. Aderiamo al principio di assoluta non resistenza, cioè non ci opponiamo all’attaccante. Nell’Aikido, quindi, non c’è avversario. La vittoria nell’Aikido è masakatsu agatsu (la vittoria corretta, la vittoria su se stessi); dato che si prevale su ogni cosa secondo la missione del paradiso, si possiede una forza assoluta.

L’Aikido è uno stato di perenne vittoria

INTERVISTATORE
Sta facendo riferimento al go no sen?

UESHIBA
Assolutamente no. Non si tratta neanche di sensen no sen né di sen no sen . Se dovessi provare a verbalizzarlo, direi che si controlla il proprio avversario senza cercare di controllarlo. È lo stato di vittoria continua. Non si tratta di vincere o perdere contro un avversario. In questo senso, non c’è avversario nell’Aikido. Anche se hai un avversario, diventa una parte di te, un partner che stai solo controllando.

INTERVISTATORE
Quante tecniche esistono in Aikido?

UESHIBA
Ci sono circa 3000 tecniche di base e ognuna di esse ha 16 variazioni… quindi ce ne sono molte migliaia. A seconda della situazione, se ne possono creare di nuove.

INTERVISTATORE
Quando ha iniziato lo studio delle arti marziali?

UESHIBA
All’età di circa 14 o 15 anni. Prima ho imparato Tenshinyo-ryu Jujutsu da Tokusaburo Tozawa Sensei, poi Kito-ryu, Yagyu-ryu, Aioi-ryu, Shinkage-ryu, tutte forme di jujutsu. Tuttavia, pensavo che poteva esistere una vera forma di budo altrove. Ho provato Hozoin-ryu sojitsu e kendo. Tutte queste arti, tuttavia, riguardano le forme di combattimento uno a uno e non potevano soddisfarmi. Così ho visitato molte parti del paese cercando la Via e allenandomi, ma invano.

INTERVISTATORE
È questo l’addestramento ascetico del guerriero?

UESHIBA
Sì, è la ricerca del vero Budo. Quando andavo in altre scuole non sfidavo mai il sensei del dojo. Chi è responsabile di un dojo è gravato da molte responsabilità, quindi per lui è molto difficile mostrare la sua vera abilità. Gli rendevo i dovuti rispetti e imparavo da lui. Se mi giudicavo superiore, gli rendevo nuovamente i miei rispetti e me ne tornavo a casa.

INTERVISTATORE
Allora non imparava Aikido all’inizio. Quando è nato l’Aikido?

UESHIBA
Come dicevo prima, sono andato in molti posti alla ricerca del vero Budo. Poi, quando avevo circa 30 anni, mi sono stabilito nell’Hokkaido. Una volta, mentre soggiornavo all’Hisada Inn a Engaru, nella provincia di Kitami, incontrai un certo Takeda Sokaku Sensei del clan Aizu. Insegnava Daito-ryu jujutsu. Durante i 30 giorni in cui ho imparato da lui ho sentito qualcosa simile ad un’ispirazione. In seguito, ho invitato questo insegnante a casa mia e insieme a 15 o 16 dei miei dipendenti ne sono diventato un allievo alla ricerca dell’essenza del budo.

Takeda Sokaku

INTERVISTATORE
Quindi scoprì l’Aikido studiando Daito-ryu con Sokaku Takeda?

UESHIBA
No. Sarebbe molto più esatto dire che Takeda mi ha aperto gli occhi sul Budo.

INTERVISTATORE
Ma allora ci sono state particolari circostanze che hanno accompagnato la sua scoperta dell’Aikido?

