Shodokan, lo “Sport Aikido” di Kenji Tomiki


Lo Shodokan Aikido – comunemente conosciuto come Tomiki Aikido – è il sistema marziale sviluppato da Kenji Tomiki sensei. Prima di raccontare la sua eccezionale carriera nelle arti marziali e la sua associazione con due dei più importanti uomini di Budo del Novecento, Jigoro Kano e Morihei Ueshiba, il seguente articolo delinea gli elementi che costituiscono l’unicità del Tomiki Aikido

di YOJI KONDO

Si potrebbe descrivere brevemente il Tomiki Aikido dicendo: “Quello che Tomiki Shihan ha fatto sviluppando il suo sistema è analogo a quello che Kano Shihan ha fatto con il Jujitsu creando il Judo”.

Similarmente al Judo, il Tomiki Aikido è costituito dai seguenti elementi di base:
1. Praticare e imparare a fondo un numero limitato di waza (tecniche) di base;
2. Imparare a usare questi waza di base e le loro variazioni realisticamente attraverso i randori (sparring);
3. Mettere alla prova i waza così acquisiti attraverso gli shiai (tornei);
4. Apprendere sotto forma di kata quei waza che non sono adatti ai randori, inclusi quelli che sono troppo pericolosi.

Spieghiamo ulteriormente quanto sopra. A causa dei rischi di lesioni inerenti alla maggior parte dei waza in Aikido, questi ultimi erano stati tradizionalmente insegnati attraverso la pratica ripetuta del kata. La pratica può anche essere abbastanza vigorosa, ma le modalità di attacco e difesa sono predisposte nei kata. In effetti, quasi tutti i sistemi di Aikido diversi dal Tomiki Aikido dichiarano pubblicamente che una competizione tra Aikidoka è inconcepibile. Nel Tomiki Aikido i waza di base sono praticati in modo tale da eliminare il rischio di infortuni. Sebbene i rischi indesiderati siano stati rimossi, quei waza sono efficaci e, se applicati con l’intento di fare del male, causeranno lesioni. Pertanto, è fondamentale che nell’uso dei waza i praticanti siano completamente etici.

Applicazione di atemi eseguita da Kenji Tomiki

Nel randori si impara ad applicare spontaneamente i waza di base in circostanze realistiche. Si impara anche a fare un uso efficace delle facoltà intuitive, che possono funzionare più velocemente e in modo più efficiente rispetto alla parte cosciente del cervello. Nello shiai, dal momento che resistere a un waza efficacemente applicato potrebbe ancora causare lesioni, solo uno dei due concorrenti usa waza di Aikido mentre l’altro attacca con un tanto (coltello) di gomma. Anche Il competitore con tanto può marcare punti colpendo correttamente con il tanto il suo avversario, prima che quello applichi un waza di Aikido per contrastare l’attacco. Durante la gara i concorrenti si scambiano di ruolo.

Waza aggiuntivi sono stati accuratamente selezionati e insegnati come kata classici. Praticare quei kata classici amplierà le capacità degli studenti e li aiuterà ad apprezzare i principi meno evidenti della pratica dell’Aikido. Alcuni di quei classici waza non sono adatti per i randori e altri sono troppo pericolosi.

La prospettiva filosofica del Tomiki Aikido è razionale e scientifica. Tutti i waza sono compresi in termini consonanti alle leggi naturali. Il termine “Ki” non è percepito come una qualità che rappresenta un potere soprannaturale; piuttosto, è visto come una qualità che consente a una persona, attraverso un’adeguata formazione, di performare in modo utilecon la massima efficienza. I suoi principi etici si basano sull’ideale dell’esistenza pacifica e armoniosa con i gli altri esseri umani. Pertanto, i suoi waza sono progettati per controllare piuttosto che per distruggere un aggressore. Perfino i suoi atemi waza vengono usati principalmente per eseguire proiezioni controllate e non per rompere. Tuttavia, in una situazione di terribile emergenza che coinvolge la vita e il benessere di una persona innocente, questi waza possono essere usati in modo relativamente letale.

