Kobudō Kenkyukai III: Per la Completezza del Jūdō (e Oltre)

Negli anni ’20 del Novecento Jigorō Kanō sensei aveva registrato un inizio di decadenza nel suo Jūdō per l’eccessiva importanza attribuita alla competizione e per la mancanza di omogeneità nella concessione dei gradi e dei titoli di insegnante. Ancora, si era reso conto che aveva trascurato nella composizione della disciplina “Jūdō” degli aspetti importanti del patrimonio storico del Bujutsu, in primis lo studio delle armi. A questo scopo, con l’intenzione di creare una altra nuova disciplina che affiancasse e ristorasse la sua primogenita, aveva creato un istituto di studio e ricerca su queste Arti Marziali antiche, il Kobudō Kenkyukai

di ADRIANO AMARI

E qua, ecco la novità che Kanō sensei presenta, improvvisamente.

“Iniziative Kōdōkan: Istituto di Ricerca sul Bujutsu (Kobudō Kenkyukai).
La prosperità di una nazione è molto spesso soggetta al fattore “Bun” (virtù civile) ma non bisogna dimenticare il fatto di contribuire con “Bu” (spirito guerriero). Dimenticare la grandezza del Bujutsu può portare alla debolezza fisica, da qui il disprezzo degli altri per l’individuo e quello degli altri paesi per la nazione. Questo è il motivo per cui ogni popolo ha praticato “l’arte della Virtù Civile” pur rispettando anche quella del “Bu”. L’esercizio del Bujutsu restituisce all’essere umano uno spirito coraggioso e gli dà forza per l’autodifesa, così come i grandi stati si avvalgono delle forze armate per ottenere dignità e prestigio…”

Il Maestro esprime così una valorizzazione a tutto tondo del Bujutsu, vale a dire proprio dell’Arte dello “Spirito Guerriero” e della sua importanza nel bilanciamento con la cultura.
E l’istituzione di un laboratorio di ricerca vuole essere un accrescimento delle virtù già espresse dal Jūdō con il recupero di altre tecniche e forme del corpo:
“…la coltivazione del Bujutsu appartiene piuttosto alla sfera privata – ad esempio, attraverso l’addestramento nel Dōjō … abbiamo ritenuto opportuno fondare un istituto destinato a sviluppare l’arte del Bujutsu con i seguenti obiettivi:

  1. La sua conoscenza come arte del Giappone.
  2. Lo studio comparativo sulle prestazioni delle armi nei paesi occidentali.
  3. Formazione e pratica di tutto questo…”
Jigoro Kano – Ju no Kata

Kanō sensei ritiene, quindi, che lo studio del Bujutsu sia un fattore privato, una preparazione della persona per essere migliore. A questo scopo lui individua la struttura del Kōdōkan come polo deputato per questo nel Giappone, e la sua ultima istituzione del Kenkyukai come suo completamento. Questo istituto è incaricato di intraprendere studio e ricerca sia sul complesso delle arti autoctone, sia come investigazione sulle altre arti di tutte le nazioni, per compararle ed effettuare una formazione “Bun-Bu”, rinnovando così l’istruzione culturale e pratica dell’individuo. Un nuovo “livello”, una nuova Arte Marziale, che completi il “Jūdō” così com’è finora.

“…Tutto ciò mira a rafforzare lo spirito morale aiutando i giusti e confinando i malvagi e, infine, preparando lo spirito e il corpo dei cittadini a servire il paese in caso di bisogno…”

Kanō sensei traccia le discipline da studiare ed analizzare presso l’istituto:
“…per quanto riguarda il programma, abbiamo considerato le arti della spada, del bastone, della lancia, della alabarda, e altro, che, oltre alla loro pratica, racchiudono un valore educativo per il corpo, dando così maggior peso alle tecniche delle mani nude.
Questi sono completati e supportati da esercizi di spada e bastone, sebbene siano limitati solo alle forme senza libero esercizio poiché, essendo tutte discipline di notevole valore, sono specializzate altrove, specialmente nel Kenjutsu (arte della spada), con una diffusione significativa…”

Interessantissimo, oltre l’elenco puro e semplice, il riconoscimento che lo studio delle armi possegga due valori, quello proprio della pratica in sé e quello in proiezione della maggiore profondità ed efficacia che donano alle altre tecniche, quelle a mani nude, di qualsiasi tipo e maniera.

