Lost in Translation

Tratto da “Il Traduttore – Intervista a Christopher Li”, questo capitolo presenta l’importante tema delle fonti dirette relative a Morihei Ueshiba e al suo insegnamento, questione fondamentale, perchè nelle sfaccettature di una trasmissione quantomeno debole, si annida molta della confusione rispetto a cosa sia l’Aikido e a che cosa serva nella quale molti si dibattono a oltre 50 anni dalla morte di O-sensei

di CHRISTOPHER LI

“Hai menzionato la tua padronanza della lingua giapponese e questo mi fa venire in mente un vecchio film, Lost in Translation [in italiano: Lost in Translation – L’amore tradotto]. Molto del tuo lavoro ha in effetti aiutato a chiarire come molto di ciò che viene attribuito a Ueshiba Morihei abbia ben poco a che fare con il vero pensiero di O-sensei.”

“Proprio così – Bill Murray è stato grande in quel film, secondo me. Qualcuno una volta ha equiparato la lettura di una traduzione al guardare un arazzo dal retro. Puoi vedere dove sono tessuti i fili, ma non puoi davvero vedere l’arte dell’intessitura sul davanti. Significa che nessuna traduzione è mai veramente una riproduzione accurata al 100% dell’originale, ma questo è difficile da capire per molte persone che non sono esperte nel campo della traduzione. Nel migliore dei casi, si può capire quale deve essere l’immagine sull’arazzo dai fili sul retro – ma ci sono molti fattori, a seconda delle circostanze della traduzione, che possono rendere questo da difficile, a improbabile, a impossibile. Una volta facevo molte traduzioni tecniche, e il vocabolario per quel tipo di traduzione può essere abbastanza difficile, ma la traduzione stessa è in realtà molto semplice, perché è tutta basata sui fatti. Ho sempre ammirato le persone che riescono a tradurre bene del materiale astratto, come le poesie, perché il significato è così soggettivo e dipendente dal contesto. È proprio da qui che parte Morihei Ueshiba, perché spesso esprimeva i suoi insegnamenti in brevi poesie, i Dōka, o ‘canzoni della via’. Questo è in realtà un modo molto tradizionale di codificare le informazioni per la trasmissione nelle tradizioni marziali asiatiche che risalgono alla Cina. La difficoltà è che spesso è fortemente dipendente dal contesto, specialmente nel caso di Morihei Ueshiba, che aveva un contesto unico nel quale si esprimeva. Per questo motivo, in molte tradizioni marziali le poesie stesse possono spesso mancare di significato senza una conoscenza equivalente della trasmissione tecnica fisica. Inversamente, le poesie possono ‘sbloccare’ qualche dettaglio o principio interno della trasmissione tecnica fisica, fornendo informazioni aggiuntive, spesso trasmesse oralmente solo a pochi studenti. Quindi le questioni possono essere complesse.”

“Non è difficile trovare citazioni di Morihei che potrebbero essere usate per sostenere entrambe le parti di un dibattito. Chris, potresti approfondire un po’ la questione e spiegare cosa è stato fatto dell’eredità di Ueshiba sensei?”

“I discorsi di Morihei Ueshiba erano molto difficili da capire anche in giapponese, anche per i madrelingua giapponesi. Se si considera ciò che la maggior parte dei suoi studenti ha detto sulla difficoltà nel capirlo – e questo era in giapponese quando erano seduti magari proprio di fronte a lui, ascoltandolo direttamente, direttamente nelle loro orecchie… la maggior parte di loro ha detto di avere grandi difficoltà a capirlo. Alcuni di loro hanno persino espresso scetticismo sul fatto che le persone che affermavano di capirlo lo facessero davvero. Tra l’altro, parte di questo è dovuto al fatto che, a quanto pare, aveva un accento campagnolo molto forte, un accento di Wakayama. C’era uno dei suoi studenti, credo Suganuma sensei, che ad un certo punto disse che non riusciva a capire la metà di quello che Morihei Ueshiba diceva perché l’accento era così forte.

