FIJLKAM Aikido: Una (Ri)Nascita? – Intervista a Marco Rubatto


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La storia dell’Aikido federale va indietro fino agli inizi dell’Aikido in Italia e fra alti e bassi ha inciso su di essa, sia per successi che per carenze. Dal 2017 la federazione si è dotata di un Comitato tecnico Nazionale nuovo di zecca, di cui Marco Rubatto è stato nominato presidente. Sentiamo dalle parole di Rubatto una descrizione di quanto fatto finora per snellire e rimodernare l’Aikido FIJLKAM. Abbiamo poi sottoposto Marco ad un fuoco di fila di domande oneste e senza veli, come tradizione di AIN. Lasciamo il risultato del tutto al vostro scrutinio

di SIMONE CHIERCHINI

Marco Rubatto ci racconta cosa c’è di nuovo in FIJLKAM Aikido

Buongiorno a tutti,

mi chiamo Marco Rubatto. Avrò conosciuto molti di voi sicuramente su qualche tatami in giro per l’Italia. Sono entrato in Federazione nel 2001 e da subito ho iniziato ad esplorare un mondo che non conoscevo, ovvero quello della disciplina vista come “sportiva”, poiché arrivavo da un’associazione privata di Aikidoka, nella quale di certo questa dimensione era assente. Dal 2012 occupo il ruolo di Fiduciario Regionale per il Comitato Piemonte e Valle d’Aosta e quindi per quasi due decenni sono stato parecchio coinvolto nell’organizzazione dell’Aikido federale, prima del mio Dojo, poi della mia regione… e dal 2017 anche del resto del Paese. Sì, perché – piuttosto inaspettatamente – nel marzo del 2017 sono stato nominato Presidente della Commissione Tecnica Nazionale (che è composta da 3 persone): ciò è avvenuto in un periodo nel quale la Federazione aveva deciso di rinnovare tutte le Commissioni Tecniche di ogni Settore (quindi anche Lotta, Karate, Judo, etc.), dando in qualche modo una “svecchiata”. Sono il più giovane Presidente di Settore che la Federazione abbia mai avuto.

Stando in questo ambiente da ormai da parecchi anni, mi era palese quanto il settore Aikido avesse al suo interno problematiche piuttosto evidenti, sia sotto il punto di vista organizzativo, che relativamente alla qualità delle attività proposte. Ci è stata data una bella gatta da pelare, potremmo dire, poiché io ed i miei due colleghi di allora, ovvero Giancarlo Giuriati e Cesare Mercuri, ci trovavamo in una situazione di profonda sofferenza e disordine rispetto al Settore che eravamo stati chiamati a coordinare e dirigere. Poco dopo la nostra nomina (la Commissione Tecnica Nazionale viene nominata dal presidente federale in persona e non prevede alcuna votazione), Cesare Mercuri rassegnò abbastanza inaspettatamente le sue dimissioni, e quindi Giovanni Desiderio ne prese il posto. Venne così a formarsi la Commissione Tecnica Nazionale che dal 2017 ad oggi si è adoperata per lavorare a favore della disciplina che tutti noi pratichiamo ed amiamo.

Desiderio Rubatto GiuriatiDevo dire di ritenermi molto fortunato poiché il rapporto con i maestri Giovanni e Giancarlo è veramente bello e proficuo: siamo una commissione vera, nel senso che ci confrontiamo e discutiamo di qualsiasi cosa insieme prima di prendere una decisione e cerchiamo di trovare una prospettiva che ci veda concordi prima di procedere, tanto che da 3 anni a questa parte non ricordo che si sia ricorsi alla votazione per prendere una decisione. A partire dal primo memento abbiamo messo giù un programma di cambiamenti da realizzare nel breve, medio e lungo termine, che abbiamo poi condiviso con tutto il Settore. Per la prima volta la Commissione Tecnica Nazionale ha iniziato ad essere direttamente contattabile da chiunque, ed al termine di ogni Seminar Nazionale abbiamo predisposto dei moduli con i quali raccogliere le opinioni e le critiche dei partecipanti, per permettere di scambiare informazioni e suggerimenti con la base del movimento.

Già da anni ci rendevamo conto (tutti e tre abbiamo una storia piuttosto lunga all’interno dell’Aikido FIJLKAM) che il vecchio programma tecnico non aveva più alcun senso, non perché fosse tecnicamente inidoneo, ma perché basato su un’unica didattica (quella dell’Iwama Ryu di Saito Sensei), mentre le esigenze di una Federazione sono quelle di patrocinare una disciplina nella sua interezza ed onorare ogni sua forma di espressione. Quindi, nonostante io stesso e Giancarlo fossimo cresciuti seguendo proprio questa didattica, ci siamo messi sotto per creare un programma federale unificato, che potesse prevedere esami di graduazione dan indipendenti dai tecnicismi specifici di ciascuna Scuola o stile di Aikido. Come ce l’abbiamo fatta? Semplice, facendo un passo indietro dal mero formalismo per approdare al mondo dei principi della disciplina, che sono comuni a qualsiasi persona che abbia due braccia e due gambe, ma soprattutto una testa pensante. Le tecniche ci sono ancora, ovviamente, ma svolgono solo la funzione di “contenitori” con i quali – ciascuno come lo ritiene, secondo la propria prospettiva dell’Aikido – vivificare la disciplina che si pratica. In questo modo ciascuno può mantenere il suo stile, il suo Maestro e Scuola di riferimento… ma può anche contemporaneamente vivere ed agevolarsi di numerose “aree comuni” che ogni praticante è più che interessato a contattare in modo diretto.

