Shoji Nishio e lo Yurusu Budo


Shoji Nishio fu uno dei più importanti allievi del dopoguerra del fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba. Nato nel 1927, entrò nell’Aikikai Hombu Dojo nel 1952, diventando uno dei primi studenti dell’era postbellica. Uomo dai molti talenti, Nishio fu anche un esperto praticante di Karate, Judo e Iaido. Vi presentiamo la versione italiana della prefazione di Aikido – Yurusu Budo, il suo famoso libro che offre uno sguardo completo sul Nishio Aikido, coprendo i principi chiave della sua arte

di SHOJI NISHIO

Nel corso degli anni diverse persone mi hanno suggerito di pubblicare un libro. Finora mi sono sempre astenuto dal farlo per diversi motivi. Innanzitutto, mi sono sempre considerato semplicemente un altro seguace sulla via, in una posizione da non servire da modello per gli altri né di affermare le mie opinioni sulla tecnica del budo.

Tuttavia, dopo essere invecchiato e aver già pianto la scomparsa di maestri come Seigo Yamaguchi, che ebbe il mio massimo rispetto fin dall’inizio della mia carriera nell’Aikido, e Morihiro Saito, che lavorò instancabilmente per trasmettere l’Aikido del Fondatore nella sua più pura possibile forma, ho iniziato a considerare cosa accadrà all’Aikido da questo punto in avanti.

L’Aikido è un budo, una “via marziale”, e quindi indissolubilmente radicato nel jujutsu o “tecnica marziale”. Tuttavia, quando guardo il mondo dell’Aikido di oggi, vedo ben poco “essere-budo” espresso nella tecnica, e mi chiedo se non si sia iniziato a dimenticare queste importanti radici. Se da una parte si sente spesso dire cose come “L’Aikido è tecnica di spada…” e “proiezioni e chiusure sono in realtà colpi…”, raramente c’è una qualsiasi spiegazione di tali idee. Ci sono persino alcuni che sostengono che l’Aikido non abbia bisogno di cose come tecniche di percussione e di armi. In molti contesti oggigiorno, l’Aikido sta diventando poco più che una sorta di esercizio per la salute perseguito da anziani, donne e bambini.

Ueshiba Morihei - Nishio Shoji
Shoji Nishio con il fondatore Morihei Ueshiba

È alla luce di queste considerazioni che l’editore di Aiki News, Stanley Pranin, mi ha nuovamente avvicinato per pubblicare un libro e alla fine ho accettato, con l’avvertenza che avrei semplicemente espresso le mie idee sull’allenamento.

Ripeto spesso alle persone che vengono ad allenarsi con me la mia opinione che il valore di un budo sia determinato dal confronto con altri budo; anche se si è raggiunta una padronanza superficiale di tecniche come ikkyo e nikyo, queste sono inutili a meno che non si sia in grado di farle funzionare nel contesto di altri budo. Judo, Kendo e Karate hanno tutti i loro punti di forza e noi pure dobbiamo studiarli. Le tecniche di budo non sono permanenti e immutabili; se le altre cose cambiano, naturalmente il budo cambia conseguentemente. Ciò che non cambia, ovviamente, è lo spirito dell’Aikido come ci è stato insegnato dal Fondatore.

Come obiettivo del mio allenamento mi sono sempre sforzato di realizzare anche uno solo degli insegnamenti del Fondatore. Lui pensava, ad esempio, ad una certa universalità insita nell’Aikido: “Con una spada questa tecnica diventa una tecnica con spada; con un jo diventa una tecnica jo; può diventare ogni cosa”. Disse inoltre: “Il conflitto è finito ancora prima che si arrivi al primo contatto”. Tali insegnamenti sono il tipo di cose che mi sono sforzato di studiare nel corso del mio allenamento quotidiano.

Il risultato, sebbene ancora imperfetto e incompleto, è che ora sono in grado di esprimere il mio allenamento quotidiano con l’Aikido a mani vuote usando la spada (ken) e il bastone (jo).

Prima di iniziare Aikido, mi ero dilettato nel Karate e nel Judo. Quando più tardi ho sentito dire che “l’Aikido è la spada”, ho iniziato a studiare anche l’arte della spada. La mia pratica successiva ha confermato quell’idea, nella misura in cui ora dubito che sia possibile comprendere completamente l’Aikido senza una certa comprensione della spada.

Nishio Shoji 02
La spada dell’Aikido è uno strumento ideale per correggere ciò che è sbagliato nel mondo

La spada in Giappone ha una storia innegabilmente sanguinosa. La spada dell’Aikido, tuttavia, abbandona quell’uso della spada giapponese come strumento di morte e tenta invece di riportarla alla sua vera natura originale: vale a dire, come strumento ideale per correggere ciò che è sbagliato nel mondo, per tracciare un percorso attraverso il quale l’umanità può vivere, e per perfezionare il sé.

Al giorno d’oggi, mi sforzo di usare la mia spada e jo aiki per controllare il mio avversario dal momento immediatamente precedente a quello in cui ci sarebbe stato contatto tra le nostre armi, tentando da lì di creare forme in cui il tagliare viene sostituito dalla reciproca coesistenza. In questo senso, considero l’Aikido uno “Yurusu Budo” moralmente basato, ossia un “Budo di perdono”, e una manifestazione di ciò che il Fondatore intendeva quando disse che “l’Aikido è un percorso di amore e protezione, di generazione e formazione, e del supportare e coltivare tutto nell’universo”.

Prima che il Fondatore morisse trentaquattro anni fa ci disse: “Questo vecchio uomo ha portato [l’Aikido] fino a questo punto; voi tutti dovete prenderlo da qui”. Alla luce di queste parole, penso che per noi sia insufficiente – imperdonabile, in effetti –  di semplicemente mantenere lo status quo.

Non credo che il budo sia qualcosa che può veramente essere compreso leggendo libri o guardando video; la vera comprensione può venire solo attraverso l’esperienza reale. Di conseguenza, mettere tutto qui in parole indubbiamente renderà difficile la lettura. Nondimeno, offro questa pubblicazione nella speranza che le future generazioni di aikidoisti possano trovarlo di una qualche utilità, tanto come una visione genuina del budo, quanto come indicazione di alcune delle forme utili che l’allenamento di Aikido potrebbe assumere.

Fonte: Nishio Shoji, Aikido Yurusu Budo The Irimi-Issoku Principle – 2004

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