“Ecco, questo crea problemi, naturalmente; e poi il materiale è molto difficile. Veniva da un contesto molto complesso di buddismo esoterico, kototama e Ōmoto-kyō, e poi lui non credeva molto nello spiegare le cose chiaramente al suo pubblico. Parlava nel modo in cui pensava. Quando parlava in quel modo, se non si conosceva il contesto corretto per capire ciò che diceva, era praticamente impossibile capirlo. E questo è quello che diceva la maggior parte di questi studenti diretti – per lo più giovani che lo ascoltavano, anche se ora sono considerati gli istruttori più anziani dei vari lignaggi. O non erano interessati – e la maggior parte di loro non erano interessati – o non conoscevano il contesto e avevano difficoltà a capirlo.

“L’eccezione è che c’erano alcuni studenti che avevano un contesto simile che erano in grado, secondo me, di capirlo meglio a volte. La maggior parte di questi erano credenti dell’Ōmoto-kyō o interessati a quell’area della vita di Morihei Ueshiba – i fratelli Sunadomari, Seiseki Abe, Michio Hikitsuchi, Rinjiro Shirata, per esempio. Sfortunatamente, queste persone, a loro volta, hanno fatto poco per chiarire la trasmissione, ripetendo invece per lo più ciò che era stato detto loro nello stesso modo. Kanemoto Sunadomari, per esempio, ha scritto una biografia dettagliata di Morihei Ueshiba, la prima ad essere pubblicata, e parte del materiale è abbastanza interessante, ma il materiale è comunque opaco senza la corretta conoscenza di base per contestualizzarlo.

“Morihei Ueshiba in realtà scrisse molto poco lui stesso. Scrisse alcuni articoli prima della guerra per delle riviste di Budō e per il bollettino pubblicato dal Budō Senyokai, che era l’organizzazione del Budō Ōmoto-kyō – credo che quelli li abbia veramente scritti lui direttamente – ma scrisse ben poco d’altro. Anche il testo che abbiamo in ‘Budō’, il manuale del 1938 o ‘Budō Renshu’ del 1933 non furono scritti da Morihei Ueshiba stesso – a quanto pare quei testi furono compilati dai suoi studenti, probabilmente da Kenji Tomiki.

“Dopo la guerra, tuttavia, sono stati registrati un bel po’ di suoi discorsi parlati. C’è una collezione che è raccolta in Aiki Shinzui, e sono per lo più articoli dell’Aikidō Shinbun, il bollettino che veniva pubblicato dall’Aikikai Hombu Dōjō. Quelle erano per lo più registrazioni fatte da Fujita sensei e Arikawa sensei. Morihei Ueshiba odiava essere registrato, quindi dovevano registrarlo in segreto e nascondere il microfono se lo registravano. Questo accadeva negli anni ‘50 e ‘60, quindi i microfoni a quel tempo erano abbastanza grandi e davvero poco sensibili se non posizionati correttamente. Se erano nascosti dietro ad uno schermo, per esempio. Questo creava dei problemi con la qualità delle registrazioni, ovviamente. Una volta registrate, la maggior parte delle trascrizioni sono state fatte da Arikawa sensei e Fujita sensei ed entrambi hanno detto quanto fosse difficile a causa della qualità della registrazione e del materiale. Se avete familiarità con il giapponese, ci sono un sacco di omofoni nella lingua, quindi spesso è difficile capire esattamente cosa viene detto senza i Kanji scritti. Normalmente uno farebbe un’inferenza basata sul contesto – ma naturalmente la difficoltà del contesto in qesto caso era parte del problema.”

“Le trascrizioni sono state modificate, che tu sappia, o sono state riportate così com’erano?”
“Arikawa sensei e Fujita sensei, credo, le hanno trascritte il più fedelmente possibile. Stan Pranin ha sempre sostenuto che le trascrizioni furono successivamente editate per la pubblicazione sull’Aikidō Shimbun, il bollettino dell’Aikikai. Avendole lette, credo che sia così. Hanno eliminato un bel po’ del linguaggio religioso, molto del linguaggio Ōmoto-kyō, molti dei nomi degli dei e così via. Siccome questo è spesso il modo in cui lui descriveva le cose, questo crea un problema visto che può influenzare direttamente il significato del testo.