Il secondo punto importante del nostro lavoro è stato quello di creare un protocollo d’ingresso in Federazione, per normare la fisiologica osmosi di tutti quei praticanti che magari hanno ambientato la loro pratica altrove in precedenza, ma che ad un certo punto desiderano entrare a far parte della Federazione. Non esisteva nulla di tutto ciò in passato, nel senso che gli ingressi, i riconoscimenti di gradi e qualifiche erano completamente affidati a valutazioni di tipo soggettivo, quindi poco difendibili di fronte ad una collettività. Ora il protocollo è on-line, scaricabile e consultabile da tutti. In questo modo fin da subito è chiaro a chiunque cosa comporti entrare in Federazione, a quali esami di verifica si può essere sottoposti per vedersi parificare o riconoscere gradi e qualifiche presi presso altri Enti. Era una questione di chiarezza che andava fatta per etica, in modo da porre termine al precedente (vero o presunto) mercimonio di pezzi di carta.

Rubatto Marco 04Non molti sono informati del fatto che la federazione è l’unico Ente del CONI a patrocinare direttamente la pratica dell’Aikido in Italia, e che esistono numerose differenze fra il praticare al suo interno o al di fuori da essa. Mi rendo conto che può non essere semplice comprenderne le notevoli differenze, soprattutto perché molte Enti ad essa esterni non hanno interesse a farla percepire ai propri iscritti. Un esempio recente della rilevanza della federazione: per costituire un protocollo di sicurezza per la ripresa delle attività durante il periodo Covid-19, il CONI ha chiesto alle Federazioni Nazionali di profilare i rischi delle discipline patrocinate. Non lo ha chiesto all’Aikikai d’Italia, né alla miriade di entità che si propongono impropriamente come Federazioni. Come mai? Per questo affermo che un documento che tratteggi bene onori ed oneri dell’ambientare la propria pratica in una Federazione Nazionale vera fosse quindi fondamentale, e fino ad un anno fa, anche mancante. Ora però c’è anche quello.

Lo step successivo è stato quello di pubblicare un albo di Docenti Federali accreditati: ovviamente gli albi federali non ce li siamo inventati noi, c’erano da sempre. Solo che il GDPR sulla privacy (Regolamento UE 2016/679 del maggio 2018) vietava la diffusione dei dati. Lo abbiamo quindi ricostruito per il solo Settore Aikido e pubblicato: mi fa piacere ora constatare che anche altri Settori Federali stanno facendo la stessa cosa per i loro associati. A questo punto è da aggiornare nuovamente, e lo faremo al più presto. 

In tema di novità apportate, sin da subito abbiamo cambiato la concezione stessa di Stage Nazionale, che già da 3 anni non è più un mero avvicendarsi dei membri della CTN alla conduzione tecnica di un paio di giornate di allenamento, ma una vera e propria condivisione di tutto il Settore Aikido e dei suoi tecnici a tematiche molto importanti per la disciplina. Ora è più un workshop che un guardaroba di modalità di tirare uke sul tatami. Abbiamo creato una collaborazione fra i tecnici di più alto rango che – a turno – coadiuvano la CTN nell’insegnamento, e ciascuno tiene lezioni tematiche, sia tecniche, che legate ai principi ed alle varie prospettive della disciplina. Questo sembra abbia incontrato un buon favore da parte dei partecipanti, e l’atmosfere si è notevolmente rasserenata rispetto a qualche anno fa. Ora ci sono persone che vengono allo stage di Ostia perché fa loro piacere; prima la maggioranza dei tecnici lo faceva per non avere ripercussioni sulle proprie carriere (in Federazione la formazione continua dei tecnici è obbligatoria per il mantenimento delle proprie qualifiche d’insegnamento).

Ci siamo insediati in un momento che potremmo finire “di emergenza” ed abbiamo lavorato con impegno per colmare le lacune più evidenti di un modus operandi che non ha più granché senso nella nostra epoca, perché basato perlopiù su un utilizzo vile della gerarchia, e non sulle competenze reali di chi gestiva i Settori (lo dico in generale, ben oltre l’Aikido stesso). Da questo grosso lavoro di ristrutturazione non siamo ancora del tutto usciti, poiché i problemi erano davvero tanti e i nostri interventi hanno quindi dovuto darsi delle priorità per sistemare i più urgenti.

