Mi Ricordo Che… – Itinerario agli Albori dell’Aikido in Italia


L’appuntamento con Veneri e Lusvardi è per un’afosa sera di agosto, all’Hotel Bencista, sulla collina di Fiesole. Mi accompagnano armati di registratore gli amici Roberto e Mariano. Sorprendiamo il Veneri in compagnia di una buona bottiglia di bianco, dalla quale lo separiamo a fatica… Per fortuna arriva il dottor Lusvardi, Franz per gli amici, ed assunta un’aria più professionale diamo inizio al fuoco di fila delle domande

di SIMONE CHIERCHINI

Ho davanti a me la pagina sdrucita di una vecchia agenda; c’è scritto: “Prima lezione di Aikido: quattro allievi”. La data 6 è il 18 febbraio, un martedi dell’anno 1964. Teatro dell’evento la palestra dei Monopoli di Stato in Roma, i protagonisti il maestro Motokage Kawamukai, 3° dan, diciannovenne di fresco arrivo dal Giappone, unitamente ai coniugi Chierchini e Maccari, fraterni vicini di casa. A questi pionieri è concesso l’onore di misurarsi per primi con un’arte ancora sconosciuta in Italia, se si eccettuano alcune sporadiche lezioni tenute dal maestro Tadashi Abe, 8° dan, a Sanremo nel 1959.

Il 26 ottobre 1964 giunge poi in Italia il maestro Hiroshi Tada, allora 6° dan, allievo di O’Sensei Morihei Ueshiba: per sua opera l’Aikido si diffonde in Italia, seguendo sostanzialmente quattro direzioni: Roma, sede stabile del maestro Tada; Campania, con Napoli e Salerno, sotto la guida tecnica del maestro Masatomi Ikeda, allora 4° dan; Torino, dove insegna il maestro Toshio Nemoto, 3° dan; Lombardia, con Milano e Mantova, dove si sposta il maestro Kawamukai.

Quale fosse l’ambiente in quelle spartane prime palestre è facilmente immaginabile: tatami polverosi, kimoni gialli, una quantità di cinture blanche, la quasi totalità degli allievi con le giunture doloranti, poco abituate come erano alle torsioni tipiche dell’Aikido; nondimeno, una gran voglia di imparare, sublimata nel sudore versato sul tatami. Nelle palestre indicate iniziarono a praticare quegli aikidoisti che ora formano il Gotha dell’Aikikai d’Italia: fra questi “mostri sacri”, meritano la citazione il già nominato Danilo Chierchini, 4° dan, oggi Presidente dell’Associazione; Giorgio Veneri, 4° dan, Consigliere, Presidente della Federazione Europea e neo Presidente della Federazione Internazionale di Aikido; Nunzio Sabatino 3° dan, Revisore dei conti dell’Associazione, e via via Claudio Bosello, ex Vice Presidente, Francesco Lusvardi, Stefano Serpieri, Gianni Ceraratto, Brunello Esposito, Alessandro Peduzzi, Fausto De Compadri.

Foto di gruppo a Mantova (1967): Fausto De Compadri, Giorgio Veneri, Hiroshi Tada, Francesco “Franz” Lusvardi

Sono loro i «superstiti» ancora sulla breccia dei primi venti shodan nominati dal maestro Tada a tutto il gennaio 1970. A due di loro, i maestri Veneri e Lusvardi, nel momento di storicizzare l’Aikido in Italia a vent’anni dall’inizio, ci rivolgiamo con l’intento di carpire qualche piccolo episodio, un aneddoto, un ricordo magari gelosamente ed orgagliosamente custodito fino ad oggi.

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L’appuntamento con Veneri e Lusvardi è per un’afosa sera di agosto, all’Hotel Bencista, sulla collina di Fiesole. Mi accompagnano armati di registratore gli amici Roberto e Mariano. Sorprendiamo il Veneri in compagnia di una buona bottiglia di bianco, dalla quale lo separiamo a fatica… Per fortuna arriva il dottor Lusvardi, Franz per gli amici, ed assunta un’aria più professionale diamo inizio al fuoco di fila delle domande.

CHIERCHINI
Come, quando, dove, con chi avete iniziato a praticare Aikido?

