Mala Tempora e le Decisioni

Ho fatto del mio meglio per tacere. Mi ero ripromesso di girare al largo da Facebook, uno spazio farlocco che non è di condivisione, parola per altro abusata e fraintesa, ma di promozione di sé e delle proprie attività. Mi sono interrogato sull’utilità di esprimere riflessioni o proporre visioni e la risposta è stata chiara e al contempo desolante. Una gocciolina nel mare. Un mare inquinato, pure. Ma le recenti evoluzioni che la realtà mediatica veicola sono allarmanti e grottesche al contempo. Per cui eccomi qua, gocciolina nel grande mare inquinato.

di GIANMARCO OLIVÈ

Personalmente, intimamente, se proprio dovessi considerare solo me stesso e la mia esperienza di questo anno e mezzo, direi “chissenefrega”. La mia vita non è poi cambiata di molto. Sono sempre stato un disadattato, asociale e cultore dei margini, dei sentieri poco battuti, del passaggio al bosco. Non amo la gente, la folla, il pubblico. Anche nei momenti più oppressivi e fanatici di questo periodo emergenziale me ne sono sempre fregato delle chiusure e delle follie imposte. Ho sempre rispettato la distanza personale dagli altri, ma non ho mai attuato alcuna disposizione malata e insensata imposta dal governo. Quindi, personalmente, del lasciapassare verde mi importa nulla. Non prendo l’aereo, non uso il treno, so cucinare decentemente, il cinema è ormai una macchina di triste propaganda dove tutti si emozionano per una cagata, tiro a caso, come “Parasite”.

Lavorare, lavoro da solo, nelle case private degli altri, anche qui sono sereno. Anche per la pratica dell’Aikido, lo spazio più penalizzato dei miei ambiti personali e della mia intimità, problemi non ce ne sono. Coi bimbi non abbiamo mai smesso di incontrarci al parco, anche a febbraio coi ghiaccioli sui bastoni; coi grandi pure, solo il sabato ma sempre. Poi alla fine della fiera, nel dojo, se c’è la volontà, entra chi decidiamo di far entrare.

Tuttavia non vivo da solo. Tengo famiglia. Soprattutto mia figlia, studentessa delle primarie, ora secondaria è stata penalizzata in modo deliberato, grave e gratuito come tutti gli studenti di ogni ordine e grado. Per cui nel bosco ci posso andare ma tocca tornare a casa presto, perché quel che accade ed è accaduto, se si abbandona il cinismo dello sberleffo o la pavidità del ponderato pensiero istituzionale tanto caro ai saggi equidistanti è di una gravità, di una violenza e di un totalitarismo impressionante.

So già che molti faticano a comprendere dove stia la violenza e il totalitarismo, che ognuno può (ancora) esprimere la propria opinione e che la “dittatura è un’altra cosa”. Ma qualcuno ha visto, sentito o letto di un dibattito tra posizioni diverse, alternative, interrogative senza che il panico aggressivo dei media uniti orchestrati dal santo guaritore di turno brutalizzasse il dissenso? Qualche banale confronto rispettoso del punto di vista altrui? I dubbiosi sono nell’ordine: fascisti, negazionisti, complottisti, trumpiani, novax, retrogradi, pseudoscientifici e pure stronzi. Bel dibattito.

Se scrivo vaccino, su questa piattaforma appare una banda di avvertimento che rimanda ad una vera e unica definizione del tema. Le notizie pubblicate sono verificate da una sgangherata e unilaterale Unità per la Verità vera autorizzata alla censura. Non suona allarmante? Definisci dittatura. Se ti strappo le unghie e poi lentamente ti scuoio ti sto torturando. Invece ti lascio vivere in tutta comodità in una casa decorosa, nutrito, al coperto ma privo di contatto con l’esterno, senza alcun impegno, senza possibilità di attività e di relazione, senza scelta, senza prospettiva, senza progetto. Comodo ma impedito e isolato dal mondo, ti sto torturando?