Al momento siamo al lavoro per preparare un programma adeguato per tutti coloro che frequentano i corsi per ottenere le qualifiche di insegnamento. In Federazione questi corsi esistono da sempre (al contrario della maggioranza degli Enti al di fuori di essa) e sono anche molto ben curati: esiste un’area comune al Judo, Ju Jitsu e Karate che è ben spiegata e realizzata, ed un’area specifica (riservata ad ogni disciplina), nella quale non esisteva nulla di scritto per l’Aikido: il problema fino ad oggi era in quest’ultima parte, ovviamente. Stiamo quindi creando i quaderni didattici sui quali studieranno i nostri Allenatori, Istruttori e Maestri, anche per favorire la meritocrazia che queste qualifiche devono necessariamente possedere per avere un valore reale, oltre che burocratico. Stiamo cioè lavorando per portare sostanza nella forma e far sì che questi due aspetti non risultino polari opposti, come spesso invece in passato è accaduto.

Rubatto Marco 07-1
Un altra brutta piega che sapevamo essersi incancrenita era l’abitudine di promuovere po’ alla leggera sia i gradi tecnici dan (facendo sì che il livello medio si abbassasse molto), che le persone che facevano richiesta di qualifiche. Crediamo che la meritocrazia deve essere un elemento importante, specie per selezionare le persone che saranno alla guida del nostro movimento in futuro: la salubrità stessa del mondo dell’Aikido di domani dipende da eventuali sagge decisioni che prendiamo tutti insieme oggi.

Lo scorso anno, infine, abbiamo pubblicato il Regolamento del Settore Aikido, che altro non è se non una “declinazione in linguaggio aikidoistico” dello Statuto Federale e del Regolamento Organico Federale – che sono documenti importanti, ma di difficile lettura per un non addetto ai lavori. Dobbiamo infatti comprendere che la Federazione nasce per patrocinare gli Sport Olimpici, quindi è ovvio che abbia modalità organizzative e comunicative non del tutto prossime a quelle che di solito vengono utilizzate nel mondo dell’Aikido tradizionale.

Diventa però altrettanto importante mettere da parte questo iato fra la nostra disciplina e l’istituzione che in Italia ha il mandato di patrocinarla… poiché solo così facendo potremmo uscire dalla storica frammentazione che ci ha sempre riguardato tutti. Non è mio/nostro compito, né intenzione fare confluire in FIJLKAM ogni aikidoka in Italia, ma lo è dare senso a cosa si può fare per chi sceglie di percorrere una certa strada, che certamente si lascia alle spalle i settarismi, i Maestri-padrone, l’incapacità di confrontarsi con persone provenienti da esperienze differenti, e così via. Credo ci sia un forte bisogno che l’Aikido smetta di sguazzare nelle pozzanghere nelle quali molti di noi (consapevolemente o meno) lo hanno confinato: la Federazione questo lo fa di default, in ogni suo Settore. Con l’Aikido non sempre gli era riuscito bene (le vicende sono state varie ed altalenanti, ma non è questa la sede per farne cenno), ma da qualche anno le cose sembrano in netto miglioramento. Il lavoro da fare è ancora veramente vasto, ma siamo pronti a farlo; abbiamo visto i praticanti, i tecnici e le Società Federali aumentare notevolmente di numero nell’ultimo triennio (circa del 15%), il che non è male. Segno che in qualcosa ci abbiamo preso!

Ringrazio Simone Sensei per la seguente intervista, conservando nel cuore le belle sensazioni di quando sin dal 2012 abbiamo condotto insieme l’Aikido Blogger Seminar per un paio di edizioni. Non mi è venuto di parlare al singolare, perché veramente per me il Maestro Giancarlo Giuriati ed il Maestro Giovanni Desiderio sono parte integrante di tutto il grande lavoro di cambiamento che è costantemente in atto. A loro va il mio più grande ringraziamento. Stiamo cercando di portare in Federazione (ovvero in un’organizzazione che si occupa di Aikido) un “NOI” dove prima c’era solo un “IO”. Questo è veramente qualcosa di inedito ed interessante: non che la gerarchia non abbia un suo valore intrinseco, è che l’organicità delle scelte condivise ha tutto un altro sapore ed effetto. Ne sono personalmente un lieto testimone.



Intervista a Marco Rubatto

Rubatto Marco 09CHIERCHINI
Quanto il tuo personale nascere come aikidoka Iwama-style e il tuo successivo trascendere lo “stile” in un Aikido più libero e personale ha influenzato l’apertura della federazione ad un Aikido finalmente multi-stile?