Si tratta di un ampiamento dell’orizzonte tecnico, formativo, spirituale offerto agli aderenti al progetto di Kanō sensei, ma sempre nel tracciato già più volte espresso:
“…non si dimentichi che l’orientamento del Kōdōkan è l’applicazione del «miglior impiego dell’energia» per chi apprende come per chi insegna…”

Immagine di pratica del Kobudo Kenkyukai all’interno del Kodokan. Si tratta di una delle pochissime foto rimaste dell’istituto

Gli inizi

Secondo alcune fonti “L’Istituto di Ricerca sulla Via delle Arti Marziali Antiche” iniziò ad operare nell’Aprile del 1927, in una intervista Mochizuki sensei, che ne fu una delle anime principali, invece si parla del 1928.

In generale le fonti storiche non sono concordi. Ad esempio, il testo “Dai Nihon Jūdō Shi” (Storia del Jūdō del Grande Giappone) del 1939 riporta: “Aprile 1928. Un dipartimento separato è stato creato per questo allenamento, che è stato chiamato Bōjutsu-bu (Dipartimento di Bōjutsu).” L’allenamento al Bōjutsu era tre volte la settimana per un turno di un’ora e mezza.

Sappiamo che era già attiva da parecchio tempo, presso la struttura del Kōdōkan una sezione di Kendō per gli jūdōka e che Kanō sensei era estremamente convinto dell’importanza del Bōjutsu Koryū nella formazione dell’allievo.

Un suo scritto del 1927, contenuto nella rivista “Sakko”, ribadisce la sua volontà di ampliare la tecnica e la visione degli jūdōka attraverso questa pratica e riporta le sue sensazioni di quanto l’esperienza giovanile nella scuola Yagyū Shingan lo avesse positivamente colpito:
“…il maestro di Jūdō ideale ha bisogno delle seguenti caratteristiche: deve aver allenato con dedizione le tecniche di attacco e difesa. Certo, deve aver imparato le tecniche senza armi, ma ha anche abilità con il bastone lungo (Bō) e con la spada …”

Uno studioso riporta:
“…dopo il 1926, quando Kanō annunciò l’istituzione del Laboratorio di Arti Marziali, osservò il Bō-Jutsu e una dimostrazione di rottura di tavole a Naha a Okinawa il 7 gennaio 1927. Visitò un Dōjō di Katori-Shintō-Ryū (che include Kenjutsu e Bō-Jutsu nel suo curriculum) e ha osservato i Kata dei suoi istruttori il 27 febbraio. Subito dopo, Kanō chiamò insieme i membri del Kōdōkan e dichiarò che avrebbero iniziato a praticare Bō-Jutsu nel Kōdōkan dal 12 marzo 1927. Il 5 maggio, Kanō ha incontrato quattro istruttori di Bō-Jutsu che sono stati invitati dalla località di Katori nella prefettura di Chiba…”

Gichin Funakoshi presso il dojo Meiseijuku (Scuola della Verità Luminosa) a Koshikawa all’inizio degli anni ’20. In questa dimostrazione il Maestro Funakoshi avrebbe mostrato la sua arte a Jigoro Kano sensei. Funakoshi è assistito da Shinkin Gima – Copyright International Karate Institute

Dobbiamo dedurre che il Kenkyukai iniziò dedicandosi al Bōjutsu. I “quattro istruttori” di Katori sono gli stessi maestri che poi tennero il corso completo di Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū allo stesso istituto. Evidentemente, all’inizio, si praticava solo il Bōjutsu. Per il Karate fu chiamato Gichin Funakoshi sensei, che Kanō sensei già conosceva ed aiutava a formare una scuola di Karate a Tōkyō. Il corso all’inizio non ebbe molta fortuna, perché gli jūdōka contestarono la tecnica per la mancanza di una forma di Randori applicativo.

Il gruppo iniziale del Kobudō Kenkyukai era formato da una trentina di istruttori del Kōdōkan, per lo più giovani, tra cui Minoru Mochizuki, che era uno dei pupilli del Maestro. Mochizuki sensei racconta che gli inizi furono difficili, perché la maggior parte di questi selezionati, non essendo appunto previsto il Randori nella didattica delle Koryū, presto si annoiò e si mise a “bigiare” le lezioni. Lo stesso Mochizuki si incaricò di formare una nuova leva, e lui scelse tra i colleghi quelli più piccoli di corporatura, tra cui il suo amico Sugino Yoshio, che potevano apprezzare meglio il lavoro con le armi, dato che equalizzava le dimensioni. Così la sezione iniziò a decollare.

