Salvatore Mergé, il Primo Occidentale alla Corte di Ueshiba


Almeno 15 anni prima del francese André Nocquet, un altro occidentale era stato accettato nell’allora Kobukan Dojo di Morihei Ueshiba a Ushigome. Era il poliedrico e misterioso Salvatore Mergé, esoterista, orientalista, pittore e diplomatico italiano in missione come addetto culturale presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo dal 1937 al 1943. Con ogni probabilità Mergé fu anche il primo a insegnare Aikido fuori dal Giappone a partire dal 1947, quando diede lezioni dell’arte di Ueshiba, allora del tutto sconosciuta, a pochi selezionati nella città di Roma, facendo dell’Italia il primo paese straniero in assoluto a conoscere l’Aikido

di SIMONE CHIERCHINI

Non si può raccontare una melodia: la si può suonare.
Ma per farlo bisogna possedere uno strumento accordato.
E l’accordo più idoneo alla nostra natura è quello di essere Puri, Iniziati.

(Elis Eliah, alias Salvatore Mergé)

Gioventù Kremmerziana e la Prima Guerra Mondiale

Salvatore Mergé nacque a Rocca di Papa, non lontano dalla capitale, il 16 Giugno 1899. Già da adolescente dimostrò interesse per le scienze iniziatiche, interesse probabilmente alimentato dalla lettura della rivista mensile Commentarium per le Accademie Ermetiche, pubblicata da Giuliano Kremmerz tra il 1910 e il 1911. Kremmerz, all’anagrafe Ciro Formisano, fu uno dei principali studiosi italiani di alchimia ed esoterismo, la cui opera favorì la divulgazione delle teorie dell’ermetismo presso una più vasta platea di studiosi e simpatizzanti [1] [3].

Il principio del cammino iniziatico di Mergé è da lui descritto in questi termini nella sua opera postuma L’Arte di Divenire Simili agli Dei (2002): “Nell’aprile del 1916 ebbe inizio il mio risveglio interiore: era la voce dell’Io superiore che spingeva ad aprire me stesso verso il Maestro che il volere Supremo mi aveva predestinato. Sentivo dentro di me la percezione di un’importante missione che avrei dovuto espletare dopo la mia maturazione e l’emergenza della facoltà di usare alcuni poteri benefici, non soltanto per la crescita spirituale ed evolutiva di tutto il mio essere, ma anche per il risveglio altrui” [3].

Nel 1916, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, Mergé venne coscritto nell’esercito regio quando aveva solamente 17 anni. Fu conseguentemente inviato a combattere al fronte, ove compì il proprio dovere, nonostante la giovane età, rimanendo anche ferito in azione [1] [3].

Al termine del conflitto, una volta congedato, Mergé tornò a casa e nel 1920 fece un incontro che indirizzò il resto della sua vita, quello con il Prof. Giovanni Bonabitacola. Bonabitacola era un medico chirurgo che aveva preso in cura la madre di Mergé, affetta da diabete. Era anche un membro della Massoneria (Loggia Romana Pitagora) [2], e soprattutto un discepolo di Giuliano Kremmerz [1]. Fu Bonabitacola a presentare il 21enne Salvatore al maestro Kremmerz presso la località francese di Beausoleil, ove Kremmerz si era trasferito fin dal 1912 [1]. Il maestro lo accettò come allievo, invitandolo a seguirlo. [3]

Giuliano Kremmerz (1861–1930), fu un alchimista italiano che si mosse all’interno della tradizione dell’ermetismo. Nel 1896 Kremmerz fondò la Confraternita Terapeutica Magica di Myriam

Mergé aveva finalmente trovato la guida spirituale che aveva cercato sin da adolescente. I successivi 9 anni della sua vita vennero così dedicati con energia agli studi esoterici sotto la guida di Kremmerz [1], cosa che fu facilitata dal fatto che Salvatore era stato assunto dalle Ferrovie dello Stato, agevolando i suoi frequenti viaggi tra l’Italia e la Francia [1]. Mergé divenne un abitué di casa Kremmerz a Beausoleil, al punto che la moglie del maestro, da lui soprannominata Santippe (la moglie dispettosa di Socrate), davanti alla sua ennesima visita e alla richiesta di vedere Kremmerz, gli rispose che il Maestro non era in casa [1]; si trattava di uno scherzo con cui la signora si divertiva spesso alle spalle dei visitatori del maestro. Mergé, che aveva viaggiato 700 km per vedere Kremmerz, se ne stava per andare con la coda tra le gambe, quando sentì la voce del suo maestro che dal salotto gli diceva: “Vieni pure avanti Totò, che sono in casa!” [1].

Alcuni anni dopo, una volta maturata la sua preparazione esoterica, Kremmerz dette all’iniziato Salvatore Mergé il nome iniziatico di Elis Eliah. Va notato come Elis sia un acronimo delle prime quattro virtù solari del Cristo [1]. Mergé sviluppò delle particolari capacità, stimolate dalla pratica della Teurgia Ermetica all’interno della Fratellanza Terapeutica Magica di Miriam [1]. Gli obiettivi della Fratellanza erano stati dichiarati da Giuliano Kremmerz nella Pragmatica Fondamentale del 1909 e sono così espressi: “Scopo di questa Scuola è:
1) Lo studio delle scienze che si occupano dei poteri non ancora ben conosciuti dell’organismo umano, animismo, attività mentale, chiaroveggenza, previsione, telepatia e tutti i fenomeni supernormali e spirituali.
2) L’investigazione sui documenti classici, opere, memorie, scienze alchimiche e magiche, religioni, riti, tradizioni popolari, mitologie delle verità occultate dagli antichi o per ostruzionismo religioso o per regola settaria.
3) L’affratellamento di tutti gli studiosi di buona volontà e l’allenamento alle pratiche per conquistare possibili attività dell’organismo mentale e psicofisico tali da spiegare col proprio controllo gli effetti e i fenomeni non comuni.
4) L’applicazione di queste forze alla medicina, alla terapeutica e alla psicurgia e taumaturgia”
[4]. Interessanti i numerosi punti di contatto con le arti tradizionali orientali.

Grazie ai suddetti poteri terapeutici, nel 1931 Mergé e Bonabitacola sembrerebbero aver ottennuto la quasi miracolosa guarigione di Rossana, nipote di Salvatore (era figlia del fratello Ernesto), che all’età di appena 8 giorni aveva contratto una grave forma di broncopolmonite ed era stata data per spacciata dalla medicina ufficiale. [1]

Studi Orientalistici

Salvatore Mergé studiò il giapponese con il conte Pietro Silvio Rivetta, alias Toddi, personaggio notevole della cultura italiana della prima metà del novecento; la relativa cronologia, tuttavia, non è chiara. Toddi era un poliglotta che conosceva 14 lingue e aveva una sterminata cultura che lo fece cimentare in settori diversi come giornalismo, cinematografia, narrativa e particolarmente nella linguistica [7] [8].