UESHIBA
 Sì. È successo in questo modo: mio padre si ammalò gravemente nel 1919 e, dopo aver chiesto il permesso a Takeda Sensei mi misi in viaggio, verso casa. Mentre tornavo a casa, mi fu riferito che se uno andava ad Ayabe vicino a Kyoto e dedicava una preghiera, avrebbe ottenuto la guarigione da qualsiasi malattia. Quindi, ci sono andato e lì ho incontrato Onisaburo Deguchi. In seguito, quando arrivai a casa, venni a sapere che mio padre era già morto. Anche se avevo incontrato Deguchi Sensei solo una volta, decisi di trasferirmi ad Ayabe con la mia famiglia e finii per restarci fino alla fine del periodo Taisho (intorno al 1925). Sì… a quel tempo avevo circa 40 anni. Un giorno mi stavo asciugando vicino al pozzo. All’improvviso, una cascata di accecanti bagliori dorati scese dal cielo avvolgendo il mio corpo. Poi immediatamente il mio corpo divenne sempre più grande, raggiungendo le dimensioni dell’intero Universo. Mentre ero sopraffatto da questa esperienza mi resi improvvisamente conto che non si dovrebbe pensare a cercar di vincere. La forma del budo deve essere l’amore. Si dovrebbe vivere nell’amore. Questo è Aikido e questa è la vecchia forma della postura nel kenjutsu. Dopo questa realizzazione ero talmente felice da non poter trattenere le lacrime.

INTERVISTATORE
Allora, nel budo non è bene essere forti. Sin dai tempi antichi è stata insegnata l’unità di ken e Zen. In effetti, l’essenza del budo non può essere compresa senza svuotare la mente. In quello stato, né giusto né sbagliato hanno significato.

UESHIBA
Come ho detto prima, l’essenza del budo è la Via di masakatsu agatsu.

INTERVISTATORE
Ho sentito raccontare una storia su come lei fu coinvolto in uno scontro con 150 operai.

UESHIBA
Davvero? Per quanto mi ricordo… Deguchi Sensei andò in Mongolia nel 1924 per raggiungere il suo obiettivo di una più ampia comunità asiatica in linea con la politica nazionale. Lo accompagnai su sua richiesta, anche se mi era stato chiesto di entrare nell’esercito. Viaggiammo in Mongolia e Manciuria e mentre ci trovavamo nella seconda ci imbattemmo in un gruppo di banditi a cavallo; ne venne fuori una grossa sparatoria. Risposi al loro fuoco con un mauser e poi corsi in mezzo ai banditi, attaccandoli con ferocia, e loro si dispersero. Mi riuscì di scampare al pericolo.

INTERVISTATORE
Mi pare di capire, Sensei, che lei ha molti collegamenti con la Manciuria. Ha passato molto tempo lì?

UESHIBA
Dopo quell’incidente, sono stato in Manciuria abbastanza spesso. Sono stato consulente di arti marziali per l’organizzazione Shimbuden e per la Kenkoku University in Mongolia. Per questa ragione lì ero ben accetto.

INTERVISTATORE
Ashihei Hino ha scritto una storia chiamata Oja no Za su Shosetsu Shincho in cui parla del periodo giovanile di Tenryu Saburo, il ribelle del mondo Sumo, del suo incontro con l’arte marziale dell’Aikido e il suo vero spirito. Questa storia la coinvolge, Sensei?

UESHIBA
Sì.

Tenryu, famoso lottatore di Sumo

INTERVISTATORE
Quindi significa che per un certo periodo ebbe rapporti con Tenryu?

UESHIBA
Sì. Ha vissuto a casa mia per circa tre mesi.

INTERVISTATORE
Questo accadde in Manciuria?

O SENSEI
Sì. Lo incontrai mentre stavamo andando in giro dopo le celebrazioni per il decimo anniversario dell’istituzione del governo della Manciuria. Alla festa c’era un uomo di bell’aspetto e molti presero a stuzzicarlo con discorsi del tipo: “Questo Sensei ha una forza straordinaria. Che ne dici di metterti alla prova contro di lui?” Chiesi a uno che mi stava di fianco chi fosse questa persona. Mi venne spiegato che era il famoso Tenryu che si era ritirato dalla Sumo Wrestler’s Association. Poco dopo gli venni presentato. Come che fosse, finimmo a fare una gara di forza. Mi sedetti e dissi a Tenryu: “Cortesemente, cerca di buttarmi giù. Spingi forte, non ti devi trattenere”. Dato che conoscevo il segreto dell’Aikido, non riuscì a spostarmi di un centimetro. Persino Tenryu sembrava sorpreso di questo. Come risultato di quell’esperienza, iniziò a studiare Aikido. Era una persona per bene.

INTERVISTATORE
Sensei, lei ha anche avuto rapporti con la marina?