Con la scomparsa di Kenji Tomiki Shihan il 25 dicembre 1979, il mondo perse un artista marziale davvero eccezionale, un gentiluomo e uno studioso. Fu un allievo diretto del Dr. Jigoro Kano, il fondatore del Kodokan Judo, e anche un allievo diretto del Maestro Morihei Ueshiba, il fondatore dell’Aikido. Tomiki Shihan era ku-dan (o kyu-dan), 9° grado, di Aikido e un hachi-dan, 8° grado, di Judo. Al momento della sua morte, era Presidente della Japan Aikido Association e membro del Consiglio Direttivo della All Japan Judo Federation, tra gli altri numerosi onori. Il suo titolo di professore non è meramente onorifico, in quanto professore ordinario di una grande università, la Waseda University, ove insegnò Aikido e Judo per quasi tre decenni. Al momento della sua morte, all’età di 79 anni, era professore all’Università di Kokushikan.

Il culmine della sua lunga e produttiva carriera nelle arti marziali fu forse la fondazione dello Shodokan, il sistema del Tomiki Aikido. Incorporando tecniche di Aikido, sviluppò inoltre un efficace programma di Goshin-jutsu per il Kodokan Judo.

Kenji Tomiki nacque il 15 marzo 1900 nella cittadina di Tsunodate, nella prefettura di Akita, nel nord del Giappone, da una famiglia di proprietari terrieri. Una grande parte dei residenti della cittadina erano discendenti di samurai e le pratiche di arti marziali erano piuttosto popolari. In effetti, all’età di 6 anni, il giovane Kenji già praticava suburi con un bokuto. In quarta elementare era già iscritto al Judo Dojo locale, sebbene sembrerebbe che la sua pratica di Judo fosse iniziata qualche anno prima. Nella scuola secondaria eccelse sia nel lavoro accademico che nelle attività sportive, divenendo capitano della squadra di Judo.

Tomiki-Kenji-Shihan
Un giovane Kenji Tomiki

Mentre si stava preparando per l’esame di ammissione all’università, contrasse la tubercolosi e passarono diversi anni prima che guarisse. Erano i “brutti vecchi tempi” precedenti la scoperta della penicillina: spesso ci volevano anni per riprendersi dalla tubercolosi, e a volte il paziente non si riprendeva affatto. Trascorse quegli anni vivendo nella villa del marito di una sua zia, un famoso pittore. La villa era frequentata da numerosi artisti e figure letterarie di fama, che contribuirono ad alimentare la crescita spirituale del giovane Kenji nei suoi anni formativi.

Nel 1924, completamente guarito, fu ammesso alla Waseda University e si iscrisse subito al club di Judo. Quello era il “periodo d’oro” del Judo nella Waseda. Prese anche a frequentare il Kodokan per studiare con Jigoro Kano Shihan. Quando entrò alla Waseda University era Shodan. Tuttavia, i suoi eccezionali risultati fecero sì che venisse promosso ogni anno, e quando si laureò alla Waseda aveva il grado di Yondan.

Nel 1926, mentre era ancora studente presso la Waseda, fu presentato a Morihei Ueshiba sensei, che era famoso per il suo Aiki-bujutsu. Nell’estate del 1927, dopo aver conseguito la laurea in scienze politiche, Tomiki si immerse nella pratica dell’Aiki-bujutsu. Il metodo di allenamento di Ueshiba era piuttosto unico, se ci si vuole esprimere in modo prudente. Avrebbe infatti ripetutamente ammonito Kenji “di non sforzarsi troppo”. Senza alcuna spiegazione, il Maestro Ueshiba semplicemente lo proiettava o bloccava a ripetizione. Gli proibì poi di allenarsi con altri studenti, dicendogli che non voleva che prendesse cattive abitudini. Sebbene Kenji fosse piuttosto sconcertato da questo strano approccio, continuò a studiare Aiki-bujutsu con molta dedizione e determinazione.

Il metodo di allenamento di Ueshiba fu un notevole cambiamento rispetto a quello di Kano. Kano spiegava prima i principi di base e poi allenava i suoi studenti secondo quei principi di base seguendo un programma ben organizzato. Kano era un uomo moderno, sebbene avesse profondo rispetto e apprezzamento per la tradizione. Tra gli altri onori, Kano aveva conseguito un dottorato di ricerca dall’Università di Cambridge, ed era stato presidente di un importante college di Tokyo. Oggi quel college continua sotto il nome di Tsukuba University, ed è considerato uno dei migliori centri di istruzione superiore. Kano aveva l’intuizione di un genio, che gli aveva permesso di analizzare e comprendere la complessa e classica arte marziale del jujitsu in termini di eleganti principi di base. Era anche in grado di articolare chiaramente i suoi pensieri. Inoltre, aveva un talento eccezionale nell’organizzazione.