Toddi fu un personaggio poliedrico e un prolifico scrittore che produsse numerosi manuali di linguistica giapponese e una serie di saggi sulla cultura nipponica

Toddi aveva una perfetta conoscenza della lingua giapponese, grazie alla quale ottenne la cattedra di docente di Lingua e Cultura Giapponese e Cinese presso il Regio Istituto Universitario Orientale di Napoli; svolse inoltre incarichi governativi presso l’Ambasciata del Giappone a Roma [8].

Toddi fu un personaggio poliedrico e un prolifico scrittore che produsse numerosi manuali di linguistica giapponese e una serie di saggi sulla cultura nipponica, tra cui La guerra europea e il Giappone (1915), Storia del Giappone, dalle Origini ai Giorni Nostri Secondo le Fonti Indigene (1920) e Il Paese dell’Eroica Felicità – Usi e Costumi Giapponesi (1941). I suoi interessi, incidentalmente, includevano anche l’esoterismo e la cultura olistica [8].

Il 21 dicembre 1933, all’età di 34 anni, Salvatore Mergé sposò a Roma Florence Strunsky, una cittadina statunitense, con cui visse in Italia durante i quattro anni successivi al matrimonio. Al tempo Mergé era un dipendente del governo italiano e lavorava come interprete e traduttore della lingua giapponese presso il Ministero delle Comunicazioni [9]. Anche se non sono stato in grado di trovare conferme documentarie, il rapporto tra Mergé e Toddi sembrerebbe esser stato strumentale al conseguimento dell’incarico di interprete del primo presso il ministero.

Nel corso di questo periodo, Mergé divenne il curatore del giornale radio in giapponese che l’E.I.A.R. (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) metteva in onda ogni giovedì. Salvatore era anche responsabile per la compilazione della rassegna della stampa giapponese per l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO) [7], ente fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e Giuseppe Tucci allo scopo di promuovere rapporti culturali, politici ed economici tra l’Italia ed i paesi asiatici.

In Giappone

Nel 1937 Mergé fu inviato dal governo presso l’Ambasciata italiana a Tokyo con la qualifica di traduttore e interprete. La signora Mergé accompagnò suo marito a Tokyo, viaggiando con un passaporto italiano rilasciato il 27 agosto 1937 [9]. La data di arrivo dei coniugi Mergé in Giappone va quindi collocata nell’autunno del 1937.

Una volta in Giappone, l’iniziato Mergé si mise presto all’opera per stringere contatti con ambienti di comune interesse e sentire. Lo status conferitogli dal suo lavoro presso l’Ambasciata di Tokyo e la sua vasta cultura gli aprirono una serie di porte presso il mondo culturale e politico giapponese del tempo, porte altrimenti saldamente chiuse ad un occidentale. A conferma del fatto che la posizione di Mergé a Tokyo non era quella di un mero impiegato, ho trovato prova documentale del fatto che il 30 Dicembre 1941 Salvatore Mergé era stato nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia da Re Vittorio Emanuele III di Savoia su proposta di Benito Mussolini. [12]

Comunicazione ufficiale della nomina di Salvatore Mergé a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia

Salvatore si impegnò in costanti frequentazioni nelle discipline esoteriche orientali, studiò e praticò Buddhismo, Shintoismo e Yoga, instaurando un rapporto di scambio in cui contribuì con le sue conoscenze magico-iniziatiche apprese nei circoli ermetici italiani. Dettagli sulla natura delle suddette relazioni non sono ad oggi disponibili [1] [18].

Un aspetto collegato al suo periodo giapponese è tuttavia documentato, e siamo in enorme debito per le relative informazioni con Stefano Serpieri, senpai e roku-dan dell’Aikikai d’Italia oggi scomparso, senza la cui testimonianza ben poco si saprebbe delle avventure giapponesi di Salvatore Mergé [19]. La ricerca iniziatica di Mergé lo portò ad avvicinarsi anche al mondo del Budo e fu allora che gli venne raccontato delle particolari gesta di un grande maestro, che si chiamava Morihei Ueshiba e che insegnava una sua nuova arte, l’Aiki-Budo (il futuro Aikido). Salvatore Mergé cercò di presenziare ad un qualche enbukai, ma non gli fu possible assistere ad alcuna dimostrazione, in quanto all’epoca Ueshiba non dimostrava pubblicamente [19]. La sua innata curiosità fu infiammata dai numerosi racconti circolanti su prodezze e poteri di Ueshiba sensei e dalla fama che lo circondava [19].

Va notato come in quel periodo Morihei Ueshiba aveva raggiunto un incredibile livello di popolarità presso l’élite politico-culturale della società giapponese contemporanea. Ueshiba frequentava comunemente figure di spicco dell’ambiente militare, politico, economico e religioso dell’epoca, e di parecchi di costoro era o era stato il maestro. Molti dei suddetti avrebbero di lì a poco influenzato o preso quelle decisioni che avrebbero portato il Giappone nel Secondo Conflitto Mondiale [23]. Non è difficile immaginare come Salvatore Mergé, allora addetto culturale presso l’Ambasciata Italiana, in un momento storico in cui l’Italia viveva l’esperienza fascista ed esprimeva una politica imperiale per qualche verso simile a quella nipponica, avesse accesso ad alcune frequentazioni in comune con Ueshiba.

Salvatore Mergé intento a eseguire il ritratto di Tōyama Mitsuru, fondatore dell’organizzazione politica Kokuryukai (Black Dragon Society).

Prova di quanto sopra è offerta da una foto presente nel già citato L’Arte di Divenire Simili agli Dei. La foto in questione mostra Salvatore Mergé, che era un pittore di talento, intento a realizzare il ritratto di un anziano gentiluomo giapponese. Sullo sfondo del dipinto si intravvede la sagoma di un drago nero. Il personaggio in questione era, senza ombra di dubbio, Toyama Mitsuru (頭山 満), leader di spicco della destra ultra-nazionalista e panasiatica e fondatore di Genyosha (Black Ocean Society) e Kokuryukai (Black Dragon Society) [13].