UESHIBA
Sì, per molto tempo. A partire dal 1927 o 1928 circa, per un periodo di circa 10 anni sono stato professore part-time presso l’Accademia Navale.

INTERVISTATORE
Nel periodo in cui insegnava all’Accademia Navale istruiva i soldati?

UESHIBA
Ho insegnato abbastanza spesso per i militari, a cominciare dall’Accademia Navale intorno al 1927-28. Intorno al 1932 o 1933 iniziai un corso di arti marziali per l’esercito presso la Toyama School. Poi nel 1941-42 insegnai Aikido agli studenti dell’Accademia di Polizia Militare. Inoltre, in un’occasione ho tenuto una dimostrazione di Aikido per l’Accademia dell’Esercito su invito del generale Toshie Maeda, di cui era Sovrintendente.

Foto ricordo dal Toyama Gakko 1931. Si nota Ueshiba in hakama, in prima fila

INTERVISTATORE
Dato che si occupava dell’insegnamento ai soldati, avrà avuto a che fare con personaggi grezzi e situazioni complicate.

UESHIBA
Sì. Una volta sono stato persino vittima di un agguato.

INTERVISTATORE
Era perché la consideravano un insegnante arrogante?

UESHIBA
No, non era per quello. Era per mettere alla prova la mia forza. Successe al tempo in cui iniziai a insegnare Aikido alla polizia militare. Una sera, mentre camminavo sul campo di addestramento, ho sentito qualcosa di strano, ho sentito che stava succedendo qualcosa. All’improvviso, da tutte le direzioni, da dietro cespugli e avvallamenti sono comparsi molti soldati e mi hanno circondato. Hanno iniziato a colpirmi con spade e e fucili di legno, ma dato che ero abituato a quel genere di cose non mi sono preoccupato più di tanto. Quando cercavano di colpirmi, ruotavo con il corpo da una parte e dall’altra edera facile farli cadere quando li colpivo. Alla fine, erano tutti esausti. 
In ogni caso, il mondo è pieno di sorprese. L’altro giorno ho incontrato uno degli uomini che mi aveva attaccato. Sono un consulente per Military Police Alumni nella prefettura di Wakayama. Durante una recente riunione, una persona mi ha riconosciuto e mi si è avvicinata sorridendo. Dopo aver parlato per alcuni minuti, ho capito che era uno degli uomini che mi avevano aggredito quel giorno, tanti anni prima. Mentre si grattava la testa, mi disse quanto segue: “Mi dispiace molto per quell’incidente. Quel giorno stavamo parlando del fatto se il nuovo professore di Aikido fosse davvero forte o no. Un gruppo di noi, poliziotti militari dalla testa calda, stava discutendo della questione e abbiamo deciso di mettere alla prova il nuovo insegnante. Circa 30 uomini erano in agguato. Siamo rimasti completamente sbalorditi dal fatto che noi, in 30 e sicuri di sé, non siamo riusciti a fare nulla contro la tua forza”. 

Morihei Ueshiba a bordo della nave da guerra Mikasa

INTERVISTATORE
Ci sono stati episodi del genere alla Toyama School?

UESHIBA
Prove di forza? Un episodio è avvenuto, credo, prima dell’incidente con la polizia militare. Diversi capitani che erano istruttori della Toyama School mi invitarono a mettere alla prova la mia forza contro la loro. Erano tutti orgogliosi delle loro capacità, e andavano dicendo cose del tipo: “Io sono riuscito a sollevare questo o quel peso”, oppure “Io ho spezzato un tronco di tot centimetri di diametro”. Io gli ho detto: “Non sono forte come voi, ma posso far cadere persone come voi con il mio solo mignolo. Mi sento in colpa a proiettarvi, quindi invece facciamo questo”. Allungai il braccio destro e appoggiai la punta dell’indice sull’estremità di una scrivania e li invitai a sdraiarsi sul mio braccio a pancia in giù. Uno, due, poi tre ufficiali erano sopra al mio braccio e a quel punto tutti avevano gli occhi spalancati. Andò avanti fino a quando sei uomini erano sdraiati sul mio braccio. A quel punto chiesi un bicchiere d’acqua all’ufficiale che mi stava vicino. Mentre bevevo l’acqua con la mano sinistra, tutti erano ammutoliti e si scambiavano sguardi perplessi.

