Lo Spiritualismo nell’Aikido e lo Shugyo


Interi sistemi di Aikido si reggono sullo “spiritualismo” ad esso inerente e sulle relative forme di pratica promulgate dalle associazioni di riferimento. Gozo Shioda e il suo Yoshinkan percorrono una strada differente, lo Shugyo, un cammino personale, unico e irripetibile, scoperto autonomamente dall’individuo che paga il prezzo di una pratica severa. Jacques Payet, allievo storico di Shioda sensei, ci parla di quanto sopra in un capitolo tratto da “L’Uchideshi – Intervista a Jacques Payet“, il suo libro-intervista recentemente edito da Aikido Italia Network Publishing

[SC] “L’aspetto spirituale dell’Aikido è stato il suo più grande punto di forza nel mondo occidentale, soprattutto tra la generazione che è cresciuta negli anni Settanta e Ottanta. Sappiamo però che questa versione pseudo-filosofica e piuttosto romantica dell’Aikido, basata sulla venerazione quasi religiosa del suo fondatore e sulle sue parole spesso mitizzate, non ha mai preso piede in Giappone. Nell’Aikido Yoshinkan questo aspetto religioso/spirituale è assente: lo yoshin, ‘coltivare lo spirito’, si mette in atto curando se stessi attraverso il proprio corpo, cioè attraverso lo studio della tecnica. Non ci sono le intenzioni salvifiche tipiche del neo-Shinto del XX secolo che sono entrate a far parte dell’Aikido mainstream occidentalizzato, una volta che le opere di Morihei Ueshiba sono state tradotte e adattate alla nostra cultura. Come insegnante di Aikido di alto livello, di cultura francese e residente da molti decenni in Giappone, lei si trova in una posizione privilegiata da cui ha certamente osservato e fatto le sue riflessioni su quanto sopra. Le dispiacerebbe condividerle con noi?”

“Quando iniziai a praticare le arti marziali a metà degli anni ‘70, Ueshiba sensei veniva sempre rappresentato come un uomo anziano e pieno di saggezza, il creatore di una nuova arte marziale all’insegna della spiritualità e della non violenza, una sorta di Gandhi giapponese. Questa versione romantica dell’Aikido fu certamente responsabile del suo grande successo in Europa e soprattutto in Francia.

“L’Aikido era visto come una versione orientale del movimento hippy di pace e amore in America, nel quale si utilizzava il corpo e il movimento fisico per raggiungere l’illuminazione e la libertà. L’Aikido era anche associato a preghiere e riti religiosi eseguiti prima delle lezioni e queste pratiche esotiche risuonavano nell’immaginario degli europei e dei francesi in particolare.

“Quando ero adolescente, guardare Kung-Fu, la serie televisiva americana con David Carradine nei panni del sacerdote Shaolin, ha influenzato molto anche me. A mio avviso, la pratica di un’arte marziale, qualunque sia lo stile, porta indubbiamente alla saggezza e ai valori morali. Sebbene non fossi interessato all’Aikido prima di partire per il Giappone, mi aspettavo un senso di morale e qualche tipo di formazione spirituale, oltre allo studio delle tecniche. Avrei dovuto sentire prima la seguente famosa citazione di Shioda sensei, con la quale rispondeva a qualcuno che chiedeva del Ki e della spiritualità nell’Aikido:
‘Se vuoi diventare forte, vieni al dojo; se vuoi il Ki o la spiritualità vai in chiesa o al tempio’.
“Più avanti sentii anche Sensei nominare Ueshiba sensei in questi termini:
‘Mi perdoni, Sensei, lei è un così grande insegnante, ma le sue credenze religiose sono semplicemente sciocche!’

Gozo Shioda

“Quando sono entrato nello Yoshinkan, era chiaro che vi si insegnavano solo le tecniche. C’era però un’eccezione. Ogni settimana, il giovedì pomeriggio, Shioda sensei metteva tutti i suoi deshi e i Senshusei della polizia antisommossa uno di fronte all’altro in seiza per un’ora intera con lui al centro. Ci teneva una lezione sull’importanza dell’allenamento dell’Aikido come ‘Shugyo’, come stile di vita che utilizza le difficoltà fisiche e mentali come mezzo per migliorarsi spiritualmente. Chiedeva a ciascuno di noi di trovare un’azione personale che potessimo utilizzare per migliorare noi stessi ogni giorno. Poteva essere qualsiasi cosa, come alzarsi immediatamente al primo suono della sveglia del mattino o fare le pulizie con consapevolezza, come se stessimo pulendo il nostro cuore.