Le disposizioni prevedevano che gli istruttori che erano iscritti nel Kobudō Kenkyukai si dovessero incontrare con Kanō e altri maggiorenti del Kōdōkan diverse volte al mese per dare notizie di quanto imparato e discutere i progressi.

Quest’opera di Kanō sensei e l’azione parallela del Butokukai da Kyōto, furono molto importanti per preservare il Koryū Bujutsu, ponendo basi per la sua ripresa tra i praticanti di Arti Marziali e della sua futura diffusione in Occidente dopo la guerra.

Tra i maestri di Jūdō che hanno avuto un ruolo rilevante nel Kobudō Kenkyukai segnaliamo:
Kenji Tomiki (1900/1979), Minoru Mochizuki (1907/2003), Yoshio Sugino (1904/1998), Aritoshi Murashige (1895/1964).

Jigoro Kano in una foto di gruppo con alla sua sinistra Hakudo Nakayama


Le principali scuole e i loro istruttori, che hanno insegnato al Kobudō Kenkyukai, sono:

  • Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū: Ichizo Shiina, Narimichi Tamai, Tanekichi Ito, Sozaemon Kuboka.
  • Daitō Ryū Aikijujutsu: Morihei Ueshiba
  • Shintō Musō Ryū Jōjutsu: Shimizu Takaji
  • Musō Shinden Ryū Iaijutsu: Nakayama Hakudō

Il Katori Shintō Ryū fu presente sin dall’inizio, insieme a una pratica di Bōjutsu di una scuola non citata, che potrebbe essere benissimo quella dello Yagyū Shingan che Kanō sensei aveva seguito in gioventù. Come abbiamo visto nella precedente puntata si praticava già da prima anche il Kendō, per cui possiamo pensare che Nakayama sensei insegnasse sin dai primi tempi dell’istituto. Intorno al 1931, Kanō sensei invitò Shimizu Takaji sensei, istruttore di Shintō-Musō-Ryū Jōjutsu ad insegnare il Jō. Il contatto con Ueshiba sensei invece avvenne prima, nel 1930, ma in questo caso furono tre giovani istruttori del Kobudō Kenkyukai ad essere inviati presso il Kobukan Dōjō, tra cui Minoru Mochizuki, che divenne uno dei principali allievi di Ō Sensei e tramite tra Aikidō e Jūdō.

Nel 1930, passati tre anni dalla istituzione del Kobudō Kenkyukai, Kanō sensei offrì a tutti i membri del Kōdōkan di partecipare alle Arti Marziali Koryū dell’Istituto in un nuovo programma di corsi. Ci si muoveva verso il raggiungimento dell’obiettivo: la costituzione di un “altro” Jūdō, che comprendesse tutto quello, tecniche, principi, didattiche, che il “primo” Jūdō non aveva contemplato. Un grande recupero del patrimonio nazionale e, presto, nuove immissioni di altre discipline da tutto il mondo.

Jigoro Kano sensei con alcuni istruttori ed assistenti del Kobudo Kenkyukai, primo seduto a sinistra, Shimizu Takaji dello Shindo Muso Ryu Jojutsu.

Purtroppo nel 1931 Mochizuki sensei cadde ammalato, dovette ritornare alla nativa Shizuoka e, quando si rimise, i familiari gli aprirono un Dōjō nella città, nel Novembre del 1931. Pur continuando a lavorare presso l’istituto a Tōkyō, le sue presenze non poterono più essere continue come prima.

Di tutti i giovani istruttori del Kobudō Kenkyukai Mochizuki Minoru sensei per la sua universalità e grandi doti, era ritenuto il più adatto a diventare il riferimento per la nuova disciplina del Kōdōkan.

Un altro articolo di Jigorō Kanō sensei, nella rivista ” Jūdō ” dell’aprile 1935, dà altre notizie sullo sviluppo del Kobudō Kenkyukai. Il titolo dell’articolo è “Il motivo per cui il Kōdōkan ha messo a disposizione di tutti gli interessati l’insegnamento del Bōjutsu” e, come riporta, fa del Bōjutsu l’argomento principale, ma tratta anche il Bujutsu:
“…ho praticato Yagyū-Ryu Bōjutsu con un uomo di nome Ōshima [Masateru – VII soke]. Poiché la mia pratica di questa disciplina non ha raggiunto il livello di Shugyō (approfondimento), generalmente non ne parlo. Tuttavia, da allora ho pensato che ci fosse valore nello Shugyō del Bōjutsu. Come ho detto prima, sono convinto che siano auspicabili studi più ampi, quelli del Jūjutsu, Bōjutsu (bastone) e Kenjutsu (spada). Esaminando la realtà della nostra società attuale … nessuno porta con sé armi. Di conseguenza, in caso di qualcosa di inatteso, l’Arte Marziale più utile risulta quella che permette di difendersi senza armi. Nello sviluppo del Kōdōkan, divenendo capaci in queste pratiche, avremo successo e formeremo istruttori da inviare nel mondo. Fra un po’ di anni credo che, come il Jūdō si sta diffondendo nel mondo, verrà il tempo in cui diffondere all’estero anche il Bōjutsu.”