INTERVISTATORE
Aikido a parte, lei deve avere una forza fisica sovrumana!

UESHIBA
Non proprio.

KISSHOMARU
Ovviamente è forte, ma la sua forza andrebbe descritta come forza del ki, piuttosto che forza fisica. Qualche tempo fa ci trovavamo in un nuovo insediamento nel paese, e abbiamo visto sette o otto operai che cercavano invano di sollevare un enorme tronco d’albero. Mio padre rimase a guardarli per un po’ e poi gli chiese di farsi da parte in modo da poterci provare. Sollevò il tronco con facilit e poi lo portò via. È totalmente inconcepibile fare una cosa del genere con la semplice forza fisica. Inoltre c’è stato un incidente che ha coinvolto un certo Mihamahiro.

INTERVISTATORE
Era lo stesso Mihamahiro della Takasago Beya Sumo Wrestling Association?

UESHIBA
Sì. Era della provincia di Kishu. Quando mi trovavo a Shingu in Wakayama, Mihamahiro andava bene nei ranghi del Sumo. Aveva una forza tremenda e poteva sollevare tre binari che pesavano diverse centinaia di chili. Quando ho saputo che Mihamahiro era in città, l’ho invitato a venirmi a trovare. Mentre parlavamo, Mihamahiro mi disse: “Ho sentito dire che lei, Sensei, ha una grande forza. Perché non mettiamo alla prova la nostra forza?”. “D’accordo. Posso immobilizzarti con il solo dito indice ”, gli risposi. Poi lasciai che mi spingesse mentre io stavo seduto. Questa persona che era capace di sollevare pesi enormi sbuffava e ansimava, ma non riusciva a farmi cadere. Dopodiché, ho reindirizzato la sua forza via da me e lui è volato via. Mentre cadeva, l’ho inchiodato con il dito indice e lui è rimasto completamente immobilizzato. Era come un uomo adulto che teneva fermo un bambino. Poi gli ho suggerito di riprovare e l’ho fatto spingere contro la mia fronte. Anche in questo modo non gli riusciva affatto di spostarmi. Poi ho allungato le gambe in avanti e, mantenendomi in equilibrio, ho sollevato le gambe dal pavimento e mi sono fatto spingere. Pure così non riusciva a muovermi. Ne fu sorpreso e iniziò a studiare Aikido.

INTERVISTATORE
Quando dice di immobilizzare una persona con un dito, lei preme su un punto vitale?

Morihei Ueshiba Misogi no kata

UESHIBA
Gli disegno un cerchio attorno. La sua forza è contenuta in quel cerchio. Non importa quanto forte possa essere un uomo, non può estendere la sua forza al di fuori di quel cerchio. Diventa impotente. Pertanto, se blocchi il tuo avversario mentre sei fuori dal suo cerchio, puoi tenerlo con il dito indice o il mignolo. Questo è possibile perché l’avversario è già diventato impotente.

INTERVISTATORE 2
Ancora una volta, è una questione di fisica. Anche nel Judo, quando si lancia un avversario o lo si immobilizza, ci si mette nella stessa posizione. Nel Judo, ci si muove in ​​vari modi e si cerca di posizionare il proprio avversario in tale posizione.

INTERVISTATORE
Anche sua moglie proviene dalla prefettura di Wakayama?

UESHIBA
Sì. Il suo nome da nubile in Wakayama era Takeda.

INTERVISTATORE
Il nome della famiglia Takeda è strettamente associato alle arti marziali.

UESHIBA
Senza dubbio. La mia famiglia è fedele alla Casa Imperiale da molte generazioni. E siamo stati sinceri nel nostro sostegno. In effetti, i miei antenati cedettero proprietà e fortuna e si trasferirono dappertutto al servizio della Famiglia Imperiale.

INTERVISTATORE
Dato che anche lei, Sensei, si è continuamente spostato sin da quando era giovane, deve essere stato molto difficile per sua moglie.

UESHIBA
Dato che ero molto impegnato, non avevo molto tempo libero da trascorrere a casa.

