I Principi dell’Aikido


Aikido

Con questo articolo iniziamo una nuova collaborazione con una delle figure storiche dell’Aikido nazionale, il Maestro Claudio Pipitone, pioniere dell’Aikido torinese negli anni ’60 e figura di spicco della nostra comunita’ per quasi cinque decenni. Claudio Sensei ci ha chiesto di partire ripubblicando, per cominciare, un fondamentale articolo apparso sulla rivista Aikido dell’Aikikai d’Italia nel 1972. All’epoca esso fu apprezzato da tutti e quindi riteniamo che possa ben figurare anche oggi su Aikido Italia Network.

di CLAUDIO PIPITONE

Lo studio dell’Aikido, oltre che il necessario, quotidiano allenamento, richiede altresì, per il parallelo sviluppo della mente, la mediazione e l’approfondimento di quei principi che costituiscono le pietre miliari della Via intrapresa.
Tali principi vengono costantemente ripetuti da maestri ed istruttori durante la pratica delle tecniche, ma non ve ne erano finora pubblicazioni nella lingua italiana che sarebbero state necessarie a quella più assorta meditazione che la pagina scritta rende possibile. Un nostro validissimo 2° dan ed apprezzato istruttore del dojo di Torino, Claudio Pipitone, ha elaborato i principi dell’Aikido rendendoli pregevolmente nella lingua italiana con l’attenta cura ed il profondo acume di chi ama e professa questa arte marziale nel suo più alto significato.

L’AIKIDO
L’Aikido anela sinceramente a comprendere la Natura, ad esprimere la gratitudine per i suoi doni meravigliosi, ad immedesimare l’individuo con la Natura. Questa aspirazione a comprendere e ad applicare praticamente le leggi della Natura, espressa nelle parole « AI » e « KI », forma il concetto fondamentale dell’Arte dell’Aikido.

Ki IdeogramIL «KI»
E’ molto difficile definire il vocabolo « KI », ed ancor più arduo tradurlo in Italiano. Pertanto nell’insegnamento dell’Aikido viene conservato il vocabolo Giapponese « KI » a cui si può far corrispondere il concetto di «Energia Vitale dell’universo», il «KI » è l’energia che sostiene le cose: l’essere umano esiste ed è vivo finché è permeato dal « KI », privato di esso cessa di esistere e si dissolve. Finché il suo corpo è riempito di KI e lo riversa fuori in abbondanza, l’essere umano è vigoroso e pieno di coraggio, quando invece il suo corpo ha esaurito il KI l’essere umano è debole, codardo e rinunciatario. Nell’allenamento di Aikido facciamo ogni sforzo per imparare a riempire il nostro corpo con il KI e ad usarlo energicamente; pertanto è necessario comprendere bene la profonda natura del KI ed imparare a riconoscerne le manifestazioni e gli effetti.

ALLENARE IL TUO «KI»
Allenare il tuo KI significa riempire il tuo corpo del KI dell’Universo mantenendo il punto centrale della parte inferiore dell’addome (tanden) come centro, e versare fuori il KI da tutto il tuo corpo. Devi fare questo allenamento in ogni tecnica, in ogni movimento dell’Aikido: senza ciò la pratica diventa sterile ginnastica.

PREPARARE IL TUO « KI »
Fissa la tua concentrazione mentale sul punto centrale (tanden), lascia che la tua respirazione proceda con naturalezza e senza sforzo e mantieni rilassata la parte superiore del corpo, pronto a muovere rapido in qualunque istante.

IL BRACCIO CHE NON PUO’ VENIR PIEGATO
Quando butti fuori il tuo KI, incanalando ad esempio il flusso attraverso il braccio, questo non può venir piegato, anche se non eserciti alcuna forza muscolare. Nessuno può esercitare una forza muscolare nel braccio costantemente.
Se sei forte soltanto mentre eserciti la forza, sarà inutile quando ti capita qualcosa all’improvviso. Stai rilassato in ogni momento ed anche forte in qualsiasi istante tu scelga mantenendo il flusso del tuo KI attraverso il corpo, costante.
U braccio che non può venire piegato non dipende da’Ha sua angolazione. Se continui a buttar fuori il tuo KI, il tuo braccio è sempre non piegabile.