Kobukan Dojo inizio anni ’30. Al centro della seconda fila Morihei Ueshiba. In seiza, primo a destra, Minoru Mochizuki

Queste righe confermano l’intenzione di formare una élite di istruttori Kōdōkan in grado di diffondere una interpretazione delle discipline armate (e altro), nel mondo. Da notare il fatto che Kanō sensei insista sulla necessità che ci voglia del tempo per imparare la tecnica e, in seguito, altro tempo per formarla secondo le idee del Jūdō, non certo il “divento esperto in quattro mosse e un corso fine settimanale” di ora. Pare che, nella sua strategia di diffusione il Bōjutsu (“…la pratica del Bō-Jutsu è un’aggiunta preziosa alla pratica del Jūdō…”) doveva essere la punta di lancia del nuovo sistema.

Riepilogando, Kanō sensei espose più volte negli scritti questi punti:

1) Il Bōjutsu è più adatto per l’uso pratico nei tempi moderni, quando la legge proibisce di portare un’arma normale come una spada;
2) C’è la possibilità che il Bōjutsu possa estinguersi;
3) È facile trovare un Bō (bastone o bastone) nella vita quotidiana. Il suo obiettivo qui è sulla lotta reale (dunque, primariamente, il Jutsu).

Il Maestro spiega:

“…considerando le cose da questo punto di vista, oggi il valore del Kenjutsu è relativamente povero, ma sono invece convinto che questo, insieme al Jūjutsu, abbia avuto nel nostro paese per tantissimi anni un grande valore come metodo di sviluppo spirituale (lett.: leggi di cultura morale). In aggiunta al Jūjutsu, dobbiamo considerare l’esperienza del Bōjutsu, che è una cosa molto importante e che sembra venire trascurata oggi da molta gente. Per questo circa otto anni fa (1927), abbiamo radunato persone interessate al Kōdōkan ed abbiamo cominciato la pratica di Bōjutsu sotto Tamai Sensei, Shiina Sensei, Ito Sensei e Kuboki Sensei del Katori Shintō Ryū, tutti provenienti dalla prefettura di Chiba. Circa quattro anni fa abbiamo ricevuto, proveniente da Fukuoka, Shimizu Sensei di Shindō Musō Ryu (Jōjutsu), e ancora oggi continuiamo la pratica di questa tecnica. Oggi … siamo in grado sempre più di praticare queste arti. Oltre ai principianti abbiamo circa 50 partecipanti, tanto che dobbiamo praticare nel Dōjō principale del Kōdōkan … in futuro, oltre agli sforzi fatti finora, è nostra intenzione continuare a invitare i grandi Maestri di Bōjutsu. Come abbiamo preso l’essenza di varie scuole di Jūjutsu per sviluppare i fondamenti del Jūdō, abbiamo avuto un grande successo nel raccogliere tecniche di molte scuole di Bōjutsu e nel fare ricerche su di queste… quale settore del Kōdōkan Jūdō, abbiamo creato il Kōdōkan Bōjutsu. Voglio sperare che riusciremo a diffonderlo nel mondo intero…”

Il progetto continua ad essere chiaro: studiare, riconoscere i principi, unificarli con quelli Kōdōkan di energia e sviluppo, formulare un nuovo sistema, addestrare gli istruttori già esperti di Jūdō, diffonderlo nella nazione come nuovo strumento di crescita e educazione, poi nel resto del mondo. Kanō sensei formula e scandisce le sue idee, le ripete, le integra, da bravo docente:

Yoshio Sugino e Minoru Mochizuki praticano Katori Shinto Ryu

“…continuo a pensare che le Arti Marziali senza armi abbiano maggior valore. Dopo di queste, penso però che lo studio più raccomandabile sia quello in cui si impara ad attaccare e difendersi con l’uso di armi. Circa le armi, penso sia più importante lo studio del Kenjutsu (arte della spada) piuttosto che quello dello Yari (lancia) o della Naginata (alabarda). Le persone normalmente hanno facile accesso a strumenti come bastoni (Jō – bastone corto), bastoni da passeggio o ombrelli. In genere è facile avere a portata di mano qualcosa simile a un bastone o un pezzo di legno che, in caso di emergenza, può essere usato come arma improvvisata. In ogni caso il Bōjutsu è utile non solo per i motivi sopra descritti, ma anche perché esso è adatto alla normale pratica…”

La predilezione per il Bō sembra motivata, oltre la passata esperienza, dal fatto che il bastone, di varie fogge e misure, sia un oggetto facilmente reperibile, non proibito, con una varietà di tecniche tale da poter modulare risposte più o meno distruttive, o semplicemente per esercitare un controllo. Il Maestro continua ad essere realistico e non parla mai di apprendimenti veloci neanche per marzialisti di grande capacità ed esperienza come erano gli jūdōka selezionati dell’Istituto.

“…in modo simile, tutto il Bujutsu (arti di combattimento) necessita di pratica … per quanto si studi Atemi Jutsu, in caso pratico è molto difficile utilizzare al meglio questa arte. Di conseguenza il grande valore di queste tecniche è che la loro pratica può essere utilizzata come mezzo di educazione fisica … perciò recentemente ho fatto ricerche circa il Bōjutsu e ho deciso di diffonderlo. Io sollecito l’inizio della pratica di questa arte il prima possibile per coloro che ne sono interessati, in tutto il paese, regione per regione, sotto la guida di Maestri qualificati, per costituire un nuovo ramo del Jūdō…”

Su questo punto insistette più volte:

Credo e spero di mettere in atto il Bōjutsu come parte del Kōdōkan Jūdō in tutto il mondo, così come è stata raggiunta in tutto il mondo l’attuale diffusione dell’attuale Jūdō basato su alcune vecchie scuole di Jūjutsu”.

Minoru Mochizuki

E non è un caso che poi sia stato proprio Minoru Mochizuki sensei a ereditare e svolgere questo progetto di Kanō sensei e a creare la continuazione ideale del Kobudō Kenkyukai nella scuola Yōseikan, che è stato e dovrebbe essere, a tutti gli effetti, il continuatore di quest’opera, per diffondere le Arti Marziali che già furono in quell’istituto in Giappone e in Occidente.

Il Kobudō Kenkyukai lavorò sulle armi della Spada (scherma e Iai), della lancia (Yari), della alabarda (Naginata), del bastone (Bō e Jō), in più approfondì l’Atemi Jutsu e l’Aiki Jū Jutsu del Daitō Ryū con lo scopo di ricavarne una nuova disciplina che seguisse i principi utilizzati per formare lo Jūdō, ampliandone i valori di educazione fisica, mentale e morale. Nel 1938, purtroppo, Mochizuki sensei fu inviato dal governo giapponese in Cina come funzionario civile e Jigorō Kanō sensei morì sulla nave che lo riportava in Giappone.

L’Istituto, ai fatti, costituiva solo un incomodo per diversi maggiorenti del Kōdōkan, dato che poneva nuove domande e richiedeva molto lavoro, inoltre le discipline di studio erano considerate poco appetibili dalle masse (Bujutsu) o addirittura rivali (Daitō Ryū). Per cui, nel 1939, un anno appena dalla morte del fondatore, il Kobudō Kenkyukai venne chiuso per sempre.

L’eredità del Kobudō Kenkyukai però rimase, e fu impersonata da jūdōka di prima grandezza come Tomiki e Mochizuki. Il legato più ampio e l’incarico di continuare furono assunti da Minoru Mochizuki sensei, verrà attuato prima nella scuola Yōseikan di Shizuoka, prima e dopo la guerra. il nuovo “Kenkyukai” (Jūdō, Aikidō, Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū, Shintō Musō Ryū Jōjutsu, Kendō, Iaijutsu, Koryū Jū Jutsu) e poi nello Yōseikan Budō.

Degli “Eredi del Kobudō Kenkyukai” parleremo nella quarta parte di questo studio.

Copyright Adriano Amari ©2020
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Dal Kōdōkan Jūdō al Kobudō Kenkyukai I: Evoluzioni nel Pensiero di Jigorō Kanō Sensei

Dal Kōdōkan Jūdō al Kobudō Kenkyukai II: Kanō Sensei e la Sensazione dell’Incompletezza del Jūdō


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