Ueshiba padre e figlio al tempo dell’intervista (1957)

KISSHOMARU
Dato che la famiglia di mio padre era piuttosto agiata, lui fu in grado di seguire un addestramento ascetico nelle arti marziali. E un’altra cosa, un’altra delle caratteristiche di mio padre è che ha poco interesse per i soldi. In un’occasione, si verificò quanto segue. Quando mio padre si stabilì a Tokyo nel 1926, la sua seconda visita nella capitale, venne prima da solo e poi fu seguito dalla famiglia, che arrivò da Tanabe nel 1927. Il luogo in cui ci sistemammo tutti a Tokyo era a Sarumachi, Shibashirogane. Affittammo quel posto con l’aiuto del signor Kiyoshi Yamamoto, uno dei figli del generale Gambei Yamamoto. A quel tempo, mio ​​padre possedeva diverse proprietà a Tanabe, inclusi terreni colti e incolti e terra in collina. Aveva però pochi soldi. Dovette quindi prendere in prestito del denaro per tirare avanti. Nonostante ciò, non fu mai costretto a vendere alcun terreno. Non solo, quando i suoi allievi gli portavano delle offerte mensili, lui rispondeva: “Non voglio questo genere di cose”. Gli diceva di fare un’offerta al kamisama (divinità) e non accettò mai denaro direttamente. Quando aveva bisogno di denaro poi, si presentava umilmente davanti all’altare del kamisama e riceveva doni dalla divinità. Non abbiamo mai pensato di far pagare soldi per il budo. La sala di allenamento a quel tempo era la sala da biliardo nella villa del conte Shimazu. Molti dignitari, inclusi ufficiali militari come l’ammiraglio Isamu Takeshita e molti aristocratici venivano ad allenarsi. Il nome che usavamo era aikijujutsu o Ueshiba-ryu aikijutsu. 

INTERVISTATORE
Qual è l’età giusta per iniziare a praticare Aikido?

KISSHOMARU
Si può iniziare ad allenarsi intorno ai 7 o 8 anni, ma idealmente un allenamento serio dovrebbe iniziare intorno ai 15 o 16. Fisicamente parlando, a quell’età la struttura del corpo diventa più robusta e le ossa un po’ più forti. Inoltre, l’Aikido contiene molti aspetti spirituali (come altre forme di budo, ovviamente), così a quell’età si comincia ad acquisire una prospettiva del mondo e della natura del budo. Quindi, tutto sommato, direi che 15 o 16 anni sono una buona età per iniziare lo studio dell’Aikido.

INTERVISTATORE
Rispetto al Judo, nell’Aikido ci sono pochissime occasioni in cui si fa grappling con il proprio avversario. Conseguentemente, nell’Aikido non è richiesta molta forza fisica. Inoltre, ci si può gestire non solo uno, ma molti avversari contemporaneamente. È davvero l’ideale come budo. A questo proposito, ci sono anche personaggi violenti che vengono a studiare Aikido?

KISSHOMARU
Certo, a volte capitano anche individui del genere. Quando questo tipo di persona studia l’Aikido con l’intenzione di usarlo come strumento per combattere, non dura a lungo. Il budo non è come ballare o guardare un film. Che piova o ci sia il sole, per progredire bisogna allenarsi in ogni momento durante la propria vita quotidiana. In particolare, l’Aikido è un allenamento spirituale praticato usando una forma budo. Non può mai essere coltivato come strumento da coloro che lo userebbero per combattere. Inoltre, gli individui inclini alla violenza smettono di comportarsi in quel modo una volta che imparano l’Aikido.

INTERVISTATORE
Capisco… Attraverso un allenamento costante smettono di comportarsi come dei teppisti.

UESHIBA
Dal momento che l’Aikido non è un bu (metodo marziale) di violenza, ma piuttosto un’arte marziale dell’amore, non ci si comporta in modo violento. Si converte l’avversario violento in modo gentile. Non possono più comportarsi come dei teppisti.

INTERVISTATORE 2
Capisco. Non si tratta di controllare la violenza con la violenza, ma di trasformare la violenza in amore.