VERSARE FUORI IL « KI »
Nel caso del braccio che non può venire piegato, se tu pensi che la tua energia fluisca fuori attraverso il tuo braccio, questo diventa malto forte e difficile da piegare. Questo uso della tua mente dicesi « versare fuori il KI ». Se tu credi al fatto che il tuo KI sgorga fuori, il tuo KI sgorga fuori davvero. Supponiamo che tu stia camminando, per esempio, e che qualcuno ti dia uno spintone contro la spalla. Se ritiri il tuo KI in te stesso e se il tuo spirito si trascina dietro al tuo corpo, l’attaccante sarà in grado di spingerti all’indietro o di atterrarti. Se invece versi fuori il tuo KI, e il tuo spirito sopravanza il tuo corpo, l’attaccante non potrà atterrarti, ma sarà a sua volta respinto all’indietro nell’impatto poiché la sua forza si ripercuoterà su di lui. Pensiamo ad un getto di acqua limpida che sprizza fuori da una sorgente in un torrente fangoso. Finché quest’acqua zampilla fuori, l’acqua fangosa non può entrare nella sorgente; ma se l’acqua limpida smette di zampillare anche soltanto per un attimo, l’acqua fangosa entrerà immediatamente nella sorgente. Il KI è come questa acqua sorgiva. Fin tanto che il tuo KI è versato fuori, il KI del tuo antagonista non può soverchiarti.
Smetti di buttar fuori il tuo KI, o ritiralo per un attimo in te stesso, e l’energia del tuo avversario ti impegnerà all’istante. Se vuoi acquisire questo concetto e farlo tuo, devi praticare con diligenza l’Arte di incanalare verso l’esterno il flusso costante del tuo KI. Impadronisciti di quest’Arte, e sarai in grado di valutare come e se il tuo avversario butta fuori il suo KI anche soltanto guardando il suo assetto e la sua posizione. Il significato di «non-resistenza», non è quello di fuggire la forza del tuo antagonista, ma di manovrare in maniera che il suo KI non ti impegni; fai in modo che il tuo avversario perda la volontà aggressiva. Questa è la vera vittoria. Tu puoi atterrare il tuo antagonista, ma finché gli lascerai la voglia di attaccare, potrà arrivare il giorno in cui sarai vinto da lui. La vera vittoria la conquisterai quando avrai cancellato dal suo spirito questa voglia di attaccare.

IL MOVIMENTO DEL « KI »
Le parole KOKYU-HO e KOKYU-NAGE ricorrono molto sovente in Aikido. Vi sono molte tecniche, specialmente nel KOKYU-NAGE. Il KOKYU è il movimento del tuo KI che si manifesta esteriormente attraverso il movimento del tuo corpo che segue il tuo KI. Avere un forte KOKYU, significa controllare il movimento del KI e padroneggiarlo, per cui il tuo corpo è pieno di energico KI, e tu ti muovi e proietti il tuo avversario senza la più piccola fatica e con estrema naturalezza ed efficacia. KOKYU-HO è la «Via» che porta al dominio sugli altri mediante il KOKYU, e KOKYU-NAGE è la
tecnica di proiettare gli altri mediante il KOKYU.

ma-ai« MA-AI » – LA GIUSTA DISTANZA FRA I DUE AVVERSARI
In un combattimento reale la distanza fra te ed i tuoi avversari è molto importante. Se ti avvicini troppo, non puoi manovrare per evitare un subitaneo attacco. Se d’altro canto rimarrai troppo lontano, ti riuscirà difficile applicare le tecniche contro di loro. Devi mantenere una distanza, in modo da non essere né troppo vicino né troppo lontano dal tuo avversario. Mantenere la giusta distanza fra te ed il tuo avversario si dice « MA-AI ». Se butti sempre fuori il tuo KI, capirai facilmente come prendere una corretta MA-AI, a seconda dell’altezza del tuo corpo. Se ritirerai il tuo KI in te stesso, perderai MA-AI. Per aver dimenticato di prendere MA-AI, ti può accadere di esporti all’attacco, e di venire atterrato. Viene considerato in generale un buon MA-AI la distanza dalla quale il tuo avversario deve far un passo avanti per attaccarti, e dalla quale tu devi fare un passo avanti per attaccare il tuo avversario. Quando ti trovi più vicino del MA-AI al tuo avversario devi tenerlo già con la tua presa od averlo già atterrato.