RUBATTO
Credo lo abbia influenzato parecchio, perché per me sarebbe stato impossibile prendere una piega simile un decina di anni prima, per esempio. Sicuramente la mia maturazione personale ha inciso, però è altrettanto vero che le cose sembrano essersi armonizzate anche con i tempi giusti per molti altri Aikidoka, inclusi i miei colleghi della CTN; ormai non credo sia più difendibile una posizione troppo arenata su posizioni esclusive (nel senso che “le cose si fanno così è basta”). È forse più l’ora di essere inclusivi. Diciamo che era forse maturo il tempo sia per me, che per la nostra collettività… quindi la cosa è stata spontanea e ne sono contento, perché forzare un processo simile credo che sarebbe risultato sciocco ed improficuo.

CHIERCHINI
Come si pone, oggi, la direzione federale nei confronti del proprio settore Aikido? Puoi testimoniarci di un cambio di atteggiamento rispetto al trascorso disinteresse?

RUBATTO
Credo non ci sia mai stato un vero disinteresse, si trattava forse piuttosto di un fraintendimento. Diciamo che alcuni miei predecessori più che operare per il settore Aikido hanno forse lavorato per se stessi e comunicavano alla direzione federale ciò che faceva loro comodo.
Devo testimoniare che, sin dal nostro insediamento, abbiamo incontrato solo apertura e desiderio di supporto, e prova ne sia che in soli 3 anni siamo riusciti a fare un buon numero importante di cose per il Settore, che erano rimaste bloccate forse per quasi un decennio.
La Federazione stima il nostro Settore: è necessario aiutarla a comprendere una disciplina che è profondamente differente da chi vive di competizioni e va alle Olimpiadi; è forse più una questione di “traduzione” del linguaggio Aikidoistico a chi si occupa di qualcosa di simile, ma non sempre uguale. È fra l’altro la stessa fatica che fanno coloro che da fuori della Federazione ci entrano: è necessario creare un vocabolario comune per parlare di ciò che ci interessa… l’importante che l’interesse ci sia, e devo dire che sono grato per quanto se ne è manifestato fino ad ora.

Rubatto Marco 06CHIERCHINI
La direzione presa dalla nuova Commissione Tecnica Nazionale sembra muoversi verso un meritorio snellimento e ammodernamento del Settore Aikido FIJLKAM. Tuttavia, come da te sottolineato, la gestione di gradi e qualifiche in passato ha portato a un depauperamento del livello tecnico generale. In che modo contate di riportare qualità all’interno dell’Aikido federale? Progettate di avvalervi anche di consulenti tecnici esterni?

RUBATTO
Ci abbiamo lungamente riflettuto e sicuramente lo faremo ancora: al momento la direzione di consulenti tecnici esterni è qualcosa di potenzialmente possibile, ma non è nel to-do-list più immediato, e spiego il perché: in Federazione c’è gente che pratica Aikido da più di trent’anni, non mancano i tecnici valenti… è solo mancata la possibilità di farli esprimere e prestare la loro opera per creare un’identità comune.
A livello personale, mi fanno sempre un po’ sorridere le realtà che devono avere per forza un insegnante di alto rango, specie con gli occhi a mandorla, per credere di fare un buon Aikido. Quarant’anni fa poteva avere un senso, ma ora non più: c’è più bisogno di capire come fare Aikido insieme condividendo compiti e responsabilità, piuttosto che chiamare “uno figo” che ci insegna come stare in hanmi e fare sankyo. È una sfida molto più ambiziosa di diventare cloni di qualche nome altisonante, secondo me… e sono veramente rari i gruppi che ci sono riusciti, senza ricadere nel vecchio paradigma della piramidalità.
Nel lungo periodo, una cosa che ci piacerebbe fare è creare un programma di inter-scambio con le realtà nazionali più organizzate, sicuramente fra le quali ci sarà anche il Giappone… ma sarà un rapporto di scambio, non di dipendenza. Abbiamo sperimentalmente constatato che la tecnica è importante, ma il livello alto non si può solo raggiungere attraverso di essa: basta fare gli errori del passato… almeno proviamo a farne qualcuno di nuovo!

CHIERCHINI
Da sempre la federazione è stata percepita da chi ne è all’esterno come una minaccia alla propria esistenza nella comunità aikidoistica italiana, quando invece avrebbe dovuto esser vista come il naturale porto d’approdo. Le ragioni di questo sono molteplici, ma ci interessa maggiormente il futuro. Si può iniziare a sperare che il verbo preferito nelle stanze federali sia passato da “assorbire” ad “aprire”?

