Aikido e Libertà

L’Aikido spinge nella direzione di liberare le proprie energie vitali e umane, di ascoltare ciò che arriva dall’universo, e trovare un awase con esso. Non posso che pensare quindi che la concretizzazione di questo principio in un dojo sia quella dell’inclusione priva di discriminazioni di ogni tipo, razziale, di età e genere e sicuramente per tipologia di pensiero riguardo alla scelta terapeutica

di MASSIMILIANO GANDOSSI

Il 2020 ci ha sorpresi come l’acqua fredda delle docce dell’Honbu Dojo la prima volta che si calca quel tatami. Abbiamo adattato i nostri luoghi di pratica alle disposizioni emanate dal ministero, limitato accessi e servizi (ad es. gli spogliatoi ) e in una per nulla divertente altalena di minacce di chiusura e ulteriori disposizioni, ubbidendo ci siamo visti chiudere inesorabilmente i dojo.

Purtroppo molti hanno subito perdite di amici e parenti, qualcuno dei praticanti e insegnanti della nostra disciplina ha perso la vita già nei primi mesi della pandemia, quelli in cui per ubbidire alle disposizioni ministeriali non venivano fatte autopsie e i malati ricoverati in ospedale morivano per una malattia diversa da quella per cui venivano trattati (CID anziché polmonite interstiziale); poi qualche medico coraggioso ha disubbidito e ha fatto le autopsie scoprendo di cosa morivano le persone e perché avevano i polmoni bruciati (ventilazione ad ossigeno forzata in terapia intensiva sotto sedazione).

Da allora molti medici si sono organizzati per curare i propri pazienti, ma lo dovevano fare a loro rischio e pericolo perché non essendo stati emessi protocolli di cura dal ministero (per il quale esisteva solo tachipirina e vigile attesa, a cui da gennaio si è affiancato solo l’utilizzo generico dei fans), qualunque cura avessero somministrato ai propri pazienti lo avrebbe esposti a responsabilità personali. Ciononostante lo hanno fatto (terapia domiciliare e ippocrate.org) centinaia di medici che invece di sparire e non rispondere più al telefono ai pazienti quando veniva diagnosticato loro il Covid si sono ricordati del loro giuramento, del senso profondo della missione che il proprio lavoro costituisce e hanno curato in scienza e coscienza, e con successo!

E così arriviamo al 2021 nel quale, ormai abituati ad essere minacciati di chiusura (per poi vedere comunque chiudere tutto nonostante l’ubbidienza alle regole imposte) e vilipesi nelle proprie libertà previste da una costituzione ormai passata ufficialmente in secondo piano in virtù di un’emergenza che ormai viene prorogata ben oltre i termini massimi senza più alcuno scrupolo e che non pare poter essere mai dichiarata finita a causa delle innumerevoli e infinite varianti virali (anche i virus influenzali variano in continuazione e lo stesso virus di dieci anni fa continua a variare e a ripresentarsi ogni anno come influenza stagionale), noi cittadini adesso veniamo ancora una volta chiamati a fare una partita di bastone e carota: “Vuoi riaprire? Allora vaccinati e ottieni il pass”. Draghi dichiara ufficialmente in conferenza stampa che chi non si vaccina muore, viene poi smentito dal presidente dell’ordine dei medici italiani che dice che assolutamente non è così (effettivamente solo il 5% di chi contrae il Covid presenta sintomi degni di nota e una minima percentuale deve ricorrere a cure ospedaliere), da Anthony Fauci, virologo di riferimento a livello mondiale della pandemia che dichiara che i vaccinati e non vaccinati sono ugualmente contagiosi, dalle notizie quotidiane provenienti da Israele dove più della metà dei malati gravi ha ricevuto la completa copertura vaccinale, e dall’OMS che ha dichiarato ufficialmente oggi che la variante Delta non ha un’indice di mortalità maggiore della precedente versione del covid-19. Questo virus, tra l’altro, ormai è risaputo e riconosciuto ufficialmente essere stato elaborato artificialmente dai laboratori di ricerca, come affermavano coloro che vengono chiamati “complottisti”, e da un volgare premio Nobel per la virologia di Nome Luc Montagnier.