La storia cambia, la vita evolve e noi europei e occidentali in generale viviamo nella pia illusione di attraversare un lungo periodo di pace. Quasi ottant’anni di pace in Europa dice il ritornello tanto amato dai vari governanti. Peccato abbiano scordato la Jugoslavia che Europa era ed è ancora. Il nostro problema è che siamo ricchi, qui di fame non muore più nessuno. Se vogliamo vedere una bella guerra, coi fucili, le bombe, i morti ammazzati basta andare dove non c’è da mangiare per tutti, dove si muore di fame. Qui da noi la guerra c’è, ma percorre trincee meno visibili, più discrete e meno eclatanti sino a quando una banca fallisce per mala gestione o eccesso di spregiudicatezza. Come tutte le guerre spartisce la responsabilità dell’orrore tra chi le guida e chi vi aderisce. Il duce voleva spezzare le reni alla Grecia e gli italiani applaudivano. Non tutti ovviamente, ma quasi tutti. Da noi la guerra è di consumo, commerciale, economica e finanziaria. Non fa i morti che piacciono ai giornali. Produce depressione, solitudine, dolore di vivere, tossicità. Questi sono i morti della nostra guerra che non fanno tiratura sui giornali o alla tv.

Gianmarco Olivè

La consequenzialità degli eventi dal febbraio 2020 a oggi è di lettura semplice, se c’è la volontà di comprenderla, se siamo disposti a mollare un attimo il terrore con cui ci hanno educato a vivere negli ultimi vent’anni, vent’anni di emergenze – prima al Qaeda, poi Iraq, poi crollo delle borse, poi ancora Isis e stragi europee.

Stiamo vivendo in deroga alle norme sancite da tutte le carte costituzionali nazionali per un virus similinfluenzale. L’Oms, che non è un organismo di tutela della salute planetaria, ma un cartello sovranazionale di case farmaceutiche e facoltosi inquietanti privati cittadini, afferma che da covid-19 si guarisce nel 98,9% dei casi. Attualmente nel mondo, dopo un anno e mezzo, ci sono stati quattro milioni di morti. Solo per fare una piccola proporzione con una vera pandemia, la “Spagnola” ha causato tra i settanta e i cento milioni di morti quando la popolazione mondiale s’aggirava sui due miliardi di persone. L’Asiatica, che imperversò per due anni tra il ’68 e il ’70 fece circa quattro milioni di morti, ma ciò non impedì a me di andare a scuola e agli americani di andare sulla luna. Oggi il povero Armstrong farebbe fatica ad andare al ristorante. Quindi se ci piace dire che c’è una pandemia, diciamolo.

Come si affronta? In Italia, ma a ruota in tutto il mondo occidentale, abbiamo sbagliato tutto. Eravamo senza piano pandemico aggiornato, senza dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, abbiamo ospedalizzato tutti, quando anche i sassi sapevano fosse la mossa peggiore. Curiosamente, invece che impegnarsi nella ricerca di un protocollo di cure efficaci – che ci sono e ci sono sempre state – s’è deciso di puntare tutto sul siero magico. Il nostro deSperanzato l’ha detto subito, già a fine aprile 2020: “ne usciremo solo col vaccino”.

Poi con il caldo, l’estate, il mare, le ferie il virus s’è eclissato per ripresentarsi a ottobre, seguendo la stagionalità che contraddistingue le sindromi influenzali. La risposta demenziale è stata identica, se non peggiore, della precedente. Questo perché non s’è voluto curare, ma attendere vigili l’arrivo del nostro salvatore genico. La nostrale Speranza è riuscita a impugnare la sentenza del tribunale che accoglieva il ricorso di migliaia di medici capaci e desiderosi di curare piuttosto che di attendere. Non contento ha bloccato tutti i farmaci e le terapie approntabili per aprire una strada legale al siero magico sperimentale – e l’Oms ringrazia.

Dopo i balletti indegni sulle dosi, tante poche milioni miliardi migliaia nessuna; la propaganda del furgone scortato dalla pula; ti faccio questo ma è meglio quello; magari due o tre dosi, anzi no una, in cui il mondo “Scientifico” ha continuato nella sua figura da cioccolataio intrapresa con l’epopea del CTS siamo approdati alla campagna di vaccinazione e abbandonando le gaie primule siam passati ad una più maschia ed efficiente adunata con alzabandiera. Ed è qui che si inasprisce e incancrenisce la ferita aperta nel diritto e nel rispetto dell’umano e del cittadino. Si comincia a cianciare d’obbligo, intanto per i sanitari, che in gran numero rispondono col gesto dell’ombrello. La bassezza del governo si riassume nella paraculata di demandare agli ordini professionali la sospensione dei riottosi col solo scopo di complicare l’iter dei ricorsi.