RUBATTO
Domanda delicata, ma va fatta chiarezza: l’apertura c’è, ma c’è anche una mentalità che è molto differente da quella che si trova nelle Associazioni esterne, e da questo può generarsi incomprensione e fraintendimento. La Federazione ha interesse a promuovere le sue discipline, ovvio, ma non ha interesse a svendersi per farlo: credo che sia questo che possa avere alimentato l’impressione di “assorbimento” e non di “apertura”. In realtà, l’unica storica volta in cui ci fu un’apertura vera e propria, operata grazie al progetto del nostro compianto Fausto De Compadri Sensei, si vide come essa venne utilizzata in modo molto immaturo da parte di coloro che ne approfittarono. Vennero comparati automaticamente un sacco di gradi, create qualifiche dal nulla, ci fu un anno in cui sul tatami eravamo in 300; però fu un fulmine a ciel sereno, che duro poco nulla.
Non solo i tempi non erano forse maturi, ma non c’era una vera e propria cultura del prendere e del dare, e di solito le persone quando è ora di prendere lo fanno volentieri, mentre quando è questione di dare un po’ meno. Ora è diverso: se vuoi entrare, sai esattamente cosa ciò comporta soprattutto in futuro (cioè niente salti mirabolanti di gradi, corsi per acquisire le qualifiche d’insegnamento, formazione permanente per i docenti, sia regionale che nazionale, etc).
C’è una cosa in cui mi auguro che la Federazione sia percepita ancora come una minaccia, ovvero la minaccia di non poter più fare un sacco di bestialità che vedo mensilmente operare ad un tot di organizzazioni: auto-attribuirsi gradi, cariche, ed incarichi, inventarsi qualifiche, evitare percorsi strutturati… ecco, chi ha ancora voglia e bisogno di questo genere di cose è proprio bene che remi ancora alla larga.
Il problema fra “entrare” ed “essere assorbiti” si risolve nel chiederci se si vuole andare ad accettare un protocollo che ora è più che funzionante, o si vuole andare a “contrattare” come al mercato del pesce: “Ma se entriamo in 100, la Federazione ci da questo, questo e quello?”. Immaginate di fare da soli un concorso in polizia, oppure di arrivare al distretto con altri 10 amici: cambierebbe il trattamento per voi che li avete portati? Certo che no, beh, in Federazione è la stessa cosa. Il problema è che molto sono abituati a trattare con Associazioni ed Enti che trattano l’Aikido come le promozioni delle compagnie telefoniche; questo forse è un vero problema.

PalaFIJLKAMCHIERCHINI
Quali paletti vi sono stati posti dalla presidenza federale? Dove arriva la capacità della commissione Aikido di riformare all’interno e interagire all’esterno con realtà di medesimo sentire? 

RUBATTO
I paletti sono due, e sono lo Statuto Federale ed il Regolamento Organico Federale… stop, e sono quelli che valgono anche per tutte le altre discipline: quelli non abbiamo possibilità di cambiarli, ma non avrebbe nemmeno un gran senso farlo, a dire il vero. In passato si è sentita molto la difficoltà di adottare un regolamento simile, per esempio, a quello del Judo, che però è una disciplina profondamente differente. Beh, dopo essermi studiato un tot questi documenti, ho compreso solo che non erano stati compresi da chi lo affermava. Non possiamo cambiare o ristrutturare l’organigramma federale per creare nuove poltrone, per esempio… e questo non piace, ma siamo sicuri che servirebbe?
Vi faccio un esempio: quando un Maestro di alto grado proveniente da un altro Ente chiede di entrare in Federazione, spesso le domande che ci vengono rivolte sono due: “Mi riconoscerete il grado?” e “Che ruoli regionali/nazionali potrò ricoprire?”.
Un atteggiamento simile, a mio avviso, è ben poco congruo con la disciplina che pratichiamo: la nostra risposta è: “Farai un esame di comparazione, nel quale avrai modo di far valere la tua esperienza” e “quindi sarai semplicemente un Senpai, che man mano saprà farsi apprezzare per le sue qualità, quindi sarà naturale – con il tempo – affidarti incarichi regionali o nazionali di responsabilità (come tenere stage, organizzare cose…)”. Beh, non vi sembrerà vero, ma dopo la prima risposta di solito già spariscono in molti… La scusa è che non sembra loro giusto entrare in un luogo che non riconosce pro bono e senza battere becco cotanta illuminazione, invece credo che il problema sia altrove… È qui che forse la gente si sente “assorbita” e non “accolta”, per finire di rispondere alla domanda precedente, però non so se sia realmente così. Quando entro in un Ente mi devo ricordare innanzi tutto che non me lo ha prescritto il dottore, ma è una mia libera scelta, poi prima di accampare pretese, sarebbe forse più coerente mettermi in ascolto del modus operandi ed a servizio di esso, per quanto mi compete. Le cose bisogna anche guadagnarsele ogni tanto, e spiace vedere che siano spesso i cosiddetti “Aikidoka esperti” a cercare scorciatoie per non farlo.
Il Regolamento Organico Federale impedisce proprio queste “prese della Bastiglia” da parte di chi sino a ieri stava altrove e quando entra vuole diventare un gerarca. In Federazione non abbiamo gradi alti, quindi fa gola entrare perché si ragiona ancora in modo piramidale: “Se entro io che sono 7º dan, poi deciderò tutto, perché sono il Senpai!”. E invece no! Ti metti li, in mezzo agli altri, ti tiri su le maniche come facciamo tutti e ci aiuti a portare avanti la baracca… e se sei uno stallone di razza, tranquillo che più che nostro interesse non lasciarti nella stalla troppo a lungo, come hanno fatto le generazioni prima della nostra con i loro Kohai. Ci siamo forse dimenticati che la radice etimologica di “Samurai” deriva dal verbo “servire”…
Faccio un altro esempio: il Regolamento Organico Federale sancisce che i gradi si possono dare sino al 2º dan presso il proprio Comitato Regionale, altrimenti è necessario venire allo Stage Nazionale al Centro Olimpico di Ostia: anche questo so che non piace, ma è anche la modalità nella quale riusciamo a fare una vera differenza con tutti coloro che non hanno questi paletti. Non è facile comprenderlo al volo, ma i paletti che non stanno simpatici e che alcuni Aikidoka vorrebbero togliere perché “non adatti alla disciplina”, in realtà si rivelano solo “non adatti a chi desidera costruire il proprio orticello privato”, fatto però con regole proprie. Noi facciamo esami solo di fronte a commissioni, che talvolta non conoscono i candidati. Alcune volte questo spaventa, lo so, ma è differente all’esame di maturità? È differente all’università?
Diciamo che molti vorrebbero cambiare una mentalità che sembra divergente dalla tradizione dell’Aikido, nella quale è ogni maestro conferisce i gradi ai propri allievi… però quella che da sempre c’è in Federazione risulta per molti versi molto più congruente con la società e con il tempo in cui viviamo.