Tōyama era stato un discepolo di Saigo Takamori (西鄕 隆盛), l’Ultimo Samurai di hollywoodiana memoria, uno dei samurai più influenti della storia giapponese e uno dei grandi nobili che guidarono la Restaurazione Meiji. Come Saigo, Toyama era nato in una famiglia di samurai impoveriti, ma aveva sviluppato la sua influenza a livello nazionale non come militare o politico eletto. Toyama aveva progressivamente ottenuto un notevole prestigio e un forte potere personale attraverso la formazione delle organizzazioni nazionaliste di cui sopra, organizzazioni dedite alla promulgazione di un’ideologia che si basava sulla venerazione nei confronti dell’imperatore e su propositi panasiatici che prevedevano un’espansione in Cina e Corea, giustificata con il programma di liberare il popolo asiatico dalla dominazione occidentale. Genyosha e Kokuryukai attirarono ex-samurai, individui disaffezionati rispetto agli sviluppi politici del Giappone contemporaneo e successivamente anche membri del crimine organizzato. Si vocifera che avessero anche organizzato violenze e persino sanzionato l’assassinio di stranieri e politici liberali [14].

Anche se con sfumature ovviamente diverse, questa impostazione ricorda da vicino quanto spiegato da Morihei Ueshiba al giornalista Kondo Hidezo in un’intervista realizzata nel 1956 per il supplemento settimanale del giornale Yomiuri [15]: “L’imperatore è il centro, indipendentemente dalle classi sociali – militare, agricola, industriale e mercantile [26]. In Giappone, l’imperatore è il centro e le sue estensioni dividono tra di loro l’amministrazione degli affari di stato. (…) Sebbene io sia un idiota ignorante, sono dell’opinione che se non esiste un centro in una famiglia, equivale a molte diversi famiglie che vivono all’interno di una sola famiglia. Un simile conglomerato di famiglie non funziona. Tutti insistono nell’esprimere la propria opinione e non si riesce a scegliere un leader. Se però c’è davvero un grande individuo, tutti lo seguiranno in qualsiasi momento”.

Tempu Nakamura (a destra) con il suo mentore Mitsuru Toyama (1924). Toyama era un influente leader politico della destra nazionalista e il fondatore delle società segrete nazionaliste Genyosha (Black Ocean Society) e Kokuryukai (Black Dragon Society). Morihei Ueshiba era legato a Toyama attraverso Onisaburo Deguchi, mentre Tempu Nakamura fu mentore di Koichi Tohei e Hiroshi Tada (Copyright Aikido Sangenkai)
Il maestro spirituale di Morihei Ueshiba Onisaburo Deguchi (a sinistra), ritratto con Mitsuru Toyama (al centro) e Ryohei Uchida, teorico politico ultranazionalista e fondatore della Black Dragon Society assieme a Toyama (a destra) (Copyright Aikido Sangenkai)
1934: Onisaburo Deguchi (a destra) con Mitsuru Toyama (a sinistra) e Seiji Noma (al centro), fondatore della casa editrice Kodansha e proprietario del Noma Dojo, ove furono scattate le foto del leggendario libro “Budo” di Morihei Ueshiba (Copyright Aikido Sangenkai)

Onisaburo Deguchi, la guida spirituale di Morihei Ueshiba, era un altro dei leader coinvolti nelle manovre di cui sopra. La connessione di Deguchi con Mitsuru Toyama e Ryohei Uchida, entrambi personaggi chiave della Black Dragon Society è un fatto provato. Toyama e Uchida furono assai attivi in Manciuria e Mongolia, teatro delle avventure politico-militaristiche di Ueshiba e Deguchi del 1924 [16].

Un altro collegamento fra Toyama e Ueshiba può essere individuato nella figura di Yoshida Kotaro, un allievo diretto di Sokaku Takeda, che nel 1915 fu responsabile dell’introduzione di Morihei Ueshiba a Takeda presso l’Hisada Inn di Engaru in Hokkaido [14] [17]. È stato suggerito che Yoshida fosse un membro della Kokuryukai, per quanto il suo nome non compare nella lista degli iscritti in nostro possesso.

Il Primo Occidentale alla Corte di Ueshiba

Appare abbastanza evidente che Mergé fosse parte di questo ambiente socio-culturale. Una volta sentito parlare di Ueshiba sensei in quel contesto, Salvatore decise che lo avrebbe incontrato e praticato l’Aiki, in cui intuiva un significativo punto di contatto fra la tradizione ermetica dell’Occidente e quella spirituale delle arti marziali orientali. [1]. Allo stato delle conoscenze attuali, sappiamo che fino ad allora nessun occidentale aveva mai frequentato le lezioni di Morihei Ueshiba. André Nocquet, universalmente celebrato come il “primo occidentale” a divenire allievo di Morihei, sarebbe giunto in Giappone solamente nel 1955 [5], ossia circa 18 anni dopo Mergé. Più avanti toneremo a parlare di Nocquet, comparando gli esiti della sua permanenza in Giappone con quelli di Mergé.

Non riuscendo a trovare altri modi per avvicinarsi all’Aikido, Salvatore Mergé decise che l’unica cosa da fare era recarsi presso il dojo del maestro Ueshiba, trovare il modo di presentarsi e farsi ammettere alle lezioni di Aikido [19]. Fin dall’Aprile del 1931, Morihei aveva aperto il suo dojo privato nell’area di Ushigome (oggi Shinjuku), che aveva chiamato Kobukan. Il dojo era frequentato da allievi esperti di altre arti del Budo e gli allenamenti erano talmente energici e l’atmosfera così intensa che il Kobukan al tempo era stato soprannominato “Hell Dojo of Ushigome“, il dojo infernale di Ushigome [6]. Annessa al dojo era situata l’abitazione di Ueshiba sensei e della sua famiglia. All’epoca il sito del dojo era nella periferia di Tokyo e distante circa un’ora di treno dall’Ambasciata d’Italia, ove Mergè trascorreva buona parte del suo tempo [19].

Immagine del Kobukan dojo nel dopo guerra

Un giorno, quindi, si alzò di buonora e prima di andare all’ambasciata si recò al Kobukan, presentandosi come メルヂェ・サルバトーレ, addetto culturale presso l’Ambasciata d’Italia e estimatore delle arti tradizionali giapponesi, e richiedendo di essere ricevuto da Morihei Ueshiba sensei. Fu lasciato ad aspettare nel cortile dell’abitazione degli Ueshiba, dopo di che gli venne comunicato che il maestro era impegnato e che sarebbe dovuto tornare in un’altra occasione. La stessa scena si ripeté diverse volte successivamente, sempre con il medesimo negativo risultato [19] [20].

Dopo otto o nove tentativi a vuoto, infine, lo ammisero in casa e gli dissero che a breve gli avrebbero risposto se il maestro poteva riceverlo. Nella stanza in cui venne diretto sedeva un uomo non più giovane intento nella lettura di un libro, che non lo degnò neppure di uno sguardo, rimanendo invece concentrato sul suo libro. Non passò molto tempo prima che l’uomo si alzasse e se ne andasse, sempre in silenzio. Mergè rimase da solo nella stanza finchè non arrivò Hatsu, la moglie di Ueshiba, che gli portava le scuse del maestro e lo pregava di ripassare un’altra volta [19] [20].