Ueshiba, d’altra parte, era un uomo di tradizione pre-moderna. Non aveva molto in termini di educazione formale, ma era un genio la cui padronanza e comprensione delle arti marziali erano strettamente a livello intuitivo. Naturalmente, le facoltà intuitive svolgono un ruolo cruciale in qualsiasi forma d’arte e anche Kano possedeva il dono dell’intuizione. Tuttavia, dove Kano enunciava i suoi pensieri in modo lucido e chiaro in termini di principi scientifici, Ueshiba invocava lo spirito divino. Il sistema di Judo di Kano era di natura universale e poteva essere insegnato al mondo con la minima possibilità di incomprensioni. Il sistema di Ueshiba, invece, era fondamentalmente una cosa personale. La comprensione dei principi dell’Aikido da parte di Ueshiba non era articolata, era semplicemente espressa come ki. Quindi, era molto difficile, se non del tutto impossibile, trasmettere il gokui (segreto) della sua arte a chiunque non fosse un genio simile a lui.

Con umiltà, suggeriamo che il Maestro Kenji Tomiki fosse tale genio. Infatti, Tomiki fu il primo degli studenti di Ueshiba a ricevere menkyo-kaiden (hachidan, cintura nera di 8° grado) nel 1940. Tradizionalmente, menkyo-kaiden è l’ultimo certificato che un maestro rilasciava a uno studente eccezionalmente dotato che aveva conseguito il gokui della sua scuola. Secondo Black Belt – Aprile 1980, Mochizuki fu l’unico altro studente a ricevere il menkyo-kaiden da Ueshiba. Per inciso, lo stesso articolo rileva che Mochizuki era anche uno studente di Kano.

Tornando al periodo storico in questione, il Maestro Tomiki (che in effetti a quel punto aveva conseguito un master) dopo aver lasciato Waseda continuò a studiare Judo e Aikido. Nel 1928, in occasione della prima pratica del nuovo anno al Kodokan, fu promosso a Godan insieme a Kotani. L’anno seguente, in uno speciale concorso nazionale di arti marziali, fu tra i 12 finalisti del Judo. Purtroppo, a causa di un infortunio, dovette ritirarsi. Il primo campionato nazionale giapponese di Judo si tenne nell’anno successivo, nel 1930.

Nel 1936, accettò una posizione di docente presso la Daido-gakuin University in Manciuria. Prima della sua partenza, and a trovare Kano Shihan al Kodokan. In quell’occasione, Kano Shihan disse al suo talentuoso studente Tomiki:

“Vorrei incorporare nel Judo il tipo di tecniche che stai studiando sotto il sig. Ueshiba. La difficoltà è, ovviamente, nello sviluppo di un metodo di allenamento praticabile per le tecniche potenzialmente distruttive come quelle insegnate nel vecchio Jujitsu”.

A ciò Tomiki rispose dicendo con convinzione:

“Se dovessimo applicare correttamente i principi del suo Judo, non dovrebbe essere impossibile sviluppare un tale metodo di allenamento”.

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Morihei Ueshiba (destra) e Kenji Tomiki (sinistra), fotografati a sedere in questa immagine scattata davanti alla Kenkoku University in Manciuria (1942)

E così lasciò il Giappone per la nuova frontiera della Manciuria con un entusiasmo non dissimile da quello di un volontario idealista delle missioni di pace Pace di oggi. Nel 1938 fu istituita l’Università della Manciuria, ove accettò una posizione ufficiale di docente.