IRIMI = MOVIMENTO IN AVANTI CONTRO L’AVVERSARIO
Quando l’energia di due avversari sono dirette l’una contro l’altra, normalmente vi sarà una collisione frontale, ed il più forte vincerà. L’IRIMI è la via per avanzare contro il tuo avversario anche quando questi è già slanciato verso di te, non per apporti al suo impeto ed al suo movimento ma per controllare la sua energia e dominarla. L’IRIMI è una tecnica speciale che si trova solamente nell’Aikido. Per comprendere l’IRIMI, occorre concentrarsi sul punto centrale, e sul braccio che non si può piegare, altrimenti non si potrà far lavorare l’IRIMI a proprio vantaggio.

TENKAN = ROTAZIONE DELL’ANCA
Il TENKAN è il modo di incanalare l’energia del tuo avversario senza bloccarla, ruotando il tuo corpo quando la sua energia viene verso di te. Con l’IRIMI devi muovere in avanti andando incontro al tuo avversario e passando oltre il suo corpo, mentre con il TENKAN devi unire la tua energia a quella dell’avversario con un movimento circolare in modo da controllare il suo corpo attraverso il movimento del tuo e poterlo successivamente atterrare.

Ueshiba Morihei 08-1

 Normalmente nelle altre arti marziali ci si preoccupa di insegnare, attraverso appropriati movimenti, un insieme di tecniche lasciando a ciascun praticante il compito di svilupparne l’efficacia a seconda delle proprie capacità, attraverso lo studio dell’esercizio molte volte ripetuto. Questo atteggiamento è simile a quello dello sport, ove ognuno ottiene risultati proporzionali alle capacità che gli sono proprie. In tutti gli sports, infatti, ci si basa sull’utilizzo del bagaglio di capacità che, l’atleta possiede innate ed attraverso lo sfruttamento delle quali egli perverrà ad un determinato livello di rendimento sportivo ed agonistico.

L’aikido opera invece in senso inverso: la difesa personale e gli obiettivi pratici dell’antico “Ju-Jutsu” si conseguono spontaneamente senza porre loro un’intenzione particolare; essi costituiscono piuttosto il pretesto ed insieme lo strumento per raggiungere il fine di ottenere il risveglio, il potenziamento e la vigorosa manifestazione delle capacità psicofisiche che l’uomo possiede e la realizzazione delle quali costituisce il traguardo e la meta ultima di questa disciplina.

Infatti sappiamo che attraverso ogni porzione di spazio, piccolo o grande che sia, si intrecciano continuamente un numero infinito di elementi sonori, elettrici, magnetici e di ogni natura, che non possono tutti essere captati dagli organi dei cinque sensi.
Per apprenderli l’uomo ha dovuto costruire, avvalendosi della propria intelligenza, delle apparecchiature artificiali che sono in grado di raccogliere queste realtà che sfuggono alla sua percezione.

Ora se le sensazioni ad esempio del suono e della luce vengono avvertite dall’uomo mediante messaggi sonori e luminosi che giungono alle sue orecchie ed ai suoi occhi, per analogia si può ragionevolmente supporre che anche un certo tipo di sensazioni, quelle interiori, possano essere recepite e trasmesse mediante messaggi analoghi, attraverso idonei canali.

Coloro che praticano l’aikido constatano, attraverso il costante affinamento delle proprie capacità psicosensoriali che, in realtà, e veramente così: elementi di sensazioni interiori ci circondano ovunque ed in ogni momento, e se normalmente l’uomo non li può captare è solamente perché gli organi che la natura gli ha fornito a tale scopo non sono efficienti, per cui normalmente questi sfuggono alla sua coscienza. Eppure l’uomo ha conosciuto, in tempi molto antichi, questo “sesto senso”, ed in parallelo gli altri suoi cinque sensi – vista, udito, odorato, gusto, tatto – erano allora enormemente più sviluppati di oggi allorché egli era a diretto contatto con la natura.

Successivamente con il sorgere ed il galoppante sviluppo della civilizzazione e delle strutture sociali che ci portano sempre più a dipendere l’uno dall’altro e a delegare all’esterno la guida e la tutela di noi stessi, è grandemente diminuita la capacità di vivere e di affrontare le circostanze unicamente basandosi sulle risorse naturali che ciascuno porta dentro di sé. Quindi i nostri sensi, non più abili ed esercitati, sono diventati deboli, grossolani e talvolta fallaci. E’ questo, certo, il prezzo più oneroso con cui l’uomo moderno paga la sua dipendenza dagli strumenti che il progresso scientifico e tecnico gli offre per condurre una vita più piacevole e più comoda di un tempo.