La storia continuò a ripetersi, ma Mergè non si diede per vinto, continuando a tornare, rifiuto dopo rifiuto. Alla fine la ebbe vinta e riuscì a parlare con Morihei Ueshiba, che riconobbe nella persona che quella volta non lo aveva degnato di uno sguardo o di una parola [19] [20].

Fatto sta che l’esito di questo tanto agognato incontro fu che a Salvatore Mergè venne permesso quello che nessuno straniero aveva mai ottenuto: era stato accettato come allievo [19] [20].

La versione qui sopra riferita, e che fa capo al relativo racconto fatto da Mergè a Serpieri, e a me ripetuta in alcune conversazioni private in simili termini da Renato De Angelis, nipote di Mergé, è confermata anche da una congruente testimonianza fornita da Hiroshi Tada: “C’era un professore di nome Mergé. (…) Durante la guerra Mergé fu assegnato all’ambasciata italiana in Giappone. Dopo la guerra tornò in Italia e divenne istruttore in una scuola di lingue orientali. Mentre Mergé Sensei era in Giappone, sentì parlare dell’Aikido e andò a visitare lo Ueshiba Dojo. Tuttavia, gli fu detto che non gli sarebbe stato permesso di entrare nel Dojo. A quel tempo erano necessarie due lettere di raccomandazione per iscriversi allo Ueshiba Dojo, e nessuno straniero era autorizzato [a entrare]. Nonostante ciò, il signor Mergé sedette fuori dal dojo ogni giorno fino a quando non gli fu permesso di iscriversi. Mergé dimostrò grande gratitudine e rispetto nei confronti di O’Sensei” [21].

Esiste un’altra testimonianza, secondo la quale questo primo incontro tra Mergé e Ueshiba sarebbe avvenuto durante un viaggio in treno, quando l’otomo di Ueshiba avrebbe invitato Mergé per conto del maestro, dicendogli di andarlo a trovare a casa e dandogli un biglietto da visita. La situazione sembra assai improbabile, considerando il carattere e la formazione culturale di Ueshiba, e il tipico atteggiamento di sospetto e ritrosia verso gli stranieri comune nei giappoesi dell’epoca [24].

L’inizio dell’apprendistato aikidoistico di Mergé non fu come praticante attivo. Dobbiamo ricordarci che al tempo la trasmissione dell’insegnamento ricalcava ancora da vicino quella delle Koryu tradizionali, ed era caratterizzata da segretezza, severità e metodi didattici del tutto inusuali per i praticanti di Budo moderno. Inizialmente Ueshiba avrebbe condotto Salvatore all’interno del dojo, e lo avrebbe fatto sedere da una parte, permettendogli solo di assistere alle lezioni (mitori geiko) [20].

Il Kamiza del Kobukan Dojo

All’epoca, al Kobukan si svolgevano due sessioni mattutine e tre serali, mentre gli uchi-deshi avevano a disposizione il tatami per allenarsi quanto volevano in tutte le altre ore del giorno [6]. Ueshiba, notando la costanza e l’interesse di Mergé, gli assegnò il compito di pulire il dojo prima dell’inizio dell’allenamento del mattino, dovere che Salvatore svolse con costanza e umiltà, alzandosi ad ore antelucane per raggiungere in tempo il dojo [19]. Mergé avrebbe succesivamente raccontato ai suoi allievi italiani dell’ISMEO che alcune volte, mentre lui era concentrato nel fare le pulizie, Ueshiba sensei gli era sgattaiolato silenziosamente alle spalle e lo aveva colpito con il suo bokken. Salvatore era stato colto impreparato un altro paio di volte, dopo di che aveva imparato a stare all’erta durante le pulizie del dojo, aspettandosi l’attacco del fondatore, e poi percependone il furtivo approccio. Per quanto inusuale e politicamente scorretto fosse l’approccio didattico di Ueshiba, il risultato era stato quello desiderato: Salvatore aveva realizzato che doveva uscire da dentro di sé (concentrazione razionale) e rimanere sempre presente e ricettivo [19].

Esiste un altro aneddoto sui tempi di Mergé al Kobukan, anche questo riportato successivamente dagli allievi di Mergé, secondo il quale Salvatore aveva riferito che Ueshiba sensei aveva impegnato alcuni suoi discepoli in uno speciale tipo di allenamento volto al controllo delle emozioni interne. Gli allievi sarebbero stati messi a contatto con cani furiosi e cavalli imbizzarriti, allo scopo di testare la loro capacità di mantenere un animo sereno in situazione di stress e di trasmettere tranquillità agli animali in questione, placandoli. Va notato come non esistano altre testimonianze dirette o indirette di questa pratica in ambito Aikido. [19]

L’apprendistato di Salvatore Mergè presso il Kobukan dovette iniziare qualche tempo dopo il suo arrivo in Giappone (1937) e durò fino all’autunno del 1943. Pare logico supporre che Mergè, oltre ad esser stato il primo occidentale a praticare Aikido, dovette anche essere il primo non-giapponese a ricevere un grado in Aikido da Morihei Ueshiba. Secondo Giacomo Paudice, personaggio di primo piano dell’epoca dei pionieri dell’Aikikai d’Italia, Salvatore Mergè avrebbe conseguito il grado iniziale di shodan [25].

Altre fonti lo fanno detentore dei “più alti gradi di questa disciplina” [1] [3]. Questo sembrerebbe altamente improbabile, considerando come Salvatore fosse uno straniero in un dojo tradizionale giapponese dell’anteguerra, con tutto quello che ne consegue. Bisogna inoltre tenere presente il fatto che aveva avuto modo di praticare per un periodo non superiore ai 6 anni. Il nipote Renato riporta un simpatico aneddoto al proposito: “Decimo Dan, Decimo Dan”, spesso sentivo zia sorridente rivolgersi a lui con aria canzonatoria, adducendo ai suoi trascorsi marziali in terra giapponese. Non so se fu mai effettivamente decimo dan, ma ciò che è certo è che fu colui che portò per primo le arti marziali in Italia, nel lontano 1945” [1].