Poi, a chi lo diamo sto siero? Ai vecchi, ai deboli, a Scanzi, over, under. Manco alle scommesse ci sono tante combinazioni. La campagna di inoCulazione procede alla grande, i toni trionfalistici si alternano alla vessazione dei dubbiosi, ma se si guardano i dati degli stessi mesi dell’anno precedente non si apprezza alcun miglioramento, anzi. Ma è colpa della variante, pirla. La preziosa variante che ovviamente viene diffusa dai non benedetti, che sono più brutti, più cattivi, più virali e fascisti di tutti gli altri. E io che pensavo che ormai “virale” fosse un termine positivo.

Ora, per amor del vero, il siero non è un vaccino perché non immunizza, anche se la propaganda mediatica ogni tanto prova a infilarci la parolina magica. Il mondo scientifico è chiaro su questo: il siero non immunizza, rende un pochino meno virali – aridaje – infatti i benedetti devono comportarsi proprio come i maledetti.

Di seguito, l’altra regola d’oro dell’immunologia afferma che non si vaccina durante un’epidemia perché questo comporta il proliferare delle varianti. Varianti che si contano nel numero di migliaia ma a noi serve la brutta bestia che sparga panico e terrore, ed ecco a voi la variante delta. E ancora una volta il meraviglioso e portentoso mondo della Scienza si distingue per chiarezza e determinazione. Quegli stessi che mettono la mano sul fuoco sull’efficacia del siero poi si accapigliano su tutto il resto infondendo fiducia e un’immancabile Speranza. Ma fortunatamente la nostra Speranza resta al suo posto, un pelino più silente, ma orrendamente e incomprensibilmente sempre lì.

Ora l’ultima genialata è il lasciapassare verde. Prima di tutto questo provvedimento non ha nulla a che fare con scelte di ordine sanitario. L’istituzione di un lasciapassare è una scelta politica, di gestione della vita sociale, non sanitaria. Quindi tutti coloro che si nascondono dietro al dito della necessità sanitaria, della tutela della salute pubblica non sono in grado di comprendere la differenza tra questioni politiche e questioni sanitarie. Evidentemente il lavoro di demolizione della già scarsa capacità di rielaborazione della realtà dell’italiota medio messa in atto dal fronte mediatico unito ha dato i suoi frutti. Chi non vuol capire quanto il nuovo pass sia un provvedimento discriminatorio ed illegale o è in malafede o è stupido.

Non è una questione di dittatura o altro. Non si tratta di interpretare una scelta o esprimere un’opinione. Semplicemente non si può fare. C’è una risoluzione approvata dal Consiglio d’Europa – n. 2361/2021 – vincolante per tutti i paesi aderenti che vieta espressamente qualsiasi forma di coercizione o discriminazione verso i non vaccinati. Questo è il fatto gravissimo, non il lasciapassare. Questo modo d’agire è la cartina tornasole dell’inadeguatezza e dell’ignoranza crassa di chi sta guidando il paese e l’emergenza. Significa come al solito scaricare sul tessuto sociale tutte le tensioni che non si sanno gestire.

Io sono un povero pirla e il ristorante lo schifo, ma la sera che si presenta l’avvocato cazzuto, che chiama le guardie e comincia a citare articoli e preannunciare denunce, come va a finire? Oppure tutti quelli che non chiedono il salvacondotto e trovano il duro e puro che pretende il rispetto della regola? E come mai sull’aereo sì e sull’autobus o nella metro no? Questo è un provvedimento folle oltre che illegale. Ma questo il drago de noantri lo sa bene. Quello che conta è cominciare a buttare il sasso e vedere come butta, sondare il terreno e inclinare il piano, poi il resto vien da sé. Per questo bisognerebbe far qualcosa ora. Ma cosa e con chi? E allora mi domando: ma i compagni dove sono, quelli sulle barricate dei diritti, quelli della lotta dura senza paura, quelli del non in mio nome, quelli del pagherete caro bruceremo tutto, dove sono i fotogenici pesciolini stipati in piazza?