“Inoltre, penso che abbiano eliminato le cose che non erano politicamente corrette per essere pubblicate sul giornale dell’Aikidō. Una delle cose che tende a mettere la gente a disagio è che Morihei Ueshiba era un ultranazionalista di estrema destra, fortemente legato alla maggior parte delle figure principali del fascismo giapponese dell’anteguerra, e ha espresso questi pensieri abbastanza chiaramente in diverse occasioni prima della guerra. In realtà lo si vede esprimere quelle stesse idee in altri discorsi ben dopo la guerra, gli stessi ideali ultranazionalisti di destra, ma non appaiono nei testi pubblicati ufficialmente dall’Aikikai nell’Aikidō Shimbun, il che mi porta a credere che Stan avesse ragione, i testi sono stati editati pesantemente. C’è un insegnante in Giappone, Inui sensei, anche lui ha studiato parecchio le parole di Morihei Ueshiba e ha una lunga lista di errori nelle trascrizioni presenti in Aiki Shinzui. Alcuni di essi sono minori, altri forse non così minori, ma dato che questa è la fonte di molte delle citazioni che sono state poi tradotte in inglese, che inevitabilmente introduce ulteriori errori, si può notare che la catena di errori può iniziare ad accumularsi come una valanga, come il vecchio gioco del telefono.

“Quindi, si hanno queste fonti il cui contenuto è stato pesantemente modificato, che non sono affidabili al 100% fin dall’inizio a causa delle difficoltà con l’accento, la registrazione e la trascrizione, e anche se fossero affidabili, si avrebbe difficoltà a capire queste fonti senza una certa conoscenza di base per metterle in contesto. Per riassumere il problema.

“L’altra fonte che abbiamo per Morihei Ueshiba è un libro, ‘Takemusu Aiki’ che fu pubblicato dalla Byakkō Shinkōkai. In realtà si tratta di una serie di lezioni teoriche che Morihei Ueshiba tenne appositamente per la pubblicazione, quindi sapeva che sarebbero state pubblicate – nella newsletter della Byakkō Shinkōkai, in origine. Furono trascritte da Hideo Takahashi e credo che quelle siano molto più accurate, prima di tutto perché le dettò specificamente per la pubblicazione e in secondo luogo perché Hideo Takahashi tornò da O-sensei e si consultò con lui, cosa che non credo accadesse con le altre trascrizioni apparse sul giornale dell’Aikidō. Lui esaminava varie cose per assicurarsi che fossero il più accurate possibile. Dal momento che quelle trascrizioni sono state pubblicate separatamente, non credo che siano state editate dall’Aikikai prima della pubblicazione (anche Stan Pranin sosteneva che fosse così).

“Quelle sono probabilmente le trascrizioni più accurate che abbiamo, ma non esistono in inglese, se non in versione altamente modificata. C’è una traduzione in francese – non sono sicuro di quanto sia buona perché ho studiato francese al liceo, ma se ne è andato tutto, sono passati 40 anni! C’è una traduzione inglese, è di John Stevens e quando ne ho parlato con lui, l’ha chiamata ‘Takemusu Aikidō-light’’, perché l’ha editata pesantemente. Ha detto di aver rimosso gran parte del linguaggio più difficile, come quello relativo ai nomi degli dei, anche se è il modo in cui Morihei Ueshiba spesso si esprimeva, ha riorganizzato ed eliminato dei passaggi, e così via. Credo che in realtà ne parli un po’ nella prefazione all’edizione inglese, ma è passato del tempo da quando l’ho letta. Non c’è niente di sbagliato in questo, naturalmente, è solo che la gente deve rendersi conto che non può essere preso come vangelo a causa delle alterazioni.”

Fonte: Chierchini, Simone, Il Traduttore, Intervista a Christopher Li, 2021, Aikido Italia Network Publishing

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