Mergé raccontò a De Angelis che Ueshiba sensei era estremamente severo e non ammetteva la minima infrazione alle norme di comportamento non scritte che regolavano la vita del dojo. La minima mancanza era sufficiente per essere estromessi. La costanza e serietà nell’impegno mostrate da Mergé lo avevano quindi aiutato a conquistarsi l’attenzione, il rispetto e, per quanto possibile dati i limiti culturali, l’amicizia di Morihei Ueshiba [20]. De Angelis riporta che Salvatore gli avava raccontato di aver mangiato alcune volte a casa Ueshiba [20], cosa che sappiamo essere avvenuta anche per altri personaggi giapponesi dell’epoca, ad esempio Junichi Haga [26]. Da buon italiano, secondo De Angelis, nel corso di uno di questi incontri gastronomici, Mergé si sarebbe presentato armato di un pacco di farina e avrebbe insegnato a Ueshiba sensei l’arte di preparare le fettuccine, che poi avrebbero mangiato assieme [20].

Nel corso della sua permanenza in Giappone, Mergé continuò la sua opera di orientalista e traduttore. Nel mese di Gennaio 1939 produsse il saggio Demonologia Nipponica – L’Oni per la rivista Monumenta Nipponica, a dimostrazione di come i suoi interessi orientalistici ed esoterici fossero spesso una sola cosa [27].

Ciurei – Le Anime Fedeli, opera Noh tradotta da Mergé, per la quale produce anche una serie di tavole fuori testo

Nel 1942, per conto dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo realizzò la traduzione in italiano del dramma Noh Ciurei – Le Anime Fedeli, per il quale produsse anche una serie di tavole fuori testo [28].

Sempre nel 1942, Mergé sembrerebbe aver curato l’opera La Dinastia Imperiale del Giappone e Cronologia Nipponica Comparata a Quella Occidentale: Appendice agli Appunti di Storia del Giappone, di cui abbiamo trovato menzione presso gli archivi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze [29].

Anche la moglie Florence si dedica ad attività culturali giapponesi tradizionali, studiando e praticando Ikebana, di cui successivamente sarebbe divenuta pioniere al rientro in Italia, insegnando in corsi organizzati dall’ISMEO [30].

L’8 Settembre e la Fine dell’Esperienza Giapponese

Il proclama di armistizio firmato l’8 settembre 1943 dal Maresciallo Pietro Badoglio a Cassibile (Siracusa) davanti al generale statunitense Dwight Eisenhower, per Mergè segnò il termine del sogno giapponese. Gli italiani in Giappone, da alleati diventarono nemici e traditori. Fu la fine degli scambi esoterici, degli studi marziali, della vita professionale di Mergè in Giappone: Salvatore venne chiuso per circa un anno in un campo di concentramento in una località giapponese a noi sconosciuta [1].

Come conseguenza di questo evento traumatico, oltre alla sua vita sociale e professionale, Mergè perdette anche tutti i suoi possessi terreni, e questo aiuta a capire il motivo per cui poco o nulla è giunto ai posteri del periodo giapponese di Salvatore. Prima di essere portato via, con uno stratagemma da vero ermetista, Mergè riuscì a sostituire la cintura dei propri calzoni con il “cordone rituale” di seta rossa, che gli era necessario per svolgere i suoi rituali iniziatici [1] [20]. Fu inoltre in grado di salvare la sua preziosissima agendina personale, che conteneva spiegazioni e modalità dei rituali di cui aveva appreso da Giuliano Kremmerz, oltre a indicazioni sulle sue “pratiche personali”. Questa agendina ermetica è sopravvissuta e fu affidata sul letto di morte da Salvatore Mergé al nipote Renato de Angelis, suo successore designato [1] [20].

L’agendina ermetica di Salvatore Mergè, sopravvissuta al campo di prigionia in Giappone

Il contenuto dell’agendina, iniziamente partorito durante quel difficile periodo della vita di Mergè, avrebbe poi costituito il nucleo della sua opera L’Arte di Divenire Simili agli Dei. L’opera rimase a lungo in gestazione e incompiuta, e fu pubblicata dalle Edizioni Mediterranee solo nel 2002, grazie agli sforzi e al paziente lavoro di ricerca e trascrizione effettuato da De Angelis [1] [20].

Mergè fu liberato dal campo di prigionia nel 1944 [1]. Alla luce di un documento legale disponibile online e da me consultato, la successiva cronologia degli spostamenti di Salvatore attualmente in circolazione è errata. Per cominciare, Mergè non lasciò il Giappone se non alla fine del 1946 e non nel ’45 come pubblicato più o meno ovunque. Il 10 dicembre 1946, infatti, il consolato americano a Yokohama emise un passaporto americano per Florence Strunsky Mergè, moglie di Salvatore, valido solo per gli Stati Uniti, con il quale si recò a New York assieme al marito [9].

The Argus, quotidiano di Melbourne in cui sono citati Salvatore e Florence Mergè

Precedentemente i Mergè risiedettero, almeno per un certo periodo di tempo, presso l’Hotel Fujiya, a sud-est di Tokyo, come riferito da un articolo dell’11 Settembre 1945 del quotidiano australiano The Argus, in cui si fa diretto riferimento ai Mergè e al tipo di vita lussuosa che i diplomatici dell’Asse vivevano in attesa di conoscere il loro destino post-bellico: “In un lussuoso paradiso a sud-ovest di Tokyo, a sole 22 miglia dalla massiccia simmetrica bellezza della sacra montagna giapponese Fujiyama, ho trovato 150 diplomatici di alto rango dell’Asse, sotto la guida del soave e raffinato Heinrich Stahmer, ambasciatore di Hitler a Tokyo, intenti a vivere una vita esotica come le orchidee con cui erano decorate le loro tavole. Il gruppo includeva rappresentanti di Germania, Italia, Siam e Indocina Francese, che vivevano, senza guardie, nel sofisticato e dorato Hotel Fujiya, dove sedevano ammirando le magnifiche vedute del Fujiyama e due vasche con fontane decorative, in cui gruppi di enormi pesci rossi addestrati lunghi mezzo metro aspettavano le briciole che i diplomatici gli lanciavano con gesti aggraziati. (…) A volte pensavano alla fine della guerra e al futuro. (…) In tutto il vasto e sontuoso edificio serpeggiano la paura, il tradimento, la sfiducia e l’intrigo, ma principalmente la paura. Una occidentale in questa collezione di eterogenei intriganti è una donna di New York, la signora Florence Mergè, che è sposata con Salvatore Mergè, della Delegazione Italiana. È annoiata ma simpatica, e chiede notizie di casa, sigarette americane, copie di Vogue e cioccolatini. Mi ha detto che il whisky scozzese era finito da molto tempo. (…) La signora Mergè ha affermato che i giapponesi hanno trattato gli italiani meglio di qualsiasi altra nazionalità dopo la resa italiana e quando l’Italia è diventata co-belligerante con le Nazioni Unite. (…) Tutti i residenti di questo profumato palazzo, che durante la guerra ricevevano una doppia razione di 20 sigarette al giorno e una razione di pane bianco, quando tutti gli altri in Giappone avevano solo pane nero non raffinato, sono stati riluttanti a dire qualsiasi cosa contro i giapponesi. [10]

Una volta lasciato il Giappone da Yokohama nel mese di dicembre 1946, la coppia rimase negli Stati Uniti per nove mesi, fino a settembre 1947. Il 31 luglio 1947 il Consolato Generale Italiano a New York concesse alla Sig.ra Mergè un visto per l’Italia. Florence giunse in Italia il 19 settembre 1947, dove da allora risiedette con suo marito [9]. Se Salvatore viaggiò dagli Stati Uniti con lei in quella occasione, il suo ritorno in Italia va fissato al settembre 1947.