Il 1938 fu un anno molto triste per gli studenti di Judo. Kano Shihan morì, senza essere riuscito a completare il suo sogno di incorporare tecniche di combattimento da posizioni distanti (kakuri-taisei no waza) nel Judo competitivo. Kano aveva prima adattato nel Judo quelle tecniche di Jujitsu che potevano essere applicate con pieno vigore, ma senza timore di infortuni nel corso delle competizioni. Quelle tecniche di Jujitsu che aveva considerato potenzialmente distruttive se usate nel Judo competitivo, erano largamente preservate, in quanto entrambi i kata del Kodokan-goshin jutsu includevano alcuni kansetsu waza e atemi-waza. Kano Shihan aveva sperato che Tomiki avrebbe portato l’Aiki-bujutsu nell’ovile del Kodokan, in modo che il Judo competitivo includesse il kakuri-taisei no waza e raggiungesse la sua completezza come arte di combattimento disarmata.

Il Maestro Tomiki tornò brevemente in Giappone nel 1941 per dare una dimostrazione del suo sistema di Aiki-bujutsu, concentrandosi su kansetsu-waza e atemi waza. Nango, che a quel tempo era a capo del Kodokan, fu piuttosto impressionato e organizzò un comitato per studiare il kakuri-taisei no waza: questo comitato si interessava allo studio di tecniche efficaci contro colpi, pugni, calci e armi. Il comitato, guidato da Murakami, includeva notabili di Judo come Nagaoka, Samura, Mifune e Iizuka. Il Maestro Tomiki tornò in Giappone una volta all’anno fino al 1944 per fare presentazioni davanti al comitato. Si concentrò sullo sviluppo di tecniche che non erano solo per fare “spettacolo” ma erano per “reali”.

Il programma di Aiki-bujutsu (o kakuri-taisei no waza) che sviluppò all’Università della Manciuria con cura amorevole finì  in un nulla di fatto nell’agosto del 1945, quando i carri armati russi varcarono il confine di una Manciuria praticamente indifesa. Per ragioni note solo a loro, le forze armate giapponesi avevano pensato che i russi sarebbero rimasti neutrali. Di conseguenza, la maggior parte delle unità combattenti del famoso esercito del Kanto, l’Esercito Imperiale della Manciuria, erano state precedentemente dispiegate nel teatro del Pacifico. I russi incontrarono poca resistenza armata.

Tomiki-Ueshiba
Kenji Tomiki in compagnia di Ueshiba Sensei

Il maestro Tomiki fu tra quelli catturati dai sovietici e venne inviato in un campo di lavoro in Siberia. I russi erano per così  direegualitari e non discriminavano tra i civili: si limitavano a portare via chiunque desiderassero prendere. Tomiki trascorse i successivi tre anni nel desolato paesaggio della Siberia senza alcuna realistica speranza di rimpatrio. Ovviamente non aveva alcuna possibilità di praticare Judo o Aikido, ma con la sua caratteristica energia e il suo atteggiamento lungimirante sviluppò una forma di esercizio che chiamò Judo Taiso. Oggi, il Judo Taiso viene insegnato presso l’Università di Tsukuba.

Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Maestro Ueshiba ribattezzò il suo Aiki-bujutsu con il nome di Aikido, dato che bujutsu significa arte marziale. A quel tempo, le forze alleate che occupavano il Giappone proibivano l’insegnamento e la pratica di tutte le arti marziali. Anche la pratica del Judo è stata ufficialmente vietata. Quei giapponesi che volevano praticare le arti marziali dovevano farlo clandestinamente. Ad esempio, un mio amico si trovò a praticare Judo in segreto nel seminterrato di una stazione di polizia!

Fu in un Giappone di questo tipo che il Maestro Tomiki tornò nel 1948. Con altri appassionati judoisti, si dedicò con impegno a far eliminare il divieto di praticare Judo. Quell’anno entrò nel corpo insegnante della Facoltà di Educazione Fisica dell’Università di Waseda. Dopo pochi anni, il divieto di insegnare Judo fu revocato e iniziò a insegnare Judo, Judo Taiso e kakuri-taisei no waza nel Judo. Adottò formalmente l’uso della parola Aikido presso la Waseda solo nel 1960, poiché probabilmente voleva evitare di sembrar fare concorrenza al suo vecchio insegnante, il Maestro Ueshiba.