INTERVISTATORE
Cosa si insegna prima come fondamentali dell’Aikido? Nel Judo si impara ukemi (cadute)…

KISSHOMARU
Prima, i movimenti del corpo (taisabaki), poi il flusso del ki.

NTERVISTATORE
Cosa s’intende per “flusso del ki”?

KISSHOMARU
Nell’Aikido, ci alleniamo con costanza per controllare liberamente il ki del nostro partner attraverso il movimento del nostro ki, attirando il partner nel nostro movimento. Successivamente, pratichiamo come spostare il corpo. Si muove non solo il corpo, ma assieme anche le braccia e le gambe. Quindi l’intero corpo diventa unificato e si muove fluidamente.

INTERVISTATORE
Guardando praticare Aikido, gli allievi sembrano cadere naturalmente. Che genere di allenamento fate per le ukemi?

KISSHOMARU
A differenza del Judo, dove ci si afferra con il proprio avversario, nell’Aikido si mantiene quasi sempre una certa distanza. Di conseguenza, è possibile un tipo più libero di ukemi. Invece di cadere in modo secco come nel Judo, facciamo cadute circolari, una forma molto naturale di ukemi. Pratichiamo regolarmente questi quattro elementi.

INTERVISTATORE
Quindi si pratica tai no sabaki (movimenti del corpo), ki no nagare (flusso del ki), tai no tenkan ho (rotazione del corpo), ukemi e poi inizia la pratica delle tecniche. Che tipo di tecniche vengono insegnate per prime?

KISSHOMARU
Shihonage, una tecnica con cui si proietta un avversario in direzioni diverse. Si può fare la stessa cosa nella corrispondente tecnica di spada. Ovviamente usiamo anche bokken (spade di legno). Come ho detto prima, nell’Aikido anche il nemico diventa parte del tuo movimento. Posso muovere il nemico liberamente a piacimento. Ne consegue naturalmente che quando si pratica con qualunque mezzo si ha a disposizione, come un bastone o una spada di legno, diventa una parte di sé tanto quanto un braccio o una gamba. Pertanto, nell’Aikido ciò che hai in mano cessa di essere un semplice oggetto, diventa un’estensione del tuo corpo. La tecnica successiva è iriminage. In questa tecnica si entra proprio mentre l’avversario cerca di colpirci, e in quel momento si portano due o tre atemi (colpi). Ad esempio, l’avversario colpisce il lato del viso con un pugno o con il taglio della mano (tegatana). Usando la forza dell’avversario, si apre il proprio corpo all’indietro e verso sinistra, mentre si guida la mano destra dell’avversario con le proprie mani estese, continuando nella direzione del suo movimento. Quindi, tenendo la mano dell’avversario, la si muove con un movimento circolare intorno alla sua testa. Poi lui cade con la mano avvolta intorno alla testa. Anche questo è il flusso del ki. Ci sono varie teorie sofisticate su questo punto. L’avversario viene lasciato totalmente impotente, o meglio, la forza dell’avversario viene condotta nella direzione in cui si desidera portarla. Quindi più forza ha l’avversario, più facile sarà per noi. D’altra parte, se ci si scontra con la forza del proprio avversario, non si può mai sperare di prevalere contro una persona molto forte.

UESHIBA
Inoltre, nell’Aikido non si va mai contro la forza di chi ci attacca. Quando veniamo attaccati con un colpo o con un taglio di spada, c’è essenzialmente una linea o un punto. Tutto quello che bisogna fare è evitarlo.

KISSHOMARU
Successivamente studiamo le seguenti tecniche: ikkyo da seduti su attacco shomenuchi, nikyo, poi tecniche badate su leve articolari, tecniche di immobilizzazione e così via.

INTERVISTATORE
L’Aikido contiene molti elementi spirituali. Quanto tempo è necessario per un principiante per acquisire una comprensione di base dell’Aikido?

KISSHOMARU
Dato che esistono sia persone coordinate che non coordinate, non posso rispondere in modo generale, tuttavia dopo aver praticato per circa tre mesi si arriva ad avere una certa comprensione di cosa sia l’Aikido. Chi completa tre mesi di pratica, poi si allenerà per sei mesi. Se si pratica per sei mesi, è possibile che si continui per un tempo indefinito. Chi ha solo un interesse superficiale smetterà prima di tre mesi.