Attività al Rientro in Italia

Una volta rientrato in Italia, Mergè risiedette temporaneamente a Grottaferrata, per poi stabilirsi a Roma, in Corso Trieste, nel 1950 [1]. Abbiamo la testimonianza diretta del rientro in famiglia di Salvatore, offerta da Renato De Angelis, allora un bambino di 9 anni: “Abitavo con mio nonno paterno e la mia famiglia, in una bella villa situata nella campagna romana, circondata da un ampio parco. Il viale d’ingresso finiva con una scalinata che conduceva alla porta principale della casa. Fu proprio su quella scalinata che lo vidi per la prima volta (…). La notizia dell’arrivo di zio ci aveva già messo in agitazione fin dai giorni precedenti. Era tanto tempo che la mia famiglia non lo vedeva, essendo stato interprete presso l’ambasciata giapponese a Tokyo per molti anni, ed allora un incarico simile significava inevitabilmente una separazione. Salì, mi prese tra le braccia, mi diede un bacio e mi sussurrò nell’orecchio: Tu nasci già imparato bambino mio”, frase che compresi solo molti anni dopo. (…) Una cosa mi incuriosiva di lui: egli soleva rinchiudersi in una stanza della casa, a fare pratiche “segrete”, che a qualsiasi bambino della mia età avrebbero dato un senso di mistero e di fantasia. Pian piano la curiosità si impadronì di me, sempre più spesso andavo vicino a quella porta chiusa, silenzioso come un felino, per guardare dal buco della serratura; ma la luce proveniente dalla finestra di fronte non lasciava intravvedere che ombre in movimento e poco più. Un giorno, mentre ero intento in quella mia attività furtiva, accadde l’inevitabile: la porta si spalancò di colpo e mi trovai di fronte alla soverchiante figura di zio, che con aria severa e intimidatoria mi prese per un orecchio e mi fece entrare nella stanza, chiudendo la porta dietro di sé. Sono ormai passati più di settant’anni da quel giorno, e da quella stanza non sono più uscito…” [1].

Schola Philosophica di Teurgia Ermetica

Al suo rientro, Mergè riprese subito i contatti e gli scambi con l’ambiente esoterico italiano e attorno al 1950 fondò la sua Schola Philosophica di Teurgia Ermetica. [1] La Teurgia trae le proprie origini dalla Cabballah e si propone di “operare per mezzo del Divino” (θεουργία, theos=dio, ergon=opera). Si tratta dell’aspetto più elevato, più puro ed anche più sapiente, di ciò che l’uomo qualunque chiama Magia. La Teurgia opera attraverso riti (segreti), con l’uso appropriato e sentito della preghiera e l’amplificazione e la concentrazione dei pentacoli per mettersi in contatto con le potenze del cielo, allo scopo di richiedere la purificazione per il mondo. Questa purificazione si manifesta con la salute e/o la guarigione nella sfera fisica, e diviene elevazione e crescita in quella spirituale [11].

Mergè condivide la sua ricerca esoterica con famosi personaggi del mondo culturale dell’epoca come Massimo Scaligero e Giuseppe Tucci. É Tucci, dal 1947 presidente dell’ISMEO, a chiamarlo presso l’istituto come insegnante di lingua giapponese [1].

L’Aikido Sbarca in Italia

Quando Mergè iniziò a insegnare all’ISMEO, la sua abitazione nel quartiere Nomentano di Roma divenne il primo dojo sui generis di Aikido e spada giapponese. Fra i primissimi discepoli va numerato Placido Procesi, conoscente del succitato Toddi e frequentatore dell’ISMEO. Procesi fu il medico curante di Julius Evola e uno dei personaggi di punta del tradizionalismo italiano [7]. Una testimonianza sul tipo di allenamento svolto a casa Mergè fa riferimento a “estenuanti esercizi particolari per lo sviluppo dell’hara e ukemi sui cuscini per terra” [24].

Mergè prese a narrare aneddoti su Morihei Ueshiba e l’Aikido ai suoi studenti di lingua giapponese, suscitando il loro interesse. Ai giovani italiani dell’epoca, Mergè risultava eccentrico e diverso dall’ordinario, misterioso e riservato, come probabilmente doveva essere a seguito delle sue esperienze in terra d’oriente. Stefano Serpieri ce lo descrive magistralmente: “L’insegnante di lingua giapponese per il mio corso era il prof. Salvatore Mergé ed era l’anno 1957. La cosa che mi colpì più di tutte al primo incontro fu, che sebbene il prof. Mergé fosse italiano, aveva l’aspetto di un giapponese, per i suoi modi di fare, per la maniera di sorridere e principalmente per quegli occhialini che portava e che davano al suo viso un non so che di orientale. Infatti, il prof. Mergé, studioso insigne di lingua, letteratura, storia e costume del Giappone, aveva soggiornato per lungo tempo in quel Paese durante la seconda guerra mondiale, quale addetto all’ambasciata italiana a Tokyo e quella permanenza sul suolo nipponico l’aveva, forse, un poco trasformato avendo egli assimilato molto degli usi e della cultura giapponese. Fu attraverso i racconti e gli aneddoti che il prof. Mergé ci narrava durante le lezioni di giapponese che ebbi modo di sapere del Maestro Morihei Ueshiba e dell’arte da lui creata” [19].

L’unica foto che sopravvive del Professor Mergé

Anche Hiroshi Tada sensei riconosce l’opera di proselitismo di Salvatore Mergé all’interno dell’ISMEO, opera che avrebbe successivamente facilitato il lavoro di Tada sensei come inviato ufficiale dell’Aikikai Hombu Dojo in Italia (1964): “A quei tempi viveva a Roma il prof. Mergé, che aveva frequentato lo ”Ueshiba Dojo” nel periodo in cui aveva lavorato presso l’Ambasciata ltaliana di Tokyo durante la guerra. Alcuni fra i suoi allievi dell’ISMEO di Roma, che avevano sentito parlare del Maestro Ueshiba Morihei dal professore, vennero subito ad iscriversi. Grazie all’aiuto di uno di questi allievi, il Sig. Stefano Serpieri, fu in seguito possibile spostare la sede del Dojo in un edificio di proprietà del demanio” [22].