“Gli istruttori erano lì per insegnare prima una disciplina severa, poi movimenti e tecniche precise e forti; costruire un corpo forte ripetendo le stesse basi innumerevoli volte, soffrendo senza mai lamentarsi. Questo era il modo per forgiare una mente resistente, che si rialzava sempre, non si arrendeva mai e resisteva. Il cambiamento spirituale era personale. Era una ricerca individuale riservata agli uchideshi, cioè a coloro che volevano dedicare la propria vita a quest’arte. Per loro doveva avvenire in modo naturale durante le difficoltà fisiche e mentali di un duro allenamento in condizioni difficili, ad esempio al freddo d’inverno o al caldo d’estate. Lo Shugyo, la vita ascetica dell’uchideshi, doveva essere l’alchimia per trasformare il novizio in una persona migliore e per introdurre la spiritualità nella sua vita. Per me ha funzionato molto bene e ho potuto facilmente collegare l’allenamento e la vita nel dojo al mio stile di vita. Questo mi ha profondamente influenzato a livello filosofico e spirituale, ma forse perché ero già predisposto e cercavo questa opportunità.

Jacques Payet (Foto © Alexey Vlasov)

“Quando arrivai a Tokyo all’inizio degli anni ‘80, scoprii che i giapponesi avevano un atteggiamento rilassato nei confronti della religione. Erano generalmente buddisti quando affrontavano la morte, e scintoisti quando si celebrava una nascita o un matrimonio. Per queste celebrazioni potevano anche ricorrere a un prete cattolico, anche se non erano affatto cattolici. Era solo per convenienza, o per seguire la tradizione di famiglia, o solo per un effetto della moda; quasi mai per convinzione e vero credo.

“Per me fu uno shock rendermi conto che la mia immagine del sensei di Budo, il vecchio maestro saggio, profondamente coinvolto nella religione, probabilmente non bevitore e vegetariano, era solo un mito inventato dall’Occidente.

“I tipici insegnanti giapponesi di Aikido o di altri Budo che ho incontrato erano dipendenti dall’alcol, dalle donne e da tutti i piaceri della vita. Alcuni mancavano persino dei principi morali di base ed erano solo dei ragazzini cattivi. Erano solo normali esseri umani, alcuni con un carattere notevole e un incredibile talento marziale.

“Shioda sensei era certamente speciale. Ha ispirato me e tanti altri a dare il meglio di noi stessi, ad andare sempre oltre, e ci ha dato la speranza che l’Aikido fosse molto più di una cultura fisica di autodifesa. Non c’è dubbio nella mia mente che l’Aikido sia il corpo, la mente e il cuore che interagiscono e si influenzano a vicenda. Non può essere uno senza l’altro, e l’equilibrio dei tre fa di un Budoka un vero Budoka.”

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L’Uchideshi – Intervista con Jacques Payet
I Dialoghi Aiki #13 – di Simone Chierchini, Jacques Payet

Jacques Payet studia Aikido dal 1980, quando si trasferì in Giappone per imparare da uno dei più grandi maestri dell’arte, Gozo Shioda.
Fu in quel periodo che divenne l’uchideshi straniero di più lunga durata a servire lo Yoshinkan, organizzazione presso la quale ha raggiunto il grado di Hachidan (8° dan) e il titolo di Shihan.
Oggi Payet sensei è il capo istruttore del Mugenjuku, il suo dojo personale con sede a Kyoto, in Giappone. È anche il creatore di un noto corso Senshusei, il traduttore di diverse importanti opere sull’Aikido e un autore lui stesso.
In questo libro ripercorre il ricco percorso marziale che lo ha portato da Shioda sensei a noi: un’avventura umana, una sfida quotidiana, fisica e mentale, un allenamento unico che lo hanno forgiato per sempre.

Contenuti: Dal Seminario alle Arti Marziali. “Gozo! Gozo!”. Gozo Shioda: Uomo e Maestro. Uchideshi – Camminare con il Maestro. Un Faro Luminoso nella Notte Oscura. La Corsa alla Popolarizzazione dell’Aikido. Un Approccio Scientifico all’Insegnamento. Diventare un Insegnante di Aikido. I Conflitti Scuotono lo Yoshinkan. Il Corso Senshusei. L’Addestramento con le Armi. Importanza di Mantenere un Profilo Marziale. Lo Spiritualismo nell’Aikido e lo Shugyo. Pagare il Prezzo. L’Aikido Sta Diventando una “Koryu”?

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