INTERVISTATORE
Mi è parso di capire che il 28 di questo mese ci saranno gli esami per shodan. Quante cinture nere ci sono attualmente?

KISSHOMARU
Il grado più alto è l’8° dan e ce ne sono quattro. Ci sono sei cinture nere 7° dan. I detentori del 1° dan sono piuttosto numerosi, ma ovviamente questa cifra include solo coloro che si sono rimessi in contatto con l’Hombu Dojo dopo la guerra.

INTERVISTATORE
Credo che ci sia un numero considerevole di persone che imparano l’Aikido anche all’estero.

KISSHOMARU
Il signor Tohei ha visitato le Hawaii e gli Stati Uniti per insegnare Aikido. Il luogo più popolare per l’Aikido sono le Hawaii, dove ci sono 1.200 o 1.300 praticanti. Questa cifra per le Hawaii sarebbe equivalente a 70.000 o 80.000 aikidoisti a Tokyo. Ci sono anche alcune cinture nere in Francia. Un francese ha iniziato a studiare Aikido dopo essersi infortunato praticando Judo. Voleva sperimentare lo spirito dell’Aikido, ma in Francia non era in grado di farlo. Sentiva che per cercare il vero spirito dell’Aikido si doveva recare nel luogo di nascita dell’arte. Ci ha spiegato che questo è il motivo per cui venne in Giappone. Anche l’ambasciatore panamense sta studiando Aikido, ma sembra che il clima in Giappone sia per lui troppo freddo e in inverno non pratica. Anche, c’è una signora di nome Onoda Haru che è andata a Roma per studiare scultura. Viene al dojo da quando era studentessa alla Tokyo School of Fine Arts. Di recente ho ricevuto una sua lettera in cui dice che le è capitato di incontrare un italiano che pratica Aikido e che l’ha trattata molto bene.

INTERVISTATORE
Cosa ci può dire circa l’interpretazione delle tecniche di Aikido?

UESHIBA
I punti essenziali sono masakatsu, agatsu e katsuhayabi. Come dicevo prima, masakatsu significa “vittoria corretta”, mentre agatsu significa “vincere in conformità con la missione celeste che ci è stata assegnata”. Katsuhayabi significa “lo stato d’animo della rapida vittoria”.

INTERVISTATORE
La Via è lunga, vero?

UESHIBA
Il Via dell’Aiki è infinita. Adesso ho 76 anni, ma continuo a ricercare. Padroneggiare la Via nel budo o nelle arti non è un compito facile. In Aikido bisogna compendere ogni fenomeno nell’Universo. Ad esempio, la rotazione della Terra e l’Universo con il suo incredibilmente complesso e sterminato sistema. È un allenamento che dura tutta la vita.

INTERVISTATORE
Quindi, Aiki è tanto l’insegnamento del kami quanto una via marziale. Allora qual è lo spirito dell’aikido?

UESHIBA
l’Aikido è ai (amore). Bisogna fare di questo grande amore per l’Universo il proprio cuore. La la nostra missione deve essere la protezione e l’amore verso tutte le cose. Il vero budo deve essere il compiere questa missione. Il vero budo significa conquistare se stessi ed eliminare lo spirito combattivo del nemico. È una via verso l’auto-perfezionamento assoluto in cui il [concetto di] nemico stesso viene eliminato. La tecnica di aiki è allenamento ascetico e un sistema attraverso il quale si raggiunge uno stato di unificazione del corpo e dello spirito mediante la realizzazione dei principi del Cielo.

INTERVISTATORE
Allora Aiki è la via verso la pace nel mondo?

UESHIBA
L’obiettivo finale dell’aiki è la creazione del paradiso in terra. In ogni caso, l’intero mondo deve essere in armonia. Allora non servono bombe atomiche e all’idrogeno. Può essere un mondo comodo e piacevole.

Fonte: “Aikido” by Kisshomaru Ueshiba (Tokyo, Kowado, 1957, pages 198-219) https://aikidojournal.com/2016/09/24/interview-with-morihei-ueshiba-and-kisshomaru-ueshiba/


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2 pensieri riguardo “L’Intervista a Morihei Ueshiba del 1957”

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