Nuovamente Tada conferma quanto sopra nel corso di una sua intervista del 1994: “(Mergé) Fu la prima persona a parlare di O-Sensei in Italia. Gli studenti della scuola di lingua giapponese che lo sentirono raccontarne sono stati i primi ad iscriversi” [21].

Mergé, tuttavia, non fece mai alcun passo in direzione dell’apertura di un suo dojo personale ufficiale e pubblico. Il professore amava raccontare delle sue esperienze con il fondatore, ma non sembrò mai prono a dimostrare l’arte da lui imparata in pubblico. Ancora una volta, il racconto biografico di Serpieri ci è assai utile per chiarire questo aspetto: “Tutti questi racconti sul Maestro Ueshiba avevano destato in me più che una semplice curiosità. Intravedevo nell’Aikido il cammino che avrei dovuto percorrere per iniziare una via di conoscenza interiore, e nel Maestro Ueshiba la guida spirituale che cercavo. Di tutto questo ne parlai con il prof. Mergè che mi ascoltò con attenzione e curiosità, ma l’unica cosa che ottenni da lui fu che una sera venne nella palestra di Judo che allora frequentavo e mi fece vedere, anzi più che vedere spiegò, alcune tecniche di Aikido parlando di unione di ki ed altre cose che in quel momento non capii” [19].

Foto di archivio del 1964: in seiza Hiroshi Tada (al centro), Haru Onoda (terza da sinistra): secondo da sinistra, in piedi, è Stefano Serpieri (Foto riprodotta per cortesia di Paolo Bottoni)

Da un certo punto in avanti, il professore preferì piuttosto indirizzare coloro che non sceglieva per una forma di insegnamento privato e su scala limitata verso Haru Onoda, una studentessa giapponese di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Onoda aveva praticato l’Aikido presso l’Hombu Dojo, conseguendo lo shodan, e aveva svolto anche mansioni di segretaria per Morihei Ueshiba [31].

La presenza di Haru Onoda a Roma e la attività aikidoistiche in loco di “un italiano che pratica Aikido”, da identificare in Mergè, sono confermate da Kisshomaru Ueshiba nella famosa intervista che diede assieme al padre Morihei nel 1957: “C’è pure una signora, Onoda Haru, che si è allenata con noi per diversi anni. Poi è patita per l’ltalia per diventare un’artista. Qualche giorno fa, ho ricevuto una sua lettera da Roma, in cui dice di essere molto felice perchè ha incontrato un italiano che pratica l’Aikido con cui può allenarsi.” [32]

Mergè e Nocquet, l’ermetista e il budoka

Nonostante Salvatore Mergè sia stato il primo occidentale in assoluto a insegnare Aikido fuori dal Giappone, dopo avervi risieduto per circa 6 anni, il suo nome è a tutti gli effetti rimasto sconosciuto tanto nel suo paese natale, quanto all’estero. Un solo dojo di Aikido al mondo, situato a Roma, porta il suo nome [33], non esistono borse di studio “Salvatore Mergè”, e non c’è neanche una voce su Wikipedia dedicata al grande professore. Di contro, tutti conoscono Andrè Nocquet e la sua storia. Come è successo?

Nocquet riceve ukemi dal fondatore Ueshiba

Proprio la figura di Nocquet ci è utile per comprendere quello che Mergè non era. Fin da giovane, e per tutta la sua vita fino alla morte nel 1999, Nocquet fu innanzitutto un budoka. Il suo focus esistenziale furono sempre le arti marziali intese come sistemi combattivi. Quando nel 1955 partì per il Giappone per studiare come uchideshi presso l’Aikikai Hombu Dojo, era già 4° Dan di Judo e 1° Dan di Aikido, che aveva studiato con Minoru Mochizuki prima e Tadashi Abe poi [5]. Già allora, Nocquet era un maestro di arti marziali come noi intendiamo in senso moderno: era interessato ad aprire corsi, cercare allievi, insegnare pubblicamente, gareggiare, sostenere esami, presiedere esami, ecc. Secondo Erard, nel 1955 Nocquet aveva già formato oltre 250 yudansha [5]. La sua esposizione all’Aikido in Giappone, inoltre, era basata sulla nuova modernizzata impostazione dell’Hombu Dojo, promulgata da Kisshomaru Ueshiba, e basata sulla progressiva apertura dell’arte al mondo esterno [34].

Salvatore Mergè era profondamente diverso da Andrè Nocquet e la sua impostazione culturale per qualche verso quasi opposta. Mergè non era un marzialista, ma un esoterista con profonde connessioni con il segreto mondo dell’alchimia e dell’ermetismo. Ove Nocquet cercava allievi, Mergè li allontanava; l’uno era per il manifesto, l’altro per il nascosto. Mergè era stato scelto dal suo maestro, Giuliano Kremmerz, e il suo era stato un percorso iniziatico e individuale. Quando Mergè arrivò in Giappone, trovò che l’approccio di Ueshiba verso il mondo esterno al suo dojo e al suo ambiente in relazione a quello che Ueshiba insegnava non era dissimile da quello del mondo esoterico: la segretezza e la riservatezza erano essenziali. Mergè, inoltre, non era nè divenne mai un marzialista nel senso contemporaneo della parola, ossia un maestro professionista del Budo, interessato a tutto quello che Nocquet, ad esempio, aveva messo in atto prima e dopo la sua esperienza in Giappone. Per Mergè il Budo era interessante e utile in quanto mezzo per arricchire e completare il proprio sviluppo personale e iniziatico. Non si vide mai come maestro di Aikido, e d’altronde non ne aveva neppure bisogno, nè per acquisire status, nè tanto meno per questioni economiche, dato che la sua posizione sociale era già ampiamente affermata sia nell’orientalistica che nell’esoterismo.

Salvatore Mergè concluse la sua esistenza terrena il 22 Gennaio 1965. È mia speranza che questo mio lavoro, che giunge con l’inesplicabile ritardo di 55 anni, aiuti a ricollocare la sua figura nell’appropriato Olimpo dei grandi dell’Aikido in Italia e oltre.