Rubatto Marco 03CHIERCHINI
Nel corso di questo triennio avete avvertito influenze o ingerenze politiche?

RUBATTO
Sai, come dicevo, siamo entrati in un momento molto particolare, in cui i problemi erano davvero tanti… però vere e proprie ingerenze politiche no: abbiamo incontrato una moltitudine considerevole di problemi da superare, quello sicuramente! I primi ad essere scontenti sono stati proprio i Senpai che c’erano, che forse hanno (infondatamente) creduto che venisse usurpato loro un trono… e che quindi hanno pensato bene di farci un tot di guerra. Alcuni hanno anche abbandonato la Federazione, quando hanno avuto chiaro che avrebbero potuto ancora fare qualcosa per essa, ma non più tutto ciò che volevano. Le “influenze” più ostiche sono state da parte di quelli che dicevano la famosa frase “Ma noi abbiamo sempre fatto così”, ovvero quegli Aikidoka refrattari al cambiamento… un bel paradosso in termini per una disciplina così famosa per la sua dinamica ed adattabilità, non è vero?! Ancora una volta la riprova che una grande esperienza e magari un grado elevato non sono necessariamente segno di avere maturato i principi e le prospettive della disciplina.

CHIERCHINI
Nel corso degli anni sei cresciuto come insegnante e come gestore. Il tuo corrente ruolo è chiara manifestazione che il tanto lavoro profuso ha prodotto un corrispondente riconoscimento degli sforzi fatti. Ogni rosa ha tuttavia le sue spine, e alcuni ti accusano di essere un animale politico, prima che un aikidoista. Cosa hai da rispondere a questo tipo di argomentazioni?

RUBATTO
Forse queste accuse me le sono rivolte da solo ancora prima che me le facessero altri, posso dire cosa mi sono risposto se è utile…
Quando ho iniziato ad insegnare Aikido, credevo che per essere un bravo insegnante bisognasse avere una buona tecnica, quindi tutti i miei sforzi sono andati nella direzione di fare del mio meglio per acquisirla. Poi però mi sono accorto che era essenziale anche sviluppare alcune specifiche capacità comunicative, un attimo dopo mi sono reso conto che serviva anche una buona capacità di gestire le dinamiche di gruppo… tutte cose che, di per sé con l’Aikido di “cadi e rialzati con un buon ritmo” sembrano entrarci ben poco! Ora so che non è così…
Quando sono approdato in Federazione, ricordo che scrivevo alcuni articoli per Athlon (il giornale federale) ed avevo difficoltà nel rapportarmi con la Segreteria Federale, perché trovavo spesso tensione negli scambi. Il Maestro De Compadri ricordo che mi disse che avrei dovuto imparare “l’arte della diplomazia”, che caratterialmente non è esattamente ciò che mi è più prossimo. Se l’apprendere questa capacità ha migliorato la qualità dei rapporti (e lo ha fatto), ma mi fa sembrare “solo un politico”… ben venga questo fraintendimento! Io credo che nel nostro mondo ci sia ancora molta immaturità e molta necessità di scindersi e schierarsi: quindi ci sono le etichette “la bestia da tatami”, “l’abile tecnico” che non sa un tubo di filosofia, c’è poi “il filosofo”… e c’è anche “il politico”.
Secondo me invece ci sono solo le persone: io ho fatto un pezzo di strada e molta so di averne ancora da fare… in ogni caso essa mi ha trasformato – spero in meglio – ma sicuramente in qualcuno che non mi aspettavo di diventare. So già da ora che il mio futuro non sarà tutto dedicato alla ristrutturazione di un Settore Federale, ho altro in mente. Ho ritenuto e ritengo tutt’ora importante dare il mio contributo, semplicemente perché reputo troppo comoda la posizione di chi (dentro o fuori dalla Federazione) sta lì a lamentarsi delle cose che non funzionano… ma senza fare nulla di concreto per migliorarle. Forse sono un politico esattamente come credo dovrebbe esserlo ogni italiano rispetto al proprio governo. Quando invece l’attributo mi viene appioppato per denigrare in modo sterile, lascio che facciano: ho troppo da fare per pensare a simili gossip.