Purtroppo lo so dove sono. Stanno dietro alla Speranza nostra, sono i peggiori questurini in circolazione, quelli che chiedono sanzioni esemplari, che vaticinano tasse ad hoc per i maledetti e punizioni severe, che intimano al silenzio, al bucarsi e non rompere coglioni. Come quella stronza che ora vive e ricerca in America e che qui in Italia ha provato sulla sua pelle la follia del potere politico e giudiziario, che quasi mi aveva mosso a compassione, quella stronza, dicevo, che l’avessero messa al Gabbio per un po’ forse le faceva bene, quella stronza, appunto, dall’alto della sua supposta competenza proponeva una tassa di ospedalizzazione per i non vaccinati. E magari la stronza fuma pure, ma in caso di carcinoma ai polmoni, come la mettiamo? Stronza.

Ma mi interessano i compagni, quelli che una volta stavano a sinistra, si impegnavano a sinistra e chiedevano in giro di sentir dire qualcosa di sinistra. Gli è rimasta appiccicata solo l’arroganza, solo la dittatura – del proletariato non si può più dire, che di prole, questi, manco pitturata sul muro. Sono emersi alla luce nel loro volto più vero e orribile, il volto dello sgherro, del custode della Legge, nuovi pasdaran del siero benedetto. La sinistra rappresentata da nomi da far accapponare la pelle. Personaggi che son passati dal marxismo al totalitarismo puritano dei liberal democratici americani, che hanno sposato le loro cause, le loro idiosincrasie, le loro turbe, il loro atavico senso di colpa. Sinistra chi? La sinistra dei diritti a chiacchiera, la sinistra col ditino alzato e il ridicolo ginocchio abbassato, la sinistra della Costituzione più bella del mondo, la sinistra sempre col famoso senso di responsabilità, la sinistra del bene comune, la sinistra della Scienza, della competenza, del vaccino. Sì, la competenza dei Bersani, Zingaretti, Boccia, Emiliano, Orlando, Franceschini, Letta, no dico, Letta! Tutti in fila a far bella mostra del braccino perforato. Come ci si può fidare di ‘sta gente. Come si può discutere e confrontarsi con un vuoto pneumatico di tali proporzioni? Gente che vive di piccoli ricatti, d’arroganza, sgomitando per due paroline riportate su un giornale. Gente per cui la battaglia del momento è il disegno di legge sull’omotransfobia; gente che chiama Riforma della Giustizia la rivisitazione di quattro articoli sulla prescrizione – che per altro avevano votato in accordo col ministro dj.

Inesorabile sta riemergendo l’ideologia, non più agghindata da eskimi contro trench, grottesca e chiara come fasci contro cinesi, ma subdola e strisciante con i competenti contro il popolino, scienziati contro gente comune, oligarchia tecnologica contro massa consumatrice. Stiamo vivendo il più grande esperimento di trasformazione sociale mai messo in atto nella storia. Digitalizzazione, informatizzazione, tecnologia di controllo, quale occasione migliore di un virus stregato e segreto che miete un po’ di vittime? Se non hai il baracchino magico su cui visualizzare non esisti, non sei degno, non puoi accedere alla realtà vera. Poi il giorno in cui qualcuno deciderà di schiacciare il bottone di spegnimento si rimarrà tutti con un pezzo di plastica e vetro in mano, vuoto e reale e silente, specchio della nostra stupidità.

La fiducia va posta in chi è degno di custodirla. Questi lo sono anche solo vagamente?

Bisogna far qualcosa, spremiamoci le meningi. Le vecchie forme di protesta non funzionano più, non arrivano, sono facilmente oscurabili, manipolabili. Bisogna toccarli sul vivo, bisogna toccarli sui loro interessi. Dobbiamo trovare il modo che i nostri interessi divergano, non coincidano con i loro. Votiamo tutti la Meloni?

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