Max Gandossi

Grazie a quel che disubbidiente ogni tanto abbiamo delle informazioni aggiuntive che ci permettono di alzare la testa, ragionare e valutare le alternative, che in fondo è una base fondamentale della metodologia della ricerca scientifica. Ah già, dimenticavo, medici e ricercatori affermano spesso, e soprattutto quando viene richiesta un’assunzione di responsabilità circa gli eventi avversi (migliaia e gravi quando non letali per quanto riguarda tutti i vaccini anticovid attualmente disponibili ) che “la medicina non è una scienza esatta”. Bene, allora se non è una scienza esatta, allora alleniamoci a chiamarla “scienza inesatta” e diciamo che dobbiamo “avere fede nella scienza inesatta” e affidarle la nostra vita e quella dei nostri cari invece di usare la nostra facoltà di ragionamento e cura della nostra salute, argomento nel quale, magari, abbiamo maturato decenni di esperienza e successi sul campo.

Cosa c’entra l’Aikido?! Beh, è stato fondato da un disubbidiente come Morihei Ueshiba, da una persona che invocava la connessione con l’universo, che spesso tediava i suoi studenti con discorsi lunghi sulla filosofia e con meditazioni in cui si addormentavano ( il mio maestro Shimizu Sensei era solito pizzicarsi da solo per stare sveglio per non fare figuracce ed essere sgridato quando poi immancabilmente veniva chiamato a fare da uke improvvisamente durante un discorso magari durato 45 minuti in cui gli studenti erano in seiza). L’Aikido è una disciplina che in nuce contiene l’anelito alla libertà, e si vede più che evidentemente nella variegatissima quantità e qualità di interpretazioni della sua declinazione pratica dei tanti shihan. Chiaramente abbiamo metodologie didattiche e liturgie che sono de facto limitazioni della libertà, tanto quanto qualunque fase preliminare di qualunque “educazione” lo è, ma proprio riecheggiando l’etimologia della parola educazione, che significa portare fuori ciò che si trova nell’animus umano, l’Aikido spinge nella direzione di liberare le proprie energie vitali e umane, di ascoltare ciò che arriva dall’universo, e trovare un awase con esso.

Non posso che pensare quindi che la concretizzazione di questo principio in un dojo (sicuramente lo sarà nel mio) sia quella dell’inclusione priva di discriminazioni di ogni tipo, razziale, di età e genere e sicuramente per tipologia di pensiero riguardo alla scelta terapeutica. Ricordo che qualche anno fa si inorridiva a pensare che negli Stati Uniti un medico potesse decidere se un paziente dovesse o meno sottoporsi ad un trattamento, chirurgico o farmacologico, ed era bello pensare che invece in Italia esistesse una libertà di scelta terapeutica e un rapporto equilibrato tra medico e paziente nel quale comunque l’ultima parola spettasse al diretto interessato, quella persona su cui il trattamento (come prevede anche il giuramento di Ippocrate) dovrebbe essere ritagliato su misura per evitare prima di tutto di nuocere.

Desideriamo riprendere a praticare Aikido, e perché? Forse perché è umano desiderare il contatto con gli altri e quel tipo di relazione che passa dal contatto non può e non deve essere vincolato ad un pass o ad un vaccino (soprattutto se fatto sottostando ad un ricatto e non perché lo si ritiene il migliore strumento per tutelare la propria e la altrui salute), perché questo genere di preclusioni non prevedono una fine: oggi occorrono due dosi ma ancora non è abbastanza, perché ci si può contagiare e si possono contagiare gli altri (quindi de facto nella nostra disciplina il vaccino non tutela un bel niente), domani sarà il microchip che valuta in tempo reale la contagiosità e che sarà reso obbligatorio a tutti coloro che (inizialmente) vogliano sedersi al ristorante e andare al cinema per “proteggere la salute di tutti”.

Continuo a provare simpatia per i disubbidienti, come Morihei.

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