Il luogo di sepoltura di Salvatore Mergè presso il cimitero di Frascati (Roma)

Note

[1] Dua-Kheti, Un Sentiero nel Tempo, Scuola Ermetica della Fratellanza di Miriam (-) http://www.scuolaermetica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=588:un-sentiero-nel-tempo&catid=58:salvatore-merge&Itemid=112 (Consultato il 18/07/2020)

[2] Giovanni Bonabitacola – Biografia, IniziazioneAntica, (-) https://iniziazioneantica.altervista.org/18001900/bonabitacola/giovanni_bonabitacola.htm (Consultato il 18/07/2020)

[3] Elis Eliah, L’Arte di Divenire Simile agli Dei – Insegnamenti Iniziatici di Giuliano Kremmerz, Hermes, 2002

[4] L’Ermetismo Kremmerziano, Le Religioni in Italia, (-) https://cesnur.com/gli-ordini-martinisti-e-lermetismo-kremmerziano/lermetismo-kremmerziano/ (Consultato il 19/07/2020)

[5] Erard Guillame, Biography of André Nocquet, the First Foreign Live-in Student of Morihei Ueshiba, Guillaume Erard, 2013 https://guillaumeerard.com/aikido/articles-aikido/biography-of-andre-nocquet-the-first-foreign-student-of-morihei-ueshiba/ (Consultato il 19/07/2020)

[6] Erard Guillame, History of the Aikikai Hombu Dojo, Guillaume Erard, 2016 https://guillaumeerard.com/aikido/articles-aikido/history-of-the-aikikai-hombu-dojo/ (Consultato il 19/07/2020)

[7] Placido Procesi, Accademia Romana Placido Pratesi, (-) http://www.accademiaprocesi.it/placido-procesi/ (Consultato il 18/07/2020)

[8] Pietro Silvio Rivetta, Wikipedia, (-), https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Silvio_Rivetta (Consultato il 18/07/2020)

[9] Reports of International Arbitral Awards – Mergé Case—Decision No. 55
10 June 1955, Volume XIV pp. 236-248 http://legal.un.org/riaa/cases/vol_XIV/236-248.pdf (Consultato il 22/07/2020)

[10] Johnstone H. George, 150 Axis Diplomats in Tokyo, The Argus, 1945 https://trove.nla.gov.au/newspaper/article/969235# (Consultato il 19/07/2020)

[11] Teurgia, Scuola Ermetica della Fratellanza di Miriam (-) http://www.scuolaermetica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4&Itemid=5 (Consultato il 23/07/2020)

[12] Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia N. 306 del 30 Dicembre 1941-XX http://augusto.agid.gov.it/gazzette/index/download/id/1941306_SO (Consultato il 19/07/2020)

[13] Trevizo Gil and Kish Dave, Kokuryukai – The Black Dragon Society, 2003 http://odh.trevizo.org/kokuryukai_history.html (Consultato il 19/07/2020)

[14]  Allen Dean Beebe, Asagao, True Aiki, 2017 https://trueaiki.com/asagao/ (Consultato il 22/07/2020)

[15] Erard Guillaume: Una Provocatoria Intervista a Morihei Ueshiba, Aikido Italia Network, 1956, https://simonechierchini.com/2019/05/13/una-provocatoria-intervista-a-morihei-ueshiba/ (Consultato il 22/07/2020)

[16] Pranin Stanley, Kobukan Dojo Era – Part 2, Aikido Journal, (-) http://aikidojournal.com/2002/11/18/kobukan-dojo-era-part-2/ (Consultato il 22/07/2020)

[17] Pranin Stanley, Yoshida Kotaro, The Encyclopedia of Aikido, Aikido Journal (-) https://web.archive.org/web/20071016185924/http://www.aikidojournal.com/encyclopedia?entryID=783 (Consultato il 22/07/2020)

[18] Braco Luigi, Salvatore Mergé 1899-1965, IniziazioneAntica, (-) https://iniziazioneantica.altervista.org/moderni/merge/salvatore_merge.htm (Consultato il 18/07/2020)

[19] Serpieri Stefano, Come Iniziai l’Aikido, Aikido XXXII-1, Aikikai d’Italia, 2001 https://www.aikikai.it/index.php/aiki-media/riviste/product/62-aikido-xxxii (Consultato il 18/07/2020)

[20] De Angelis Renato, Conversazioni private con Simone Chierchini (2020)

[21] Tada Hiroshi, Aikido Shihan Hiroshi Tada: The Budo Body, Part 6 (Translated by Christopher Li), Aikido Sangenkai, 2012 https://www.aikidosangenkai.org/blog/aikido-shihan-hiroshi-tada-budo-body-part-6/ (Consultato il 19/07/2020)

[22] Tada Hiroshi, Le Persone che Hanno Contribuito a Creare l’Aikikai d’Italia (Traduzione di Daniela Marasco), Aikido Tankyu No. 5, 1993 https://simonechierchini.com/2011/09/11/le-persone-che-hanno-contribuito-a-creare-laikikai-ditalia/

[23] Pranin Stanley, Kobukan Dojo Era, Part 1, Aikido Journal, 2014 http://aikidojournal.com/2014/12/10/kobukan-dojo-era-part-1/ (Consultato il 18/07/2020)

[24] Robustini Pasquale, Il Primo Occidentale da Morihei Ueshiba, Aikido Roma Nord, 2014 http://www.aikidoromanord.org/il-primo-occidentale-da-morihei-ueshiba/ (Consultato il 18/07/2020)

[25] Giacomo Paudice, Dieci Anni di Aikido nella Cultura Italiana, Spirito del Giappone, Aikikai d’Italia, 1974

[26] Chierchini Simone, 10 Famose Sfide di Aikido, Aikido Italia Network, 2020, https://simonechierchini.com/2020/04/02/10-famose-sfide-di-aikido/ (Consultato il 18/07/2020)

[27] Monumenta Nipponica,Vol. 2, No. 1, Jan., 1939 https://www.jstor.org/stable/i316546 (Consultato il 24/07/2020)

[28] http://www.ilgentiluomogabino.it/library/anime/le_anime_fedeli.pdf (Consultato il 23/07/2020)

[29] https://opac.bncf.firenze.sbn.it/opac/controller?action=search_byautoresearch&query_fieldname_1=vidtutti&query_querystring_1=SBLV232483 (Consultato il 23/07/2020)

[30] Evi Zamperini Pucci, Wikipedia, (-) https://it.wikipedia.org/wiki/Evi_Zamperini_Pucci (Consultato il 23/07/2020)

[31] Granone Giovanni, Haru Onoda, Aikido II-1, Aikikai d’Italia, 1973

[32] Intervista a Morihei e Kisshomaru Ueshiba, in Ueshiba Kisshomaru, Aikido, 1957

[33] Dojo di Aikido Salvatore Mergé https://zafu.it/aikido/ (Consultato il 24/07/2020)

[34]  Erard Guillaume, Biografia di Kisshomaru Ueshiba, Secondo Doshu dell’Aikido, Aikido Italia Network, 2014 https://guillaumeerard.com/aikido/articles-aikido/biography-of-kisshomaru-ueshiba-second-doshu-of-aikido/ (Consultato il 24/07/2020)

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