Rubatto Marco 01CHIERCHINI
In passato la federazione si è avvalsa di tecnici di alto livello come i maestri Paolo Corallini e Massimo Aviotti, cui indubbiamente l’Aikido federale deve il proprio sviluppo recente. Questo nuovo corso non rischia di finire sminuito dal confronto con altri enti all’interno di un mercato in cui tutti i gruppi fanno diretto riferimento a grandi maestri (veri o presunti)?

RUBATTO
Secondo me no, perché si è spesso scambiato “grandi tecnici” con “grandi maestri”… ma questi termini non sempre purtroppo sono sinonimi. La tecnica in Aikido è molto importante, ma non è tutto… anzi, è forse solo la punta dell’iceberg, ed abbiamo visto a che disastri espone affidarsi solo a quella: hai citato nomi a cui devo personalmente molto, ma hai citato “grandi tecnici”… a noi ora non serve un nome altisonante, un grado elevato o qualcuno che con il suo kotegaeshi incanti la platea: ora ci serve normalità, ci serve ritrovare la passione per ciò che pratichiamo… e per quella ci va un buon kimochi, ed i più grandi maestri che abbiamo trovato sono proprio i nostri neofiti, quelli cioè che magari non hanno gradi, i cui nomi non li conosce nessuno… ma hanno voglia, e ne hanno un sacco!
In Aikido esiste un principio che si chiama “shoshin”, ovvero “mente da principiante”: stiamo puntando tutto su questo… e funziona! Un Maestro di alto grado, 4 o 5 anni fa, mi disse: “Chi credi che pagherebbe per venire ad Ostia a fare il Seminar Nazionale, se a dirigerlo fosse Marco Rubatto?!”.
Un misero 5º dan… (allora ero addirittura 4º): beh, non credo vengano a “vedere” me, anche perché non siamo al circo… ma che vengano è ormai un fatto assodato, e forse pure più di quando c’era questo Maestro che insegnava; forse trovano semplicemente un’atmosfera di pratica serena, una buona disponibilità da parte di tutto il corpo docente. Noi ci divertiamo un mondo e forse questo è semplicemente contagioso! Se perderemo terreno rispetto ad altri Enti pazienza, ma non siamo li né per fare numeri astronomici, né per competere; siamo li per onorare il nostro percorso e stop: riuscirci è ciò che ci interessa al momento di più; per ora il “come” ci interessa più che il “quanto” insomma.

CHIERCHINI
In che modo intende porsi il Comitato Tecnico Nazionale in relazione all’Aikikai Hombu Dojo? E più specificamente: continuerà la rincorsa ai gradi Aikikai da parte dei quadri tecnici e direttivi Aikido FIJLKAM, aggiungendo ulteriore discredito ai gradi CONI? Perchè una cosa è chiara, se le qualifiche CONI hanno il crisma che dovrebbero, non si spiegherebbe il motivo di quanto sopra.