VENERI
Abbiamo iniziato nel ’64; allora praticavamo Judo e vedemmo il maestro Kawamukai in azione a Milano. Ne fummo molto impressionati, e così gli chiedemmo di venire a Mantova per tenere un corso di Aikido, di cui Lusvardi ed io fummo i primi iscritti. Il nostro esordio, la prima lezione, fu durante una manifestazione che il maestro Kawamukai tenne a Mantova a scopo promozionale: pur non conoscendo nulla di Aikido gli facemmo da uke… e fu l’inizio della nostra rovina!

CHIERCHINI
Che cosa ricordi dei primi esami, Giorgio? Si può proporre un paragone tra ieri ed oggi?

VENERI
I primi esami erano poco duri.

LUSVARDI
Quattro tecniche e basta.

Giorgio Veneri nel suo ruolo di gestore dello stage estivo dell’Aikikai d’Italia (1987)

VENERI
I successivi erano invece molto lunghi e faticosi e con una grande varietà di tecniche. Nel 1968 Franz, De Compadri ed io siamo stati nominati dal maestro Tada shodan, per primi in Italia; anzi, ora che mi ricordo c’era anche Cesaratto. Alla fine dell’esame, alla presenza di maestri come Noro, Asai ed Ikeda, il maestro Tada ci fece una tremenda scenata: era arrabbiatissimo per la nostra incompetenza. Ci gelò insomma: eravamo ormai convinti di essere stati bocciati; invece dopo un po’ esordisce con un “Quando si è Shodan, allora si comincia a capire qualcosa”, e noi dalle stalle alle stelle!

Un momento prima aveva chiamato il maestro Asai, per dargli notizia della sua promozione a 5° dan: Asai si commosse a tal punto che scoppiò a piangere…

CHIERCHINI
Cambiamo un po’ argomento: credo che tu, Giorgio, abbia tra gli altri un merito indiscutibile, quello dell’intuizione della fondamentale importanza degli stages estivi.

VENERI
Senza peccare di immodestia, posso dire che l’idea dello stage estivo è mia: il primo del genere si è tenuto a Mantova nel 1966, alla Canottieri; durava dieci giomi, vi partecipavano gli allievi del dojo di Mantova ed era diretto dal maestro Kawamukai. Era un primo tentativo: riuscì, e da allora, fino ad oggi, e per altri quarant’anni spero, ogni estate mi occuperò di organizzare lo stage estivo dell’Aikikai d’Italia.

Motokage Kawamukai con Claudio Bosello

CHIERCHINI
In quali termini era allora il rapporto con gli insegnanti giapponesei?

VENERI
Kawamukai è stato il primo che ho incontrato. Era solo 3 Dan, ma secondo me aveva un enorme talento: era uno che poteva diventare grandissimo, ma purtroppo aveva un carattere insofferente verso ogni tipo di disciplina. E il talento, se non sviluppato dal contatto con i grandi maestri, in breve avvizzisce. D’altronde Kawamukai ha sempre detto, e anche to Franz to ne ricordi: “Io non voglio fare il maestro di Aikido: per me l’Aikido è un divertimento, non un mestiere”. Infatti aveva un’attività commerciale che lo tiene tuttora occupato. Per il maestro Tada il mio è stato un vero e proprio coup de foudre; quando l’ho visto mi son detto: ‘Sto qua è il mio uomo! A parte gli scherzi, chi lo conosce sa che è un uomo squisito: io ho avuto la fortuna di apprezzarlo anche al di fuori della palestra, quando era mio ospite a Mantova: è un piacere per me ricordare la sua amicizia con mia moglie, che non pratica Aikido e non è preda della soggezione nei confronti del maestro che abbiamo tutti noi: “Maestro, gli diceva, lei che ha tanta forza prenda un po’ Ia tavola e la porti qui”. E il maestro Tada sorridendo, imperturbabile, eseguiva gli ordini e poi apparecchiava la tavola.

A questo punto il maestro Lusvardi riesce a strappare il microfono a Veneri.

LUSVARDI
Mi volevo riallacciare al discorso di Giorgio: noi di Mantova a questi maestri che ci parlavano di Ki abbiamo offerto le nostre case, abbiamo fatto in modo che Mantova fosse Ia loro città. Con loro il nostro rapporto era più completo: dopo cena potevamo esporre i nostri dubbi e loro cercavano di darci spiegazioni. Questo avveniva ai primordi, quando l’Aikido veniva visto come qualcosa di nuovo, di magico. Dopo c’è stato il bisogno dell’organizzazione: puoi pure cancellare quello che sto per dire: l’organizzazione è quell’istituzione che prepara la vita ad una certa attività, però tante volte, quando si deve scegliere tra il principio e l’organizzazione, si butta via il principio per salvare l’organizzazione.