Nel 1952, iniziò a insegnare 12 tecniche di Aikido da cui aveva rimosso il rischio di infortuni: il Maestro Tomiki aveva ormai sviluppato un nuovo metodo per insegnare l’Aikido in modo sicuro. Quando il Maestro Ueshiba venne a conoscenza di ciò, invitò Tomiki a tornare nella sua scuola con il nuovo metodo. Sebbene alcuni dei suoi amici gli abbiano consigliato di avviare il proprio sistema e chiamarlo Tomiki-ryu, Tomiki era disposto a tornare a far parte dell scuola di Ueshiba. Tuttavia, coloro che circondavano il Maestro Ueshiba interferirono e, purtroppo, l’innovativo sistema di Tomiki finì per non arrivare ad arricchire la scuola di Ueshiba. Nel 1953 fu nominato professore ordinario all’Università di Waseda. Quell’anno, in compagnia di Kotani e Otaki, Tomiki sensei fece un tour di insegnamento del Judo negli Stati Uniti.

Durante questo periodo e negli anni successivi, fu autore di numerosi importanti articoli e libri su Judo e Aikido. Solo uno di questi è stato finora tradotto in inglese e francese. Il suo famoso libro intitolato “Judo e Aikido” venne tradotto in inglese nel 1956 e in francese nel 1960. Fu il primo libro a introdurre l’Aikido nel mondo occidentale e da allora è diventato un classico.

Tomiki Aikido
Tomiki Aikido

I contributi di Tomiki Shihan alle arti marziali sono numerosi, ma due elementi spiccano come forse i più significativi. In primo luogo, attraverso una conoscenza approfondita delle innumerevoli tecniche di Aikido, sviluppò alcune decine di tecniche di base e un nuovo metodo di pratica attraverso il quale ciascuno può scoprire da solo tutte le altre variazioni. Si potrebbe dire che abbia sviluppato l’alfabeto e la grammatica per l’Aikido, attraverso il quale le frasi dell’Aikido possono essere scritte in modo efficiente. In secondo luogo, sviluppò un metodo che ha reso possibile la pratica di randori e shiai senza timore di infortuni. Senza randori (o kumite nel caso del Karate), è estremamente difficile sviluppare una vera abilità di combattimento che sia efficace nel difendersi in una situazione di vita reale. Solo un raro genio può dominare un’arte di combattimento realistica esclusivamente attraverso la pratica di kata o attraverso azioni e reazioni pre-programmate. Anche un simile genio, probabilmente, impiegherebbe molto tempo per acquisire in quel modo un’abilità di combattimento.

Nel 1978 Tomiki Shihan stava programmando un tour aikidoistico negli Stati Uniti,  quando fu improvvisamente ricoverato in ospedale per un’operazione. La notizia fu mantenuta confidenziale, ma aveva un cancro intestinale. La vigilia di Natale di quell’anno, il coro di una chiesa locale si riunì presso il cortile di quell’ospedale per cantare canti natalizi per i pazienti costretti a letto. Dopo aver ascoltato il coro, il maestro Tomiki sembrò migliorare. Grazie alle continue ed amorevoli cure signora Tomiki, sembrò che sarebbe riuscito a vedere il nuovo anno (1980). Tuttavia, non visse per vedere l’alba del 25 dicembre; mor sul fare di quella mattina. Fedele all’ideale tradizionale, Tomiki Shihan non fu solo un illustre artista marziale, ma anche un abile letterato.

Il mantello del Tomiki Aikido passò a Hideo Oba, da molto tempo, eccezionale allievo di Tomiki Shihan. Fumiaki Shishida, che ora insegna Aikido presso l’Università di Waseda, ha generosamente permesso l’uso della sua biografia di Tomiki Shihan nella preparazione di questo articolo.

Fonte: https://www.tomikiaikido.ie/Tomiki-Kenji

Traduzione dall’inglese di Simone Chierchini

Randori-no-kata (Junana-hon)
Il Randori-no-kata (乱取りの形) dimostra 17 tecniche di base (Ju-nana hon) che illustrano i principi alla base delle tecniche utilizzate nel Randori (乱 取 り) e consentite lo Shiai (Competizione). Il Randori-no-kata è anche usato come strumento per insegnare i principi fondamentali del budo di schivata, spazio, rottura dell’equilibrio, blocco, immobilizzazione, proiezione e ukemi.

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