RUBATTO
Abbiamo fatto una scelta chiara: ci era stata inizialmente proposta una possibilità di interazione con l’Honbu Dojo che avrebbe (anche) permesso di poter essere l’ennesimo Ente in grado di distribuire gradi Aikikai in Italia: abbiamo rifiutato. Non era prioritario, non lo è tuttora… e credo non lo sarà ancora per un po’. Molti di noi hanno i loro agganci privati con l’Honbu Dojo, se lo desiderano… ma in Federazione la priorità era ed è tornare a dare valore a ciò che già esiste, ovvero i gradi e le qualifiche federali. Per legge, fra l’altro, in Italia contano questi per insegnare: l’Agenzia delle Entrate non sa nemmeno cosa siano i gradi Aikikai.
Per ora la cosa è quindi lasciata libera, ma non assistiamo più in realtà ad una vera e propria “corsa”. Ci sono anche esigenze molto differenti fra le persone: per esempio, quando insegno all’estero, sicuramente i gradi Aikikai che possiedo mi aiutano di più che i gradi Federali, solo perché internazionalmente più noti… ma solo la prima volta che qualcuno mi chiama: poi o piaccio come Insegnante o potrei avere pure i gradi del Padre Eterno ma non mi chiamerebbero più!
Anche questa cosa dei gradi è forse quindi da ridimensionare: bisognerebbe giocare al “Tu che grado mi daresti da come mi vedi praticare/insegnare?” anziché presentarsi facendo seguire al proprio nome più titoli roboanti possibili.
La Federazione comunque lascia piena libertà di avere più affiliazioni contemporanee e frequentare anche Maestri nazionali ed internazionali che si riferiscono alle organizzazioni varie, quindi pure all’Aikikai. La Federazione richiede solo ai suoi membri di essere rispettosi dei suoi regolamenti interni (per esempio, di non avere gradi più alti in enti terzi) e di dare priorità alla propria vita federale rispetto ad altri percorsi… però nel tempo libero ciascuno fa ciò che desidera, ovviamente.

Commissione Tecnica Nazionale FIJLKAMCHIERCHINI
Facciamo un gioco. Immaginiamo che fra X anni, grazie all’illuminata opera di YZ la federazione sia stata in grado di attrarre al proprio interno una consistente fetta di Aikido italiano, ricomponendo almeno parte della diaspora. Cosa potrebbe chiedere allora l’Aikido al CONI (e allo Stato)? Secondo te esiste la possibilità che un Aikido più coeso possa entrare nel circuito dei finanziamenti e progettare quello sviluppo nazionale coeso e coerente che non c’è mai stato a causa del nostro costante e colpevole frazionamento?

RUBATTO
Credo che sia bene comprendere una cosa… l’Aikido al CONI direttamente non chiederà forse mai niente: chiederà al massimo alla Federazione, che dipende dal CONI. E in questo momento molte delle regole di ingaggio delle Federazioni Nazionali stesse stanno cambiando radicalmente, quindi risulta particolarmente difficile pronosticare cosa potrebbe accadere in futuro: di sicuro nei prossimi anni assisteremo ad una trasformazione progressiva dello sport italiano e quindi a tutto ciò che ci gira intorno, come noi.
Le possibilità di avanzare richieste mirate dipendono sicuramente dal raggiungimento di una certa massa critica, ovvero da cosa succederebbe se all’improvviso qualche decina di migliaia di tessere rischiassero di essere in forse se non venissimo ascoltati. Non credo però che la strada del “ti chiedo e, se mi dici di no, mi arrabbio” sia né auspicabile, né sensata in futuro: in realtà le cose si stanno già trasformano in meglio da sole e già adesso. Fare parte di una Federazione nazionale sta diventando qualcosa di sempre più comodo per i praticanti, e non mi riferisco solo per la qualità dei kotegaeshi che si possono imparare al suo interno: è una questione di servizi offerti.
Visite sportive gratuite per ragazzi, assicurazioni gratuite per stage e/o per persone in prova, formazione qualitativa dei quadri (anche on-line), albi tecnici chiari… non sono esattamente elementi che al momento ogni Ente dispone per i propri iscritti, e questa è solo la punta dell’iceberg.
Però diro di più, e ci tengo a sottolineare trattarsi solo una mia opinione personale: una volta ero anche io dell’idea che l’Aikido italiano avrebbe fatto meglio ad essere unito sotto un unico ombrello, per avere più visibilità e più forza contrattuale… Non che io abbia abbandonato questa visione, però – lavorando in ciò che mi impegna praticamente ogni giorno – ho compreso che prioritario è costruire un luogo in cui si possa praticare Aikido in modo sano, e che “il sogno di unione” sarà una conseguenza spontanea di esserci riusciti. La gente non è stupida: se vede che un luogo o un progetto funziona, ci si fionda!
Una constatazione è che l’Aikido FIJLKAM poteva avere qualche magagna, ma non è che al di fuori di esso le cose andassero (e vadano tutt’ora) poi sempre così meglio!
La gente nella nostra disciplina è stata abituata ad orientarsi secondo il “meno peggio”, e spesso con un criterio di “minima resistenza”, che per sfortuna però non nasce da un principio dell’Aikido, ma da un “minimo impegno e volontà di sbattersi quanto serve”: forse è ora di essere un po’ più ambiziosi e di imparare a volerci un pochino più bene… è ora di praticare Aikido semplicemente dove ci troviamo a nostro agio, consci che la qualità di ciò che possiamo trovare dipende anche dalla qualità e quantità del nostro ingaggio. Per questa ragione mi viene sicuramente da ringraziare tutti coloro che – spesso silenziosamente – mi/ci stanno aiutando a (ri)costruire questa casa.

Grazie anche a te Simone Sensei per questa bella intervista, a presto.

Copyright Simone Chierchini – ©2020
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