1942 – La “Vera Dimostrazione”


La famosa/famigerata “True Demonstration” si tenne in Manciuria durante l’estate del 1942. L’occasione fu il 10º Anniversario della Fondazione del Manchukuo, il governo fantoccio giapponese della Manciuria, retto da Pu Yi, “l’Ultimo Imperatore” di Bertolucciana memoria. 

di SIMONE CHIERCHINI

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Preambolo Storico
Il 18 settembre 1931 il Giappone occupò la Manciuria, nella Cina nordorientale, evento che molti storici considerano come il primo passo verso l’apertura del fronte asiatico della Seconda Guerra Mondiale. Il 18 febbraio 1932, il Giappone dichiarò l’indipendenza della Manciuria dalla Cina e proclamò l’istituzione del Manchukuo, la “Grande Nazione Manchu”.

L’imperatore del Manchukuo Pu Yi, ultimo imperatore della dinastia Ching.

Lo scopo di questa mossa era di stabilire una testa di ponte da cui lanciare una futura invasione della Cina. Agenti giapponesi prelevarono Pu Yi, l‘ex imperatore della Cina, dalla sua residenza a Tianjin e lo portarono in Manciuria, ove fu destinato ad agire come capo di stato di facciata. Nel 1934 Pu Yi fu ufficialmente incoronato Imperatore del Manchukuo.

Manchukuo e Budo
Una volta preso il controllo della regione e istituito il proprio governo fantoccio, le autorità giapponesi avviarono un programma di colonizzazione politico-culturale della Manciuria.
Le arti del Budo vennero utilizzate come parte del più vasto sforzo per rafforzare questo controllo. Anche quello che sarebbe stato in seguito conosciuto come Aikido (allora Aiki Budo) ne fece parte.
Kenji Tomiki, uno dei più titolati allievi di Morihei Ueshiba, si trasferì in Manciuria nel marzo del 1936 grazie ad un’introduzione fornita da Ueshiba. Tomiki insegnò dapprima presso il Daitong College (Daido Gakuin). Le sue lezioni erano destinate a membri dell’esercito del Kwantung e dell’Imperial Household Agency. Nel 1938 venne costruita la Kenkoku University, a dimostrazione della solidità del dominio giapponese.

Con l’apertura dell’Università di Kenkoku nel 1938, Tomiki divenne insegnante presso la Kenkoku University, dirigendo il programma di Aiki Budo e Judo, ora parte del normale curriculum universitario. Nella sua opera era coadiuvato da Hideo Ohba, da parecchi anni suo assistente e amico.

Tomiki e Ohba in Manciuria

Pur vivendo in Giappone, tra il 1939 e il 1942 Morihei Ueshiba fu invitato più volte a insegnare e a tenere dimostrazioni presso la Kenkoku University, assistito da Tomiki e Ohba, e ne fu nominato consulente per le arti marziali. Nel 1941 Ueshiba divenne anche consulente della Manchurian Shin Buden Martial Art Association.

“True” Demonstration
Queste le parole di Hiroshi Tada (all’epoca dodicenne) a proposito di questo episodio:

“(…) Poi nel 1941 andai in Manciuria. Era il 10º Anniversario della Fondazione del Manchukuo, e venne organizzato un evento cui presero parte budoka da tutto il Giappone. Ci fu una grande manifestazione nella Sala delle Arti Marziali di fronte all’ultimo imperatore della Cina. Ho sentito dire che la dimostrazione che Ueshiba Sensei produsse in quella occasione fosse incredibile. Avrei dovuto andarla a vedere anch’io, ma mia madre e mia sorella si misero a parlare e facemmo tardi. Mio cugino la vide”.

Che cosa successe in quella dimostrazione? E per quale motivo divenne famosa e venne ribattezzata “The True Demonstration” (La Vera Dimostrazione)?

In un articolo biografico su Hideo Ohba (scritto da Fumiaki Shishida, allievo di Kenji Tomiki e professore presso la Waseda University, e contenuto in “Hideo Ohba – The Aikido of Quiet Taste” di Paul Wildish) è riportato quanto segue.

Morihei Ueshiba (seated), pictured between Kenji Tomiki (left) and Hideo Ohba (right) – 1942