Hiroshi Tada, Torino 1969

Allora l’organizzazione non c’era ancora, era quello il periodo dei pionieri, quando le arti marziali erano ancora cose mai viste e che a quel tempo facevano molto scalpore. E nel ’68, quando per Ia prima volta il maestro Tada ci ha insegnato Kokyu, noi abbiamo pensato: “Ma come mai, ma cosa dice questo qui? Respirare per i piedi?!”. Mentre adesso l’Aikido si può rivolgere ad una società preparata a queste tematiche dallo Yoga e dalle filosofie orientali, allora, qui in Italia, queste cose non esistevano.

“Respirare attraverso Ia spada, la sensibilità della punta della spada è uguale a quella della punta delle dita” erano temi che facevano sconcerto. Ed io che sono medico, all’inizio ero molto perplesso; però, constatare che persone fisicamente poco dotate potevano sviluppare un’energia particolare, insieme al convincimento, mi ha dato quel rispetto nei confronti dei maestri, non solo per la lora conoscenza tecnica, ma per quel di piu che indubbiamente possedevano.

CHIERCHINI
Vorrei toccare un tasto un po’ scottante: i nostri rapporti con altre federazioni: mi risulta di certe azioni di disturbo nei confronti di mio padre e credo che, data la tua posizione, ne sappia qualcosa anche tu, vero Giorgio?

VENERI
Esatto: la FILP, FIK, FIKTEDA, o chiamatela un po’ voi come vi pare, si è rivolta anche a me: nel ‘71 lo stage estivo dell’Aikikai d’Italia si svolse a Desenzano sul Garda; la FIK organizzò sull’altra riva del lago, a Bardolino, per farci concorrenza, uno stage di Aikido, Judo, Karate, Kyudo, salto con l’asta, briscola…

Giorgio Veneri in sella alla sua mitica Honda all’interno del complesso di Coverciano

Ad un certo punto arriva una telefonata: era uno dei capoccia della FIK: “Vorrei avere un contatto con Veneri”. “Se vuoi parlare con Veneri, io sono qui e ci resto per quindici giorni”. Interviene però il maestro Tada e mi dice di andare a sentire. Vado a Bardolino, dove Mochizuki stava tenendo uno stage di Aikido, Judo e Karate. Mi si presenta questo dirigente in questione ed esordisce: “Sai Veneri, noi vorremmo fare una grossa organizzazione di Aikido, che pensiamo di varare entro l’anno; noi pensiamo che tu sia l’uomo giusto per tenere i contatti; comunque cominciamo col dire che secondo noi il maestro Tada è la rovina dell’Aikido”. “Ah!! Benissimo! Ho capito, ho capito tutto!”. Però, visto che mi avevano dato l’incarico di ascoltare, io ascolto. “Senti, riprende, voi ormai siete finiti. L’Aikikai è morta; se tu però vieni con noi ti diamo il 5° dan”. A me veniva un po’ da ridere: “Al maestro Tada diamo il 38° allora…”. E quello imperterrito riprende: “Tutti gli stages che facciamo, sai ce ne sono 22, li avresti tutti spesati… e poi ti diamo il 5° dan, perche io sono già 6° di Aikido (mai fatto Aikido in vita sua!). E poi ci sarebbe una specie di stipendio, duecentomila lire al mese per te”. La cosa era talmente colossale, che non la prendevo piu neanche come un’offesa, ma era cosi ridicola che gli sono scoppiato a ridere in faccia; e lui “Beh, potremmo arrivare a trecento…”.

La saletta privata del Bencista è sconvolta dal sisma provocato dal Veneri che si ruzzola sul divano per il ridere. “Va bene, dico, grazie tante, ho capito tutto, arrivederci”. Ed il discorso per quanto mi riguarda è finito li.

Veneri fa da uke per Katsuaki Asai (Milano, 1988)

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Su Roberto che interviene con un “Questo vino non sa di tappo, eh Giorgio?”, I’intervista si chiude per dare spazio ad una discussione su ben altri argomenti…

Fonte: Chierchini Simone, Mi Ricordo Che… , Aikido XIV-2, Aikikai d’Italia, 1984

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