L’identica cosa è avvenuta per quello che abbiamo in precedenza denominato “sesto senso” (vale a dire la capacità di ricevere sensazioni di tipo interiore): esso si è quasi totalmente estinto da quando l’uomo ha cessato di esercitarlo nei suoi rapporti con l’esterno.

Gli animali lo hanno invece conservato! E’ indubitabile infatti la capacità e la finezza con cui un cavallo può determinare la personalità ed il carattere dell’uomo che gli siede in groppa; oppure come un cane può immediatamente stabilire e valutare l’onestà e le intenzioni di un estraneo o captarne una disposizione d’animo ostile; o come tutti gli animali in genere avvertano la presenza di un pericolo incombente od imminente. Questi sono tutti esempi di come agisce quello che abbiamo chiamato “sesto senso”.
Si pone ora il problema di come sviluppare ed affinare questa nostra capacità di carattere interiore; conoscerne la dinamica e padroneggiarla.

Aikido Kids

Una strada per raggiungere tale obiettivo è costituita dalla disciplina dell’aikido: essa è una « Via » per la conquista dell’armonica coordinazione del corpo con lo spirito. Quando il fisico e la mente sono coordinati insieme, essi si esprimono come un’unica cosa, in perfetta armonia fra di loro, e quindi amplificano e potenziano reciprocamente le rispettive qualità: inoltre ottenuto uno spirito calmo ed equilibrato, è possibile captare, anche nelle più piccole sfumature, quelle sensazioni di tipo interiore che provengono dall’esterno.

Il grande maestro e fondatore dell’AIKIDO, Ueshiba Morihei, usava dire che se si riesce a leggere con nitidezza nell’avversario il suo slancio interiore, è preferibile curarsi solamente di quello, poiché il suo corpo si muoverà nella scia di tale slancio e solo ad esso rimarrà collegato.

L’avversario non potrà mai colpire e vincere l’Aikidoista che abbia acquisito e padroneggi quest’arte essendo essa insuperabile in quanto arriva direttamente alla radice ed all’origine di ogni azione e dinamica dell’uomo: quella interiore. Questo è il retaggio della disciplina dell’aikido che tradotto dalla lingua giapponese significa « Strada dell’armonica coordinazione (del corpo) con lo spirito », unica ed ultima meta che deve essere ricercata da coloro che lo praticano.

Infatti come si è detto all’inizio, pur traendo origine da un’Arte Marziale, l’aikido non è puramente uno strumento di difesa personale, anche se possa essere facilissimo per l’aikidoista sconfiggere un eventuale avversario; anzi, proprio perché mira alla «Vera Vittoria» (alla vittoria assoluta), esso è una «Via» di purificazione dell’animo e del corpo per raggiungere il fine di vincere se stessi e conquistare la propria vera natura.

Per questo l’aikidoista applica, nella sua più alta espressione, il principio della «non-resistenza»: esso non significa rifuggire dall’azione od accettare supinamente il compimento dei fatti, bensì avere la capacità di sottrarsi ai loro effetti negativi lasciando che essi abbiano il loro corso e si esauriscano naturalmente senza che ne derivi un danno; solo in tal modo si può arrivare a compiere l’opera di frustrare la voglia aggressiva di un eventuale antagonista.

Infatti anche se si è sconfitto il proprio avversario, fin tanto che gli sarà lasciato il desiderio di attaccare, potrà sempre ancora arrivare il giorno in cui si sarà vinti da lui. Si avrà invece conseguita una vera vittoria proprio quando si sarà riusciti a cancellare dallo spirito del proprio antagonista questa voglia di attaccare. Vincere infatti significa non aver neppure iniziato a combattere; significa essere talmente forti sia nel fisico sia nello spirito, e soprattutto in quest’ultimo, da non opporsi con la forza o con la tecnica alle azioni altrui, anche se malvagie, ma bensì essere in grado di disimpegnarci da esse ed intervenire contemporaneamente in maniera efficace per dirigerle, insieme alle nostre, ad un bene superiore e ad una realizzazione comune.

Quest’aspirazione è il traguardo spirituale che I’aikido propone alla società, unitamente all’unica forma possibile ed autentica in assoluto di difesa personale.

 

Copyright Claudio Pipitone © 1972
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Originalmente Pubblicato su Rivista AIKIDO 1972 nr. 5 – pagina 10

 

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