“L’uke di Ueshiba per quella dimostrazione fu Hideo Ohba. In seguito Ohba raccontò dell’evento con le seguenti parole: “Dato che in quel momento l’Imperatore della Manciuria era in una posizione elevata  simile a quella dell’Imperatore del Giappone, pensai che non avrei dovuto fare da uke a Ueshiba come avveniva di solito. Se Ueshiba Sensei era un vero maestro, poteva gestire senza problemi veri pugni, spinte o prese. Quindi decisi di attaccarlo per davvero.
Una volta sul luogo della dimostrazione, vidi che nel grande dojo Shimbuden erano presenti molti maestri di Budo. Guardai Ueshiba Sensei: la sua barba sporgeva verso di me, i suoi capelli erano dritti e gli brillavano gli occhi. Mi dissi che era proprio un vero maestro. Poi mi concentrai sul fargli da uke, pensando a come fosse diverso affrontare un maestro.
Alla fine della dimostrazione ci inchinammo e ci mettemmo in posizione seduta in un angolo del dojo. Da lì avremmo poi dovuto camminare verso i posti dove si sedevano i maestri. Tuttavia, sentii qualcuno tuonare: “Idiota che non sei altro!”. Ueshiba Sensei era una persona irascibile, e non era riuscito ad aspettare che fossimo tornati ai nostri posti. Mi urlò addosso in quel modo davanti a tutti.
Fino a quel momento avevo pensato che fosse un maestro meraviglioso e davvero un grande, ma quel suo grido mi fece scoppiare lo spirito come se fosse una bolla. Ci mettemmo a sedere. Ueshiba Sensei non mi sorrise, era di cattivo umore e mi fece sentire minuscolo.
In quel momento Hideo Sonobe, che si diceva essere senza pari in Giappone o altrove nell’uso della Naginata, arrivò dove erano seduti i maestri. Intanto stavano continuando le dimostrazioni di Iai e Naginata. Sonobe disse: “Signor Ueshiba, non ho mai visto tecniche più meravigliose di quelle che ha mostrato oggi. Davvero fantastiche!”.
Ueshiba Sensei, che era di cattivo umore, le domandò quale parte le fosse piaciuta. Mi chiese poi di trovare un posto dove poter parlare e andammo tutti giù nel seminterrato dello Shimbuden, ove loro discussero di teoria delle arti marziali per due ore. Ascoltandoli parlare, sentii Ueshiba Sensei chiederle che cosa le piaceva. Lei rispose che le interessavano le “connessioni” tra le tecniche (tsunagari). Io non sapevo nulla di queste connessioni. Avevo sentito dire che la Dai Nihon Butokukai stava facendo fatica a decidere chi avrebbe dovuto scegliere come miglior spadaccino per quell’anno, e aveva chiesto a Sonobe Sensei la sua opinione. Quando sentii Sonobe Sensei dire a Ueshiba Sensei che non aveva mai visto tecniche così meravigliose anche se lo aveva visto dimostrare spesso, decisi di imparare Naginata per ricercare queste “connessioni”.”

L’unica foto a noi giunta dalla “Vera Dimostrazione”. Shimbuden Dojo in Manciuria, 1942

Quando era di buon umore, Hideo spesso raccontava questa storia ai suoi allievi. Una volta gli chiesi: “Sensei, quella volta che hai attaccato Ueshiba Sensei per davvero, gli riusciva a eseguire le tecniche come faceva di solito nelle sue normali dimostrazioni?” Ohba rispose: “Mi sembrò che Ueshiba Sensei avesse  difficoltà ad eseguire le tecniche in modo fluido”.
Penso che Tomiki sensei fosse critico del fatto che le dimostrazioni di Ueshiba erano diventate gradualmente più morbide. L’idea di Tomiki era che una tale morbidezza fosse un modo per far fare bella figura alla persona che proietta, ed era una cosa diversa da come dovrebbero essere le arti marziali. Questa dimostrazione di Ueshiba e Ohba ricevette il massimo elogio da parte di una grande artista marziale grazie agli attacchi sinceramente duri di Ohba, e grazie al fatto che Ohba si rifiutò di partecipare a una dimostrazione prestabilita come avrebbe fatto normalmente. 

Interpretazione
Durante la “True Demonstration”, quindi, avvenne che Hideo Ohba cambiò le regole e soprattutto lo spirito del gioco di quella che avrebbe dovuto essere una “normale” dimostrazione di arti marziali, con un formato cioè a grandi linee prestabilito e uno spirito, appunto, “da dimostrazione”. Ueshiba si trovò a gestire attacchi estremamenti realistici in pubblico, in un contesto in cui avrebbe dovuto dimostrare la sua arte a fini propedeutico-didascalici. Shigenobu Okumura, che assistette alla dimostrazione, la ricorda infatti quanto segue: “A quel tempo ero uno studente ed ebbi modo di vedere quella dimostrazione. É stata la dimostrazione piú seria che abbia mai visto. Posso affermare che non si sia trattato affatto di una dimostrazione prestabilita”.

Ueshiba e Ohba assieme negli anni sessanta

Quello che Ohba aveva messo in moto fece profondamente arrabbiare Ueshiba, che rimase nero di rabbia fino a quando non fu rasserenato dalle parole con cui Hideo Sonobe lo elogiava. Sembrerebbe realistico supporre che il formato della dimostrazione normalmente scelto da Ueshiba fosse pensato per mostrare in che modo Ueshiba stesso, innanzitutto, volesse che il suo Aiki venisse percepito e considerato. Gli attacchi rudi e non prestabiliti di Ohba lo avevano costretto a fare e mostrare altro, e lo aveva dovuto fare con una maestria altra dal suo Aiki. L’ironia è che, nonostante gli elogi di Hideo Sonobe, che gli fecero sicuramente piacere, durante la “Vera Dimostrazione” Ueshiba fu costretto a mettere in pratica quello che non aveva nessuna intenzione di fare e/o proporre nel suo corrente sviluppo di budoka. Da questo episodio sembra potersi dedurre che l’Aikido che Ueshiba stava ancora formulando richiedesse un uke in qualche misura cooperativo. La “Vera Dimostrazione” risultò ai suoi occhi del tutto falsa, perche se Ueshiba era pur sempre stato in grado di cavarsela brillantemente, non era quello che voleva si facesse quando si presentava l’arte e la si insegnava.

Poco dopo il suo ritorno in Giappone da questo ultimo viaggio in Manciuria, Morihei Ueshiba lasciò Tokyo, ridotta in rovine dai bombardamenti americani, e si ritirò a Iwama, tappa fondamentale per lo sviluppo dell’Aikido moderno.


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